Foto di Luca Montemarano e Luigi Tucci
Montesilvano 31 ott. – 3 nov.

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Storie di vita quotidiana: discepoli per “fare discepoli” nelle mani di un grande Dio.

Aprile 2019

Sono in attesa di una nuova coinquilina. Vivo in una residenza universitaria, e non si è mai davvero pronti abbastanza per accogliere la nuova arrivata, non avendo la minima idea di chi possa essere. In situazioni poco chiare o incerte, da cristiani, Dio ci chiama a fidarci di lui e a presentare in preghiera i nostri dubbi, timori e desideri, sapendo che Lui stesso provvederà, secondo i suoi tempi, ciò che è meglio per noi. Inizialmente le mie richieste riguardavano per lo più aspetti pratici della convivenza: “Spero sia una persona educata, ordinata, e possibilmente italiana!”

Ma più trascorrevo tempo con Dio, più mi rendevo conto che Lui stava cambiando i miei desideri; le mie richieste non erano più le stesse e i miei pensieri si stavano allineando ai Suoi. Avevo dato priorità a cose di poca importanza. Ciò che Dio mi stava chiamando a fare era semplicemente mostrare con la mia vita chi Lui fosse e parlare della speranza in Cristo Gesù proprio alla mia nuova coinquilina, con il desiderio di poter leggere un giorno la Bibbia insieme a lei, a casa nostra! Dio avrebbe mandato la persona giusta al momento giusto. Quanto a me, ho riscoperto il valore e la potenza della preghiera, e il grande privilegio di poter godere di questa speciale relazione con Dio.

Per comprendere davvero la grandezza del nostro Dio, e perché questa storia è la Sua storia, è doveroso fare un passo indietro.

Durante le due settimane di attesa e di preghiera, è successa una cosa a dir poco singolare. Era un sabato mattina, avevo appena concluso la lettura del libro degli Atti, quando una dolce musica ha attirato la mia attenzione: conoscevo quella melodia, era un canto cristiano! Per un attimo ho davvero pensato di essermi sbagliata, ma poi ho visto una ragazza asiatica con una chitarra in mano, che cantava e lodava Dio davanti la residenza universitaria. Ero così entusiasta che sono scesa in piazza e, senza nemmeno conoscere il suo nome, mi sono unita al suo canto. Così ho conosciuto una cara sorella in Cristo (G. da Berlino) che è solita organizzare studi biblici a casa sua ogni venerdì, e che quel giorno distribuiva volantini presso le università per invitare giovani studenti. Da quel giorno abbiamo iniziato a vederci regolarmente e condividere la nostra passione per Gesù.

Tre giorni dopo ho conosciuto A. la mia nuova coinquilina… dalla Mongolia! Non parlava italiano, e non sarebbe stato facile comunicare con lei (conosceva solo un po’ di inglese), figuriamoci parlarle di Gesù! Non vedevo come avrei potuto presentarle in Vangelo, ma confidavo in Dio e nella sua fedeltà. Pregavo che mi donasse opportunità di condividere almeno la mia storia, e come lui avesse trasformato la mia vita, ma non avevo molte occasioni di dialogo. Dio mi ha sfidata a porre la mia completa fiducia in lui, a fare a meno delle parole ma, con la mia vita, a mostrare il Suo amore, la Sua gioia, la Sua pace, la Sua grazia e il Suo perdono. A. questo lo ha percepito, io ancora non ne ero cosciente, ma Dio già stava lavorando nel suo cuore.

Pasqua

Mi è chiaro che Dio abbia preparato per me un tempo speciale con A. anche se avevo immaginato una giornata diversa. La invito quindi ad andare al parco per una passeggiata dopo un pranzo veloce, e porto con me il mio ukulele. Ci sediamo su una panchina e inizio spontaneamente a lodare Dio con alcuni canti e a spiegarle il significato. Sono state due ore benedette, e Dio mi ha donato la gioia di condividere chi fosse Gesù per me, e di presentare con parole semplici il messaggio del Vangelo.
“Perché Dio ha tanto amato il mondo che, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna.” (Giovanni 3:16)
Dio aveva già risposto in un modo incredibile alle mie preghiere, ma ecco subito dopo la sua domanda:

“Ma se iniziassimo a leggere la Bibbia insieme?”

Non avrei immaginato che dopo due sole settimane avremmo avuto il primo studio biblico a casa nostra!

Maggio

Primo studio biblico in inglese. Il desiderio di A. di voler conoscere Gesù era incoraggiante, ma non è stato facile per lei riuscire a comprendere il testo. Nonostante avessi avuto la dimostrazione che anche senza parole Dio può compiere miracoli, sentivo l’urgenza che lei comprendesse davvero la buona notizia di Gesù e sarebbe stato davvero grandioso conoscere un credente che parlasse la sua lingua con cui lei avrebbe potuto dialogare ed esporre tutte le sue domande.

Qui la storia si fa interessante: ricordate G. la ragazza asiatica conosciuta qualche settimana prima? Bene, ho omesso di dire che sua mamma è mongola. G. conosce ben 9 lingue, tra cui il mongolo.

E non finisce qui. Durante il secondo studio biblico con A., le ho parlato di G. e lei molto spontaneamente mi ha chiesto se fosse la stessa G. che era solita organizzare studi biblici il venerdì, e da cui qualche settimana prima aveva preso un volantino perché interessata a conoscere Gesù. Potete immaginare la mia faccia. Ero meravigliata di quanto Dio avesse orchestrato tutto in maniera perfetta. Ho compreso che questa era la Sua opera, che io ero solo uno strumento nelle sue mani, e questo mi ha donato gioia, pace e un senso di libertà incredibile. Ho lasciato completamente a lui il controllo di tutto.

Non è stato semplice fissare un incontro tra le due. Per tre settimane, questo appuntamento è saltato. Dio mi aveva già dimostrato la sua fedeltà e ancora una volta mi invitava a fidarmi di lui, niente di più rassicurante!

Giugno

Venerdì 14: il giorno del tanto atteso incontro, G., A., io e il mio ukulele, completamente immerse tra il verde della natura. Non appena si sono incontrate con grande gioia ed entusiasmo hanno iniziato a parlare in mongolo, mentre io, non potendo capire nulla di quella conversazione, cantavo e ringraziavo Dio per quello che i miei occhi stavano vedendo. G. ha aperto la sua Bibbia e ha iniziato a leggere e commentare dei versetti della lettera ai Romani:

Perché, se con la bocca avrai confessato Gesù come Signore e avrai creduto con il cuore che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvato; infatti con il cuore si crede per ottenere la giustizia e con la bocca si fa confessione per essere salvati. Difatti la Scrittura dice: «Chiunque crede in lui, non sarà deluso».
(Romani 10: 9-11)

Dopo poco G. mi ha chiesto di unirmi in preghiera con loro, perché A. aveva il desiderio di conoscere Gesù personalmente e iniziare un nuovo percorso con Lui. I miei occhi a stento trattenevano le lacrime. È stata la gioia più grande della mia vita.

In due mesi Dio ha compiuto miracoli incredibili e mostrato tutta la sua potenza: niente è impossibile per lui! La meraviglia è stata gustare come nelle mani di un grande Dio ogni cristiano è equipaggiato per annunciare il messaggio del Vangelo a gente di ogni popolo e lingua, perché Egli ci ha donato già ogni cosa in Cristo Gesù.

Come suoi discepoli Lui ci chiama a “fare discepoli” e sono consapevole che A. è solo all’inizio del suo cammino con Dio; la mia preghiera è che lei possa innamorarsi sempre più di Gesù, conoscerlo attraverso la Bibbia e decidere di seguirlo con tutto il suo cuore. Continuiamo a pregare per l’opera di Dio nella sua vita!

Quanto a me, lodo Dio per il privilegio di esserle accanto in questo percorso che, malgrado piccole sfide quotidiane, è ricco di grandi benedizioni perché “vi è più gioia nel dare che nel ricevere”.

 

Alessandra Malta
(GBU Firenze)

Anche quest’anno ho avuto il privilegio di partecipare alla consueta Formazione GBU. Rispetto agli anni precedenti, essendo stata la mia terza volta, ho avuto modo di vivere le intense giornate di insegnamento da una prospettiva differente. Rivedere gli altri studenti, insieme ai quali ho iniziato il mio percorso da coordinatore, mi ha riempito il cuore di gioia e mi ha incoraggiato nel constatare che altri giovani come me stanno continuando con perseveranza la missione che il Signore ci ha affidato in questo momento della nostra vita: annunciare Gesù Cristo nelle Università italiane. Inoltre, conoscere le nuove “leve” mi ha confermato e reso più salda l’idea che non siamo noi coordinatori e studenti il centro del GBU, bensì Dio, che si compiace di usarsi degli studenti universitari per la sua opera di redenzione.

