Profughi

Volevo ricevere una Bibbia ma avevo le mani sporche…

«Le Bibbie sono finite; non te ne posso dare più», disse con decisione Tommaso a un energumeno, profugo nigeriano, in uno dei tanti Centri di accoglienza della provincia di Trapani, in Sicilia. «Perché cinque minuti fa, quando ci hai visti a distribuirle te ne sei scappato via?»,

«Sono andato a lavarmi le mani di corsa perché desidero tanto avere una Bibbia ma non volevo prenderla con le mani sporche», risposte Vincent, scoppiando in lacrime!

Stefano era rimasto colpito dall’amore per la Bibbia che aveva visto nei Centri di accoglienza siciliani dove si era recato con gli altri giovani della sua comunità per aiutare Tommaso a distribuire vestiario e, appunto, Bibbie ai profughi dell’estate 2015, provenienti per lo più dalle nazioni sub-sahariane. Tornato a Chieti, nella sua città, aveva cominciato a fermare i profughi che incontrava per strada, a chiedere se avevano bisogno di qualcosa e se volevano una Bibbia. Quando incontrò Lacki, dalla Nigeria, e gli offrì un Nuovo Testamento in inglese, vide il volto del nigeriano illuminarsi. Lacki prese con gioia il regalo e cominciò a batterselo sul petto: «Dio è nella mia vita. È nel mio cuore», continuava a gridare con gioia. Due fratelli in fede si erano incontrati!

Questi sono solo due dei tanti aneddoti che si possono raccontare e che dimostrano che quando il popolo di Dio si muove, questa immane tragedia delle migrazioni attraverso il Mediterraneo e i Balcani può rivelare i segni e i semi della provvidenza divina che come sempre sta trasformando in bene quello che gli uomini pensano e fanno di malvagio. Perché le migrazioni hanno alla loro radice il peccato dell’uomo che ha sconvolto gli equilibri sociali e di sopravvivenza del pianeta.

Ho guidato una piccola missione di sostegno all’opera tra i profughi africani in Sicilia, composta dal gruppo giovani della mia chiesa insieme ad altri provenienti da altre comunità locali. Fra di noi c’erano diversi studenti universitari.

Abbiamo intitolato questa missione “Stranieri come noi”, prendendo spunto dal testo di Levitico 19:34, convinti che l’accoglienza senza se e senza ma sia un imperativo per i cristiani in Gesù Cristo che sono sottomessi alla Parola di Dio. Il nostro scopo era quello di distribuire vestiario nei Centri di accoglienza, offrire Bibbie, condividere il vangelo e ritrovare i nostri fratelli e le nostre sorelle in fede che ce l’hanno fatta ad attraversare il Mediterraneo.

La nostra esperienza è stata straordinaria. Ci siamo sentiti parte dell’azione che lo Spirito vuole che i cristiani di Occidente svolgano in questo momento. Sono tante le storie da raccontare. Possiamo testimoniare che Dio è all’opera e chiama i suoi figli ad agire, con urgenza. Tutto ciò produce nelle chiese stanche dell’Occidente un nuovo entusiasmo. L’esperienza di Stefano lo testimonia: tornato nella sua città ha iniziato, insieme ad altri, a cercare i profughi che sono disseminati in mezzo a noi, in Italia.

Dall’esperienza della missione abbiamo avuto conferma che l’accoglienza deve contenere almeno tre elementi:

  • Deve condividere il vangelo, con amore, comprensione e delicatezza;
  • Deve mostrare l’amore cristiano rispondendo ai bisogni di donne e uomini disperati offrendo loro ascolto e risposte concrete (vestiti, indicazioni, suggerimenti, etc.)
  • Deve ricercare la chiesa sofferente che si nasconde tra i profughi di qualsiasi nazione.

Nella nostra missione c’erano alcuni studenti universitari impegnati nel GBU. Mi sono posto spesso la domanda di come potrebbero incontrarsi questi due mondi: quello delle migrazioni e quello degli studenti.

Alcuni suggerimenti:

  • Ridurre lo spazio per il divertimento. Siamo in emergenza e bisogna piangere e soffrire con chi piange e soffre. Utilizzare le proprie vacanze per dare una mano, tornando nelle proprie chiese locali e mettendosi a disposizione.
  •  Ci sono ambiti di studio che richiedono periodi di tirocinio sul campo. Questo è il momento per studenti di pedagogia, psicologia, sociologia, medicina, etc. di fare esperienze sul campo.
  • Grande è il bisogno di persone che parlino altre lingue: dall’inglese al francese, alle lingue arabe, bengalesi, etc. Si sa che tra la popolazione studentesca è molto più alta la conoscenza di qualcuna di queste lingue.
  • C’è bisogno di gente che comprenda i quadri legislativi, che si interfacci con le prefetture con le associazioni e le istituzioni locali, studenti o laureati in legge, economia, servizi sociali, etc.

Credo che mai come in questo momento ci sia bisogno di sinergia e accordo tra le vocazioni secolari e quelle spirituali. Il centro di coordinamento di chi si mette a disposizione e l’azione nei confronti dei profughi deve essere assolutamente la propria chiesa locale.

Se anche gli studenti si mobilitano, allora faranno profonde esperienze.

Daniel, Sierra Leone, un passato da bambino soldato, tremendi traumi famigliari alle spalle (genitori uccisi), scampato al Mediterraneo, è uno di quei profughi che conosce il Signore, e la sua Parola. Alla fine di una mattinata passata a ripulire il litorale di una cittadina siciliana, insieme ad altri profughi e al nostro gruppo di volontari, quando eravamo tutti insieme in cerchio per cantare e lodare, eleva al Signore questa preghiera: «Signore grazie perché oggi ci hai dato la forza di compiere la tua opera e di renderci utili nella società».

Dio è all’opera, anche nelle tragedie.

Giacomo C. Di Gaetano (Staff GBU a Chieti)


Segnaliamo alcune risorse sull’emergenza profughi:

Se avete altre risorse o attività da segnalare, in particolare se sono iniziative studentesche, scriveteci!