“Ma se l’unico modo per andare in cielo è credere in Cristo, allora come fanno quelli che non ne hanno mai sentito parlare? Non è Dio ingiusto a chiedere loro questo? Tu, cristiano, saresti fortunato quindi a essere nato in Italia.”

Immagino che almeno una volta nella vita vi sarà successo di sentirvi porre queste e altre simili domande. Da quando mi sono iscritta al corso di Giapponese dell’Università degli Studi di Milano questa domanda mi è stata posta da quasi ogni studente a cui ho parlato del Vangelo.

Ho iniziato ad appassionarmi al Giappone poco tempo dopo aver deciso di dare la mia vita a Cristo.
Era un mondo pieno di fascino agli occhi di una ragazzina delle superiori. Amavo la sua cultura, un po’ ingenuamente. Poi quando ho iniziato a studiare all’Università lingua, storia e letteratura Giapponese, la mia passione è maturata in una comprensione più accurata e informata. Alla fine del mio secondo anno non ero ancora mai andata in Asia ma ne avevo un’idea, ero ispirata dai miei professori. L’aspirazione di fare qualcosa di utile al regno di Dio nella vita c’era, ma non ero sicura di che forma darle.

Stavo servendo nei GBU a Milano, i miei amici venivano agli studi biblici e alle feste e c’erano state delle conversioni. Per la prima volta vivevo l’evangelizzazione come qualcosa che mi piacesse per davvero e non come un peso. Per la prima volta vedevo Dio coinvolto nell’evangelizzazione, anzi, che dico, quelli coinvolti eravamo noi, lui guidava e apriva porte. Vedevo come l’evangelizzazione cambiava me e i miei amici, cristiani e non. Iniziavo a farmi un’idea di missione.

Ma avevo delle remore…

Non è Dio ingiusto a chiedere di credere in Cristo a coloro che di Cristo non possono aver sentito che magari solo il nome? Sapevo dare le mie risposte teologiche o teologizzanti e parlare di come Dio, nel pratico, agisce nella mia vita; ma fidarsi veramente con tutto il cuore del giudizio di Dio è un’altra cosa, in fondo comprendevo le obiezioni degli scettici. Avevo abbastanza fede da credere che Dio fosse giusto anche in questo, se di Giappone non mi fosse mai interessato nulla. Ma siccome in me c’era il seme dell’idea di poterlo servire lì, allora sentivo che in qualche modo la questione mi riguardasse, la mia fede non era sufficiente, mi sentivo in tensione.

E di ragioni ce ne sarebbero per essere in tensione per il Giappone.

  • Su 120 milioni di abitanti solo lo 0.5% è cristiano.
  • Nei prossimi 15 anni metà dei pastori di chiesa immancabilmente morirà e non ci sono giovani pastori a rimpiazzarla.
  • La cultura Giapponese non ha il concetto di peccato. Tsumi, il termine usato nella Bibbia, significa infatti “crimine”.
  • Non sono mai stati abituati ad avere riunioni religiose a cadenza settimanale, quindi trovano pesante l’idea di aver un impegno fisso per la domenica.
  • La lingua è una delle più difficili al mondo. Anche per questo i missionari sono pochi.
  • La maggior parte dei credenti sono donne, perché gli uomini sembrano quasi impossibili da raggiungere siccome lavorano dalle 12 alle 15 ore al giorno, a volte anche per 6 giorni a settimana.

Questi e altri sono gli ostacoli. Il capolavoro del diavolo, si potrebbe chiamare. (Per ulteriori informazioni visitare il sito di OMF)

Prima del mio primo viaggio mi sono fissata delle domande a cui speravo di trovare una risposta. Sarei stata un’osservatrice. E il Signore ha risposto in maniera straordinaria al mio desiderio di comprendere meglio la sua sovranità e giustizia, ma non come mi aspettassi. Osservavo le persone ai templi. Pregavano delle statue o altri oggetti fisici. Leggevo i motivi di preghiera sugli amuleti in vendita. Lavoro, buona salute, superamento degli esami, ammissione all’università, fortuna, amore, buon parto. Era tutto molto familiare. La forma delle statue e dei riti forse era diverso, come la filosofia dietro ogni atteggiamento e visione del mondo, ma i bisogni umani, spirituali, quelli che spingono italiani cattolici e giapponesi shintoisti a cercare aiuto nel metafisico, erano gli stessi come lo erano le risposte alla loro ricerca di connessione col divino. Preghiere all’occorrenza. Fiducia in oggetti e riti.

Nemmeno la tua cultura rende le persone più vicine a me, sembrava Dio volesse dirmi.

E questa è stata un’idea illuminante.