Studiare insieme la Lettera ai Filippesi mi ha decisamente arricchito spiritualmente ricordandomi che il coordinatore deve impegnarsi nel servire il gruppo, cercando non il proprio interesse, ma anche quello degli altri (Filippesi 2:4). Oltre a ciò, il Signore mi ha esortato, sia tramite le conversazioni avute con altri sia con la Sua Parola, a non angustiarmi di nulla, ma in ogni cosa fare conoscere le mie richieste a Dio in preghiere e suppliche, accompagnate da ringraziamenti (Filippesi 4:6). La preghiera, il carburante utilizzato durante la formazione, mi ha permesso di focalizzarmi sull’Eterno e di rendermi conto di quanto necessito della sua presenza nella mia vita quotidiana.

Mi è particolarmente piaciuto il seminario “Interagire con l’Università – il Vangelo incontra il mondo”, perché mi ha dato la possibilità di conoscere una delle prospettive del mondo riguardo la figura di Gesù e il canone biblico. Questo mi ha permesso di mettermi in discussione e di riconoscere la necessità di approfondire l’argomento per essere più preparato e pronto a eventuali conversazioni universitarie.

L’esercizio evangelistico, svolto nelle Università senesi, è stata un’esperienza che mi ha fatto riflettere molto. Nonostante avessimo argomentazioni valide, le persone alle quali abbiamo parlato continuavano a rimanere cieche di fronte alla realtà del Vangelo. Ho riavuto la conferma che la conoscenza del mondo serve, ma non basta e mai basterà. Paolo lo comprese pienamente quando scrisse queste parole: «[…] ritengo che ogni cosa sia un danno di fronte all’eccellenza della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore, per il quale ho rinunciato a tutto; io considero queste cose come tanta spazzatura al fine di guadagnare Cristo» (Filippesi 3:3-9). La salvezza proviene esclusivamente dalla conoscenza di Gesù Cristo.

Il Signore ci ha dotato di doni e talenti per servirlo e glorificarlo. Per questo il GBU, durante la Formazione e l’anno accademico, ci equipaggia e ci incoraggia a utilizzare le conoscenze che abbiamo come mezzo per riuscire ancora più efficacemente a condividere Gesù da studente a studente.

Davide Ibrahim
(GBU Milano Statale)

Edizioni GBU,
170 p. | 14.00 €

 

Ed Shaw, secondo Vaughan Roberts

Questo è un libro importante, uno dei più importanti che ho letto negli ultimi anni. … non è proprio un libro moderato, indirizzato solo ai credenti che vivono un’attrazione verso lo stesso sesso, per spingerli a seguire su quel tema la linea biblica. Si tratta, soprattutto, di un libro radicale, che richiede a tutti i credenti una completa trasformazione del pensiero e del comportamento.

Lasciate che vi dica perché mi piace così tanto.

Innanzitutto, è un libro sensibile. È sensibile dal punto di vista pastorale, come ci si potrebbe aspettare da uno scrittore che è trasparente in merito alla propria esperienza dell’attrazione verso lo stesso sesso. La sua onestà su come ci si sente è nuova. Egli “capisce”. Questo è importante per quelli che si trovano nella stessa situazione. Ma, cosa altrettanto importante, Ed Shaw è sensibile da un punto di vista culturale. Riconosce che gli dei della nostra epoca, siano essi riconosciuti consapevolmente o meno, hanno una maggiore influenza sulla posizioni etiche rispetto all’interpretazione biblica, anche per molti cristiani sostenitori della tesi secondo la quale la Bibbia  sia l’unica autorità. Non si tratta tanto del fatto che le menti siano state conquistate da nuove interpretazioni ma che i cuori siano stati catturati dai presupposti dell’individualismo.

In un mondo e, troppo spesso, in una chiesa, in cui l’autoespressione e l’autorealizzazione sono valori ampiamenti incontrastati, la posizione cristiana ortodossa relativa all’omosessualità può apparire a un tempo sia insostenibile sia, persino, immorale. In questa ottica pochi saranno convinti della correttezza di quell’insegnamento, per quanto biblicamente ben esposto, a meno che non siano persuasi della sua plausibilità.

Ed Shaw si rende conto che questo clima esige una riflessione che non focalizzi semplicemente la mente sull’interpretazione di alcuni testi chiave, ma che si rivolga al cuore e alle sue spesso ignote e nascoste convinzioni.

La seconda caratteristica che colpisce di questo libro è che è molto positivo. Come sostiene Ed, un approccio all’omosessualità che si limiti a dire «soltanto no!» non è più efficace, ammesso che lo sia mai stato. Quello che egli ci offre invece è una visione positiva della possibilità di una vita vibrante e appagante in comunione con Cristo per i cristiani attratti verso lo stesso sesso, anche se questo vuol dire privarsi del sesso e del matrimonio.

Sicuramente, a volte ci sarà sofferenza ma, come ci si potrebbe aspettare qualcosa di diverso se si segue colui che è entrato nella gloria mediante la crocifissione e che ha invitato i suoi discepoli a percorrere la stessa strada, rinunciando a se stessi e prendendo la croce? Ciò a cui ci viene chiesto di rinunciare non è nulla in confronto a ciò che possiamo ricevere, sia al presente sia in futuro. La vita con Cristo implica sacrificio, come in tutte le relazioni, ma dopotutto è determinata non da ciò che viene negato ma da cosa o, meglio, da chi, viene abbracciato. Il dire “no” è preceduto e avvolto dal “si” detto a Cristo, in risposta al suo amorevole “SI” per noi. Egli è venuto per portarci la vita, non una forma di morte vivente, ed è morto per renderla possibile.

Potremmo sperimentare l’equivalente di ciò che Ed chiama i suoi «momenti in cui si è a terra», quando tutto sembra cupo, ma in Cristo e tutto ciò che Dio ci dà in lui abbiamo un buon motivo per rialzarci, perseverare e gioire! Egli ci chiama non a un ostinato stoicismo ma a una fede piena di gioia nel dolore e di speranza nell’afflizione.

L’ultima ragione per cui questo libro mi piace così tanto è che è incisivo. Il tono non è mai aggressivo o prepotente, ma si può percepire la passione dell’autore e la sua legittima frustrazione. I suoi punti di vista non sono rivolti verso un obiettivo prevedibile, cioè fare concessioni ai liberali, ma è rappresentato da coloro che appartengono alla sua stessa fede evangelica.

Piuttosto che accusare gli altri di non essere biblici, dobbiamo esaminare la nostra tradizione alla luce di ciò che dice la Parola di Dio. Mentre pretendiamo di resistere agli idoli dell’edonismo e del relativismo, dobbiamo chiederci: non siamo troppo spesso entrati in un empio accordo con l’egoismo, l’idolo moderno che viene adorato più di tutti? Il risultato, troppo spesso, è un travisamento del cristianesimo autentico, in cui non c’è spazio per gravosi sacrifici e che lascia l’individuo sul trono, al posto del Dio vivente.

Intenti a contrapporci alla rivoluzione sessuale, non abbiamo forse esaltato allo stesso modo il matrimonio e il nucleo famigliare, emarginando o ignorando la visione biblica della chiesa come famiglia di Dio e del celibato, scelto o meno, come vocazione? L’attuale controversia sull’omosessualità nella chiesa ci dà l’opportunità di riconoscere e tornare indietro su questi e altri «passi falsi» che hanno aumentato enormemente il senso di implausibilità della vita a cui sono chiamati alcuni di noi.

Dal punto di vista del mondo, la chiamata di Cristo a un discepolato interpretato con sincerità e sacrificio sembra implausibile e poco attraente per chiunque, indipendentemente dalla propria sessualità o da circostanze particolari. Se vogliamo perseverare nel discepolato e persuadere chiunque altro a unirsi a noi, dobbiamo in qualche modo comunicare che ciò che viene offerto non è un insieme di regole, ma una relazione dinamica con il Dio vivente.

