Uno scisma moderno?

Come comprendere il “riordinamento” della Comunione Anglicana
di Simon Cowell
(Staff GBU a Bari)
Lo scorso 16 ottobre Laurent Mbanda, Arcivescovo anglicano del Ruanda, ha annunciato la creazione di una «comunione anglicana globale», rifiutando la sede di Canterbury come rappresentante della terza, più grande chiesa cristiana del mondo. Questo annuncio probabilmente non è stato molto notato molto in Italia – la chiesa anglicana, storicamente derivante dalla Chiesa d’Inghilterra, è una realtà poco diffusa e poco numerosa in questo paese. Non vuol dire, però, che non abbia avuto una certa influenza anche sulla chiesa italiana. Autori e teologi come Packer, Ryle, Stott, N.T. Wright e Christopher Wright provengono dal mondo anglicano, e gli anglicani hanno svolto un ruolo importante nello sviluppo della teologia evangelica anche oltre i confini denominazionali. I missionari britannici (perlopiù anglicani, ma non solo) hanno anche contribuito in modo significativo alla diffusione del vangelo in diverse parti del mondo. Tutto ciò rende questo un momento importante non solo per l’anglicanesimo in sé ma anche per la chiesa globale nell’affrontare la falsa dottrina e nella difesa della verità biblica.
Sin dall’inizio c’è stata, nella chiesa anglicana, una tensione interna significativa. Anche se la denominazione è nata all’epoca della Riforma come i luterani, i calvinisti e anche gli anabattisti, in Inghilterra questa divisione non fu motivata primariamente dalla teologia, ma dalla politica. Il re Enrico VIII era fortemente opposto alla teologia di Lutero, al punto da meritarsi dal papa Leone X, nel 1521, il titolo Defensor Fidei (Difensore della Fede). In seguito, però, cercò l’annullamento del suo matrimonio con Caterina d’Aragona, che non gli aveva dato un erede maschio. Quando l’allora papa Clemente VII si rifiutò di concedere l’annullamento, Enrico decise di separare ufficialmente la Chiesa inglese da quella romana, senza però adottare la teologia della Riforma.
Questo vuol dire che, al contrario di altre confessioni “protestanti”, gran parte della chiesa inglese è rimasta cattolica, almeno per convinzione. Fu solo nei decenni successivi che la teologia riformata prese il sopravento al punto che la liturgia e i documenti fondamentali anglicani sono al giorno d’oggi considerati chiaramente evangelici, perlopiù riformati. Questa storia complessa (di cui abbiamo potuto narrare qui solo una sintesi superficiale) spiega in qualche modo la complessità della domanda: chi sono i veri anglicani? Quelli di convinzione cattolica, o quelli di convinzioni riformate? La questione si è complicata ulteriormente nella seconda metà del 800, con l’arrivo della teologia “liberale” e il suo caratteristico metodo dell’alta critica. Per ben 150 anni, dunque, la chiesa anglicana è stata composta di almeno tre scuole di pensiero: quella evangelica, quella “anglo–cattolica” e quella “liberale/progressista”. Questa tensione è stata gestibile grazie alla struttura della chiesa stessa: sebbene l’arcivescovo di Canterbury sia considerato il capo della Comunione anglicana, non ha nessuna autorità di comandare o di intervenire direttamente nelle attività delle varie diocesi anglicane. L’arcivescovo di Canterbury è considerato come “primus inter pares” rispetto agli altri arcivescovi della Comunione. I vari congressi e incontri globali della chiesa erano momenti di discussione, dibattiti, tentativi di trovare e di esprimere accordo e mantenere una certa unità, sebbene ogni diocesi fosse a tutti gli effetti indipendente per quanto riguardava la teologia e il suo ministero pubblico.
Per quasi un secolo la situazione è stata questa, con un delicato equilibrio fra gli evangelici, gli anglo–cattolici e i progressisti. Gli ultimi eventi, però, rappresentano il culmine di una graduale erosione di questo equilibrio. Negli ultimi decenni la rivoluzione sessuale ha fatto il suo ingresso anche nella chiesa e le dottrine concernenti la sessualità umana, il matrimonio e le questioni correlate sono state messe in discussione non soltanto dal punto di vista delle convinzioni personali, ma anche da quello ufficiale. Quale dovrebbe essere la posizione ufficiale della chiesa sull’omosessualità? Un matrimonio gay può essere riconosciuto e magari benedetto dalla chiesa? È consentito a un prete, un sacerdote o un ministro ordinato di far parte di una coppia omosessuale? Allo stesso tempo, il baricentro globale dell’anglicanesimo si è spostato verso sud: la diocesi più grande del mondo è quella della Nigeria (con oltre 25 milioni di membri battezzati, e molti altri praticanti), e teologicamente verso il campo evangelico. Quasi tutte le diocesi del cosiddetto “sud globale” sono di orientamento evangelico e in termini numerici costituiscono la maggioranza della Comunione globale.
Le risposte provenienti dalle varie parti della chiesa a queste domande sono, alla fine, il motivo di questo “scisma”. Nella Chiesa d’Inghilterra (cioè la parte inglese della Chiesa anglicana) è stato adottato un report che permette determinati riti e culti, approvando e benedicendo i matrimoni omosessuali. Questa relazione, intitolata “Living in Love and Faith: A response from the Bishops of the Church of England about identity, sexuality, relationships and marriage” (“Vivere nell’amore e nella fede: una risposta dei vescovi della Chiesa d’Inghilterra sull’identità, sulla sessualità, sui rapporti e sul matrimonio”), è stata redatta sotto la guida di Sarah Mullally, quando era vescovo di Londra. Anche se non modificava ufficialmente la dottrina anglicana sul matrimonio (che una relazione duratura ed esclusiva fra un uomo e una donna), proponeva preghiere e letture da usare in un culto di ringraziamento per un matrimonio omosessuale. Questa relazione è stata accolta male dalla parte evangelica della Comunione, che l’ha ritenuta contraria alla palese dottrina scritturale, alla teologia sana, e alla tradizione storica anglicana.
Il conflitto, già in crescita, ha raggiunto il suo culmine lo scorso 3 ottobre quando è stata annunciata l’elezione della stessa Sarah Mullally qualecome arcivescovo di Canterbury – la prima donna nella storia a ricoprire quel ruolo. Tante chiese anglicane del sud globale, ritenendo che il cuore storico della Comunione si è ostinato sulla teologia liberale in merito alle questioni sessuali, si sono organizzate nell’associazione GAFCON (Fratellanza Mondiale degli Anglicani Confessanti) e hanno preso la decisione “scismatica” di rifiutare ufficialmente l’autorità (anche simbolica) di Canterbury e di stabilire questa nuova “Comunione anglicana globale”.
Alla fine, si tratta di una decisione spinta da un forte desiderio di restare fedeli alla testimonianza scritturale, di mantenere una dottrina santa e sana, e di rifiutare l’invasione del liberalismo nella chiesa.
Bisogna pregare per i nostri fratelli e per le nostre sorelle anglicani, affinché questa decisione (presa niente affatto alla leggera) possa portare al ravvedimento, alla sottomissione all’autorità delle Scritture, e a una crescita sempre più grande e profonda del regno di Dio.
Soli Deo Gloria
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