Certo, è ovvio, anche noi cristiani evangelici italiani siamo circa l’1%. Se davvero il nascere in una nazione cristiana rendesse più vicini a Dio saremmo qualcosa come il 90%, o no? Anche noi italiani siamo un capolavoro del diavolo se pensiamo di essere sufficientemente cristiani di nascita per capire Dio o per conoscerlo come Egli vuole che lo conosciamo. Avevo questo concetto inconscio che il nostro lavoro per il regno di Dio qui in Italia fosse in qualche modo alleggerito perché le persone intorno a noi dicono di credere a Cristo, anche solo nominalmente o per tradizione, ma questo non mi faceva capire quanto sia grave, profonda e tragica la distanza tra Dio e l’uomo. Né il valore della grazia immeritata.
Così imparai ad amare di più la grazia.

Ma quindi il Giappone? Cosa posso fare io?

Finita l’Università ho chiesto a Dio di poter andare lì un’altra volta. Non avevo mezzi né conoscenze, ma durante la mia esperienza nel GBU avevo visto il Signore provvedere in maniera miracolosa ai nostri bisogni. Quando dovevamo organizzare The Mark Drama, affittare un posto per quattro giorni per la rappresentazione e pagare l’affitto ci siamo rivolti a Dio con un obbiettivo spirituale. Volevamo chiedere tutte queste cose direttamente a Dio, in modo che potesse essere evidente a tutti che era Dio stesso a provvedere per la sua missione. E Dio rispose in maniera incredibile. Ricevemmo un posto di 600 mq, modernissimo, gratis e per ben un anno e mezzo. Dio è stato molto buono con noi.

Ora che avevo finito l’Università mi ritrovavo in una situazione simile e il Signore, chiestomi di aver fede ancora una volta, mi ha dato tutto quello di cui avevo bisogno per il mio viaggio in Giappone attraverso una storia incredibile. Da che non avevo i soldi per pagarmi nemmeno metà del biglietto aereo, mi ha dato tutto quello di cui ho avuto bisogno per il mio soggiorno nel giro di un mese. I soldi sono semplicemente arrivati dai posti più impensabili. E anche i contatti. Attraverso nuove conoscenze e coincidenze incredibili ho trovato nuovi amici fra i missionari e ho iniziato a costruire relazioni con la missione Giapponese che sono andati a intensificarsi e durano tutt’ora. Fino a quando poi tutto questo miracolo ha dato un frutto molto più prezioso.

Un giorno ero a Sapporo, a cena con due studenti, e ho raccontato di come Dio è stato così potente e buono da provvedere ai miei bisogni in maniera sorprendente; uno dei due studenti è rimasto così sconvolto dalla storia che ha acconsentito a venire agli studi biblici in facoltà. E un anno dopo si è convertito.

Sì, è la potenza di Dio manifestata nelle nostre vite che fa la differenza. Quando gli chiediamo di mostrarsi in una maniera tale che le persone non potranno far altro che ammettere “il suo Dio è quello vero”, lui ne è molto onorato e non ci sarà cultura e storia che tenga.

Martina Panzani
(GBU Milano – laureata)

I gruppi di Milano, Firenze e Torino hanno sperimentato la distribuzione di una guida “di sopravvivenza” per gli studenti delle loro città, progettandola a partire dalla loro esperienza di universitari. Quali possono essere dei suggerimenti per chi volesse riproporre questa idea nella propria facoltà? Continua a leggere

Storie di vita quotidiana: discepoli per “fare discepoli” nelle mani di un grande Dio.

Aprile 2019

Sono in attesa di una nuova coinquilina. Vivo in una residenza universitaria, e non si è mai davvero pronti abbastanza per accogliere la nuova arrivata, non avendo la minima idea di chi possa essere. In situazioni poco chiare o incerte, da cristiani, Dio ci chiama a fidarci di lui e a presentare in preghiera i nostri dubbi, timori e desideri, sapendo che Lui stesso provvederà, secondo i suoi tempi, ciò che è meglio per noi. Inizialmente le mie richieste riguardavano per lo più aspetti pratici della convivenza: “Spero sia una persona educata, ordinata, e possibilmente italiana!”

Ma più trascorrevo tempo con Dio, più mi rendevo conto che Lui stava cambiando i miei desideri; le mie richieste non erano più le stesse e i miei pensieri si stavano allineando ai Suoi. Avevo dato priorità a cose di poca importanza. Ciò che Dio mi stava chiamando a fare era semplicemente mostrare con la mia vita chi Lui fosse e parlare della speranza in Cristo Gesù proprio alla mia nuova coinquilina, con il desiderio di poter leggere un giorno la Bibbia insieme a lei, a casa nostra! Dio avrebbe mandato la persona giusta al momento giusto. Quanto a me, ho riscoperto il valore e la potenza della preghiera, e il grande privilegio di poter godere di questa speciale relazione con Dio.