Non potremmo mai vivere una vita del genere nell’isolamento; come cristiani, infatti, non siamo stati lasciati soli. Conosciamo Dio come nostro Padre, che è amorevolmente sovrano su tutte le cose ed è all’opera anche nei momenti e negli aspetti più difficili della nostra vita, per il nostro bene e per la sua gloria. Conosciamo Cristo come nostro Signore e Salvatore, colui che ci chiede di prendere la sua croce e di seguirlo, avendo già dato la sua vita per noi e offerto infinitamente più di quanto egli ci richieda. E conosciamo lo Spirito come Consolatore, che è con noi in ogni passo e ci chiama a vivere una vita di profonda e soddisfacente intimità insieme a Cristo e in comunione con la chiesa.

Quando la vita cristiana viene vissuta con questo Dio al centro, essa è non solo plausibile, ma meravigliosa.

(Vaughan Roberts – St Ebbe’s Church, Oxford)

L’articolo La plausibilità nella sfera delle scelte sessuali (a proposito di un libro di Ed Shaw) proviene da DiRS GBU.

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Ricorderò l’esperienza in Sudafrica come una delle benedizioni più grandi e inaspettate che il Signore abbia voluto donarmi. Un anno fa non avrei mai potuto immaginare che potessi partecipare a un convegno come un’Assemblea Mondiale di IFES. Ancor meno avrei potuto immaginare che per dieci giorni sarei stata l’unica studentessa italiana in mezzo a persone provenienti da centinaia di altre nazionalità. Già dal momento in cui mi era stato proposto questo incredibile viaggio sapevo che Dio aveva in mente qualcosa di speciale per me. A distanza di più di un mese dal mio ritorno in Italia posso dire che il nostro buon Padre non smette mai di sorprenderci, e lo fa in modi davvero straordinari.

È innegabile che fin dall’inizio avevo dei dubbi. Sarebbe stato “solo” il mio secondo viaggio in aereo e sarebbe durato più di venti ore. Ma non è una responsabilità troppo grande? Per diversi giorni sono stata sommersa da domande, ma poi ho capito. Grazie all’aiuto del Signore ho preso consapevolezza di quali fossero le priorità nella mia vita, e al primo posto c’è sicuramente Lui. Quindi ho accettato e mi sono preparata a questa esperienza. Ho davvero visto la mano del Signore in ogni cosa facessi, dal primo istante fino all’ultimo.

Gioia, Johan e Chris, rappresentanti del GBU italiano

Già all’arrivo in aeroporto ho visto subito come tra i volontari di IFES e gli altri studenti appena arrivati aleggiasse qualcosa. Con i giorni ho capito che quel qualcosa era comune a tutte le 1200 persone che erano lì: l’amore e la passione per Cristo. I primi tre giorni erano dedicati allo Student gathering o, come piaceva chiamarlo a noi, al Family gathering. Tra le 300 persone presenti c’erano solo studenti. Sono stati tra i giorni più belli trascorsi lì. Ho potuto conoscere la maggior parte delle persone presenti e iniziare ad annotare i loro nomi e le loro nazionalità. Ho potuto fare domande e ascoltare storie. Ogni giorno chiedevo a Dio di poter ascoltare la storia di almeno una persona.

Siamo abbastanza giovani per sognare e per provarci. Siamo uniti cuore a cuore, spirito a spirito.
Sono queste le prime parole che ho annotato sul mio diario di viaggio, parole dette da una ex studentessa oggi impegnata a livello globale con IFES. È stata lei a mostrarci che IFES è la famiglia che non abbiamo mai saputo di avere. Circondata da così tante persone estranee non mi sono mai sentita così a casa.

Ho imparato che il nostro momento è ora, che la vita di noi studenti del GBU è di essere pazzi per il Vangelo e che Dio ci sta usando per trasformare l’università per la sua gloria.

Nonostante le differenze culturali, ho rivisto negli occhi di moltissime persone lo stesso entusiasmo che ha ogni studente italiano nel proprio gruppo GBU. Ho imparato che tutto questo non riguarda solo conoscere la Parola di Dio, ma comprende anche l’essere plasmati da essa. Ho imparato che le debolezze possono trasformarsi in forze per imparare l’umiltà e per imparare a dipendere completamente dal Signore. Ho capito che a volte non troviamo porte aperte, ma solo finestre aperte; quello che bisogna fare è saltarci dentro.

La World Assembly è stata per me un viaggio personale, ma l’ho vissuta anche come un viaggio in famiglia. Spesso viaggiamo con così tante cose nelle nostre borse che non vediamo cosa abbiamo con noi. Dio ci invita a guardare a tutte le cose che possediamo e a lasciarci guidare da Lui. Come i discepoli sulla via per Emmaus, anche noi possiamo essere reindirizzati da Cristo nel nostro cammino e diventare messaggeri di speranza.

Ho sentito molte persone raccontare cose meravigliose che Dio sta compiendo nei loro contesti. Se si ha piena fiducia nel piano di Dio si può anche avere piena consapevolezza che la nostra storia è solo parte della Sua storia. Noi, con le nostre vite, siamo solo un tassello del puzzle della storia di Dio.

Il Dio che ho visto in Sudafrica è il Dio delle nazioni. Non siamo soli in questo ministero che a volte sembra troppo grande; ora lo so, l’ho visto. Invito chiunque ad andare alla World Assembly, a vivere una delle esperienze più simili al paradiso che io abbia mai vissuto.

I momenti che mi rimarranno impressi nella mente e nel cuore saranno vedere la felicità e ascoltare le storie piene di sfide dei nuovi gruppi associati a IFES, le risate con i ragazzi sudamericani, i sorrisi dei popoli asiatici, la gioia dei popoli del medio oriente, l’emozione di lodare Dio in tante lingue e in tanti modi diversi, le lacrime e le preghiere condivise con persone speciali, ma soprattutto il falso accento italiano di chi sapeva dire soltanto pizza, pasta, mafia e Berlusconi!

Oggi IFES viene sorpresa di continuo da Dio. Lui è all’opera. Basta guardare a Lui per accorgersene.

Gioia Frasca
(GBU Roma La Sapienza)

1. Alessandro tu sei un giornalista: potresti in poche parole descrivere questa professione soprattutto a beneficio di chi è completamente estraneo a essa.

Un giornalista, di per sé, è una persona curiosa. Ecco come amo definirmi: un curioso. Questa deve essere la prima caratteristica di chi si affaccia a questa professione. E‘ come se fossimo, noi giornalisti, degli “esploratori”.
Devi interessarti e documentarti di fatti, persone e questioni molto complesse, e spesso così lontane dalla propria vita, dalle proprie conoscenze, per poi cercare di farsi una precisa idea e infine provare a raccontarla. Per quanto mi riguarda, lo considero un privilegio. Perché non mi annoio mai: visito posti sempre differenti tra loro. Un giorno mi capita di intervistare un premio Nobel e la settimana dopo un uomo le cui azioni non sono poi così nobili (e mi è capitato veramente). Un giornalista fa domande, a volte scomode. Pone quesiti, solleva questioni e cerca di stimolare le risposte dell’interlocutore. Dovrebbe astenersi dal giudicare, ma dare tutti gli strumenti necessari ai telespettatori che poi si faranno una propria idea sull’argomento. Una grande soddisfazione per un giornalista è quando il lettore o telespettatore pensa: “ … questa è la domanda che avrei fatto anche io!”.
E non voglio essere retorico: un giornalista non è mai veramente super partes. Inevitabilmente subisce, come mi è capitato, l’influenza, positiva o negativa, di chi intervista: a volte ha una sintonia, altre invece ha dei pregiudizi.
Dipende poi anche con quale scopo e per chi si compie l’intervista. Nella gran parte dei casi io sono un freelance, quindi libero di fare ciò che credo e penso. La libertà è la chiave per un’intervista di successo.

2. Hai intervistato molti personaggi politici italiani e stranieri e molti personaggi dello spettacolo: qual è l’intervista è il personaggio che ti ha lasciato maggiormente il segno.

Sono molto orgoglioso, prima di tutto, di aver intervistato molto esponenti del mondo evangelico internazionale, diversi tra loro: da Reinhard Bonnke a John Piper, e la lista è molto lunga.
Quella che con Bud Spencer è stata l’intervista più coinvolgete che ho compiuto tra quelli del mondo dello spettacolo: uomo umile, buono e di fede. Diventammo amici.
Fu un grande onore intervistare Rita Levi Montalcini, in occasione dei suoi 100 anni, così come Piero Angela, maestro di giornalismo divulgativo ed il prof. Antonino Zichichi.
L’intervista politica più importante che ho realizzato, è stata quella a John Aschroft, già procuratore Generale degli Stati Uniti: parlammo dell’11 settembre 2001 e di molte vicende di politica internazionale.
La mia prima intervista di “peso” fu quella a Giulio Andreotti. Mai conosciuto un uomo più acuto di lui.
Ho intervistato anche Licio Gelli, l’uomo più oscuro ed enigmatico delle storia recente.
Avevo poco più di 22 anni. Molti mi sconsigliavano di farlo. Fu una sfida non indifferente trovarmi di fronte un uomo così abile nel mistificare e tergiversare. Ma fu un lungo lavoro che poi culminò in un libro, che fu molto apprezzato anche dal Presidente delle Repubblica Sergio Mattarella che mi invio’ un messaggio olografo.
Infine, mai avrei immaginato nella mia vita di incontrare ed intervistare il Premio Nobel ed ex presidente sovietico Mikail Gorbachev: consegnare una Bibbia nelle sue mani, fu un grande onore spirituale.
E la realizzazione di un sogno.

