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#maiunagioia

#maiunagioia

È questo l’hashtag del momento tra gli studenti liceali e universitari. L’hashtag è associato, ironicamente, a momenti di vita quotidiana in cui piccoli imprevisti o situazioni improbabili che si verificano provocano un po’ di frustrazione e nervosismo nel malcapitato studente. Seppur tutto questo viene affrontato con grande ironia, nasconde un reale e profondo disagio generazionale. “Crisi economica”, “disoccupazione giovanile”, “futuro incerto” sono espressioni quotidiane per gli studenti, espressioni in cui si riconoscono e si identificano.

Succede quindi che ci troviamo davanti alla generazione #maiunagioia, costituita da giovani senza scopi e obiettivi nella vita, che si lasciano perdere, che non lottano per nessuna cosa, che non si appassionano per ciò che ha un reale valore etico e morale, ma che discutono animatamente sull’ultimo episodio di “Games of Thrones” o sull’ultima scelta del tronista di “Uomini e Donne”. È una generazione inetta e apatica che ha perso la bussola, che non sa a chi rivolgersi e che non sa a chi affidarsi. È una generazione che non crede. Né in se stessa, né in nessun altro.

In questa descrizione amara, in cui certamente non rientrano tutti gli studenti di oggi, rientrano tuttavia un buon numero di studenti e giovani (e adulti) che frequentano le chiese evangeliche. Lo vediamo nei nostri gruppi GBU e, appunto, nelle nostre chiese. Com’è possibile che questo accada?

Gesù non promette di darci la sua gioia se osserviamo i suoi comandamenti? Non c’è gioia completa nel pensare che i nostri nomi sono scritti nel libro della vita? Non è pienamente consolatorio leggere le promesse di Dio e stare alla sua presenza? Lo Spirito Santo stesso che abita in noi non è chiamato il Consolatore? E quante altre domande come queste potremmo farci…

Eppure, di fatto, tanti cristiani vivono senza gioia. Perché accade ciò? Io direi a causa della mancanza di una vera e autentica relazione con Dio. Se questa relazione esiste, non è possibile non gioirne. Certo, non significa che non devono esserci dei momenti di sconforto. Questi possono venire, ma la tristezza non può essere il leitmotiv della vita di un cristiano.

La gioia che il mondo ci propina è una sensazione, legata ad attimi fuggitivi che durano il tempo di farci sobbalzare il cuore di gioia. La gioia che un cristiano dovrebbe provare, invece, non è un momento di felicità, un’emozione, anche se data da un episodio particolarmente bello e intenso vissuto in chiesa o al convegno GBU. La gioia è una condizione di vita, fondata non su un’esperienza, seppur straordinaria, ma sulla verità della Parola di Dio.

Proprio in quanto condizione di vita, non ci aspettiamo che un cristiano vada in giro sempre saltellando, ma ci aspettiamo che la sua vita sia colma di Cristo, della sua pace e della sua gioia, e che nella difficoltà che lo può far soffrire terribilmente, non verrà meno quella gioia data dal sacrificio di Gesù, dalla salvezza, dal fatto di avere l’onnipotente DIO come padre.

Molti studenti cristiani conoscono questa verità, ma non l’hanno realizzata in profondità, ed è così che la fede e la speranza in Dio diventano solo una stampella che riesce a farli andare avanti in questa vita triste, difficile e insoddisfacente. Questa è spesso la natura della fede che mostrano ai loro amici e colleghi, ed è anche per questo che questi amici e colleghi non si avvicinano a Cristo.

Penso alla potenza del messaggio del Vangelo e penso che se all’Università lo proclamassero studenti ripieni della stessa potenza, l’Università italiana sarebbe colpita come da uno tsunami. Credo sia fondamentale, quindi, che gli studenti realizzino la gioia profonda di appartenere a Cristo, la #veragioia. Credo che questo possa verificarsi se gli studenti inizieranno a ricercare un’intensa relazione con Cristo. Allora più che gli eventi che organizzano o le strategie evangelistiche, saranno gli studenti stessi ripieni di gioia, di zelo, di Spirito a fare la differenza, a proclamare con convinzione ed efficacia il messaggio del Vangelo.

