Ricordando Emma Bonino. Alcune riflessioni su libertà di pensiero e laicità

di Valerio Bernardi
Ieri a 78 anni si è spenta Emma Bonino, uno dei personaggi politici (al femminile) più rappresentativi della recente storia dell’Italia repubblicana e su cui anche noi vogliamo fare delle riflessioni che vadano al di là della semplice polemica o affettazione, ma che servano a ricordare in che quadro (istituzionale e politico-sociale) si è inserita.
La Bonino ha avuto una carriera cinquantennale nella politica italiana che è iniziata alla metà degli anni 1970 nel Partito Radicale su battaglie politiche che sicuramente non sono state condivise dagli evangelici più conservatori come quelle dell’interruzione volontaria di gravidanza e quella (in realtà più recente e mai applicata a sé stessa che ha combattuto per la sua vita sino alla fine) sul fine vita. Ma il Partito Radicale e l’operato della Bonino non si fermano solo a questi due punti e riassumere la sua vita politica a ciò non renderebbe giustizia alla politica che è stata.
Per comprendere meglio il suo operato è bene comprendere cosa sia stato il Partito Radicale. Nato agli inizi degli anni 1970, sulle ceneri del liberalismo di sinistra (azionismo, liberalismo progressista del gruppo del periodico Il Mondo), i suoi rappresentanti (Marco Pannella e la Bonino in primis) entrarono, grazie ad una legge elettorale che lo permetteva, nel Parlamento nel 1976. Da allora le loro battaglie civili continueranno tra alti e bassi. Ne elenchiamo solo alcune (oltre a quelle già citate): l’obiezione di coscienza legale (in Italia c’era la coscrizione obbligatoria), la revisione del Concordato con la Chiesa Cattolica (o la sua cancellazione), l’antiproibizionismo per le droghe leggere, la trattativa con il terrorismo durante il sequestro Moro nel 1978 e così via. Sono battaglie che la Bonino ha sempre combattuto in maniera coerente e senza secondi fini, se non una politica che credeva nella garanzia delle libertà individuali e nella laicità dello Stato, il cui foro pubblico non doveva mai fare l’interesse di minoranze e, allo stesso tempo, doveva garantire la libertà di qualsiasi individuo. La difesa delle libertà individuali spesso confliggeva con quello che erano le idee di sinistra del Partito Comunista (che non ha quasi mai gradito le politiche proposte perché troppo liberali e poco legate al concetto di comunità), ma trovò i loro alleati naturali nel Partito Socialista e nei Repubblicani (con cui i Radicali si erano presentati in precedenza).
Questo interesse per gli interessi individuali permetteva alla Bonino di dire a riguardo dell’aborto che tutti erano liberi di esprimere le proprie opinioni nell’arena pubblica (ho avuto sinceri e schietti confronti con i Radicali agli inizi degli anni 1980 sull’argomento, quando la legge 194 fu sottosposta a referendum), ma, allo stesso tempo, non si poteva far coincidere il concetto di peccato con quello di reato, perché la percezione morale delle persone è diversa e va rispettata. Questo non significa che il dibattito non debba rimanere aperto e franco. Si trattava di un’interpretazione del concetto di laicità che ce l’aveva sicuramente più con il mondo cattolico, ma che, oggi, urterebbe diversi evangelici, anche se è qualcosa che meriterebbe ulteriore riflessione.
La Bonino, oltre che essersi occupata di affari interni, negli ultimi decenni aveva rivolto il suo interesse soprattutto alla politica estera, dove, a nostro parere, ha dato i suoi più importanti contributi. Non è un caso che l’ultima compagine politica di cui ha fatto parte è stato +Europa, un convinto partito europeista che auspicava (sulla linea del manifesto di Ventotene di Spinelli e Rossi) gli Stati Uniti d’Europa. In quest’ottica la Bonino era stata sia nostra ministra degli Esteri che segretaria della Commissione europea. Il suo interesse per il mondo l’aveva portata anche ad essere fautrice della fondazione della Corte penale internazionale e a votare, nonostante il suo pacifismo iniziale, a favore degli interventi della Nato nei Balcani come operazione di pacificazione. In questo aveva dimostrato come idealismo (l’idea di un’Europa unita e solidale) e pragmatismo (dovuto anche alla lunga carriera politica che l’aveva formata e preparata) possano andare a braccetto.
La Bonino è stata pertanto una politica che sicuramente ha dato un contributo alla modernizzazione del Paese e che ha letto le esigenze dello stesso. Il suo femminismo è stato di quelli storici e ha sempre creduto e sostenuto i diritti delle donne, non solo in Italia ma anche nel mondo.
Il suo rapporto con la fede è stato chiaro sin da subito (e lo è rimasto con la richiesta di funerali laici): era una non credente. Questo non le ha impedito di confrontarsi con il mondo cristiano. I nostri media hanno sottolineato l’amicizia sorta con Papa Francesco, ma non dobbiamo dimenticare anche le visite del più conservatore Giovanni Paolo II. Meno si conoscono i rapporti con il mondo protestante. Il protestantesimo storico ha sempre avuto rapporti con la Bonino, se non altro per la sua provenienza regionale (era piemontese di Bra), ma forse ancora meno evangelici sanno che lei e Pannella hanno avuto rapporti con la casa editrice Lanterna che era delle Chiese di Cristo e che aveva pubblicato dei pamphlet (ad inizio anni 1970) contro il servizio militare obbligatorio, riprendendo, in questo, la tradizione dei gruppi evangelici non violenti.
Questo viene a dimostrare quello che rimane un principio di alcuni di noi: ovvero la possibilità in un mondo pluralistico di poter dialogare con franchezza anche con chi non crede, tenendo ferme le nostre posizioni e, allo stesso tempo, accettando il fatto che ci si trova in un mondo plurale, dove la fede cristiana ha come suo scopo precipuo l’annuncio del Vangelo, l’enunciazione delle Verità di fede, ma non il guidare i diversi sentire. Allo stesso tempo, come credenti, abbiamo anche il dovere di comprendere la società che ci circonda e leggere anche, sempre seguendo i principi del Vangelo, come essa cambi.
Le battaglie della Bonino, almeno nei primi anni di militanza, erano sintomo di una società che si era secolarizzata e che non riconosceva più del tutto nei valori della Chiesa Cattolica, pur sapendo che si trattava dell’espressione di una parte della società in cui si viveva. Allo stesso tempo vi era sicuramente un’attenzione all’umanità, al bisogno ed al grido che da essa scaturiva e che veniva tenuto in conto. Leggere il percorso della Bonino, per noi, ha anche il significato di comprendere come la società in cui viviamo sia cambiata e di come una minoranza (come quella dei Radicali) possa fungere da coscienza critica di una società, il che dovrebbe farci riflettere anche sul nostro ruolo in una società pluralista e democratica.
Valerio Bernardi – DIRS GBU
Nota: Le riflessioni contenute in questo articolo sono frutto dell’elaborazione dell’autore. Pur essendo in linea con le Basi di Fede del GBU, i contenuti rappresentano il pensiero del singolo redattore e non impegnano la posizione ufficiale dell’associazione.
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