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Archivio per categoria: Notizie

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Notizie

Seguire la chiamata di Dio per il nuovo anno

Il libro del profeta Giona è un tesoro inesauribile, come il resto della Parola vivente di Dio. Purtroppo, però,
è uno dei libri della Bibbia che viene più spesso trattato con superficialità anche dai cristiani. Forse perché si
pensa di conoscerlo bene, di saper riassumere il suo messaggio con facilità; forse perché si è convinti che
l’errore del profeta sia così grossolano da non riguardarci da vicino.

Chi di noi, sentendo la chiara e indiscutibile chiamata dell’Onnipotente, penserebbe mai di fuggire
prendendo un aereo per il posto più remoto che gli viene in mente?

Personalmente conservo una nota nel mio smartphone che ho trascritto non molto tempo fa, mentre
ascoltavo una predicazione proprio sul libro di Giona. L’oratore ci aveva sfidato a pensare ai modi in cui oggi
possiamo fuggire dalla chiamata di Dio
e aveva fornito alcuni esempi. Io ho scritto:

  • quando ci rifiutiamo di perdonare chi ci ha ferito
  • quando non ci impegniamo a condividere il vangelo con le persone che incontriamo
  • quando non prendiamo l’iniziativa nella riconciliazione
  • quando non lasciamo andare ciò che Dio vuole che lasciamo andare (un lavoro, una relazione, …)

L’elenco è ovviamente incompleto, ma anche chi non ha mai fatto un viaggio pensando di scappare lontano
dalla presenza del Signore, leggendolo potrebbe rendersi conto di non essere troppo diverso dal profeta
che si rifiutò andare a predicare a Ninive.

Per evitare l’errore di Giona abbiamo bisogno di predisporre la nostra mente all’azione (I Pietro 1:13). Non
c’è modo migliore di farlo che mettendoci in preghiera. Quando lo facciamo non portiamo solo davanti a
Dio le nostre richieste, ma ci predisponiamo all’ascolto e alla sottomissione. Chiediamo al Signore di
intervenire e, implicitamente o esplicitamente, lasciamo che sia Lui ad approvare o cambiare i nostri
desideri, parlando ai nostri cuori e producendo in noi la sua volontà.

Per questo motivo, all’inizio di un nuovo anno per i Gruppi Biblici Universitari, vi rivolgo un invito alla
preghiera e al digiuno
con lo scopo di ricercare la sua guida e sottometterci alla sua volontà. Desideriamo
che sia il Signore a indicarci la direzione da seguire e confidiamo nel sostegno e nelle intercessioni di chi
continua a supportarci pur non essendo più in prima linea nel nostro movimento.

Ripeteremo l’iniziativa dell’anno scorso: una staffetta di digiuno e preghiera alla quale chiunque vorrà potrà
partecipare, scegliendo quali pasti saltare durante la settimana che va da venerdì 18 a giovedì 24
settembre (il 25 settembre inizierà la Formazione GBU, ndr).
Cliccando sul link qui sotto potrete iscrivervi (anonimamente), così che possiamo riuscire a
coprire tutta la settimana.

CLICCA QUI

Ringrazio già da ora il Signore per quello che ci dirà e per le risorse che ci donerà per compiere la sua
volontà.

In Cristo,

Francesco Schiano

17 Settembre 2026
https://gbu.it/wordpress/wp-content/uploads/2026/09/flat-lay-arrow-asphalt-shoes-scaled.jpg 1920 2560 Domenico Campo https://gbu.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/GBU_bandiera_RGB_logo_colore-300x172.png Domenico Campo2026-09-17 09:00:002026-09-18 10:34:01Seguire la chiamata di Dio per il nuovo anno
Notizie

Il GBU italiano ricorda Jean Elliott (1929–2026)

di Davide Maglie, Francesco Schiano, Johan Soderkvist, Tim Adams, Maria Giulia Verga e Giacomo Carlo di Gaetano

Jean Elliott (1929–2026) è stata una delle figure fondamentali e pionieristiche dei Gruppi Biblici Universitari (GBU) in Italia. La sua dedizione e il suo ministero a fianco di Marcella Fanelli hanno strutturato la missione dell’Associazione, lasciando un impatto duraturo sulla testimonianza evangelica negli atenei italiani.

Le origini e la vocazione missionaria

Nata in Cina nel 1929 da genitori inglesi, Jean Elliott si è trasferita con la famiglia in Sud Africa, dove ha vissuto fino all’età di 18 anni prima di stabilirsi in Inghilterra. Durante gli studi universitari a Londra, dove ha conseguito la laurea in Botanica presso il The Royal Holloway College, è avvenuta la sua conversione spirituale.