3. Sei anche un giornalista cristiano: come coniughi la tua fede e la tua professione.

Non posso dire di aver fatto sempre bene.
Se mi guardo indietro, mi riconosco tanti errori. Sono anche un po’ spericolato: un giornalista deve però esserlo, altrimenti come avrei potuto intervistare ed avvicinare certi personaggi?
Non so se ci sono delle regole, onestamente, per poter coniugare al meglio la mia fede con la mia professione. Posso solo rivendicare di essere stato sempre me stesso, come quando intervistai don Gabriele Amorth, il famoso prete esorcista, poco prima della sua morte.
Non ci limitammo su nulla: posi con garbo ma con fermezza molte questioni spirituali e dottrinali, una dietro l’altra.
Lui non si risparmio’: venne fuori un confronto serrato ma stimolante. Concluse dicendo di essere stato felice di aver realizzato per la prima volta un’intervista con un giornalista di fede evangelica.
La sfida è continua, le insidie sono dietro l’angolo ogni volta che si fanno domande e ci si confronta. Non ho un segreto e non ho lezioni da dare. Ma solo tanto da imparare. Forse una sola cosa: in cuor mio, prego sempre prima di iniziare un’intervista: “Dio mio, guidami tu…. ”.

Alessandro Iovino è un giornalista pubblicista di Napoli; ha scritto 15 libri e ha vinto diversi premi letterari, e nel 2019 è stato insignito del “Firma Religions for Freedom Award”.
Dal 2011 al 2018 è stato assistente parlamentare presso il Senato della Repubblica.

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Oratore: Danny Pasquale

Studio 1 – Perché seguire Gesù (Luca 2:8-20)

Studio 2 – Come seguire Gesù (Matteo 16:24-28)

Studio 3 – Seguire Gesù in pratica (1 Tessalonicesi 1:1-10)

Giancarlo Rinaldi, Paolo e Nerone. L’Epistola ai romani alla luce della storia e dell’archeologia, Edizioni Vivarium novum, Roma 2019, pp. 310, euro 20,00.

 

 

 

1. Un ennesimo commentario all’Epistola ai romani di Paolo? E perché, poi, se a scriverlo non è un teologo né un esegeta di professione?

Ho scritto questo testo proprio perché non ho una formazione teologica ma ho compiuto studi di storia del mondo antico e ho insegnato in università di Stato piuttosto che in seminari o istituti religiosi. La grande sfida per me, infatti, era quella di capirci qualcosa in più in un testo non sempre facile, ponendomi dal punto di vista non dell’esegeta moderno bensì di quello di chi visse all’epoca in cui Paolo scrisse e il suo messaggio iniziò a circolare. Questo spiega anche il perché io abbia scelto una Casa Editrice che non ha mai pubblicato studi sulla Bibbia ma che è specializzata in testi scolastici per lo studio del latino e del greco: ho voluto restituire all’attenzione dei classicisti un documento che appartiene pienamente alla loro letteratura, poiché è scritto in greco, ma che solitamente non viene adeguatamente apprezzato nei percorsi scolastici o universitari. Dal versante opposto, ho inoltre voluto dimostrare ai lettori affezionati alla Bibbia come un suo libro sia molto più facilmente comprensibile quando lo si inserisce nel suo naturale contesto storico. Nel nostro caso il principato di Nerone che va dal 54 al 69 d.C.

2. Quale novità di rilievo emerge da questa contestualizzazione?

Parecchie. Paolo presenta alle comunità romane che lo leggevano (ed erano esigue e non prive di crisi e problematiche) un ‘manifesto’ il quale da un lato metteva in crisi la convinzione dei giudei di costituire, loro e loro soltanto, il popolo di Dio, dall’altro sfidava l’intero impianto culturale classico: una tradizione millenniale di cultura, religione, filosofia, etc. In particolare Paolo sfidò, senza neanche esserne pienamente consapevole, l’assiologia del princeps, di Nerone, cioè la sua visione del mondo e dell’impero la quale metteva al centro l’opera di un imperatore assimilato alla sfera del divino e brillante nelle sue realizzazioni ed esibizioni artistiche. Da questa sfida, paradossalmente, il rabbino di Tarso uscì vincitore e le sue pagine, dopo aver ispirato molte menti acutissime (si pensi ad Agostino, Lutero, Wesley, Barth, etc.) ancora oggi fanno discutere. Paolo ha sfidato i confini della città antica quando ha configurato una nuova politèia, cioè cittadinanza celeste; ha sfidato la filosofia stoica (in auge alla corte neroniana se solo si pensa a Seneca) quando ha proclamato una nuova via per la conoscenza del divino e un nuovo concetto di prònoia – provvidenza; ha sfidato le tecniche esegetiche allora in auge rileggendo, ad esempio, le vicende di Abramo, di Esaù e di Giacobbe; ha polemizzato con il fatalismo astrologico parlando di coordinate celesti (“altezza e profondità”) vinte dalla forza liberatrice di Cristo; ha circoscritto la teologia imperiale d’impianto ellenistico affermando che l’aucoritas del princeps non è assoluta e naturale bensì derivata dall’Alto. Ma v’è anche tanto altro come espongo nel mio volume.

 

3. Chi legge l’Epistola ai romani con interesse di teologo o anche di semplice credente che giovamento può ricevere dalla lettura del suo libro?

In generale la contestualizzazione del documento, con il sussidio della storia romana e dell’archeologia del periodo, aiuta non poco a comprendere il testo stesso nel suo significato specifico. Intanto ci si libera da successive stratificazioni esegetiche le quali spesso sono diventate pesanti precomprensioni. Nella storia è sempre il prima che spiega il poi e mai viceversa. Risulta ad esempio che Paolo aveva ben presente il sostanziale fallimento della sua missione verso i giudei, che pure erano suoi naturali ‘fratelli’ di sangue. Fu questo fallimento ad aprirgli gli enormi orizzonti di un apostolo “delle genti”, cioè dei ‘pagani’. Questa acquisizione ci fa rileggere i tormentati capitoli dal nono all’undicesimo con nuova luce: Paolo, ad esempio, enfatizza la sovranità di Dio nel processo di salvezza (via salutis) non certo per attribuirgli la condanna aprioristica di un gruppo o di chicchessia ma anzi, al contrario, per mettere a tacere quei giudei he reputavano impossibile l’estensione della grazia di Dio all’universo mondo di chi avrebbe creduto. E ciò a prescindere da afferenze etniche. Inoltre una lettura attenta del capitolo settimo ci fa comprendere il debito di quella pagina verso le tecniche della retorica antica per cui la prigionia del peccato e la difficoltà al bene operare (video bona, deteriora sequor) non è già un’autoconfessione d’impotenza di Paolo bensì una ‘prosopopea’, cioè un espediente letterario che mette in scena un interlocutore tipizzato laddove invece, l’esperienza paolina (che è poi quella dell’autentico credente) è quella della liberazione dal peccato. Secondo il manifesto paolino la vittoria sul peccato è possibile, e proprio in questa vita, senza attendere ‘purgatorio’ di sorta nell’aldilà né liberazioni dell’anima dal corpo, secondo la diffusa concezione orfico platonica dell’epoca. Insomma quando Paolo chiamava ‘santi’ i suoi lettori non li prendeva in giro: faceva sul serio.

 

L’articolo Tre domande a Giancarlo Rinaldi su Paolo e Nerone proviene da DiRS GBU.

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Nei prossimi giorni, come spesso accade, saremo chiamati a una scadenza elettorale importante per il futuro della nostra nazione e per l’Unione Europea: il credente ha il dovere di chiedersi (un po’ leninisticamente): che fare? Sicuramente il cristianesimo evangelico ha una serie di valori che possono essere trasmessi alla società per il suo benessere e che, evidentemente, qui in Italia non stanno funzionando, vista la situazione della nostra società.

