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Pronti… via!

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Quando Giovanni Donato mi propose di partecipare alla Formazione Coordinatori GBU, dal 30 settembre al 3 ottobre 2016 a Rocca di Papa, Roma, ammetto che la cosa mi suonò estranea. Pensai: “Ad Ancona (dove vivo) non è neanche presente un gruppo, perché mai dovrei formarmi per un incarico di cui non ho neanche una prospettiva futura?”… Ma facciamo un passo indietro.

A gennaio scorso, dopo anni di partecipazione alle attività/eventi GBU nazionali, Dio mise in me il desiderio di iniziare un gruppo anche ad Ancona: una città con diverse facoltà e, di conseguenza, con tanto bisogno di condividere Gesù da studente a studente. Cosi mi diedi da fare e iniziai a cercare universitari cristiani con il mio stesso desiderio, nella mia chiesa come in altre; creai tanti contatti con altri studenti, ma purtroppo non ci fu nulla di concreto. Successivamente partii per l’esperienza Erasmus fino ad agosto. Arriviamo quindi al 5 settembre, il giorno in cui ebbi la conversazione con Giovanni riguardo alla Formazione. Dopo aver ricevuto tantissimi incoraggiamenti a partecipare da tanti studenti conosciuti alla Festa GBU di aprile scorso, decisi di partecipare.

Eravamo ventisette studenti (circa uno/due per gruppo GBU delle varie università italiane) tutti riuniti e pronti a passare un intensivo weekend di preparazione ad affrontare l’anno accademico con i propri gruppi di appartenenza, ed il tutto con un solo tema: Siate santi perché Io sono santo (prima lettera di Pietro). Continua a leggere

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Una GBUina a Formación

Student Leadership Formacion è una conferenza di 10 giorni organizzata da IFES Europa in cui vengono affrontate questioni come “che tipo di persona chiama Dio a essere leader?” oppure “come posso sentire e sapere che sono stato chiamato?” e ancora “come può un leader crescere e non avere un burn out?”.

italiani a formacionDal 4 al 13 agosto 2016 ho avuto l’onore di andare in Polonia insieme ad altri 3 GBUini e imparare come essere buoni leader nella chiesa e nel ministero IFES attraverso la storia di Mosè. Posso dire con certezza che è stata una delle esperienze più incredibili della mia vita finora!

Eravamo 140 studenti da 40 paesi diversi, tutti con lo stesso ruolo di leader-coordinatori in un gruppo biblico universitario nella loro università. E’ stato molto incoraggiante conoscere altri studenti (tutti tra i 19 e i 23 anni) da diversi paesi nel mondo che servono Dio e ne sono appassionati quanto me! E’ stato molto bello poter condividere con loro le proprie esperienze di fede e anche il loro lavoro nelle università con IFES. Mi sono sentita di far parte di qualcosa di molto grande e importante e sono tornata a casa con un maggiore senso di responsabilità per il mio ruolo e con un grande entusiasmo di ricominciare quest’anno universitario.

Il programma era molto fitto e intenso ma mai pesante o stancante! E’ stato molto ben pensato! Era tutto dinamico, originale e interessante! Sono stati solo 10 giorni ma abbiamo davvero imparato tantissimo e siamo cresciuti nella nostra fede, come uomini e donne di Dio, come fratelli e sorelle amorevoli e come giovani leader consapevoli pronti ad assumersi responsabilità e a lavorare in modo efficace in un team per poter rendere Dio famoso nel migliore dei modi!

vmgvfne2Oltre alla mia crescita in Dio, è cresciuta anche la mia famiglia di credenti nel mondo! Ho fatto tanti nuovi amici con cui ho legato tanto e creato profonde amicizie nel nome di Dio che porto ancora avanti oggi. Ora ho fratelli e sorelle anche in Serbia, in Grecia, in Spagna, in Russia, in Francia, in Inghilterra, a Gerusalemme!

Ma Formacion fa anche molto altro: ti fa conoscere la tua personalità e ti insegna come usarla in modo efficace; ti dà modo e tempo per riflettere sulla tua intera vita per vedere dove Dio ha operato e quali eventi hanno plasmato chi sei oggi; ti sfida e ti incoraggia a passare un’intera giornata in solitudine con Dio, a camminare per 20 km nelle colline polacche con solo una mappa a disposizione (motivo per cui il mio gruppo ha rischiato per pochi chilometri di superare il confine e trovarsi in Slovacchia); ti fa mangiare tante tante tante zuppe, verdure a colazione e pancakes a cena; ti dà l’occasione di imparare le peculiarità delle altre culture nella serata internazionale e ti sfida a superare le tue difficoltà e paure.

Sono davvero grata a Dio per avermi permesso di partecipare a questa esperienza unica che ha cambiato la mia vita!

Debora Oxenham
(GBU Roma Tre)

Il Metodo Svedese

Chi è entrato in contatto con un gruppo GBU o un evento nazionale GBU avrà sentito parlare dello studio biblico induttivo e in particolare di un suo derivato chiamato “metodo svedese”. Abbiamo incontrato questo metodo diversi anni fa mentre stavamo cercando modi per aiutare i gruppi a fare studi biblici che andassero bene sia per i credenti sia per i non credenti. Studi che portassero i credenti ad approfondire la loro conoscenza biblica e ad applicarne l’insegnamento alla loro vita, e che portassero i non credenti a scoprire che la Bibbia è rilevante oggi: un libro che vuole trasformare la loro vita. Abbiamo trovato questo articolo di Peter Blowes, abbiamo adattato il metodo da lui descritto, e da allora lo usiamo con molto successo nei gruppi. Il nostro incoraggiamento al lettore è di usarlo nello studio personale, nello studio con amici non credenti e negli studi in piccoli gruppi in chiesa. Crediamo che anche per voi sarà una piacevole sorpresa. (Johan Soderkvist, Segretario Generale GBU)