Dopo aver avvertito la chiamata al servizio missionario, ha intrapreso studi teologici a Glasgow e ha insegnato per tre anni a Liverpool. La svolta decisiva per il panorama studentesco italiano è avvenuta nel 1958, anno in cui Jean si è trasferita a Firenze per collaborare stabilmente con Marcella Fanelli.

L’impegno nel GBU: i tre pilastri storici

Il ministero di Jean Elliott si è consolidato principalmente a Roma, dove si è trasferita insieme a Marcella nei pressi dell’Università “La Sapienza”. La sua opera ha guidato lo sviluppo di progetti chiave che definiscono l’identità dell’associazione ancora oggi:

  • La Sala di Lettura di Roma (1962): Aperta su suggerimento di Stacey Woods (allora Segretario Generale dell’IFES), la Sala di Lettura GBU di Roma è nata come uno spazio accogliente per gli studenti universitari, configurandosi come un luogo di studio, dialogo culturale e annuncio del Vangelo. Jean ne ha assunto la cura diretta per molti anni.
  • Le Edizioni GBU (1965): Insieme a Marcella Fanelli, Jean ha dato vita alla casa editrice Edizioni GBU, nata per supportare lo studio delle Scritture e la crescita intellettuale e spirituale del movimento evangelico in Italia.
  • La rivista Certezze e il lavoro con i laureati: Durante gli anni ’70, in una riorganizzazione del lavoro del comitato nazionale, a Jean fu affidata anche la gestione della rivista teologica Certezze e il lancio delle prime reti e iniziative dedicate ai laureati, per aiutarli nella transizione verso il mondo del lavoro.

Jean Elliott ha ricoperto ruoli di massima responsabilità, tra cui quello di Segretaria Nazionale del GBU italiano. La sua visione univa strettamente l’annuncio della fede all’impegno culturale e accademico, un principio che oggi continua a vivere anche attraverso il Dipartimento di Ricerche e Studi (DiRS) del GBU.

Si è spenta la mattina del 3 settembre 2026 all’età di quasi 97 anni (li avrebbe compiuti il 25 novembre), lasciando una traccia indelebile nella memoria di generazioni di studenti universitari evangelici in Italia.

Il ruolo istituzionale e l’eredità

(Davide Maglie, Francesco Schiano e Johan Soderkvist, Presidente, Segretario Generale in carica e precedente – 2010-2025)

La realtà di oggi dipende da dinamiche imprevedibili, ma è profondamente legata alle scelte e alle strategie del passato. Jean, insieme a Marcella, ha rappresentato una vera e propria fucina di idee e progetti. 

Probabilmente non avrebbero usato termini moderni come “visione” o “strategia”, eppure possedevano la dote principale di ogni vero leader: sapevano guardarsi intorno, valutare la realtà e intercettare ciò che mancava.

A questa rara sensibilità univano l’azione concreta, scendendo in prima linea per spronare gli altri e creare dal nulla risposte ai bisogni dell’epoca: la Sala di lettura a Roma, le Edizioni GBU e l’avventura de La Salsicaia nel 1966. 

Certamente questo costante spingersi oltre e la determinazione nel cambiare le cose hanno generato anche tensioni e incomprensioni, in un contesto dove le risorse umane ed economiche erano estremamente scarse. Eppure, senza persone capaci di osservare il presente e osare per modificarlo, il mondo non cambierebbe mai in meglio.

Oggi, nel ricordare la sua figura, siamo profondamente consapevoli del ruolo cardine e pionieristico che Jean ha svolto per il GBU e per il panorama evangelico italiano. Con il cuore colmo di rispetto e commozione, eleviamo la nostra infinita gratitudine al Signore per aver guidato i passi di Jean in Italia, in quel lontano 1957, donandoci una testimonianza che continua a parlare al nostro presente.

Grazie Jean!

IFES ricorda Jean Elliott

(Tim Adams, Segretario Generale di IFES)

A nome di International Fellowship of Evangelical Students (IFES), scrivo per rendere grazie a Dio per la vita di Jean Elliott.

Fu C. Stacey Woods, il primo Segretario Generale di IFES, che nel 1957 incoraggiò Jean a recarsi in Italia per unirsi a Marcella Fanelli e contribuire a dare vita a un ministero studentesco evangelico lì. Appena due anni dopo, nel 1959, il GBU Italia divenne uno dei primi movimenti nazionali ad aderire alla comunità globale di IFES.