Domenico Campo
(Staff GBU)

Se sei uno studente universitario, partecipa alla Festa GBU per un approfondimento su questo tema!

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Come sopravvivere a una conversazione difficile

Il messaggio di Gesù Cristo in una cultura complessa.

Questa è stata la premessa e il filo conduttore del XII Convegno Nazionale GBU che, come ogni anno, ha aperto le porte a insegnanti, famiglie e studenti universitari. Il professor Darrell Bock ha magistralmente e biblicamente acceso una luce sopra alcuni dei tanti quesiti che ogni persona si pone quando si confronta con il mondo.

Come posso parlare di Dio e della sua meravigliosa opera? Come esporre il messaggio di Gesù in una cultura così complessa? La domanda si fa particolarmente rilevante all’interno dell’Università.

Gli studenti infatti affrontano continuamente la paura di avere una conversazione difficile, con il proprio coinquilino, con i professori e con gli amici.

Il professor Bock ha ricordato che ogni giorno, come credenti, ci confrontiamo con il mondo circostante e non stiamo combattendo “un combattimento contro sangue e carne, ma contro principati, contro le potenze, contro i dominatori di questo mondo di tenebre” (Efesini 6:12); non dobbiamo quindi lottare con le persone che non la pensano come noi, attaccandole, ma odiare il peccato che le tiene strette e le avvolge.

“Come ero io prima di incontrare Gesù?” è questa la domanda da cui partire per affrontare ogni conversazione difficile. Ricordarci come eravamo prima di appartenere a Gesù abbatte ogni barriera di superiorità e apre le porte all’ascolto. “Ero come te, ma Dio mi ha portato a una condizione migliore”.

Ascoltare è un altro punto fondamentale per “sopravvivere” a una conversazione difficile; è importante cercare di capire la persona con cui stiamo parlando: Cosa le interessa? Perché? Che cosa c’è nel suo contesto che la indirizza a prendere determinate decisioni?

Ascoltare non significa essere d’accordo ma stringere un legame perché “alle persone non interessa che ti preoccupi della loro vita se non vedono che ti importa davvero di loro” quindi “ASCOLTA e SALVA per dopo”.

Il tono con cui affrontiamo una conversazione complicata è altresì importante, non ha un impatto solo il contenuto del nostro messaggio ma anche il modo in cui lo esponiamo. Portiamo le persone a riflettere sulla differenza che c’è tra il loro modo di parlare e il tono con cui noi parliamo di Dio, “rispondi al male con il bene” (Romani 12:21).

Questo è il modo giusto per INVITARE le persone, SFIDARLE a prendere in mano la Bibbia e a vivere anche loro il meraviglioso cambiamento che Dio ha operato in noi.

Grazie a questi consigli dalla parola di Dio ho capito come trasformare una conversazione difficile in una conversazione costruttiva, che possa farci crescere ma soprattutto che porti al cambiamento della persona con cui stiamo parlando.

Le persone sono il nostro VERO obiettivo e Dio ci ha mandato come ambasciatori per raggiungerle e per riportarle a lui, tenendo sempre nel nostro cuore che “Tutto questo viene da Dio che ci ha riconciliati con sé per mezzo di Cristo e ci ha affidato il ministero della riconciliazione” (2 Corinzi 5:18).

 

Francesca Polchi
(GBU Firenze)

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Ne vale la pena?

Negli 11 anni di collaborazione con il GBU, mi sono tante volte chiesto come mai facessi ciò che stavo facendo e se ne valesse veramente la pena…

In altre parole, ha senso affaticarsi nella proclamazione del vangelo all’università? Esistono tanti ministeri importanti e strategici e io vorrei essere convinto di spendere le mie energie in qualcosa per cui valga realmente la pena affaticarsi.