Per diciannove anni ho lavorato in Argentina, in un contesto in cui molti studenti universitari non erano abituati a leggere. In un paese in cui c’era una forte influenza cattolica le pratiche cattoliche erano camuffate in uno stile evangelico, gli studi biblici spesso consistevano nel dare un’occhiata veloce al testo e poi usare altre ‘autorità’ per avvalorare una tesi. Per esempio, un gruppo giovani tipico legge un passo della Scrittura e poi, quando deve discuterlo, chiude la Bibbia. Uno studente dice: «Il mio pastore dice X». Poi un altro risponde: «Ma il mio pastore dice Y». La discussione si accende mentre uno e poi l’altro si aggrappano ad autorità più alte nel mondo evangelico per giustificare il loro punto di vista. Citano ‘celebrità’ come Yiye Avila, Carlos Annacondia, Luis Palau e infine, per concludere la discussione, Billy Graham. Questa pratica è la versione protestante del cattolicesimo: appellarsi a un’autorità umana sempre più alta per “avere la meglio”.

Per quanto io rispetti e sostenga il ruolo degli insegnanti della Bibbia, volevo spezzare quella dipendenza dall’autorità umana e rafforzare la sicurezza nella sola scriptura. Ma come potevo riuscirci senza fare una ramanzina agli studenti sulla sufficienza della Scrittura, l’importanza di leggere la Bibbia e la potenza della Bibbia nel supplire ai loro bisogni spirituali? Desideravo che scoprissero che Dio proclama questa verità, non che la sentissero da me. Inoltre, per loro io ero una persona insignificante, sia a livello sociale sia ecclesiale, quindi la mia autorità sull’argomento non avrebbe avuto molto peso!

Presto mi resi conto che stavo lavorando con una generazione postmoderna. Scoprii che ciò di cui avevano bisogno, innanzitutto, era motivazione piuttosto che contenuto: dovevano essere motivati a leggere le Scritture, piuttosto che sentirsi dire che dovevano leggerle. Nel tipo di ministero giovanile nel quale ero coinvolto, c’erano tre fonti di motivazione classiche: musica, cibo e sport. La saggezza convenzionale sosteneva che, per svolgere il ministero studentesco, bisognava radunare dei giovani, offrire una delle sopra menzionate distrazioni e, al momento giusto, dare un messaggio biblico. Ero determinato a spezzare questo modello (inefficace) e a permettere alla parola di Dio stessa di essere la motivazione. Il mio obiettivo era quello di creare un ambiente in cui la parola di Dio sarebbe stata ascoltata attentamente e in modo diretto.

L’invito che proponemmo era semplice: «Ti vorrei invitare a venire a leggere la Bibbia con altri studenti», né più né meno. La Bibbia era l’unica motivazione. Fortunatamente in questa cultura apertamente ‘religiosa’, l’invito venne accolto bene: c’erano veramente persone interessate a leggere la Bibbia. Per queste semplici ‘cellule’ guidate da studenti, optammo per lo studio della Bibbia con il metodo svedese.

Il metodo svedese

Per quanto ne so, il nome “Metodo Svedese” fu attribuito inizialmente a questo semplice approccio allo studio da Ada Lum, una staff IFES e un’appassionata lettrice della Bibbia per molti anni. Lo chiamò così in onore di un gruppo di studenti svedesi da cui lo vide applicato per la prima volta.

Iniziare uno studio biblico usando questo metodo richiede un minimo di risorse e preparazione e può essere altamente appagante perché guida i lettori a confrontarsi direttamente con le Scritture.

Inizia pregando, chiedendo a Dio di parlare tramite la sua parola. Poi leggi un breve passo biblico ad alta voce (10-15 versetti sono l’ideale). Permetti a ognuno di rileggere il passo per conto proprio, tenendo gli occhi aperti per tre cose:

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Una lampadina: qualunque cosa “splenda” nel brano: ciò che colpisce o cattura l’attenzione

metsvedquestionmarkUn punto interrogativo: qualunque cosa difficile da capire nel testo, o una domanda che il lettore vorrebbe porre all’autore del passo o a Dio.

metsvedarrowUna freccia: un’applicazione personale per la vita del lettore.

 

Dovrebbero scrivere almeno una cosa accanto a ogni simbolo. Lascia che le persone assaporino il testo e lo esplorino, ognuno alla propria velocità. Ciò richiede circa 10 minuti di silenzio.

Poi chiedi a ogni partecipante di condividere una delle sue “lampadine” con il gruppo. Passa un po’ di tempo a discuterle, se il gruppo è interessato; è sempre interessante scoprire che cosa ha colpito le diverse persone.

Poi, al secondo turno, chiedi loro di condividere una delle domande sollevate dal passo. Spesso è meglio invitare la persona che fa la domanda a proporre un approccio per la risposta, e in genere incoraggiare quella persona a investigare ulteriormente. In alternativa, qualunque membro del gruppo può rispondere alla domanda, se la risposta appare nel passo in oggetto o in una sezione precedente del libro che il tuo gruppo ha già studiato.

Nel terzo turno, chiedi a ogni persona nel gruppo di condividere una delle “frecce” e come si applica alla sua vita. Prega per concludere: invita le persone a pregare come preferiscono: nessuno deve sentirsi costretto a pregare. Invita una persona adatta a concludere il tempo di preghiera; questo evita momenti di disagio per le persone nuove, perché rende chiara la conclusione e previene lunghi silenzi imbarazzanti.

Se nel tuo gruppo ci sono meno di cinque persone, chiedi di condividere due o tre “lampadine”, domande e applicazioni a testa. Poi puoi discutere in base al tempo a disposizione.