Per questo motivo riproponiamo nella nostra lingua il contributo che qualche anno (2012) fa il teologo Miroslav Volf, docente di teologia sistematica presso l’università di Yale dove dirige anche lo Yale Center for Faith and Culture, ha diffuso attraverso il più famoso social network (Facebook) per aprire una discussione sui valori-chiave che devono essere richiesti ai candidati.  Volf non è nuovo a queste incursioni nella politica (anzi potremo dire che la teologia politica è il campo in cui ha prodotti più saggi) e ha pubblicato testi come A Public Faith e Public Faith in Action insieme a Randy Macanally-Linz dove ha commentato con più ampiezza questi valori-chiave e, di recente, due altri testi: Flourishing e, da qualche mese, con John Croasum, For the Life of the World, tutti ricollegabili al ruolo “positivo” che la testimonianza teologica e cristiana può avere nell’arena politica.

Prescindendo da quelle che possono essere le scelte politiche di ognuno, ci pare che questi valori rimangano di grande attualità, specialmente in un momento in cui il cristianesimo, sicuramente in crisi in Europa, viene anche strumentalizzato, tradendone la sua autonomia e positività, in quanto prescinde da qualsiasi fazione politica.

L’atteggiamento di Volf nei confronti della politica (che ha origine dalla sua esperienza di cristiano evangelico nella ex Jugoslavia di Tito) ci sembra essere ispirato a sani principi cristologici e scritturali, tipici di un teologo formatosi nel mondo evangelico, ma che rappresentano, allo stesso tempo, una proposta per non “compromettersi” con il potere politico, cosa che, molto spesso nella storia è accaduto e accade ai cristiani (evangelici o meno).

(Valerio Bernardi).

[Il testo è stato infatti scritto e diffuso nell’imminenza delle elezioni presidenziali americane del 2012, che valsero il secondo mandato a Barak Obama. Nella traduzione si sono fatti alcuni aggiustamenti per adattare il testo alla condizione continentale.]

 

(Miroslav Volf)

In questo anno di elezioni presidenziali (2012), ho deciso di riassumere i valori chiave che mi guidano nel momento in cui esprimo il mio voto. Ci sono tre elementi di fondo che valgono nella scelta responsabile di un candidato a una carica pubblica:

 

 

  1. I valori che speriamo il candidato sosterrà e l’ordine di priorità tra di essi (il che richiede da parte nostra la conoscenza della fede nel suo insieme, e non solo di alcuni temi preferiti, e di come la fede si applichi alla vita contemporanea);
  2. i modi in cui e mezzi con i quali questi valori sono meglio implementati in ogni determinata situazione (il che richiede da parte nostra una grande quantità di conoscenza sul funzionamento del nostro mondo e quali politiche portano a quali risultati; per esempio se sia economicamente una saggia decisione provare a reintrodurre il sistema aureo);
  3. Capacità, vale a dire abilità e determinazione, a contribuire alla realizzazione di questi valori (il che richiede da parte nostra la conoscenza del curriculum dei candidati).

L’elemento più importante dei tre è costituito dai valori. Nell’identificare ognuno di essi: (1) do un nome al suo contenuto di base, (2) fornisco una spiegazione logica per appoggiarlo (motivazione), (3) suggerisco alcuni parametri relativi a un legittimo dibattito che lo concerne e (4) individuo una domanda–chiave da porre ai candidati.

Scrivo da teologo cristiano, dal punto di vista della mia comprensione della fede cristiana. Molti libri sono stati scritti su ognuno di questi valori, sviluppando e dirimendo dibattiti complessi. Nel dare un fondamento logico a ogni valore prendo uno o due versetti della Bibbia per sostenere la mia posizione, li prendo più per segnare la direzione in cui un fondamento dovrebbe procedere che per offrire un fondamento indiscusso a un tale valore.

 

  1. Cristo come misura di tutti i valori

Valore: la fedeltà finale di un cristiano è a Gesù Cristo, la Parola creatrice (diventata carne), che illumina ogni uomo, e all’Agnello di Dio redentore, che porta il peccato del mondo intero. Un cristiano non dovrebbe abbracciare qualsiasi pratica, non importa quanto possa sembrare prudente e importante dal punto di vista della sicurezza nazionale o favorevole al vantaggio della nazione, quando una tale pratica risulta in conflitto con la sua fedeltà a Cristo.

Motivazione: “Gesù Cristo è il Signore, alla gloria di Dio Padre” (Fil 2:11)

Dibattito: per i cristiani la discussione relativa a questo valore non dovrebbe affrontare il problema se la propria fedeltà a Cristo debba trionfare sulla propria fedeltà alla nazione. Il dibattito dovrebbe concernere quali sono i valori chiave della vita della nazione che discendono dalla fedeltà a Gesù Cristo e quale sia la corretta relazione tra le rivendicazioni universali di Cristo e le richieste particolari della nazione.

Domanda da porre: in che misura i candidati stanno cercando semplicemente di servire la “divinità nazione” e in che misura le loro idee sono compatibili con la convinzione cristiana che Cristo è la chiave per la prosperità umana?

 

  1. Libertà di religione (e irreligione)

Valore: tutte le persone sono responsabili della propria vita e hanno il diritto di abbracciare una fede o un modo di vita che ritengono significativo, abbandonando quello con cui non si identificano più, senza subire discriminazioni.

Motivazione: “Se con la bocca avrai confessato che Gesù è il Signore e avrai creduto con il  cuore che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvato” (Rom 10:9). “Perciò, molti dei suoi discepoli dopo averlo udito, dissero: ‘Questo parlare è duro, chi può ascoltarlo?’ … Da allora molti dei suoi discepoli si tirarono indietro e non andavano più con lui. Perciò Gesù disse ai Dodici, ‘Non volete andarvene anche voi?’ “(Gv 6:60, 66–67).

Dibattito: il problema non concerne se le persone siano libere di scegliere e di esercitare la propria religione (o l’irreligione), senza alcuna discriminazione, cosa che è un dato di fatto. Il dibattito pubblico dovrebbe concernere quale stile di vita, incluso le dimensioni o implicazioni pubbliche, sia più salutare per il fiorire della vita umana; e se ci sono modi di vita tanto ostili al comune progresso tali che la loro esclusione non rappresenti un atto di discriminazione, ma una condizione necessaria per la vita associata degli uomini. Dobbiamo anche discutere il fondamento morale di uno stato che si vuole “neutrale” nei confronti delle diverse fedi e interpretazioni secolari della vita così come della precisa natura che devono avere gli accordi politici necessari per mantenere “neutrale” un tale stato.

Domande da porre: i candidati rispettano il diritto di tutti, cristiani e musulmani, fondamentalisti e laici, conservatori e progressisti, per citare solo alcuni dei gruppi che spesso sono in contrasto tra di loro, invitandoli ad assumersi la responsabilità personale per la loro vita affinché la conducano come meglio ritengono? Pensano alla propria nazione come a una nazione cristiana (in una maniera tale che, in un modo o nell’altro, tutti gli altri devono inserirsi all’interno di una tale matrice cristiana) oppure la pensano come una nazione pluralista (in cui uno stile di vita non è imposto a nessuno senza che sia approvato)?

 

  1. Educazione

Valore: è importante per tutti i cittadini comprendere il mondo in cui vivono, imparare a riflettere in modo critico su ciò che rende la vita degna di essere vissuta e acquisire qualifiche per occupazioni che richiedano competenze sempre più complesse. Dobbiamo lottare per una formazione eccellente e conveniente per tutti i cittadini.

Motivazione: “Poi Dio disse: ‘Facciamo l’uomo a nostra immagine, conforme alla nostra somiglianza, e abbiano dominio sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutta la terra, e su tutti i rettili che strisciano sulla terra ‘”(Gen 1:26).  “Chiamo voi, o uomini nobili, la mia voce si rivolge ai figli del popolo. Imparate, o semplici, l’accorgimento e voi, stolti, l’intelligenza … Ricevi la mia istruzione anziché l’argento, e la scienza anziché l’oro scelto; poiché la saggezza vale più delle perle, e tutti gli oggetti preziosi non la equivalgono” (Pr 8:4–5, 10–11).

Dibattito: il dibattito dovrebbe concernere ciò che le famiglie e il governo devono fare per migliorare il sistema educativo, quali i miglioramenti e quale percentuale del bilancio dovrebbe essere assegnato all’istruzione (rispetto, ad esempio, a quello destinato alla difesa). Il dibattito non dovrebbe appuntarsi sul fatto che si dovrebbe avere un sistema educativo che sia eccellente e alla portata di tutti.

