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di Francesco Schiano

Ravi Zacharias (1946-2020)
“…con mansuetudine e rispetto”

Da ieri, 19 maggio 2020, Ravi Zacharias è alla presenza del
suo Signore e Salvatore.

È deceduto nella sua abitazione,
ad Atlanta, a causa di un sarcoma diagnosticato ad inizio anno.

Era nato in India nel 1946, e
all’età di 17 anni, dopo essere sopravvissuto ad un tentativo di suicidio,
aveva conosciuto l’amore di Cristo.

Trasferitosi in Canada con la
famiglia pochi anni dopo, aveva completato i suoi studi teologici prima presso
l’Ontario Bible College e poi al Trinity Evangelical Divinity School in
Illinois.

Dopo essersi dedicato alla
proclamazione del Vangelo e all’apologetica, negli anni ottanta fondò la Ravi
Zacharias International Ministries (RZIM) e nel 2004 ebbe un ruolo centrale
nella fondazione dell’Oxford Centre for Christian Apologetics (OCCA), istituto
che ha raccolto tra i suoi associati Os Guinness, Alister MacGrath e John Lennox,
tra gli altri.

È stato senza ombra di
dubbio uno dei campioni dell’apologetica cristiana degli ultimi 40 anni.

La RZIM oggi ha sedi negli Stati Uniti, in Canada, America Latina, Africa, Turchia, India,
Singapore, Hong Kong, Regno Unito e alcuni altri paesi europei, e annovera
circa 100 oratori che girano il mondo per proclamare il Vangelo e formare la
Chiesa.

Autore di oltre 30 libri, alcuni
dei quali tradotti in decine di lingue, ha annunciato il Vangelo nelle più
prestigiose università e davanti ad alcuni degli uomini più potenti del mondo.

Ci si aspetterebbe, per un uomo
del genere, che in questi giorni si celebrassero successi e acutezza del
pensiero, capacità organizzative e abilità da leader, spirito d’iniziativa e
coraggio. Eppure le parole che prevalgono tra quanti hanno scelto di onorare la
sua memoria sono umiltà e amore. Parole che ricordano il suo carattere e il suo
modo di interagire con il prossimo. Parole che dimostrano l’opera di Dio in Lui
e attraverso di Lui, forse anche più dei milioni di persone che sono state
benedette dal suo servizio.

Ho conosciuto Ravi prima
attraverso i suoi libri tradotti in italiano, testi che rispondevano alle
domande che da giovane credente mi ponevo, e poi di persona, quando ho avuto il
privilegio di studiare all’OCCA, tra il 2012 e il 2013.

Era un evangelista e un oratore
straordinario, capace di comunicare con passione e sensibilità rare la
credibilità e la bellezza del Vangelo.

Pur avendolo incontrato solo un
paio di volte, non ho difficoltà a credere alla testimonianza di chi lo ha
conosciuto meglio.

Ricordo un aneddoto raccontatoci
da un suo collaboratore:

Ravi era stato invitato come
oratore principale ad una conferenza cristiana con centinaia di partecipanti.
Tra di loro c’era, per qualche motivo, un solo non credente “dichiarato”.
Sembra che durante le pause del programma Ravi fosse molto difficile da
rintracciare per tutti quelli che volevano conoscerlo e sottoporgli le loro
domande. Mentre tutti lo cercavano, lui era sempre appartato in compagnia di
quell’unico non credente, ascoltando le sue obiezioni e rispondendo alle sue
domande, finché non vide quell’uomo convertirsi a Cristo.

Questo è il cuore di un
evangelista. Questa è una dimostrazione di amore ed umiltà.

Pur essendo in grado di difendere
la fede cristiana come pochi e di rispondere alle domande più complesse in
maniera sempre convincente, Ravi Zacharias non ha mai considerato l’apologetica
come fine a se stessa. Ogni domanda, ogni obiezione, anche quella del più
ostile degli interlocutori, non era un’occasione per dimostrare la forza delle
proprie argomentazioni, ma era un’opportunità per raggiungere un cuore con la
speranza del Vangelo. La sua attenzione era posta prima su chi poneva la
domanda e poi sulla domanda.

Ecco una cosa che possiamo
affermare considerando la vita di questo uomo di Dio: è stato un esempio
radioso di cosa voglia dire glorificare Cristo nei nostri cuori e rendere conto
della speranza che è in noi con mansuetudine e rispetto (I Pietro 3:15-16)

Francesco Schiano è Staff GBU a Napoli

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