Dopo l’incontro, potresti affrontare di nuovo le domande. Tuttavia, nell’incontro stesso, è importante evitare la polemica, cadere nella trappola di “condividere ignoranza” e imporre la risposta facendo appello a un’autorità umana.

La filosofia dietro questo stile di lettura della Bibbia è quella di promuovere una buona osservazione del testo, una partecipazione di gruppo e una scoperta autonoma. Ogni persona ha l’opportunità di scoprire per sé ciò che Dio dice. In linea di principio, nessuno risponde alle domande a meno che riguardino una cosa semplice, come il significato di una parola. L’idea è che le domande motivino la ricerca da parte della persona che le ha sollevate. È anche importante evitare che qualcuno “prenda il microfono” e salti addosso alla povera persona nuova; piuttosto, è molto bello essere testimoni della capacità che anche i non credenti hanno di comprendere la Bibbia quando Dio parla a loro!

Principi teologici

Il metodo svedese, come l’ho usato io, risponde a svariati principi teologici che ho imparato da D. Broughton Knox, che era, tra le altre cose, il preside del Moore Theological College a Sydney dal 1959 al 1985. Questi principi includono:

1. La chiarezza della Bibbia: la Bibbia è comprensibile e la sua interpretazione non dipende da esperti e nemmeno da interpreti ufficiali (come il dogma della chiesa Cattolica).

2. La nozione sostenuta dal cattolicesimo è che la chiesa ha creato la Bibbia; nel protestantesimo, sosteniamo che è la Bibbia a creare la chiesa. Questa prospettiva deve essere vera se crediamo nella divina ispirazione della Scrittura o, come Broughton Knox era solito dire, nella “divina espirazione” della scrittura, in quanto le parole vengono emesse e non inalate. (Nel greco in 2 Timoteo 3:16 il termine è “espirata”.) La Scrittura è vera dal momento della sua ispirazione. I concili non l’hanno resa Scrittura; l’unica cosa che potevano fare era escludere quegli scritti che non erano ispirati. Questa prospettiva si può osservare facilmente nella storia della missione: in seguito alla scoperta o al dono di una copia della Scrittura, nasce una chiesa in quel villaggio o comunità dove viene portata. Di conseguenza, la Bibbia deve essere letta dalle persone nel linguaggio vernacolare. Quando lo Spirito Santo applica quella parola ai loro cuori, essi rispondono. Per questa ragione dobbiamo pregare che le persone leggano la Bibbia e che, nella loro lettura (o ascolto) della Bibbia, Dio apra i loro cuori e le loro menti.

3. L’intera Bibbia è il consiglio di Dio, quindi non è importante quali parti della Bibbia le persone leggano per prime, l’importante è che leggano! La parola di Dio è l’evangelista supremo, in questo senso. I vangeli sono, ovviamente, un buon punto di partenza affinché le persone ascoltino il vangelo, o siano evangelizzate, ma non è essenziale iniziare da quelli.

4. La Bibbia è indirizzata ai suoi lettori o ascoltatori. In Matteo 22:31, Gesù, parlando con i Sadducei, dice: «Non avete letto quello che vi è stato detto da Dio…?». Ciò conferma il fatto che Dio avesse in mente ogni lettore della Scrittura al momento della sua “esalazione”. Questo significa che la parola di Dio è non soltanto ispirata e universalmente applicabile, ma anche che in essa Dio sta parlando ora a ogni specifico lettore (o ascoltatore) della sua parola. Questa è una nozione entusiasmante! Parla dell’immanenza (vicinanza) di Dio nella sua parola. Ma allo stesso tempo una persona potrebbe essere ignara del fatto che Dio sta parlando personalmente a qualcun altro tramite la sua parola. È un caso di grano e zizzania che crescono insieme, del regno di Dio che opera in segreto (Mt 13:24‒30).

Questo punto ci aiuta a comprendere l’assurdità della visione che identifica la Scrittura solamente come una ‘testimone’ della verità, o come semplicemente ‘contenente’ la parola di Dio. Dio è perfettamente capace di rivelarsi e, come nel caso delle relazioni umane, l’espressione massima è tramite le parole. Ciò è ancora più palesemente il nostro caso, essendo così lontani dagli eventi storici della Bibbia.

Adattamento

Il Metodo Svedese dello studio biblico è ben adattabile a diversi contesti perché:

  • non richiede preparazione
  • non richiede guide formate
  • dà risultati immediati
  • evita le polemiche
  • è gratuito
  • è riutilizzabile e ripetibile
  • può essere facilmente insegnato ad altri
  • con poco adattamento può essere utilizzato da persone analfabete, con qualcuno che legge loro la Bibbia
  • funziona altrettanto bene sia in gruppi grandi (ognuno condivide con la persona accanto) sia in gruppetti più piccoli
  • adatto a lettori post-moderni per via della sua ‘gratificazione’ istantanea ed enfasi sull’esplorazione personale
  • ognuno può esprimere la propria opinione (cosa che le persone amano fare) ma quelle opinioni sono sempre legate al testo della Bibbia
  • evita le prediche, in quanto credenti e non credenti vanno allo stesso passo nel gruppo di fronte alla parola di Dio
  • evita di appellarsi ad autorità più alte per “avere la meglio”
  • permette alla parola di Dio di parlare per sé
  • insegna alle persone il compito più difficile e più fondamentale nella lettura della Bibbia: osservare ciò che il testo realmente dice!
  • sprona all’investigazione e alla riflessione senza essere minaccioso
  • esercita le capacità di base nel porre domande che siano cruciali per lo sviluppo di un’adeguata interpretazione della Scrittura
  • mina l’anti-intellettualismo senza essere troppo intellettuale (ancora sorrido tristemente ricordando una critica che ho ricevuto una volta: che questo approccio è troppo intellettuale!)
  • applica la Scrittura direttamente alla vita del lettore già dal primo giorno
  • insegna lo studio biblico induttivo in maniera induttiva

Come per ogni studio biblico, questo approccio vuole raggiungere ciò che Paolo descrive in Colossesi 1:27‒28: “la ricchezza della gloria di questo mistero […] Cristo in voi, la speranza della gloria che noi proclamiamo, esortando ciascun uomo e ciascun uomo istruendo in ogni sapienza, affinché presentiamo ogni uomo perfetto in Cristo.”