Domande da porre: cosa faranno i candidati per garantire che tutti i cittadini, i poveri non meno dei ricchi, imparino, tramite l’istruzione, a formulare valutazioni intelligenti relativamente a ciò che rende la vita degna di essere vissuta, acquisiscano le competenze necessarie per il funzionamento delle società moderne e abbiano una conoscenza adeguata del mondo?

 

  1. Crescita economica

Valore: la crescita economica non è un valore in sé perché non lo sono neanche la ricchezza crescente e il denaro. Sono mezzi indispensabili, ma hanno senso solo con lo sviluppo dell’uomo, che ha a che fare più con la giustizia che con il possesso.

Motivazione: “Nessuno può servire due padroni, perché odierà l’uno e amerà l’altro, o avrà riguardo per l’uno e disprezzo per l’altro. Voi non potete servire Dio e Mammona. … Cercate prima il regno di  e la giustizia di Dio, e tutte queste cose vi saranno date in più”(Mt 6:24, 33).

Dibattito: possiamo abbandonare il vecchio dibattito se sia più importante l’efficiente creazione di ricchezza o semplicemente la sua distribuzione; entrambe sono importanti, perché non possiamo distribuire ciò che non abbiamo e non dovremmo possedere ciò che ci è stato dato per essere trasmesso ad altri. Al contrario, dovremmo discutere che cosa sia moralmente irresponsabile (il gioco d’azzardo di Wall Street!), disumano (il lavoro minorile!) e insostenibile (la deforestazione!) tra alcune delle maniere di creare ricchezza e di come dovremmo creare ricchezza in modo umanamente ed ecologicamente sostenibile; dovremmo discutere di quale sia il tipo di ricchezza che contribuisce allo sviluppo umano, come è possibile produrre ricchezza che ci serve, invece di servire noi la ricchezza.

Domande da porre: quale candidato ci sta ricordando che sminuiamo noi stessi quando ci dedichiamo solo a fare denaro e a essere creature ossessionate dal consumo e che al contrario prosperiamo invece quando perseguiamo la verità, la bontà e la bellezza e che siamo autenticamente noi stessi quando ci volgiamo agli altri con solidarietà e godiamo reciprocamente amorevolmente gli uni degli altri?

 

  1. Lavoro e occupazione

Valore: ogni persona dovrebbe avere un buon lavoro e, se impiegato per guadagnare, dovrebbe essere adeguatamente remunerato. Tutti i cittadini dovrebbero lavorare ed essere in grado di prendersi cura dei loro bisogni e di contribuire al benessere degli altri e del pianeta.

Motivazione: “Se qualcuno non vuole lavorare, non deve neppure mangiare” (2 Ts 3:10). Il profeta Isaia prevede un tempo in cui tutto i credenti in Dio “costruiranno case e le abiteranno; pianteranno vigne e ne mangeranno il frutto” (Is 65:21). Gesù disse: “Vi è più gioia nel dare che nel ricevere” (At 20:35).

Dibattito: il dibattito dovrebbe vertere su quali siano le necessarie condizioni economiche, culturali e politiche affinché le persone abbiano un lavoro significativo, e chi sia il principale responsabile nel creare e mantenere queste condizioni. Come possiamo combattere la disoccupazione e la sottoccupazione? Dato lo stato attuale dell’economia e i futuri sviluppi economici, come possiamo stimolare la creazione di posti di lavoro che paghino salari adeguati?

Domande da porre: quali politiche i candidati propongono per contribuire a promuovere l’occupazione significativa e una retribuzione adeguata per tutti gli uomini? Quale sarà il candidato che incoraggia le persone a lavorare non solo per il guadagno personale ma anche per il bene comune?

 

  1. Debito

Valore: Come individui e come nazione, dobbiamo vivere dei nostri mezzi e non prendere in prestito al di là di quello che si può ragionevolmente aspettare di poter restituire; non dobbiamo scaricare sugli altri, siano essi i nostri contemporanei o le generazioni future, il prezzo del nostro aver superato i limiti e della nostra assunzione di rischi; al contrario, si dovrebbe risparmiare in modo da essere in grado di dare agli altri che sono meno fortunati di noi.

Motivazione: “Vi è più gioia nel dare che nel ricevere” (At 20:35). “Chi rubava non rubi più, ma si affatichi piuttosto a lavorare onestamente con le proprie mani, affinché abbia qualcosa da dare a colui che è nel bisogno” (Ef 4:28).

Dibattito: Dovremmo discutere su quali siano i livelli responsabili di debito per le famiglie, per le imprese, o per una nazione; cosa costituisce pratiche di prestito predatorio e come prevenirle; fino a che punto, se non del tutto, la spesa per beni di consumo dovrebbe essere promossa come cura per un’economia vacillante, e cosa potrebbe essere significativamente appagante per tutti.

Domande da porsi: Che cosa un candidato farà per portare e mantenere il debito pubblico sotto controllo? Quale sarà il candidato che incoraggerà il risparmio individuale e una vita al livello dei propri mezzi?

 

  1. I poveri

Valore: i poveri, soprattutto quelli senza niente da mangiare o senza un riparo, meritano la nostra particolare attenzione. (“La prova morale di un governo è il modo in cui tratta le persone all’alba della vita, i bambini, al suo crepuscolo, gli anziani, e quelle che vivono negli spazi di ombra della vita, i malati, i bisognosi e portatori di handicap” [Hubert Humphrey]).

Motivazione: “Quando mieterete la raccolta della vostra terra, non mieterai fino ai margini del tuo campo, e non raccoglierai ciò che resta da spigolare della tua raccolta. Lo lascerai per il povero e per lo straniero. Io sono il Signore tuo Dio”(Lv 23:22). “Così, non vi sarà nessun povero in mezzo a voi, perché il Signore senza dubbio ti benedirà nel paese che il Signore, il tuo Dio, ti dà in eredità, perché tu lo possegga” (Dt 15:4).

Dibattito: non ci dovrebbe essere discussione sul fatto che la lotta alla povertà estrema debba essere una priorità assoluta di un governo. Questo è un dato di fatto. Dovremmo discutere le seguenti questioni: come generare un senso di solidarietà verso i poveri tra i cittadini? Nella lotta contro la povertà, qual è il giusto ruolo dei governi e quale quello degli individui, delle comunità religiose e delle organizzazioni civili? Quali sono le condizioni macroeconomiche più favorevoli per far uscire dalla povertà le persone? Quale dovrebbe essere il salario minimo?

Domande da porre: il superamento della povertà estrema (invece della promozione del benessere della classe media) è una priorità per i candidati? Fino a che punto sono disposti a combattere a favore delle politiche di riduzione della povertà?

 

  1. Gli anziani

Valore: coloro che sono fragili a causa della loro età avanzata meritano il nostro speciale aiuto. Hanno bisogno di un’adeguata assistenza medica, di interazione sociale e di attività significative. (L’umanità di una società si misura forse soprattutto da come tratta quelli che non più in grado di svolgere un lavoro “utile”.)

Motivazione: “Dio è Padre degli orfani e difensore delle vedove nella sua santa dimora” (Sal 68:5). (Nel mondo di oggi, i “vecchi”, probabilmente, appartengono alle categorie dei “poveri” e delle “vedove”.)

Dibattito: il dibattito concerne l’estensione delle responsabilità in vista del benessere degli anziani. Quante risorse dovrebbe mettere da parte una società per la cura degli anziani, e quali sono i modi migliori per gestire tali risorse?

Domande da porre: cosa fare per aiutare ad onorare gli anziani e a partecipare alle loro specifiche esigenze?

 

  1. I nascituri

Valore: la vita umana non ancora venuta alla luce, proprio come la vita umana pienamente sviluppata, merita il nostro rispetto, la nostra protezione e la nostra cura.

Motivazione: “Sei tu che ha formato le mie reni, che mi hai intessuto nel seno di mia madre” (Sal 139:13), “Non uccidere” (Es 20:13).

Dibattito: c’è un legittimo dibattito sul punto in cui cominci la vita che possa essere plausibilmente considerata umana, e se il modo migliore per ridurre gli aborti sia quello di rendere l’aborto un crimine o migliorare le condizioni di vita dei poveri (ad esempio, con la lotta contro la povertà nei quartieri disagiati delle città, con l’incremento dell’istruzione per le donne e la messa a disposizione a prezzi accessibili dell’assistenza all’infanzia).