Per comprendere davvero la grandezza del nostro Dio, e perché questa storia è la Sua storia, è doveroso fare un passo indietro.

Durante le due settimane di attesa e di preghiera, è successa una cosa a dir poco singolare. Era un sabato mattina, avevo appena concluso la lettura del libro degli Atti, quando una dolce musica ha attirato la mia attenzione: conoscevo quella melodia, era un canto cristiano! Per un attimo ho davvero pensato di essermi sbagliata, ma poi ho visto una ragazza asiatica con una chitarra in mano, che cantava e lodava Dio davanti la residenza universitaria. Ero così entusiasta che sono scesa in piazza e, senza nemmeno conoscere il suo nome, mi sono unita al suo canto. Così ho conosciuto una cara sorella in Cristo (G. da Berlino) che è solita organizzare studi biblici a casa sua ogni venerdì, e che quel giorno distribuiva volantini presso le università per invitare giovani studenti. Da quel giorno abbiamo iniziato a vederci regolarmente e condividere la nostra passione per Gesù.

Tre giorni dopo ho conosciuto A. la mia nuova coinquilina… dalla Mongolia! Non parlava italiano, e non sarebbe stato facile comunicare con lei (conosceva solo un po’ di inglese), figuriamoci parlarle di Gesù! Non vedevo come avrei potuto presentarle in Vangelo, ma confidavo in Dio e nella sua fedeltà. Pregavo che mi donasse opportunità di condividere almeno la mia storia, e come lui avesse trasformato la mia vita, ma non avevo molte occasioni di dialogo. Dio mi ha sfidata a porre la mia completa fiducia in lui, a fare a meno delle parole ma, con la mia vita, a mostrare il Suo amore, la Sua gioia, la Sua pace, la Sua grazia e il Suo perdono. A. questo lo ha percepito, io ancora non ne ero cosciente, ma Dio già stava lavorando nel suo cuore.

Pasqua

Mi è chiaro che Dio abbia preparato per me un tempo speciale con A. anche se avevo immaginato una giornata diversa. La invito quindi ad andare al parco per una passeggiata dopo un pranzo veloce, e porto con me il mio ukulele. Ci sediamo su una panchina e inizio spontaneamente a lodare Dio con alcuni canti e a spiegarle il significato. Sono state due ore benedette, e Dio mi ha donato la gioia di condividere chi fosse Gesù per me, e di presentare con parole semplici il messaggio del Vangelo.
“Perché Dio ha tanto amato il mondo che, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna.” (Giovanni 3:16)
Dio aveva già risposto in un modo incredibile alle mie preghiere, ma ecco subito dopo la sua domanda:

“Ma se iniziassimo a leggere la Bibbia insieme?”

Non avrei immaginato che dopo due sole settimane avremmo avuto il primo studio biblico a casa nostra!

Maggio

Primo studio biblico in inglese. Il desiderio di A. di voler conoscere Gesù era incoraggiante, ma non è stato facile per lei riuscire a comprendere il testo. Nonostante avessi avuto la dimostrazione che anche senza parole Dio può compiere miracoli, sentivo l’urgenza che lei comprendesse davvero la buona notizia di Gesù e sarebbe stato davvero grandioso conoscere un credente che parlasse la sua lingua con cui lei avrebbe potuto dialogare ed esporre tutte le sue domande.

Qui la storia si fa interessante: ricordate G. la ragazza asiatica conosciuta qualche settimana prima? Bene, ho omesso di dire che sua mamma è mongola. G. conosce ben 9 lingue, tra cui il mongolo.

E non finisce qui. Durante il secondo studio biblico con A., le ho parlato di G. e lei molto spontaneamente mi ha chiesto se fosse la stessa G. che era solita organizzare studi biblici il venerdì, e da cui qualche settimana prima aveva preso un volantino perché interessata a conoscere Gesù. Potete immaginare la mia faccia. Ero meravigliata di quanto Dio avesse orchestrato tutto in maniera perfetta. Ho compreso che questa era la Sua opera, che io ero solo uno strumento nelle sue mani, e questo mi ha donato gioia, pace e un senso di libertà incredibile. Ho lasciato completamente a lui il controllo di tutto.

Non è stato semplice fissare un incontro tra le due. Per tre settimane, questo appuntamento è saltato. Dio mi aveva già dimostrato la sua fedeltà e ancora una volta mi invitava a fidarmi di lui, niente di più rassicurante!