Per decenni Jean si è dedicata alla formazione della prossima generazione di leader attraverso la preghiera, lo studio della Bibbia e un fedele discepolato. Lindsay Brown, che è stato segretario generale di IFES dal 1991 al 2005, ricorda di aver incontrato Jean nel 1978, quando si trovava in visita a Roma con un gruppo di studenti del Galles. Ricorda la calorosa accoglienza di Jean e Marcella e di aver pregato con loro. Alla notizia della scomparsa di Jean, Lindsay ha dichiarato:

«Che donna dedita e forte era! Insieme a Marcella Fanelli, ha gettato le basi sia per il GBU sia per la casa editrice in Italia. Dubito che entrambi esisterebbero oggi senza la loro costanza e determinazione. Jean era una donna di grande carattere e qualità. Sebbene non si sia mai sposata né abbia avuto figli propri, lascia dietro di sé molti figli nella fede».

Ci uniamo ai molti che rendono grazie a Dio per la vita di Jean, caratterizzata da una lunga ubbidienza a Cristo. 

Un ricordo personale

(Maria Giulia Verga, Presidente dell’Associazione Amici della Sala di Lettura GBU)

Quando l’ho conosciuta, negli anni Novanta, ricordo che passava ogni mattina alla Sala di Lettura per assicurarsi che gli studenti ci fossero e che tutto procedesse bene; ricordo la sua capacità come staff GBU nel coordinare e guidare le attività, la sua capacità di insegnare a noi studenti e di condurre uno studio biblico andando proprio al cuore del messaggio, riuscendo a stimolare domande profonde e riflessioni importanti in chi partecipava agli incontri che si tenevano alla Sala di Lettura; ricordo la sua disponibilità totale nell’ascoltare domande, dubbi e nel provare a condurre chi le poneva verso una risposta che venisse dalla verità delle Scritture.

Ricordo anche la grande generosità dimostrata negli anni verso tanti studenti stranieri o fuorisede, ai quali è stato offerto da parte di Jean un sostegno, non solo spirituale, personalmente e attraverso la Sala di Lettura.

Anche quando il passare degli anni e il progredire dei suoi disturbi di salute le hanno impedito di partecipare di persona, ha continuato a sostenere l’Associazione degli Amici della Sala di Lettura con il suo incoraggiamento costante per ciascuno di noi e il pensiero sempre rivolto agli studenti, perché questo le importava: che potessero arrivare a conoscere il Signore attraverso la testimonianza del GBU. La sua vita è stata e rimarrà d’esempio per tutti noi che abbiamo avuto il privilegio di far parte della sua vita.

In memoria

(di Giacomo Carlo Di Gaetano, Edizioni GBU)

Questa mattina (Giovedì 3 Settembre 2026), alla notizia della dipartita di Jean Elliott il pensiero è corso a un piccolo manualetto che custodisco gelosamente, scritto e rivisto proprio da Jean (ma in parte pubblicato nella Rivista Certezze) dal titolo Come guidare uno studio biblico in gruppo. Era tra il materiale che approntammo come Comitato editoriale di Edizioni GBU nel momento del lancio della collana Intorno alla Bibbia, la collana che raccoglie gli studi induttivi relativi ai singoli libri della Bibbia (https://edizionigbu.it/categoria-libro/collane/intorno-alla-bibbia/).
Non so perché mi è venuto in mente quel manualetto. Forse perché, insieme a tanto altro materiale, fa parte di quelle cose che una casa editrice pensa prima o poi di adoperare; e questo fa aumentare il debito nei confronti degli autori di questo materiale.

In realtà, quel materiale, così ordinato e che trasuda interesse per i gruppi degli studenti e per la Bibbia, mi è servito per riappropriarmi della memoria di questa donnina di cui negli ultimi anni si erano perse le tracce, a causa della sua lunga e sofferta vecchiaia, illuminata però dalla solidarietà e dedizione di alcuni amici romani del GBU e della Chiesa Valdese di
Piazza Cavour.

Prima di tratteggiare un piccolo schizzo biografico di Jean, nonché di rimandare alle simpatiche sue tracce con le quali Marcella Fanelli ha infarcito la sua Passeggiata nel XX secolo, vorrei condividere quelle che a me parevano le cifre spirituali di Jean. Nel sodalizio con Marcella Jean rappresentava l’avanguardia e la retroguardia della grande visionaria del GBU, vale a dire Marcella.