Limiti

Il Metodo Svedese, tuttavia, non è una lettura induttiva del testo completamente sviluppata. Fornisce invece benefici immediati, con persone che, allo stesso tempo, imparano alcune abilità di base dello studio induttivo. Le guide a volte sono preoccupate che gli studenti novelli della Bibbia possano perdersi il messaggio centrale del passo o la sua applicazione, che in fondo non è sempre facile trovare anche per gli esperti insegnanti della Bibbia. Ma per la mia esperienza, la pratica produce perfezione: dopo un paio di settimane soltanto, le osservazioni delle persone tendono a migliorare drasticamente via via che si abituano a lasciare che la Bibbia parli per sé, piuttosto che colorarla con i loro preconcetti o autorità esterne.

Un altro limite è che trovare le applicazioni nel testo non sempre significa che i lettori le applichino davvero. Una struttura di accountability può essere utile, come riportare all’incontro successivo l’andamento della settimana riguardo all’applicazione.

Andare oltre

Man mano che il gruppo acquista più familiarità e abilità nel leggere la Bibbia, il Metodo Svedese può essere ampliato e includere simboli aggiuntivi che facciano emergere altri aspetti del brano. Non avere fretta di accelerare questo processo, in quanto dipende se i gruppi hanno affinato le loro capacità di osservazione. L’ampliamento non è sempre facile, e i concetti introdotti sono più aperti alla discussione. Ho visto buoni risultati quando li ho aggiunti in gruppi che avevano completato almeno un anno di lettura della Bibbia.

I simboli di “seconda generazione” più comuni sono: una circonferenza formata da frecce (a indicare in che modo le idee nel brano sono collegate tra loro), un cuore (a indicare l’idea centrale del brano) e un cerchio con una freccia che esce dal centro (a indicare l’applicazione centrale insita nel testo). Durante i primi studi è utile esercitarsi senza fare commenti su chi ha ragione e chi torto, perché la capacità, la competenza e la sicurezza si acquistano con la pratica.
Di recente ho anche scoperto un ulteriore passo che, a quanto mi dicono, ha portato alla fondazione di migliaia di chiesa nell’India settentrionale. Alla fine dello studio biblico, accanto al simbolo di un fumetto, i membri del gruppo scrivono il nome di un amico o parente che potrebbe beneficiare dalla loro condivisione riguardo a ciò che hanno imparato dallo studio. L’obiettivo è quello di parlare a quella persona prima dell’incontro successivo. La norma e la pratica di condividere “la buona notizia” promossa da questo passo ha avuto effetti incredibili. Perché non provare nel tuo contesto?

Infine, lo studio induttivo della Bibbia può essere insegnato come passo successivo e avrà molto più senso per quei lettori che sono abituati a un’osservazione attenta del testo e alla pratica di lasciare la parola di Dio parlare per sé con autorità. Non vogliamo teorici raffazzonati dello studio induttivo; vogliamo professionisti competenti. Ho visto studenti che potevano insegnare un corso su come fare uno studio biblico induttivo, ma che non erano in grado di fare uno studio. Non vogliamo formare persone a fare corsi sullo studio biblico induttivo: vogliamo che leggano la Bibbia in maniera efficace!

I risultati

Il Metodo Svedese è stato usato in gruppi di cellule, gruppi giovani, come preparazione ai sermoni, meditazioni personali e in famiglia, preparazione per la scuola domenicale e anche in studi accademici all’università.

Quando gli studenti hanno posto le loro domande ai loro pastori o altri insegnanti, ciò ha stimolato i pastori a investigare ulteriormente. Alcuni pastori hanno addirittura predicato sulle domande poste dagli studenti! Avere studenti motivati nell’area della lettura della Bibbia ha spesso grandemente incoraggiato i pastori in quanto gli studenti tendono ad approcciare i pastori con le loro domande emerse dallo studio biblico, piuttosto che confrontarli con le risposte.

Durante i miei diciannove anni come missionario nel nordest dell’Argentina, tra tutto quello che ho fatto, credo che il Metodo Svedese abbia avuto l’impatto più grande, soprattutto considerando il fatto che non predicavo regolarmente. Ha caratterizzato il mio ministero, insieme alle due frasi più ripetute: “Questa è una buona domanda” e “Continua a leggere la tua Bibbia”, un detto di Broughton Knox che ho adottato, al quale i miei studenti argentini hanno aggiunto “attentamente”.

Ogni tanto abbiamo bisogno di aria fresca nel nostro studio della Bibbia per rinnovare la nostra sollecitudine a ciò che Dio ci sta dicendo. L’approccio del Metodo Svedese è piacevole e affina la nostra osservazione del testo. È stato utile nel condurre le persone a Cristo: Dio parla loro direttamente tramite la sua parola, senza il “rumore” che i presenti così spesso aggiungono.

Provalo con il tuo gruppo di studio biblico in casa. Invita i tuoi vicini, parenti o i bambini. Potresti restarne meravigliato e sorpreso, e anche loro.

