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Come sopravvivere a una conversazione difficile

Il messaggio di Gesù Cristo in una cultura complessa.

Questa è stata la premessa e il filo conduttore del XII Convegno Nazionale GBU che, come ogni anno, ha aperto le porte a insegnanti, famiglie e studenti universitari. Il professor Darrell Bock ha magistralmente e biblicamente acceso una luce sopra alcuni dei tanti quesiti che ogni persona si pone quando si confronta con il mondo.

Come posso parlare di Dio e della sua meravigliosa opera? Come esporre il messaggio di Gesù in una cultura così complessa? La domanda si fa particolarmente rilevante all’interno dell’Università.

Gli studenti infatti affrontano continuamente la paura di avere una conversazione difficile, con il proprio coinquilino, con i professori e con gli amici.

Il professor Bock ha ricordato che ogni giorno, come credenti, ci confrontiamo con il mondo circostante e non stiamo combattendo “un combattimento contro sangue e carne, ma contro principati, contro le potenze, contro i dominatori di questo mondo di tenebre” (Efesini 6:12); non dobbiamo quindi lottare con le persone che non la pensano come noi, attaccandole, ma odiare il peccato che le tiene strette e le avvolge.

“Come ero io prima di incontrare Gesù?” è questa la domanda da cui partire per affrontare ogni conversazione difficile. Ricordarci come eravamo prima di appartenere a Gesù abbatte ogni barriera di superiorità e apre le porte all’ascolto. “Ero come te, ma Dio mi ha portato a una condizione migliore”.

Ascoltare è un altro punto fondamentale per “sopravvivere” a una conversazione difficile; è importante cercare di capire la persona con cui stiamo parlando: Cosa le interessa? Perché? Che cosa c’è nel suo contesto che la indirizza a prendere determinate decisioni?

Ascoltare non significa essere d’accordo ma stringere un legame perché “alle persone non interessa che ti preoccupi della loro vita se non vedono che ti importa davvero di loro” quindi “ASCOLTA e SALVA per dopo”.

Il tono con cui affrontiamo una conversazione complicata è altresì importante, non ha un impatto solo il contenuto del nostro messaggio ma anche il modo in cui lo esponiamo. Portiamo le persone a riflettere sulla differenza che c’è tra il loro modo di parlare e il tono con cui noi parliamo di Dio, “rispondi al male con il bene” (Romani 12:21).

Questo è il modo giusto per INVITARE le persone, SFIDARLE a prendere in mano la Bibbia e a vivere anche loro il meraviglioso cambiamento che Dio ha operato in noi.

Grazie a questi consigli dalla parola di Dio ho capito come trasformare una conversazione difficile in una conversazione costruttiva, che possa farci crescere ma soprattutto che porti al cambiamento della persona con cui stiamo parlando.

Le persone sono il nostro VERO obiettivo e Dio ci ha mandato come ambasciatori per raggiungerle e per riportarle a lui, tenendo sempre nel nostro cuore che “Tutto questo viene da Dio che ci ha riconciliati con sé per mezzo di Cristo e ci ha affidato il ministero della riconciliazione” (2 Corinzi 5:18).

 

Francesca Polchi
(GBU Firenze)

La sala gremita del convegno
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Convegno Nazionale: Il Vangelo di Gesù Cristo

Il decimo Convegno Nazionale GBU ha avuto come tema “Il Vangelo di Gesù Cristo”. Gli studi presentati dal professor D.A. Carson hanno avuto l’obiettivo di stimolare la Chiesa alla predicazione del Vangelo e all’annuncio della Buona Notizia.

Durante il convegno, D. Carson ha elencato vari esempi di come il messaggio evangelistico, nella cultura occidentale, sia permeato da molteplici luoghi comuni. Inoltre, riferendosi agli studenti universitari, il professore ha considerato come sia ormai diffuso, in ambiente accademico, un ateismo “non cristiano”, non teso, cioé, a porsi in antitesi al Dio biblico. La Buona Notizia, di conseguenza, non è per niente scontata. Per quanto riguarda l’accettazione del messaggio di Cristo, il contesto non è molto cambiato a motivo del dilagante pluralismo e qualunquismo religioso. Comportamento che, mostrandosi tollerante e rispettoso per il credo altrui, pone il cristianesimo come un’alternativa tra le tante, distogliendo la persona dalla reale responsabilità di dover prendere una posizione a riguardo. Per queste ragioni, prima delle sei sessioni, D. Carson ha invitato i presenti a non dare per scontato “Il Vangelo di Gesù Cristo”. La centralità del Vangelo ha quindi l’obiettivo di contrastare il pensiero dominante, secondo il quale esistono molti modi per giungere a Dio. Annunciare la nascita, la morte e la risurrezione di Cristo, secondo l’analisi di Carson, richiama la predicazione ai gentili della Chiesa primitiva che già allora era stata accusata di essere esclusivista perché affermava che solo attraverso Cristo si può giungere al Padre.

I Gruppi Biblici Universitari hanno la finalità di condividere Gesù da studente a studente. La popolazione universitaria è estremamente eterogenea per cultura e nazionalità, orientamento politico, credo e religione. È una popolazione che viene continuamente invitata all’apertura e al riconoscimento di altre “verità”. Sostenere che Gesù è la via, la verità e la vita significa riconoscere che il problema è il peccato, la separazione da Dio, e l’unica soluzione è Gesù Cristo.

Benjamim Di Lullo
(GBU Firenze)