Jean incarnava nel sodalizio il radicamento teologico, nella tradizione di All Souls, dell’evangelismo anglicano del suo amico John Stott. Quando avevi modo di parlare con Stott, la prima cosa che ti chiedeva è: come stanno Jean (e naturalmente Marcella). E l’interesse partiva da Stacey Wood, uno dei padri di IFES (International Fellowship of
Evangelical Students
) per finire a Lindsay Brown, dinamico Segretario Generale degli inizi del 2000 nonché animatore di Losanna III, e oltre.

Jean aveva la grande capacità di raccontare con sobrietà le vicende alterne e le avventure del GBU italiano.
Ma lei rappresentava anche il braccio operativo del sodalizio con Marcella; una fusione rara di praticità e acume teologico.
Quando alla fine del secondo millennio approdai alla corte di Jean e Marcella, in Via Borelli a Roma, incoraggiato da uno staff inglese di grande visione, mi sorprese l’attenzione che Jean dedicava all’immagine che il GBU dava all’esterno, soprattutto nei confronti del mondo cattolico. Ricordo che quando discutevamo della traduzione e pubblicazione del
capolavoro di John Stott, La croce di Cristo, io mi infervoravo per l’humus evangelicale dell’opera e dell’autore mentre Jean mi raccomandava di ricordare sempre che il vangelo è un vangelo cristiano e chi i nostri interlocutori hanno bisogno di essere avvicinati al vangelo piuttosto che agli evangelici.
Mi colpì quella che a tutti gli effetti appariva come una preziosità quasi inutile. Al contrario, quell’enfasi segnò la mia vita e il mio servizio.

Jean era anche leale nei confronti di tutta la famiglia protestante; non che non fosse in grado di cogliere le esasperazioni di una teologia forse troppo aperta a istanze ermeneutiche che con superficialità definiremmo liberali. Piuttosto, lei aveva coraggio. Era ben consapevole della sua identità e questo lo sapevano bene nella Chiesa Valdese che scelse di frequentare
insieme a Marcella perché ambiente più aperto all’iniziativa di due donne. Jean condivideva fermamente la visione del sogno di Marcella con cui la Fanelli conclude il suo racconto autobiografico (Il grande affresco, cap. 25 di Una Passeggiata nel XX secolo). Un cielo di comunione riappacificata tra le diverse anime del protestantesimo. Oggi forse questa visione
potrebbe apparire utopica e perfino velleitaria. Ma c’era di mezzo la testimonianza nelle università, quella era la sua stella polare e quella interessava unicamente.

Concludendo i miei ricordi posso dire che lei non sfigurava e non ha mai sfigurato in quello che a volte sembrava il cono d’ombra della sua compagna di servizio più blasonata, Marcella Fanelli. Mi piace, in maniera un po’ irriverente, immaginarmele ora, riunite insieme, con la solita acribia a fare le pulci ai grandi dottori del cristianesimo evangelico del ‘900 che tanto hanno amato queste due donne, Marcella e Jean Elliott.

Qui giova riportare il simpatico racconto dell’incontro tra le due donne:

“l’incontro interessante per eccellenza fu quello con Jean Elliott. Anche quella volta ero carponi su un pavimento, ma avevo quasi finito i miei doveri e potemmo quindi andare nella mia camera a conversare. Jean era appena tornata dal Sud Africa, dove era stata a trovare i genitori, e durante il viaggio in mare il sole l’aveva così abbronzata che io la credetti di razza africana; poi, nei nostri incontri successivi, la notavo ogni volta più chiara di pelle, fino a che non mi fu altrettanto chiaro che era europea, e inglese. Nata in Cina, dove suo padre lavorava per una società di navigazione, e cresciuta a Città del Capo dove egli era stato trasferito, era venuta a Londra per frequentarvi l’università, e lì aveva incontrato i GBU e conosciuto la
Bibbia. Ciò aveva dato una svolta alla sua vita …” (Passeggiata, p. 566).

Molte volte, Jean e Marcella hanno lavorato in condizioni di estrema ristrettezza economica e finanziaria; spesso hanno cercato di animare la sensibilità e la liberalità dei cristiani evangelici d’Italia e non solo. Non era facile però convincere i vari ambienti denominazionali a dare fiducia e sostegno a un movimento evangelistico senza cercare di infiltrarlo per
determinarne orientamenti e sviluppi. Ma hanno perseverato e hanno consegnato alle nuove generazioni un servizio integro, fedele al vangelo e alla missione di condividere il vangelo da studente a studente e di servire una fede che pensa.