 

Peter Blowes

Questo articolo è stato originariamente pubblicato sul sito GoThereFor.com, un sito dove cristiani con una mente evangelica possono trovare risorse, idee e incoraggiamento per completare il mandato di Cristo di fare discepoli tra tutti i popoli. L’articolo è tradotto e riprodotto con il permesso di Matthias Media e dell’autore. L’originale in inglese e altre lingue si trova su mathiasmedia.com.

terremoto ad Amatrice

Terremoto

Questo mercoledì notte migliaia di persone nelle zone di Accumuli, Amatrice, Arquata e Norcia si sono svegliate al rombo e al movimento lacerante del terremoto. Per molti di loro la vita non sarà più la stessa. Ciò che hanno costruito è stato distrutto, persone che amavano sono morte, alcuni di loro sono in ospedale lottando per la sopravvivenza.

Non ci sono grandi città universitarie nelle zone colpite e quindi forse l’evento non ci toccherà direttamente, perché non avremo studenti GBU con cui piangere o da incoraggiare e aiutare, però l’indifferenza non può essere l’atteggiamento di un cittadino e di un cristiano.

Anche se non sei direttamente coinvolto, anche se abiti lontano dall’epicentro del sisma, devi sentirti toccato. Siamo chiamati da Gesù Cristo a coinvolgerci nella realtà che le persone intorno a noi vivono. “Condividere Gesù da studente a studente” non significa solo condividere il piano di salvezza di Dio, ma anche amare il prossimo.

Come possiamo amare il prossimo in questa situazione?

In questi giorni abbiamo una possibilità molto pratica per farlo. Sono infiniti i modi con cui puoi amare le persone delle zone coinvolte dal sisma: pregare, telefonare a qualcuno che vive nella zona e non vedi da anni, donare soldi, donare sangue, chiamare le associazioni che sono coinvolte negli aiuti (evangeliche e non) per partire come volontario quando sarà il momento…

A me piacerebbe vedere gli studenti GBU in prima linea… se avete suggerimenti su come potremmo muoverci come GBU per fare qualcosa, scrivetemi!

Johan Soderkvist –

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Formación 2016

Banner Formacion

Formación è la parola spagnola per formazione. Si riferisce alla necessità di crescere come persona a tutti i livelli: fisico, emotivo, intellettuale e spirituale.

Student Leadership Formación (SLF) è un evento promosso da IFES Europa che vuole incoraggiare questa crescita attraverso una grande varietà di stili di formazione tra cui il lavoro di squadra, il tutoraggio, un progetto di servizio pratico della comunità locale, esposizioni della Bibbia, seminari, gruppi di discussione e attività all’aria aperta.

SLF è stato progettato appositamente per gli studenti che sono attualmente coinvolti nella guida di un gruppo universitario, e anche per coloro che sono potenziali leader studenteschi. Questo vale per la leadership a qualsiasi livello: coordinatori di gruppi locali, guide in uno studio biblico, leader in un team evangelistico…

Questa estate in Polonia, dal 4 al 13 agosto, si incontreranno diversi leader e potenziali leader, provenienti da oltre 35 paesi di tutta Europa per imparare ed esplorare insieme la leadership in relazione al Regno di Dio. Per Formación 2016 i partecipanti avranno occasione di imparare dalla vita di Mosè e avere varie opportunità di apprendimento che permetteranno loro di ascoltare Dio, mentre crescono nella propria capacità di leadership.

Che tipo di persona Dio chiama a guidare?

Come faccio a sapere che sono stato chiamato?

Come può un leader crescere senza esaurirsi?

La conferenza IFES Student Leadership Formación è un evento chiave in cui questo tipo di domande trovano risposte e dove si formano amicizie per tutta la vita.

Dall’Italia parteciperanno tre coordinatori: Adelina Puscasu (GBU Padova), Debora Oxenham (GBU Roma Tre) e Benji Di Lullo (GBU Firenze), insieme a Carol Rocha, coinvolta nello svolgimento del programma. Preghiamo per loro!

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INSIEME!

Stare INSIEME alla Festa GBU… che meraviglia! Studenti da tutta Italia (e non solo) riuniti in uno stesso posto con l’obiettivo di lodare Dio ed essere incoraggiati a continuare a portare avanti lo scopo per cui lavorano insieme durante l’anno, ossia condividere Gesù da studente a studente. Ed è proprio per questo che tutte le volte non vedo l’ora di andare.

Arrivata a Poggio quest’anno sentivo già l’aria di festa e sapevo che avrei passato tre giorni benedetti pieni di gioia, ma anche di sfide da cogliere. E così è stato. Pochi giorni, ma intensi, in cui la parola “insieme” non è stata soltanto il dono che Dio ci ha fatto riunendoci tutti lì, ma è diventata anche il tema dell’intero convegno, facendoci vedere il tutto in un’ottica ancora più bella. Insieme abbiamo partecipato a dei laboratori in cui abbiamo potuto scoprire di più di alcuni passi della Bibbia confrontandoci tra di noi. Insieme abbiamo avuto la possibilità di seguire dei seminari, che ci hanno presentato argomenti diversi tra loro. Spesso noi studenti arriviamo alla festa con tante domande: come posso presentare il vangelo ad un mio amico? Come posso organizzare un evento evangelistico nella mia università? Come posso affrontare le mie sfide da un punto di vista cristiano? Ecco, questo è il momento in cui alla festa si cerca di rispondere a domande del genere, non soffermandosi sulla teoria, ma avendo uno staff pronto a darci consigli pratici.

Non sono mancati inoltre momenti in cui stare insieme tra risate, giochi e divertimento nei vari programmi serali e, oltre a questo, sentire testimonianze dirette di chi sta vivendo delle esperienze nel GBU. E penso che quest’ultima sia una delle parti più belle perché ti fa vedere come Dio sta operando concretamente attraverso questo speciale strumento.