Perciò, vorrei brevemente condividere tre motivi per cui continuo a credere che sia estremamente strategico essere presenti con il vangelo di Cristo proprio nelle università:

1. Lì dove il sapere si erge contro Dio, è necessario che il vangelo venga predicato

L’apostolo Paolo ci dice che la conoscenza gonfia (1 Corinzi 8:1), ed è vero! Lo vediamo in modo palese anche nelle università. Sempre più, nella mente di tante persone, soprattutto quelle che vantano maggiore istruzione, sembra esistere una chiara distinzione tra ciò che è razionale, appurabile, empiricamente dimostrabile e tutto ciò che riguarda la fede, Dio, la religione. In un contesto in cui l’orgoglio umano si erge contro il proprio Creatore, dobbiamo essere presenti per proclamare con umiltà e sicurezza il messaggio di Gesù di Nazareth, per la salvezza di quanti vorranno seguirlo. Continua a leggere

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Formazione Coordinatori GBU

È solo un weekend…

Se mi avessero detto che in tre giorni, Dio avrebbe risposto a così tante mie domande e mi avrebbe fatto capire così tanto della mia vita, forse non ci avrei creduto abbastanza.

Quando mi hanno proposto di fare il weekend di Formazione GBU, con lo scopo di diventare coordinatrice, avevo già la risposta pronta. Per quasi ogni evento o attività GBU, la mia testa ha avuto mille scuse: “Sono troppo impegnata/ devo studiare/ devo dare gli esami/ devo laurearmi/ fare la spesa/ lucidare l’argenteria/ portare il pesce rosso a passeggio…!” Come per ogni evento, anche per questo la mia testa faceva questo ‘utile’ elenco e la decisione, per me, diventava più ovvia…

Ma grazie a Dio, la risposta è stata diversa da quella che mi ero prefissata. Mentre la mia testa diceva in maniera ferma “No”, avevo già accettato la proposta e la forza, che fino a qualche secondo prima pensavo di non avere, era arrivata e mi portava a voler iniziare subito questa nuova esperienza.

Dio ha piani più grandi di quelli che io possa avere per me e la Formazione GBU mi ha dato modo di capirlo di più e accettarlo. Con un po’ di timore mi chiedevo il motivo per cui io fossi lì. Perché proprio io?! In questi anni all’interno del GBU ho conosciuto tanti coordinatori e persone appartenenti allo Staff, ammirando soprattutto la loro preparazione, la loro serietà e la loro organizzazione… Perché Dio mi ha chiamato a svolgere questo servizio?

Questi giorni, alla Formazione GBU, mi hanno dato la possibilità di conoscere persone provenienti da tutto il mondo, con modi di fare, caratteri e pensieri diversi l’uno dall’altro, ma con la stessa motivazione: conoscere ed essere usati da Dio.

Proprio quando la domanda del perché e del come potessi essere in grado di svolgere questo compito diventava più forte, ecco che viene affrontato un argomento tanto bello, quanto delicato: Chi sei secondo Dio? Non secondo te stesso, non secondo gli altri, ma secondo Dio! Io sono Sua figlia; noi siamo Suoi figli. Dio mi aveva parlato: ciascuno di noi è stato creato in maniera diversa, ma simile a Lui; ciascuno di noi ha una funzione e un valore che porta luce per il servizio di Dio. Bisogna lasciare spazio alla visione di Dio, non alla propria. Dobbiamo capire chi siamo, non da soli, ma attraverso Dio.

Avevo ancora una domanda, un’incertezza, ed è per questo che mi ha colpito molto lo studio biblico che affrontava i capitoli dal 27 al 30 di Deuteronomio. Ho chiesto a Dio che venisse fatta la Sua volontà nella mia vita, ma sarei stata pronta ad accettarla? A ubbidirgli? Cosa ne avrei ricevuto in cambio?

Ho visto come Dio si è impegnato e si impegna ogni giorno con me, come voglia benedirmi e far grande la mia vita. Per questo ho deciso di impegnarmi totalmente anche io con Dio, per poter ammirare la Sua bellezza, nella consapevolezza che da sola non posso cambiare, ma con la certezza che il Signore è al mio fianco e mi aiuterà, come ha fatto con il suo popolo.

In questo nuovo anno accademico ho fatto la mia scelta: Condividere Gesù da studente a studente!

 

Manuela Buffa
(GBU Bologna)

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IFES World Student Day 2017 – 20 Ottobre 2017

IFES World Student Day — un giorno di preghiera per gli studenti di tutte le nazioni

Il 20 Ottobre 2017, studenti, laureati, staff e sostenitori della missione studentesca in tutto il mondo si riuniranno per pregare assieme.

