La prima generazione del GBU

Il 19 marzo Marcella Fanelli è andata con il Signore. Di fatto, piano piano, la prima generazione di GBUini ci sta lasciando. Non sono tanti, perché nel principio il GBU era piccolo, ma sono quelli che hanno iniziato ciò che abbiamo oggi e lo hanno fatto con l’impegno e l’iniziativa necessari per mettere in moto […]

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Pronti… via!

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Quando Giovanni Donato mi propose di partecipare alla Formazione Coordinatori GBU, dal 30 settembre al 3 ottobre 2016 a Rocca di Papa, Roma, ammetto che la cosa mi suonò estranea. Pensai: “Ad Ancona (dove vivo) non è neanche presente un gruppo, perché mai dovrei formarmi per un incarico di cui non ho neanche una prospettiva futura?”… Ma facciamo un passo indietro.

A gennaio scorso, dopo anni di partecipazione alle attività/eventi GBU nazionali, Dio mise in me il desiderio di iniziare un gruppo anche ad Ancona: una città con diverse facoltà e, di conseguenza, con tanto bisogno di condividere Gesù da studente a studente. Cosi mi diedi da fare e iniziai a cercare universitari cristiani con il mio stesso desiderio, nella mia chiesa come in altre; creai tanti contatti con altri studenti, ma purtroppo non ci fu nulla di concreto. Successivamente partii per l’esperienza Erasmus fino ad agosto. Arriviamo quindi al 5 settembre, il giorno in cui ebbi la conversazione con Giovanni riguardo alla Formazione. Dopo aver ricevuto tantissimi incoraggiamenti a partecipare da tanti studenti conosciuti alla Festa GBU di aprile scorso, decisi di partecipare.

Eravamo ventisette studenti (circa uno/due per gruppo GBU delle varie università italiane) tutti riuniti e pronti a passare un intensivo weekend di preparazione ad affrontare l’anno accademico con i propri gruppi di appartenenza, ed il tutto con un solo tema: Siate santi perché Io sono santo (prima lettera di Pietro). Continua a leggere

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Come nasce un gruppo GBU

Sono molto felice di poter condividere con voi alcune delle cose che sono successe qui a Padova negli ultimi mesi. Come forse già sapete, da un po’ di anni mancava un gruppo GBU stabile nell’Università di Padova, io l’ho scoperto quando nell’ultimo anno del liceo stavo valutando le varie università nelle vicinanze e contemporaneamente mi stavo informando sui vari gruppi GBU.
Assieme alla tristezza del non avere trovato nessuno, cresceva anche il desiderio nel mio cuore di poter iniziare qualcosa, un desiderio che ha iniziato a prendere forma solo con l’inizio di questo anno accademico quando un mio caro amico, che per anni è stato coordinatore del gruppo GBU di Pisa, mi ha messa in contatto con Chris.
Verso metà ottobre, dopo poche settimane, ci siamo trovati per vedere cosa si poteva fare e pregare per la nascita di un gruppo. Nel frattempo si era aggiunta anche Emily, una ragazza inglese venuta a Padova per l’Erasmus. Ringrazio il Signore per come ha guidato ogni cosa nel corso di questo semestre, quello che sembrava incerto e difficile Lui lo ha reso possibile! Al primo incontro eravamo già in quattro, si erano GBU Padova 1aggiunte altre due ragazze: Jessica e Gloria. Nessuna di noi aveva avuto altre esperienze con il GBU, dopo l’iniziale smarrimento e la timidezza che all’inizio provavamo, il nostro primo incontro si è svolto con molta serenità ma al tempo stesso con molta emozione: abbiamo avuto l’opportunità di conoscerci un po’, di condividere le nostre testimonianze e pensare a come organizzare gli incontri del nostro piccolo gruppo. Stava nascendo finalmente qualcosa di concreto, una risposta alle nostre preghiere e speranze e ancora una volta ho potuto vedere come il Signore non tarda a dare una risposta a coloro che vogliono servirLo. Abbiamo deciso di meditare insieme il Vangelo di Giovanni, considerandolo un ottimo punto di partenza grazie alla ricchezza delle verità che contiene. Dopo qualche settimana altri tre ragazzi (Marco, Elia e Naomi) hanno iniziato a frequentare i nostri incontri. La loro presenza è stata un ulteriore incoraggiamento e insieme abbiamo proseguito con la lettura e la meditazione di Giovanni.
Una delle cose che più ci dà gioia è il fatto che insieme riusciamo a far emergere dalla lettura dei brani degli aspetti che in precedenza non avevamo considerato, a riflettere seriamente sul significato di ogni singolo versetto, arricchendoci così a vicenda e portando a casa ogni settimana degli insegnamenti preziosi.

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Un abaco
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Come misurare il successo

Eccoci all’inizio di un nuovo anno accademico con l’onore, la responsabilità, la sfida e il piacere di “splendere come astri luminosi in mezzo a una generazione corrotta e perversa, tenendo alta la parola di vita”!

Che siate veterani, con una lunga lista di successi e insuccessi, o matricole, che provano quel misto di eccitazione e timore davanti alla possibilità di impegnarsi con il GBU, voglio chiedervi: “Come misurate il successo dei vostri sforzi evangelistici?” Come stabilite se lo sforzo profuso ha raggiunto il suo scopo, o se avete fallito, e quindi la prossima volta dovrete cambiare completamente metodo e approccio?

La mia risposta è sempre stata, consciamente o inconsciamente, contare il numero dei convertiti, o almeno quello delle persone colpite dal messaggio, o, quando proprio mi volevo aggrappare al risultato minimo accettabile, contare quanti erano stati “raggiunti”, quante persone erano state presenti all’evento, con quanti ero riuscito a parlare del Vangelo…

Forse si potrebbe proporre un gioco a punti: 3 per il convertito, 2 per l’interessato, 1 per il raggiunto.

Quante volte mi sono sentito frustrato perché il mio punteggio era troppo basso.

Ci sono sicuramente mille motivi per i quali un simile approccio all’evangelizzazione è sbagliato. Piuttosto che cercare di elencarli, vi invito a guardare al libro del profeta Giona, come abbiamo fatto recentemente a Napoli insieme ad alcuni membri del GBU di Potenza.

Leggete tutto il libro, bastano pochi minuti, e dopo che lo avete fatto chiedetevi: “Su chi si concentra l’opera di Dio?”

E’ sorprendente notare che in un libro in cui si parla della salvezza di più di 120000 persone, l’attenzione di Dio sembra essere concentrata soprattutto sull’individuo che era stato scelto per consegnare un messaggio.

A differenza degli altri libri profetici, il libro di Giona dedica pochissimo spazio al messaggio che il profeta era stato chiamato ad annunziare. I destinatari del messaggio sono anch’essi poco più che comparse. Giona, invece, viene chiamato, corretto, usato, ripreso e accompagnato da Dio nel corso di tutta la storia. E’ alla sua trasformazione (potremmo anche dire conversione), seppure incompleta, che l’intero libro è dedicato.

Dio non ha bisogno di noi per portare il Suo messaggio agli studenti delle nostre università, ma ci ha scelto perchè vuole compiere un’opera in noi.

Alla fine di ogni vostro sforzo evangelistico, quest’anno, provate a valutare ciò che avete imparato di Dio, e lasciate fiduciosamente il resto nelle Sue mani!

Francesco Schiano

(Staff GBU Napoli)