Abbiamo poi potuto riflettere, attraverso gli studi del predicatore Stefano Molino, su come i primi cristiani nel libro degli Atti pregavano, annunciavano il vangelo e prendevano decisioni rispetto a questioni complicate sempre insieme. È stato interessante vedere come il cristianesimo comincia insieme e come ancora oggi Dio ci spinge a continuare insieme. Abbiamo visto gli insegnamenti degli Atti proiettati nella nostra realtà GBU, in cui non è sempre tutto facile, a volte possiamo sentirci schiacciati dalla responsabilità di comunicare il vangelo, ma è molto incoraggiante il fatto che siamo chiamati a fare tutto questo insieme. Dio durante la Festa mi ha ricordato l’importanza della preghiera e penso che questa sia una sfida per tutti noi nei nostri vari gruppi GBU locali, in cui prima di fare qualsiasi cosa dovremmo trovare lo spazio per pregare ed impegnarci ad esserci tutti insieme, per condividere il peso e anche le gioie del nostro compito. Non possiamo fare niente senza metterci prima a pregare. Per questo durante il convegno ho trovato molto utile la stanza della preghiera, uno spazio in cui abbiamo ricevuto tanti spunti per pregare con e per gli altri. Grazie a tutto questo nei tre giorni alla Festa abbiamo potuto vivere un’esperienza insieme simile a quella degli apostoli, abbiamo ricevuto tanto e io ringrazio Dio per la possibilità che mi ha dato di esserci stata. Ma non è finito tutto lì. Come Gesù ha chiamato loro ad andare a predicare il vangelo, ancora oggi continua a chiamare noi lanciandoci la stessa sfida. Tocca a noi adesso coglierla e portarla avanti nella nostra vita quotidiana e nei nostri gruppi GBU.

“ Soltanto, dal punto a cui siamo arrivati, continuiamo a camminare per la stessa via”…INSIEME! (Filippesi 3:16)

Shanizee Scorsone
(GBU Milano)

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Come nasce un gruppo GBU

Sono molto felice di poter condividere con voi alcune delle cose che sono successe qui a Padova negli ultimi mesi. Come forse già sapete, da un po’ di anni mancava un gruppo GBU stabile nell’Università di Padova, io l’ho scoperto quando nell’ultimo anno del liceo stavo valutando le varie università nelle vicinanze e contemporaneamente mi stavo informando sui vari gruppi GBU.
Assieme alla tristezza del non avere trovato nessuno, cresceva anche il desiderio nel mio cuore di poter iniziare qualcosa, un desiderio che ha iniziato a prendere forma solo con l’inizio di questo anno accademico quando un mio caro amico, che per anni è stato coordinatore del gruppo GBU di Pisa, mi ha messa in contatto con Chris.
Verso metà ottobre, dopo poche settimane, ci siamo trovati per vedere cosa si poteva fare e pregare per la nascita di un gruppo. Nel frattempo si era aggiunta anche Emily, una ragazza inglese venuta a Padova per l’Erasmus. Ringrazio il Signore per come ha guidato ogni cosa nel corso di questo semestre, quello che sembrava incerto e difficile Lui lo ha reso possibile! Al primo incontro eravamo già in quattro, si erano GBU Padova 1aggiunte altre due ragazze: Jessica e Gloria. Nessuna di noi aveva avuto altre esperienze con il GBU, dopo l’iniziale smarrimento e la timidezza che all’inizio provavamo, il nostro primo incontro si è svolto con molta serenità ma al tempo stesso con molta emozione: abbiamo avuto l’opportunità di conoscerci un po’, di condividere le nostre testimonianze e pensare a come organizzare gli incontri del nostro piccolo gruppo. Stava nascendo finalmente qualcosa di concreto, una risposta alle nostre preghiere e speranze e ancora una volta ho potuto vedere come il Signore non tarda a dare una risposta a coloro che vogliono servirLo. Abbiamo deciso di meditare insieme il Vangelo di Giovanni, considerandolo un ottimo punto di partenza grazie alla ricchezza delle verità che contiene. Dopo qualche settimana altri tre ragazzi (Marco, Elia e Naomi) hanno iniziato a frequentare i nostri incontri. La loro presenza è stata un ulteriore incoraggiamento e insieme abbiamo proseguito con la lettura e la meditazione di Giovanni.
Una delle cose che più ci dà gioia è il fatto che insieme riusciamo a far emergere dalla lettura dei brani degli aspetti che in precedenza non avevamo considerato, a riflettere seriamente sul significato di ogni singolo versetto, arricchendoci così a vicenda e portando a casa ogni settimana degli insegnamenti preziosi.

Continua a leggere

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Quanto è attuale la Bibbia?… Vieni a scoprirlo!

La Bibbia è il libro di Dio, valida non soltanto per l’antichità ma anche per oggi. Il problema è che a volte sembra troppo remota per essere di alcuna utilità…

A Bible & Culture vogliamo imparare come pensare in modo intelligente partendo dalla Parola di Dio, per vedere come Dio parla e come vuole che viviamo nella società di oggi. Vogliamo sapere come uscire dalla chiesa ed entrare nel mondo, vivendo in modo integro come seguaci di Gesù.

Tutto questo lo otteniamo scavando nella Bibbia, in profondità, con l’aiuto di alcuni ottimi insegnanti, e nel percorso impariamo sempre di più sul carattere del nostro Dio e Salvatore. Insieme alla Parola di Dio vogliamo anche osservare il mondo, con quello che John Stott chiamava il duplice ascolto: leggere i giornali con un occhio e la Bibbia con l’altro, sempre cercando di capire la nostra utilità, come popolo di Dio, per Lui e per la sua creazione.

Bible & Culture è un momento per gettare delle fondamenta che, speriamo e preghiamo, il Signore userà per edificare la tua vita come suo seguace per il resto dei tuoi giorni.