È un modo unico per cogliere la visione della missione di Dio in tutto il mondo e di ascoltare e pregare per fratelli e sorelle di tutto il globo. Nei giorni che precedono il World Student Day, condivideremo con voi delle richieste di preghiera da studenti delle 11 regioni di IFES. Vi invitiamo a pregare per loro e a partecipare al World Student Day in modo che la gloria e la potenza di Dio si possa mostrare attraverso le nostre preghiere.

Mandate le vostre richieste di preghiera e scoprite idee su come pianificare un evento di preghiera su ifeswsd.org

Pregate per studenti in Finlandia, Brasile, Singapore e in tutto il mondo

Johannes, OPKO Finlandia

Johannes FinlandiaStudio medicina a Kuopio. Ci sono 20 persone nel mio gruppo OPKO e io sono il coordinatore. In Finlandia alcune persone seguono Cristo, altre sono aperte ma non lo seguono, altre sono apatiche e altre ancora lo rifiutano. Abbiamo un bel gruppo di studenti, mi sento bene e al sicuro tra di loro. Dio sta equipaggiando il nostro gruppo, per esempio lasciandoci organizzare una settimana evangelistica e facendoci imparare. Lui sta equipaggiando gli studenti credenti e raggiungendo i non credenti tramite il gruppo. Pregate per un programma di formazione per i membri del gruppo, per nuovi coordinatori e che gli studenti possano veder rafforzato il loro rapporto con Gesù.

Ana Clara, ABUB Brasile

Ana BrasileStudio psicologia e sono la presidente di ABU Lavras. Abbiamo 17 studenti attivi in gruppi di studio biblico a UFLA e a UNILAVRAS. Il cristianesimo è largamente accettato in Brasile, anche il nostro calendario delle festività è cattolico, sebbene il paese dice di essere secolare. Il nostro gruppo è cresciuto di più come corpo di Cristo e speriamo che i semi che abbiamo piantato tra i non credenti possano un giorno germogliare. Pregate che il gruppo locale, che si estende per tutta la città, si possa rafforzare. Pregate che i gruppi di studio biblico possano avere un impatto nelle vite di molte persone all’università e che non sia solo un gruppo per amici credenti. Pregate che il nostro gruppo impari a lasciare il “ghetto dei credenti” e che sia più attivo nelle università.

Natalie, FES Singapore

Natalie SingaporeStudio psicologia, sono parte di NTU-CF che ha circa 226 membri. Singapore è un paese piuttosto multi religioso, diversi gruppi religiosi vivono in armonia. NTU-CF sta cercando di far crescere la visione di essere sale e luce all’università e oltre. Ci sta sfidando a pensare e ad agire sulle ingiustizie intorno a noi, di amare il nostro prossimo come gruppo di credenti, di cercare la volontà di Dio attraverso lo studio della sua parola, e di riflettere sulla giustizia di Dio con la nostra mente, le nostre parole e le nostre azioni. Pregate che Dio ci dia saggezza per raggiungere il campus nel modo in cui Lui vuole, e che ci usi come le sue mani e i suoi piedi, e suoi messaggeri di amore, per essere una voce profetica a NTU. Chiedete che Dio ci dia più passione di essere sale e luce per Lui, tra i membri del nostro gruppo e tra gli altri credenti intorno a noi. Pregate che Dio dia ai coordinatori di NTU-CF la forza di guidare, saggezza e umiltà.

Parteciperai al World Student Day?

Vai sul sito per iscriverti, condividere le tue richieste di preghiera, e trovare richieste di preghiera di studenti e staff di tutto il mondo IFES.

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Inizia la Festa GBU – Convegno Studentesco Nazionale!

Oggi alle ore 16.oo inizia il Convegno Studentesco Nazionale GBU.

Oltre 100 partecipanti sono in viaggio per Poggio Ubertini vicino a Firenze per il convegno di quest’anno con workshop, momenti di discussione, preghiera e lode, ma anche tempo libero per musica, attività sportive e socialnetworking!

Il Convegno Studentesco Nazionale (la “Festa GBU”) è aperto a tutti gli studenti universitari e agli studenti dell’ultimo anno delle superiori che stanno pensando di continuare gli studi all’università.

Durante il convegno avremo anche l’assemblea dell’associazione in cui avremo la gioia di rivedere anche molti soci e raccontare a loro il lavoro svolto.