Giugno

Venerdì 14: il giorno del tanto atteso incontro, G., A., io e il mio ukulele, completamente immerse tra il verde della natura. Non appena si sono incontrate con grande gioia ed entusiasmo hanno iniziato a parlare in mongolo, mentre io, non potendo capire nulla di quella conversazione, cantavo e ringraziavo Dio per quello che i miei occhi stavano vedendo. G. ha aperto la sua Bibbia e ha iniziato a leggere e commentare dei versetti della lettera ai Romani:

Perché, se con la bocca avrai confessato Gesù come Signore e avrai creduto con il cuore che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvato; infatti con il cuore si crede per ottenere la giustizia e con la bocca si fa confessione per essere salvati. Difatti la Scrittura dice: «Chiunque crede in lui, non sarà deluso».
(Romani 10: 9-11)

Dopo poco G. mi ha chiesto di unirmi in preghiera con loro, perché A. aveva il desiderio di conoscere Gesù personalmente e iniziare un nuovo percorso con Lui. I miei occhi a stento trattenevano le lacrime. È stata la gioia più grande della mia vita.

In due mesi Dio ha compiuto miracoli incredibili e mostrato tutta la sua potenza: niente è impossibile per lui! La meraviglia è stata gustare come nelle mani di un grande Dio ogni cristiano è equipaggiato per annunciare il messaggio del Vangelo a gente di ogni popolo e lingua, perché Egli ci ha donato già ogni cosa in Cristo Gesù.

Come suoi discepoli Lui ci chiama a “fare discepoli” e sono consapevole che A. è solo all’inizio del suo cammino con Dio; la mia preghiera è che lei possa innamorarsi sempre più di Gesù, conoscerlo attraverso la Bibbia e decidere di seguirlo con tutto il suo cuore. Continuiamo a pregare per l’opera di Dio nella sua vita!

Quanto a me, lodo Dio per il privilegio di esserle accanto in questo percorso che, malgrado piccole sfide quotidiane, è ricco di grandi benedizioni perché “vi è più gioia nel dare che nel ricevere”.

 

Alessandra Malta
(GBU Firenze)

Anche quest’anno ho avuto il privilegio di partecipare alla consueta Formazione GBU. Rispetto agli anni precedenti, essendo stata la mia terza volta, ho avuto modo di vivere le intense giornate di insegnamento da una prospettiva differente. Rivedere gli altri studenti, insieme ai quali ho iniziato il mio percorso da coordinatore, mi ha riempito il cuore di gioia e mi ha incoraggiato nel constatare che altri giovani come me stanno continuando con perseveranza la missione che il Signore ci ha affidato in questo momento della nostra vita: annunciare Gesù Cristo nelle Università italiane. Inoltre, conoscere le nuove “leve” mi ha confermato e reso più salda l’idea che non siamo noi coordinatori e studenti il centro del GBU, bensì Dio, che si compiace di usarsi degli studenti universitari per la sua opera di redenzione.

Studiare insieme la Lettera ai Filippesi mi ha decisamente arricchito spiritualmente ricordandomi che il coordinatore deve impegnarsi nel servire il gruppo, cercando non il proprio interesse, ma anche quello degli altri (Filippesi 2:4). Oltre a ciò, il Signore mi ha esortato, sia tramite le conversazioni avute con altri sia con la Sua Parola, a non angustiarmi di nulla, ma in ogni cosa fare conoscere le mie richieste a Dio in preghiere e suppliche, accompagnate da ringraziamenti (Filippesi 4:6). La preghiera, il carburante utilizzato durante la formazione, mi ha permesso di focalizzarmi sull’Eterno e di rendermi conto di quanto necessito della sua presenza nella mia vita quotidiana.

Mi è particolarmente piaciuto il seminario “Interagire con l’Università – il Vangelo incontra il mondo”, perché mi ha dato la possibilità di conoscere una delle prospettive del mondo riguardo la figura di Gesù e il canone biblico. Questo mi ha permesso di mettermi in discussione e di riconoscere la necessità di approfondire l’argomento per essere più preparato e pronto a eventuali conversazioni universitarie.

L’esercizio evangelistico, svolto nelle Università senesi, è stata un’esperienza che mi ha fatto riflettere molto. Nonostante avessimo argomentazioni valide, le persone alle quali abbiamo parlato continuavano a rimanere cieche di fronte alla realtà del Vangelo. Ho riavuto la conferma che la conoscenza del mondo serve, ma non basta e mai basterà. Paolo lo comprese pienamente quando scrisse queste parole: «[…] ritengo che ogni cosa sia un danno di fronte all’eccellenza della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore, per il quale ho rinunciato a tutto; io considero queste cose come tanta spazzatura al fine di guadagnare Cristo» (Filippesi 3:3-9). La salvezza proviene esclusivamente dalla conoscenza di Gesù Cristo.