Domande da porre: i candidati sono fermamente impegnati a ridurre il numero di aborti praticati, a renderli non soltanto sicuri quando sono legali, ma anche meno frequenti?

 

  1. Sanità

Valore: tutte le persone, poveri o ricchi, dovrebbero avere accesso a cure sanitarie di base a prezzi accessibili, così come tutti sono responsabili di vivere in maniera da favorire la propria salute fisica e mentale.

Motivazione: “Gesù percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe e predicando il vangelo del regno e guarendo ogni malattia e ogni infermità” (Mt 9:35).

Dibattito: esiste un legittimo dibattito sul modo migliore per garantire che tutte le persone abbiano accesso a cure sanitarie a prezzi accessibili – e non certamente se gli indigenti dovrebbero o non dovrebbero essere lasciati a se stessi quando sono confrontati con malattie gravi o croniche. Grosso modo sappiamo quello che serve per condurre una vita sana (esercizio fisico, assunzione minima di zuccheri, evitare l’abuso di sostanze nocive, etc.), ma si può e si deve discutere su modi più efficaci di aiutare le persone a condurre uno stile di vita sano (ad esempio, il modo in cui dovrebbe essere fortemente regolamentata l’industria alimentare).

Domande da porre: quali sono i candidati che è più probabile favoriscano l’accesso a cure sanitarie efficaci per gli indigenti? Quali candidati sono più in grado di ridurre il numero di persone che hanno bisogno di consultare un medico?

 

  1. Cura del creato

Valore: siamo parte della creazione di Dio, e dobbiamo cercare di preservare la sua integrità come un ecosistema interdipendente e, se possibile, trasmetterla alle generazioni future migliorata. Soprattutto, non dobbiamo danneggiare la creazione con stili di vita di prevaricazione, segnati da avidità e sprechi.

Motivazione: “Dio vide tutto quello che aveva fatto, ed ecco, era molto buono” (Gen 1:31). “Dio il Signore prese dunque l’uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo lavorasse e lo custodisse” (Gen 2:15).

Dibattito: il dibattito dovrebbe qui concernere l’entità del danno ecologico attuale (per esempio, se stiamo o no precipitando verso un’apocalisse climatica) e sui mezzi e i sacrifici necessari e più idonei per preservare il creato.

Domande da porre: Quali candidati mostreranno una migliore comprensione dello stato di salute ecologico del pianeta e saranno in grado di tracciare una pista migliore per prevenire la devastazione di ciò che Dio ha creato e ben ordinato?

 

  1. Pena di morte

Valore: la morte non dovrebbe mai essere una punizione per un crimine. Dal momento che, per amore, Cristo è morto per ogni essere umano (per “il mondo”), non si deve privare un essere umano della possibilità di essere trasformato dall’amore di Dio, e nessuno dovrebbe mettere a morte un essere umano che è stato trasformato dall’amore di Dio.

Motivazione: “Gesù, alzatosi e non vedendo altri che la donna, le disse: «Donna, dove sono quei tuoi accusatori? Nessuno ti ha condannata?» Ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù le disse: «Neppure io ti condanno; va’ e non peccare più»”(Gv 8:10–11). “Perché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna.” (Gv 3:16).

Dibattito: Nonostante l’Antico Testamento approvi la pena di morte, per i cristiani non esiste al contrario alcuna possibilità di dibattito su questo  punto.

Domande da porre: quali candidati si impegneranno a favore dell’abolizione della pena di morte, e se sì, quanto sarà difficile? [Quali candidati, nel panorama europeo attuale paventano il ricorso alla pena capitale?, ndc].

 

  1. Criminalità

Valore: la semplice punizione retributiva è un modo inadeguato e sbagliato di trattare i delinquenti. Abbiamo bisogno di trovare modi creativi per conciliare i trasgressori e le loro vittime e reintegrarli nella società.

Motivazione: “E tutto questo viene da Dio che ci ha riconciliati con sé per mezzo di Cristo e ci ha affidato il ministero della riconciliazione” (2 Cor 5:18). “Lui, infatti, è la nostra pace; lui che dei due popoli ne ha fatto uno solo e ha abbattuto il muro di separazione abolendo nel suo corpo terreno la causa dell’inimicizia” (Ef 2: 14).

Dibattito: dovremmo discutere valide alternative alla carcerazione e il modo migliore per ottenere il reinserimento dei detenuti nella società. Dobbiamo anche discutere la misura in cui i pregiudizi etnici e razziali stanno influenzando la nostra prassi, in particolare chiederci il perché gli ispanici e gli afro–americani costituiscono la maggior parte della popolazione carceraria e come mai l’effetto della privatizzazione delle carceri ha portato a un aumento della popolazione carceraria (gli Stati Uniti hanno il più alto tasso di popolazione carceraria di qualsiasi altro paese del mondo!).

Domande da porre: che cosa propongono i candidati per ridurre il numero di persone incarcerate?

 

  1. Fame nel mondo

Valore: date le risorse presenti al mondo, dobbiamo dire che nessun essere umano dovrebbe soffrire la fame: come individui e come nazione dovremmo essere impegnati a sradicare la fame.

Motivazione: “[Il Signore] rende giustizia agli oppressi … dà il cibo agli affamati” (Sal 146:7), “Allora  [Il figlio dell’uomo] dirà anche a quelli della sua sinistra: “Andate via da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli!  Perché ebbi fame e non mi deste da mangiare; ebbi sete e non mi deste da bere”(Mt 25:41–42).

Dibattito: la discussione non dovrebbe concernere la questione se l’eliminazione della fame nel mondo debba essere una delle nostre priorità, ma su quali siano i modi più efficaci per raggiungere tale obiettivo e su quale sia il modo migliore per combattere la corruzione nei paesi in cui la fame è diffusa.

Domande da porre: sono impegnati, i candidati, a sradicare la fame nel mondo, e se sì, quali mezzi useranno? Sono disposti a sacrificare una percentuale del prodotto interno lordo per l’eliminazione della fame?

 

  1. Uguaglianza tra le nazioni

Valore: nessuna nazione è un’eccezione nei confronti delle esigenze della giustizia che devono regolare i rapporti tra di esse. L’America [o la Cina, o l’Europa] dovrebbe esercitare il suo potere internazionale facendo ciò che è giusto e dovrebbe perseguire i propri interessi di concerto con le altre nazioni del mondo.

Motivazione: “Tutte le cose dunque che voi volete che gli uomini vi facciano, fatele anche voi a loro; perché questa è la legge e i profeti.” (Mt 7:12).

Dibattito: la discussione non dovrebbe essere se l’America o un’altra nazione sia in qualche modo eccezionale (e quindi abbia il permesso di fare ciò che le altre nazioni non possono fare come, per esempio, fare incursioni in terre straniere alla ricerca di terroristi). Il dibattito dovrebbe, piuttosto, vertere su ciò che significa per le superpotenze agire in modo responsabile nella comunità delle nazioni.

Domande da porre: sono disposti, i candidati, a livello internazionale, a rinunciare a un doppio standard morale: uno per la propria nazione o al limite per i propri alleati e un altro per il resto del mondo? Anche quando i candidati giungono a considerare moralmente superiore un punto di vista della propria nazione, cercheranno di convincere le altre nazioni della giustezza morale di questi valori piuttosto che imporli?

 

  1. Guerra

Valore: la guerra non è quasi mai giustificabile, e qualsiasi giustificazione che voglia essere efficace deve mostrare come una guerra particolare sia un’istanza caritsatevole per il prossimo e per i propri nemici.

Motivazione: Voi avete udito che fu detto: “Ama il tuo prossimo e odia il tuo nemico”. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; poiché egli fa levare il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Se infatti amate quelli che vi amano, che premio ne avete? Non fanno lo stesso anche i pubblicani? (Mt 5:43-46).

Dibattito: Esiste un legittimo dibattito sul fatto se gli atti di guerra possano mai essere una forma di amore verso il prossimo e verso i nemici e se si possano giustificare quelle che sono considerate le cause della guerra (il governo di un tiranno?) e su quale sia la giusta condotta bellica (uso dei droni?).

Domande da porre: i candidati hanno mai sostenuto e dichiarato nel passato che avrebbero operato per far cessare guerre ingiuste? Hanno condannato forme di comportamento ingiusto in guerra?