Chiediamo preghiera per questo importante evento!

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Siamo presenti, siamo convinti, siamo carichi!

Delegazione italiana a IFES Presence 2017

Siamo presenti.

Sono tornata da poco da Presence, il convegno europeo sull’evangelizzazione. Eravamo un bel gruppo di più di 20 dall’Italia e, a primo impatto, Presence ci ha colpiti proprio per la presenza di così tanti studenti credenti (più di 1500) provenienti dalle università di tutta Europa.

Ho mangiato con un ragazzo che è solo nella sua università, in un paese dove i credenti vengono perseguitati, e anche con ragazzi che fanno parte di gruppi molto numerosi. C’erano studenti di ogni corso di studio che si possa immaginare, da tantissime città. Durante il pomeriggio ogni movimento nazionale aveva la possibilità di esporre locandine, giochi, questionari ed eventi che avevano funzionato nel suo paese, in una sorta di “mercato di idee”. Abbiamo avuto così l’opportunità di confrontarci con le altre delegazioni su come condividere il vangelo nelle università. L’Italia ha presentato l’idea dell’aperitopic (aperitivo con discussione a tema) e forse si diffonderà in altri paesi! Abbiamo preso spunto dalla creatività di tante idee originali dagli altri gruppi e nei prossimi mesi questa ispirazione arriverà ai nostri gruppi in tutta l’Italia.

Siamo convinti.

Per me il convegno è stato un momento per riflettere su come costruire il ponte fra la cultura in cui viviamo e le verità in cui crediamo. Abbiamo sentito interventi su temi molto attuali come la sessualità o le tendenze della cultura postmoderna, e ogni volta per me è stata una boccata d’aria fresca ricordarmi che quello che Dio ci offre in Cristo è più buono della pseudo-felicità offerta dalla cultura in cui viviamo. Ho riflettuto molto sulla bontà della buona novella: non offriamo ai nostri amici una speranza effimera e una vita di sacrifici ma la possibilità di conoscere il Dio vivente e di trovare un tesoro che vale più di ogni altra cosa.

L’insegnamento dal libro di Giona e una predica su Giovanni 1 hanno messo in evidenza l’immensità della grazia di Dio. Che Dio misericordioso che manda suo Figlio a portare via il peccato del mondo! E che buon Dio che ha misericordia di Ninive e di un profeta riluttante! Questa è una notizia che vale la pena diffondere nelle università, perché è buona notizia per chi crede.

Siamo carichi.

Siamo stati sfidati in tanti modi a Presence: a usare i propri doni e interessi come spunto per parlare di Cristo; essere pronti a condividere questo messaggio con i nostri amici e a invitarli a indagare le fonti bibliche con noi; avere il coraggio di organizzare eventi evangelistici all’università; avere la costanza di perseverare quando non vediamo i frutti e pensare a nuovi modi di diffondere lo stesso vangelo di sempre. Ho visto i miei amici italiani rispondere con tanta maturità a queste sfide, li ho visti riflettere molto e valutare tanti spunti e stimoli. Abbiamo parlato molto delle mancanze culinarie di altre culture, ma abbiamo anche parlato tanto di come applicare le lezioni del convegno al nostro contesto.

Questo gruppo ha un’energia instancabile: abbiamo ballato come scemi (sarà colpa nostra se ‘Andiamo a Comandare’ arriva in Grecia o Romania!) e abbiamo cantato a squarciagola ovunque. Ci siamo fatti riconoscere subito come la rumorosa e divertentissima delegazione italiana. E sorrido pensando che questo è lo stesso entusiasmo che portiamo con noi dentro le università italiane e, con l’aiuto del Signore, tanti vedranno la bontà della buona notizia.

Siamo presenti, siamo convinti e siamo carichi!

Aoife Beville
(GBU Napoli)

La prima generazione del GBU

Il 19 marzo Marcella Fanelli è andata con il Signore. Di fatto, piano piano, la prima generazione di GBUini ci sta lasciando. Non sono tanti, perché nel principio il GBU era piccolo, ma sono quelli che hanno iniziato ciò che abbiamo oggi e lo hanno fatto con l’impegno e l’iniziativa necessari per mettere in moto […]