Il Signore ci ha dotato di doni e talenti per servirlo e glorificarlo. Per questo il GBU, durante la Formazione e l’anno accademico, ci equipaggia e ci incoraggia a utilizzare le conoscenze che abbiamo come mezzo per riuscire ancora più efficacemente a condividere Gesù da studente a studente.

Davide Ibrahim
(GBU Milano Statale)

Ricorderò l’esperienza in Sudafrica come una delle benedizioni più grandi e inaspettate che il Signore abbia voluto donarmi. Un anno fa non avrei mai potuto immaginare che potessi partecipare a un convegno come un’Assemblea Mondiale di IFES. Ancor meno avrei potuto immaginare che per dieci giorni sarei stata l’unica studentessa italiana in mezzo a persone provenienti da centinaia di altre nazionalità. Già dal momento in cui mi era stato proposto questo incredibile viaggio sapevo che Dio aveva in mente qualcosa di speciale per me. A distanza di più di un mese dal mio ritorno in Italia posso dire che il nostro buon Padre non smette mai di sorprenderci, e lo fa in modi davvero straordinari.

È innegabile che fin dall’inizio avevo dei dubbi. Sarebbe stato “solo” il mio secondo viaggio in aereo e sarebbe durato più di venti ore. Ma non è una responsabilità troppo grande? Per diversi giorni sono stata sommersa da domande, ma poi ho capito. Grazie all’aiuto del Signore ho preso consapevolezza di quali fossero le priorità nella mia vita, e al primo posto c’è sicuramente Lui. Quindi ho accettato e mi sono preparata a questa esperienza. Ho davvero visto la mano del Signore in ogni cosa facessi, dal primo istante fino all’ultimo.

Gioia, Johan e Chris, rappresentanti del GBU italiano

Già all’arrivo in aeroporto ho visto subito come tra i volontari di IFES e gli altri studenti appena arrivati aleggiasse qualcosa. Con i giorni ho capito che quel qualcosa era comune a tutte le 1200 persone che erano lì: l’amore e la passione per Cristo. I primi tre giorni erano dedicati allo Student gathering o, come piaceva chiamarlo a noi, al Family gathering. Tra le 300 persone presenti c’erano solo studenti. Sono stati tra i giorni più belli trascorsi lì. Ho potuto conoscere la maggior parte delle persone presenti e iniziare ad annotare i loro nomi e le loro nazionalità. Ho potuto fare domande e ascoltare storie. Ogni giorno chiedevo a Dio di poter ascoltare la storia di almeno una persona.

Siamo abbastanza giovani per sognare e per provarci. Siamo uniti cuore a cuore, spirito a spirito.
Sono queste le prime parole che ho annotato sul mio diario di viaggio, parole dette da una ex studentessa oggi impegnata a livello globale con IFES. È stata lei a mostrarci che IFES è la famiglia che non abbiamo mai saputo di avere. Circondata da così tante persone estranee non mi sono mai sentita così a casa.

Ho imparato che il nostro momento è ora, che la vita di noi studenti del GBU è di essere pazzi per il Vangelo e che Dio ci sta usando per trasformare l’università per la sua gloria.

Nonostante le differenze culturali, ho rivisto negli occhi di moltissime persone lo stesso entusiasmo che ha ogni studente italiano nel proprio gruppo GBU. Ho imparato che tutto questo non riguarda solo conoscere la Parola di Dio, ma comprende anche l’essere plasmati da essa. Ho imparato che le debolezze possono trasformarsi in forze per imparare l’umiltà e per imparare a dipendere completamente dal Signore. Ho capito che a volte non troviamo porte aperte, ma solo finestre aperte; quello che bisogna fare è saltarci dentro.

La World Assembly è stata per me un viaggio personale, ma l’ho vissuta anche come un viaggio in famiglia. Spesso viaggiamo con così tante cose nelle nostre borse che non vediamo cosa abbiamo con noi. Dio ci invita a guardare a tutte le cose che possediamo e a lasciarci guidare da Lui. Come i discepoli sulla via per Emmaus, anche noi possiamo essere reindirizzati da Cristo nel nostro cammino e diventare messaggeri di speranza.

Ho sentito molte persone raccontare cose meravigliose che Dio sta compiendo nei loro contesti. Se si ha piena fiducia nel piano di Dio si può anche avere piena consapevolezza che la nostra storia è solo parte della Sua storia. Noi, con le nostre vite, siamo solo un tassello del puzzle della storia di Dio.