Bible & Culture si svolgerà a Berlino, dal 28 giugno al 26 luglio 2016. Sul sito di Bible & Culture trovi tutte le informazioni riguardo il posto, i costi e come registrarsi. Ovviamente il programma è tutto in inglese.

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Ecco la testimonianza di alcuni italiani che hanno partecipato negli anni passati.

Già da studentessa ero a conoscenza dell’esistenza di Bible & Culture e avevo sempre pensato che mi sarebbe piaciuto parteciparvi. L’anno scorso, per una serie di circostanze che il Signore ha preparato, e grazie all’input di qualcuno nel GBU che mi ha detto: “ma perché non ci vai?” mi sono decisa a partire. È stata davvero una buona decisione: non credevo fosse possibile imparare e crescere così tanto nell’arco di quattro settimane! È stata una vera benedizione poter spendere del tempo studiando la Bibbia in modo induttivo ed intensivo, andando a fondo in alcune verità bibliche, imparando rispondere ai problemi della cultura postmoderna con la Bibbia alla mano e a riflettere su quale sia la mia identità in Cristo. Ho anche vissuto preziosi momenti di comunione fraterna, imparando a conoscere persone provenienti da tutta Europa, persone molto diverse da me ma con uno stesso obiettivo: conoscere meglio Cristo ed essere Suoi testimoni nel mondo. Incoraggio i laureati a pregare e prendere in considerazione l’idea di partecipare, quest’estate o nei prossimi anni; è davvero un’esperienza che può cambiare la vita. (Alessia Crispo, Napoli)

Ero davvero incuriosito di poter partecipare a una formazione biblica intensiva per laureati nell’ambito dei GBU internazionali,così ho colto la palla al balzo e sono partito per Berlino in un periodo in cui ero alla ricerca di risposte per il mio futuro, tenendo stretto il desiderio di rimanere legato al GBU anche da laureato e voler continuare a servire il Signore nell’ambito accademico o lavorativo.
Lì ho trovato davvero persone interessanti, provenienti da ogni parte del continente e oltre, con cui è stato bello confrontarsi sulle esperienze e sfide di testimonianza in ambiti culturali molto diversi. La formazione profonda su vari temi metteva in luce come la Bibbia ha permeato le nostre culture nei secoli e non si può escluderla dalle nostre società, perciò il confronto con persone non cristiane e l’affrontare argomenti come ambiente, politica, arte, ecc. (seminari a scelta nella formazione) devono far riferimento alle Scritture per testimoniare in modo efficace della fede in Gesù Cristo!
Un ambiente informale e amichevole, immerso nella natura continentale alla periferia della capitale tedesca, hanno aiutato ad acquisire meglio le tante nozioni imparate, per un riscontro pratico nelle nostre vite e non limitato alla teoria accademica piuttosto fredda.
(Michele Del Giudice, Bari)

E’ stato tutto al di là di ciò che immaginavo, ed anche una gioia aver ricevuto il sostegno di fratelli e sorelle permettendomi di affrontare questo mese intenso.  I corsi sulle tematiche sociali e di attualità (ho frequentato Politica ed Ambiente) sono stati molto utili per analizzare alcune problematiche e capire come approcciarsi ad esse con la Bibbia in mano essendo così più preparati a condividere il vangelo partendo da fatti quotidiani. Riguardo allo studio della Parola, due passi biblici in particolare sono saldi nella mia mente ancora a distanza di quasi due anni: Marco 8:34-38, Osea 6:6. Penso a come “rinunciare a se stessi, prendere la propria croce, e seguire Cristo” significhi in fondo ricercare e desiderare ciò che Dio stesso desidera, bontà e conoscenza di Lui. Prego che tutto ciò sia sempre vivo e vissuto nella vita di tutti i giorni essendo sempre più trasformati ad immagine di Cristo e portando altri a conoscerlo condividendo il Suo vangelo in modo sempre più fedele, rilevante e di impatto. (Andrea Becciolini, Firenze)

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Una settimana a Riga

Ciao, mi chiamo Zach e sono un volontario Interaction a Siena. Quest’anno ho partecipato al Viaggio di Missione GBU a Riga, in Lettonia, dal 5 all’11 marzo. Vorrei raccontarvi com’è andata e condividere qualche riflessione.

La settimana:

Siamo arrivati a Riga di sabato; abbiamo avuto l’occasione di visitare Fjorilda che era ancora in ospedale [Fjorilda è stata investita da un’auto il 24 febbraio]. Era molto felice di vederci tutti e abbiamo trascorso un paio di ore a chiacchierare con lei… in italiano ovviamente, mentre sua mamma e il Segretario Generale del movimento lettone non capivano una parola…

La settimana evangelistica è iniziata con un incontro domenica sera in cui abbiamo parlato del programma. I giorni erano pienissimi: la mattina dopo colazione c’era una meditazione e ci preparavamo per andare all’università. Il nostro gruppo di volontari era numeroso quindi potevamo dividerci nei diversi campus della città. Passavamo circa 3 ore a parlare con gli studenti e a invitarli agli eventi serali. Nel pomeriggio poi allestivamo per le serate e iniziavamo a preparare il cibo. Alle 18:00, prima di aprire le porte, pregavamo insieme. Gli eventi duravano un paio d’ore e poi c’erano sempre persone che si fermavano a parlare. Dopo aver pulito e messo in ordine tornavamo a casa, verso le 23:00, cucinavamo un po’ di pasta per cena e poi andavamo a dormire. Ed è stato così per 4 giorni di seguito! E’ stata dura ma anche molto gratificante.

Alla prima serata si sono presentati in più di 120! Non avevamo abbastanza pasta per sfamarli tutti! Abbiamo fatto una presentazione della cultura italiana, con un quiz sull’Italia e una dimostrazione dei gesti italiani (tra le altre cose). Abbiamo spiegato chi eravamo e che nel resto della settimana avremmo parlato di domande importanti su Dio, invitandoli a partecipare.