 

  1. Torture

Valore: La tortra non dovrebbe mai essere praticata. La tortura disumanizza sia il detenuto sia linquirente, violando la dignità dell’uno e degradando l’integrità dell’altro ed erode il carattere morale della nazione che l’approva. (Per una definizione di tortura, si veda http://bit.ly/2HYuNZV)

Motivazione: “Amate i vostri nemici” (Mt 5: 44). “Non lasciarti vincere dal male, ma vinci il male con il bene.” (Rom 12: 21).

Dibattito: Non esiste alcun dibattito su questo punto, almeno non un dibattito che, a partire dalla mia lettura degli obblighi morali cristiani, possa essere considerato legittimo. Anche se le torture sono state efficaci (il che, secondo le fonti più attendibili, non è vero), sarebbe moralmente inaccettabile.

Domande da porre: i candidati hanno inequivocabilmente condannato l’uso della tortura?

 

  1. Onorare tutti

Valore: Dobbiamo onorare ogni essere umano e rispettare tutte le fedi (senza necessariamente ritenerle tutte vere). Come cittadini, abbiamo il diritto di denigrare un’altra religione, ma come seguaci di Cristo, abbiamo l’obbligo morale di non farlo.

Motivazione: “Onorate tutti” (1 Pt 2:17).

Dibattito: il dibattito sulla relazione con le altre religioni non dovrebbe concernere l’avere il diritto di denigrare ciò che gli altri ritengono essere sacro: abbiamo questo diritto. Contestualmente, la discussione non dovrebbe concernere la questione se abbiamo l’obbligo morale di non avvalerci di tale diritto; non dovremo prendere in giro quello che gli altri ritengono sacro. Il dibattito, invece, dovrebbe concernere la natura degli autentici insegnamenti e pratiche delle singole religioni, fino a che punto le loro rivendicazioni siano vere (o false), e in che modo ogni religione promuova (o ostacoli) la prosperità umana.

Domande da porre: i candidati promuoveranno il rispetto per tutte le religioni, incluso l’Islam, e al tempo stesso affermeranno la necessità di un dibattito onesto su quanto siano vere e salutari?

 

  1. Ruolo pubblico della religione

Valore: ogni cittadino, religioso o meno, cristiano, ebreo o musulmano, ha il diritto di suggerire le proprie proprie prospettive sullo sviluppo umano e sul bene comune nella vita pubblica e di farlo in condizioni di parità con tutti gli altri.

Motivazione: “Cercate il bene della città dove io vi ho fatti deportare, e pregate il SIGNORE per essa; poiché dal bene di questa dipende il vostro bene” (Ger 29:7). “Tutte le cose dunque che voi volete che gli uomini vi facciano, fatele anche voi a loro; perché questa è la legge e i profeti” (Mt 7:12).

Dibattito: il dibattito non dovrebbe concernere la questione se le voci religiose debbano essere escluse o meno. Dovrebbe essere su che tipo di accordi politici garantiscono la parità di accesso di tutti alla partecipazione al processo politico a parità di condizioni e quali potrebbero essere i limiti di un legittimo pluralismo.

Domande da porre: i candidati sostengono la partecipazione di ogni persona alla vita pubblica, incoraggiandole sulla base delle proprie specifiche motivazioni e ragioni? Cercano, i candidati, di proteggere le voci della gente comune dall’essere soffocate da potenti gruppi di interesse (come lobby e  comitati di affari pubblici)?

 

  1. Veracità

Valore: coloro che aspirano a cariche pubbliche dovrebbero cercare di bandire la calunnia e il dispregio, dovrebbero essere sinceri con il pubblico e civili l’uno con l’altro. Si può “fare campagna elettorale”, ma non inventare, si può criticare, ma non avere mancanza di rispetto.

Motivazione: Dovremmo tutti “[seguire] la verità nell’amore” (Ef. 4:15) e cercare di “onorare tutti” (1 Pt 2:17).

Dibattito: mentre la linea di separsazione tra pubblicità e calunnia non è sempre chiara, il dibattito principale in questo caso dovrebbe vertere su quale sia il mezzo efficace per diminuire la calunnia e il disprezzo che sono entrati a far parte del nostro sistema democratico delle elezioni.

Domande da porre: i fatti relativi alle proposte dei candidati così come quelli dei loro avversari corrispondono alle parole pronunciate? I candidati stanno cercando di correggere piuttosto che cercare di beneficiare delle calunnie che gli altri esprimono, senza dare loro il proprio sostegno?

 

  1. Carattere

Valore: la competenza (competenze tecniche, tra cui l’intelligenza emotiva), benché fondamentale, conta meno del carattere, perché la conoscenza, anche se fondamentale, conta meno dell’amore.

Motivazione: “Se … conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza … ma non avessi amore, non sarei nulla” (1 Cor 13:2).

Dibattito: il dibattito dovrebbe essere su quanto contino gli aspetti del carattere e quale miscela di virtù e di competenze sia maggiormente necessaria in questo momento.

Domande da porre: Cosa si sforzano di essere i candidati? A chi vogliono assomigliare nel carattere? La paura di perdere il potere li corromperà?

L’articolo Valori per una fede pubblica: un contributo al dialogo (Miroslav Volf) proviene da DiRS GBU.

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La mia prima “Festa GBU” è capitata, come spesso accade, tra mille impegni ed esami. Ma sono contenta di aver preso quei tre giorni, in cui ho potuto condividere la mia fede in Gesù con altri studenti come me, affetti dalla voglia di conoscere più da vicino la volontà del Signore.

Ero molto incuriosita dal tema proposto, “Seguimi”, e al tempo stesso dall’oratore del convegno, Danny Pasquale, che avevo già conosciuto a un campo estivo qualche anno fa.
Come coordinatrice GBU non vedevo l’ora di conoscere gli altri gruppi GBU di tutta Italia.

Non sapevo proprio cosa aspettarmi, però… lo studio biblico, e poi? La risposta non ha tardato ad arrivare, infatti sono subito stata coinvolta come aiutante presentatrice durante la prima sera, insieme a Giovanni Donato, il mio staff locale, che mi ha convinto a guidare insieme a lui la serata di presentazione. Inizialmente ero un po’ riluttante all’idea e mi chiedevo se ci fosse qualcun altro che potesse sostituirmi. Ma, alla fine del week-end, ho capito che parte della Festa sono gli studenti stessi, che si mettono al servizio per la buona riuscita del convegno, collaborando con gli staff nelle diverse attività. È stato bello servire, diventando parte integrante del convegno.

Preghiera per i coordinatori GBU

Ammetto che per me non è mai stato facile condividere la fede con persone non credenti, forse per paura di essere giudicata; spesso, davanti a situazioni particolari, mi blocco. Quindi quel “Seguimi” è stato per me come un richiamo, necessario per ricordarmi con chi ho a che fare e per chi sto “lavorando”. Come Danny ci ha ricordato, se abbiamo scelto Cristo dobbiamo essere pronti a seguirlo, a ogni costo, non una sola volta ma ogni giorno, scegliendo di avere fede e di amare come Gesù ha fatto con noi, donandoci la vita eterna. Ma per fare questo dobbiamo mettere da parte e far morire ogni giorno il nostro Io.

Un’altra riflessione che mi ha colpito, a proposito della nostra natura, è che non possiamo negare quello che siamo: seguaci del Dio vivente. Come è stato per la chiesa di Tessalonica: “Infatti da voi la parola del Signore ha echeggiato non soltanto nella Macedonia e nell’Acacia, ma anzi la fama della fede che avete in Dio si è sparsa in ogni luogo” (Tessalonicesi 1:8), così anche la nostra fede risplenderà per la gloria di Cristo. Se siamo quindi consapevoli di ciò, non dovremmo aver paura di presentarci al mondo così come siamo, perché ciò che facciamo è per il Signore.

Anche se quest’anno il nostro gruppo GBU non è riuscito a organizzare grandi eventi evangelistici nell’università, l’esempio dei Tessalonicesi mi ha incoraggiato a non mollare e a continuare. Dobbiamo portare la testimonianza di Gesù a quei ragazzi che ci frequentano abitualmente ma che non credono in lui o che provengono da altre religioni.

Fino a che punto siamo pronti a testimoniare per Gesù quello che ha fatto per noi? Siamo pronti a prendere la nostra croce per seguirlo? Se prima avrei potuto trovare scuse vane per tacere la verità di Gesù in mezzo ai miei colleghi universitari, adesso non posso che essere onorata di poter servire per l’opera del Signore, anche a costo di essere considerata deviante per questa società.

Ringrazio quindi il Signore perché ho potuto partecipare al convegno che mi ha aiutato a ricaricare le “pile spirituali” per continuare la sua testimonianza.

 

Monica Calucci
(GBU Siena)