Il Dio che ho visto in Sudafrica è il Dio delle nazioni. Non siamo soli in questo ministero che a volte sembra troppo grande; ora lo so, l’ho visto. Invito chiunque ad andare alla World Assembly, a vivere una delle esperienze più simili al paradiso che io abbia mai vissuto.

I momenti che mi rimarranno impressi nella mente e nel cuore saranno vedere la felicità e ascoltare le storie piene di sfide dei nuovi gruppi associati a IFES, le risate con i ragazzi sudamericani, i sorrisi dei popoli asiatici, la gioia dei popoli del medio oriente, l’emozione di lodare Dio in tante lingue e in tanti modi diversi, le lacrime e le preghiere condivise con persone speciali, ma soprattutto il falso accento italiano di chi sapeva dire soltanto pizza, pasta, mafia e Berlusconi!

Oggi IFES viene sorpresa di continuo da Dio. Lui è all’opera. Basta guardare a Lui per accorgersene.

Gioia Frasca
(GBU Roma La Sapienza)

Oratore: Danny Pasquale

Studio 1 – Perché seguire Gesù (Luca 2:8-20)

Studio 2 – Come seguire Gesù (Matteo 16:24-28)

Studio 3 – Seguire Gesù in pratica (1 Tessalonicesi 1:1-10)

La mia prima “Festa GBU” è capitata, come spesso accade, tra mille impegni ed esami. Ma sono contenta di aver preso quei tre giorni, in cui ho potuto condividere la mia fede in Gesù con altri studenti come me, affetti dalla voglia di conoscere più da vicino la volontà del Signore.

Ero molto incuriosita dal tema proposto, “Seguimi”, e al tempo stesso dall’oratore del convegno, Danny Pasquale, che avevo già conosciuto a un campo estivo qualche anno fa.
Come coordinatrice GBU non vedevo l’ora di conoscere gli altri gruppi GBU di tutta Italia.

Non sapevo proprio cosa aspettarmi, però… lo studio biblico, e poi? La risposta non ha tardato ad arrivare, infatti sono subito stata coinvolta come aiutante presentatrice durante la prima sera, insieme a Giovanni Donato, il mio staff locale, che mi ha convinto a guidare insieme a lui la serata di presentazione. Inizialmente ero un po’ riluttante all’idea e mi chiedevo se ci fosse qualcun altro che potesse sostituirmi. Ma, alla fine del week-end, ho capito che parte della Festa sono gli studenti stessi, che si mettono al servizio per la buona riuscita del convegno, collaborando con gli staff nelle diverse attività. È stato bello servire, diventando parte integrante del convegno.

Preghiera per i coordinatori GBU

Ammetto che per me non è mai stato facile condividere la fede con persone non credenti, forse per paura di essere giudicata; spesso, davanti a situazioni particolari, mi blocco. Quindi quel “Seguimi” è stato per me come un richiamo, necessario per ricordarmi con chi ho a che fare e per chi sto “lavorando”. Come Danny ci ha ricordato, se abbiamo scelto Cristo dobbiamo essere pronti a seguirlo, a ogni costo, non una sola volta ma ogni giorno, scegliendo di avere fede e di amare come Gesù ha fatto con noi, donandoci la vita eterna. Ma per fare questo dobbiamo mettere da parte e far morire ogni giorno il nostro Io.

Un’altra riflessione che mi ha colpito, a proposito della nostra natura, è che non possiamo negare quello che siamo: seguaci del Dio vivente. Come è stato per la chiesa di Tessalonica: “Infatti da voi la parola del Signore ha echeggiato non soltanto nella Macedonia e nell’Acacia, ma anzi la fama della fede che avete in Dio si è sparsa in ogni luogo” (Tessalonicesi 1:8), così anche la nostra fede risplenderà per la gloria di Cristo. Se siamo quindi consapevoli di ciò, non dovremmo aver paura di presentarci al mondo così come siamo, perché ciò che facciamo è per il Signore.

Anche se quest’anno il nostro gruppo GBU non è riuscito a organizzare grandi eventi evangelistici nell’università, l’esempio dei Tessalonicesi mi ha incoraggiato a non mollare e a continuare. Dobbiamo portare la testimonianza di Gesù a quei ragazzi che ci frequentano abitualmente ma che non credono in lui o che provengono da altre religioni.

Fino a che punto siamo pronti a testimoniare per Gesù quello che ha fatto per noi? Siamo pronti a prendere la nostra croce per seguirlo? Se prima avrei potuto trovare scuse vane per tacere la verità di Gesù in mezzo ai miei colleghi universitari, adesso non posso che essere onorata di poter servire per l’opera del Signore, anche a costo di essere considerata deviante per questa società.