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La seconda sera ho fatto un po’ di musica dal vivo e poi Giovanni ha dato un messaggio in risposta alla domanda: “Perché Dio non si rivela in modo più chiaro?”. Ha sostenuto che Dio si è rivelato chiaramente nella creazione, nella Scrittura e in Gesù! Erano presenti più di 60 persone e al tempo di domande alla fine, molti studenti musulmani hanno posto delle domande e sono rimasti a parlare a fine serata.

La terza sera abbiamo visto La Vita è Bella e Francesco ha parlato della sofferenza. Ha spiegato che il cristianesimo dà diverse risposte al perché Dio permetta la sofferenza, ma alla fine il cristianesimo è meno interessato a spiegare il perché della sofferenza quanto a offrire la speranza che un giorno non soffriremo più. Erano presenti circa 50 studenti e ancora una volta molti si sono fermati a parlare.

L’ultima sera ho di nuovo suonato e cantato, e poi Giovanni ha esposto il piano della salvezza, spiegando il vangelo, parlando del ravvedimento e invitando le persone a credere in Gesù. Sono rimasto colpito dall’attenzione con la quale le persone lo ascoltavano. Penso che fossero presenti più di 60 persone. Alla fine c’erano un po’ di domande e Giovanni ha risposto in modo chiaro e gentile con la verità. Molte più persone delle altre sere si sono fermate a parlare. C’era una ragazza dell’Uzbekistan che ha parlato con Giovanni dicendo che credeva ma c’era qualcosa che la ostacolava. Altri erano molto interessati nel conoscere di più sulla Bibbia e su Gesù.

Nell’insieme sono stati momenti decisamente incoraggianti con molti studenti interessati a scoprire chi è Gesù.

Una riflessione:

Mi sono spesso sentito a disagio sul campus a cercare di iniziare le conversazioni; mi sentivo un venditore e non è una bella sensazione. Ma in questa settimana ho imparato che Dio usa la tua disponibilità. Ho fatto molta fatica ad approcciare le persone, ma nei primi due giorni ho avuto delle ottime conversazioni con un paio di persone che ho poi rivisto il terzo giorno: sono stati loro a venirmi a salutare e a voler parlare ancora. Così ho avuto modo di spiegare meglio il vangelo e ho coinvolto Giovanni nella conversazione anticipando ciò di cui avrebbe parlato la sera. Queste poche persone che ascoltavano il vangelo valevano tutti i rifiuti che avevo ricevuto da altri. Credo che Dio ci usi in modo particolare quando siamo a disagio.

Pregate per tutti quelli che hanno ascoltato il vangelo in quella settimana! Pregate che questi studenti possano incontrare e conoscere Gesù come loro Signore e Salvatore.

Zachary Smith
(Interaction Siena)

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The Mark Drama | Riscoprire il Vangelo

È bello tutte le volte vedere il Signore all’opera, e tutte le volte restare a bocca aperta per le meraviglie che compie quando ci sono persone col cuore disposto a servirlo. E ancora una volta il miracolo del Suo intervento si è verificato il 12 ed il 13 Febbraio, dove in poco più di due giorni la chiesa di Città di Castello (PG) ha preparato e messo in scena The Mark Drama. All’inizio delle prove c’era un misto di nervosismo e di eccitazione per quella che si preannunciava essere una nuova sfida per presentare il Vangelo in modo nuovo e fresco.
Non sono mancati gli attacchi e gli imprevisti che hanno colto alcuni degli attori, ma il Signore è stato fedele nel preservare i credenti impegnati in quest’opera.
È stato davvero incoraggiante lavorare con un gruppo così eterogeneo: l’età variava tra i 22 e i 70 anni ma in tutti loro ho riconosciuto quell’impegno e quell’energia che viene fuori quando sai che Dio vuole usarti per uno scopo speciale.
È stato anche bello per tutti riscoprire il Vangelo che più volte abbiamo letto. Sfumature che alla lettura possono sfuggire, sono emerse fortissime durante la rappresentazione: Gesù perfetto Dio, ma anche perfetto uomo; i discepoli che non sempre erano consapevoli di chi fosse il loro maestro; la profonda sofferenza di Cristo nel Getsemani e sulla croce.
Le due serate hanno visto la partecipazione di tanti, permettendoci di raggiungere circa duecentocinquanta persone, metà delle quali erano contatti esterni alla chiesa. La prima serata era un incontro per sorelle; la sala era pressocché piena e ci sono state buone conversazioni dopo lo spettacolo. Lo stesso è avvenuto la sera successiva, aperta a tutti.
La chiesa si è mossa insieme: non erano soltanto i 15 attori a essersi impegnati in questo progetto, ma molti altri hanno dato il loro contributo in diversi modi. Dai giovani agli anziani della chiesa, tutti sono stati incoraggianti e hanno supportato in preghiera e in atti pratici questo evento evangelistico.
Ho imparato molto da questa esperienza. In modo particolare porto con me il calore e la gioia della comunione fraterna sperimentata con questi cari fratelli e sorelle. Porto con me il ricordo dell’ospitalità e del confronto civile, le risate e gli incoraggiamenti quando qualcuno era sul punto di mollare.
Per riprendere il titolo di un film che è al cinema in questi giorni, il nostro Dio non è morto. Lui è vivo e regna sovrano e il Suo messaggio può trasformare le vite delle persone che ripongono la loro fiducia in Lui e nel sacrificio del Suo prezioso Figlio. Questo messaggio ci unisce tutti come figli di Dio, per questo considero un privilegio quello di poterlo servire anche attraverso il ministero di The Mark Drama.

Nunzio Sabatasso
(regista TMD)