Ringrazio quindi il Signore perché ho potuto partecipare al convegno che mi ha aiutato a ricaricare le “pile spirituali” per continuare la sua testimonianza.

 

Monica Calucci
(GBU Siena)

Sara e Filip, due studenti alla fine dei loro studi di specialistica, si stanno preparando per un grande cambiamento. Dopo la laurea, fra pochi mesi, si trasferiranno dalla Danimarca in Groenlandia per avviare un ministero studentesco pionieristico. Hanno visitato il Paese la prima volta un paio di anni fa, durante un breve viaggio con KFS, il movimento IFES in Danimarca. Si sono chiesti se Dio li stava chiamando ad andare proprio lì.

“Sentivo il cuore che mi martellava per la Groenlandia e per le persone di quel posto”, dice Sara.

Sostenuti da KFS Danimarca, Sara e Filip ora si stanno per trasferire a Nuuk, la capitale, che tra l’altro ospita l’unica università in tutta la nazione. Gli studenti proveniente dalle altre città devono viaggiare in barca o aereo per arrivare all’università. Vedono le proprie famiglie soltanto una o due volte l’anno. La nostalgia di casa è uno dei problemi sociali più grandi per i giovani. Inoltre, gli studenti devono studiare in danese, che è la loro seconda lingua, quindi l’università può essere un periodo della vita ricco di sfide.

Il clima spirituale è anch’esso una sfida. Le credenze tradizionali sono incentrate sugli spiriti maligni e quelli dei morti. Oggi il 98% degli abitanti della Groenlandia dice di essere credente, ma il 50% dice di continuare a praticare anche la religione tradizionale. Poche persone conoscono quello che dice la Bibbia o sanno come avere una relazione con Dio. Al momento IFES non ha nessun ministero studentesco o giovanile in questa nazione.

Uniamoci in preghiera per un nuovo ministero studentesco in Groenlandia:

  • Ringrazia il Signore per come ha guidato Sara e Filip. Prega che li aiuti a prepararsi praticamente e spiritualmente per i cambiamenti che li aspettano.
  • Prega per buoni rapporti con le chiese locali a Nuuk e prega che i credenti del posto siano desiderosi di sostenere questo nuovo ministero.
  • Prega che Dio prepari i cuori degli studenti che Sara e Filip incontreranno. Prega che gli studenti in Groenlandia possano giungere a conoscere il Dio onnipotente della Bibbia come loro Padre.

(articolo apparso sulla newsletter IFES Prayerline)

Dall’11 al 16 Marzo scorso, un gruppo di studenti del GBU Italia è stato in Grecia, nella città di Salonicco (quella che ai tempi dell’apostolo Paolo veniva chiamata Tessalonica) per un’esperienza di missione. Questo viaggio è parte di un progetto più ampio che prevede un viaggio all’anno. Negli ultimi anni il GBU Italia è già stato a Malta, in Albania, in Montenegro e in Lettonia. Poter viaggiare, visitare posti diversi, conoscere altri studenti e poter dare loro una mano a mettere in piedi una settimana di eventi è sicuramente un’esperienza formativa. Qui di seguito potrai leggere le riflessioni di Cristina Nashed, una studentessa del GBU di Palermo.

Sono felice di essere stata parte della squadra che è partita per la Grecia lo scorso marzo. Consiglio a tutti un viaggio di questo tipo, perché questo genere di esperienze segnano la tua vita e ti fanno crescere. Nel bene e nel male. La Grecia è un paese occidentale e relativamente benestante, e l’appartamento in cui la nostra squadra ha alloggiato era fornito di tutti i confort, ma nel suo insieme l’esperienza mi ha comunque insegnato molto. Ho imparato a essere flessibile e ad adattarmi, ho vissuto 24 ore su 24 insieme a ragazzi che fino al giorno prima non conoscevo, mi sono stati messi dei volantini in mano e mi è stato chiesto di provare a chiacchierare con degli estranei, mi sono dovuta improvvisare aiuto cuoco e ho dovuto prendere delle decisioni che avrebbero condizionato l’intera squadra. Durante un’esperienza del genere non sei più tu al centro, ma gli altri. Continua a leggere

Studenti del GBU Italia spronati dalla conferenza sull’evangelizzazione di IFES

Priscilla era una tra 1700 studenti. Lei e i suoi amici del GBU Italia si sono uniti ad altri studenti da 47 paesi. Questa era la conferenza studentesca europea sull’evangelizzazione, Presence, a Pasqua 2017. Dopo quasi due anni le abbiamo chiesto di riflettere sull’impatto a lungo termine della sua partecipazione a Presence. Ha condiviso le sue riflessioni:

La storia di Priscilla

“Mi aspettavo un’esperienza meravigliosa. Ma non qualcosa che avrebbe ispirato così tanto sia me sia il mio gruppo GBU di Milano.
È stato meraviglioso sperimentare un’unione con altri studenti mentre pregavamo insieme in lingue diverse. Ed è stato bellissimo vedere quando è grande IFES, renderci conto che siamo coinvolti con un progetto internazionale enorme.

Presence

Un momento particolare per me è stato ascoltare la testimonianza di un uomo l’ultima sera. Era cresciuto in una famiglia musulmana in Medio Oriente. Per il suo percorso di studi ha trascorso alcuni mesi in Francia come studente internazionale. Lì ha incontrato alcuni studenti cristiani e ha cominciato a leggere la Bibbia con loro. Solo tre settimane prima di lasciare la Francia, ha dato la sua vita a Cristo.

Quest’uomo adesso lavora con gli studenti IFES in Medio Oriente.

Dopo aver ascoltato la sua storia, ho sentito la convinzione di dover approfittare di più delle opportunità per raggiungere gli studenti internazionali. Siamo abituati a pregare per missionari in tutto il mondo, ma che cosa facciamo per le centinaia di persone internazionali intorno a noi? Hanno bisogno di conoscere Gesù! E possono essere una testimonianza potente nelle proprie comunità quando tornano a casa. Il tempo speso nel nostro paese, seppur breve, potrebbe essere sufficiente.

GBU Milano

Un cuore nuovo

I miei amici e io siamo tornati da Presence spiritualmente carichi, pieni di idee e con un nuovo cuore per gli studenti internazionali. Da allora abbiamo cominciato a fare studi biblici in inglese oltre che in italiano. Nella mia università ci sono tanti studenti internazionali da Cina, India, Pakistan, Sud America e altri paesi europei. Hanno tutti background religiosi diversi e, in generale, abbiamo scoperto che non conosco un granché del cristianesimo, ma sono più aperti a parlare di questioni spirituali dei nostri amici italiani. A volte le loro domande mi sorprendono; sono curiosi, parlare della nostra anima o del nostro peccato non è qualcosa di strano per loro.

Prima di Presence ero interessata agli studenti internazionali, ma ero spaventata per via della barriera linguistica e non ero sicura dell’approccio da usare. Dopo Presence abbiamo deciso di non preoccuparci di queste cose. Il nostro inglese non è perfetto e i nostri studi biblici non sono sempre i migliori, ma la cosa importante è far sentire gli studenti internazionali accolti e amati.

GBU Milano

Abbiamo cominciato a organizzare un evento evangelistico ogni mese – solitamente feste a tema come gli anni ‘50, pizza, serata film, il sud Italia… stiamo imparando ad avere sempre qualcuno che possa tradurre tutto in inglese e cerchiamo di pensare a come gestire il cibo, i giochi, la musica e una presentazione del vangelo nel modo più efficace possibile. A volte siamo arrivati a essere addirittura 60 persone! Siamo andati in giro per la facoltà a incontrare gli studenti. Ora ci stiamo occupando di creare una piccola guida su come sopravvivere all’università qui, che include anche alcune informazioni sul GBU.

Un’avventura che vale la pena vivere

Incoraggerei i gruppi IFES che ancora non hanno intrapreso l’impegno verso gli studenti internazionali a lanciarsi in questa sfida perché ne vale davvero la pena. È una grande opportunità per scoprire altre culture e testare la propria fede. Pregate per le vostre università e lasciatevi sorprendere!

GBU Milano

E agli studenti IFES che stanno pensando di andare alla prossima conferenza europea per l’evangelizzazione, Revive, vorrei dire: ANDATE! Quando siamo tornati a casa ci siamo resi conto di quanto Presence ci avesse unito come gruppo. Ci ha resi una vera squadra con lo stesso obiettivo e la stessa visione, lo stesso amore per gli studenti. Presence è stata un’avventura e ci ha regalato storie che raccontiamo ancora oggi.”

Presentando REVIVE

L’impatto di Presence si è sentito per tutta la regione dell’Europa: gli studenti si sono innamorati più profondamente di Gesù e hanno colto la visione di condividerlo in facoltà. Molte settimane di missione hanno avuto luogo in nuove città, come risultato di Presence. Ma IFES Europa desidera ancora di più. Desidera vedere un risveglio, nei suoi studenti credenti, nelle sue università, nelle sue nazioni. Revive, la prossima conferenza europea sull’evangelizzazione, si svolgerà in Germania dal 27 dicembre 2019 al 1 gennaio 2020.

 

(articolo apparso su ifesconexion.org)

 

Sono ancora disponibili biglietti scontati per Revive per chi si iscrive allaFesta GBU! CLICCA QUI