Li ricordo entrambe, in particolare Jean, nel 2005, al momento del varo del Convegno Studi GBU, ricevere il ringraziamento corale di tutti i partecipanti e benedire con entusiasmo questa nuova iniziativa.

Grazie Jean, finché il GBU avrà memoria, e l’avrà, non ti dimenticherà, come ci insegna la Bibbia (Eb. 13).

M. Fanelli, Una passeggiata lungo il XX secolo, Edizioni GBU, 2001.

14 Settembre 2026
https://gbu.it/wordpress/wp-content/uploads/2026/09/copertina-jean-elliott-2026.jpg 650 1500 admin https://gbu.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/GBU_bandiera_RGB_logo_colore-300x172.png admin2026-09-14 08:00:002026-09-15 21:34:43Il GBU italiano ricorda Jean Elliott (1929–2026)
Notizie

Tutto è compiuto: la Festa 2026

Di Giuseppe Palumbo, coordinatore GBU Urbino

Care lettrici e cari lettori, mi chiamo Giuseppe, frequento il secondo anno di Chimica e Tecnologia Farmaceutiche e sono il coordinatore del gruppo GBU di Urbino. Quest’anno ho avuto la possibilità di partecipare, per la prima volta in assoluto, a uno degli eventi più significativi dell’anno: la Festa GBU. Per chi non la conoscesse, non si tratta di un semplice raduno, ma di un convegno studentesco nazionale che riunisce i gruppi di tutta Italia per un weekend nel cuore della Toscana.

Il focus sulla missione!

Le giornate erano scandite da un ritmo che oggi sembra quasi “rivoluzionario” per noi universitari: al centro c’erano la Parola di Dio e la preghiera, alternate a momenti di sano divertimento. Ho apprezzato molto la varietà dei seminari, che restano aperti a temi estremamente attuali. Abbiamo parlato di ansia e stress dello studente “performante”, di come costruire un rapporto genuino con Dio e di come condividere il messaggio di Gesù con i propri compagni di corso, senza filtri o barriere.

Spesso diamo per scontato che l’università sia solo un luogo di esami e scadenze, dove conta solo il risultato. La Festa GBU mi ha sfidato a vedere l’ateneo in modo diverso: come un campo di missione dove la nostra identità non è definita dal libretto universitario, ma da qualcosa di molto più profondo. Siamo la luce nelle università e abbiamo il compito di portare avanti il messaggio del Vangelo che altri, prima di noi, hanno fatto.

Tutto è compiuto

Il tema della festa, “Tutto è compiuto”, riprende le ultime parole di Gesù sulla croce. Ma cosa significano concretamente oggi? Riflettendoci, ho capito che non sono un grido di sconfitta, ma di vittoria. Gesù ha ripristinato un rapporto diretto tra Dio e l’uomo, squarciando da cima a fondo la cortina del tempio che ci separava da Lui.

Ciò che mi ha colpito veramente è stato come Dio abbia parlato al mio cuore attraverso la vulnerabilità di Gesù stesso. Tramite lo Staff e gli amici, mi è stato ricordato che, sebbene la nostra carne sia debole e le prove quotidiane siano dietro l’angolo, lo spirito che resta in preghiera davanti alla croce trova una forza inaspettata. Il sacrificio di Cristo è stato unico: un prezzo altissimo pagato al posto nostro, affinché ogni nostro sbaglio possa trovare quel perdono che Dio non vede l’ora di donarci.

Uniti dalla potenza del vangelo

È stato incredibilmente incoraggiante vedere centinaia di universitari di diversi atenei e di diversi paesi pregare insieme. Vedere così tanti giovani parlare del sacrificio di Cristo come un “solo corpo” ha acceso in me una forte motivazione: tornare a Urbino e continuare a parlare di Gesù da studente a studente, con occhi nuovi.

La vera bellezza della Festa non è stata staccare la spina dallo studio o fare nuove amicizie (anche se è successo ed è stato bellissimo). La vera bellezza è stata riconoscere l’immensità di ciò che Gesù ha compiuto. Leggendo la Bibbia, a volte rischiamo di abituarci al racconto della passione. Ma fermarsi a riflettere su un Dio che suda sangue, che prova un’angoscia, una tristezza mortale e che accetta lo scherno per amore nostro, cambia tutto. Eravamo lì a festeggiare questa vittoria, riconoscendo in Lui il Leone e l’Agnello, il Salvatore che si è fatto uomo per permetterci di ricominciare.

Il momento è adesso!

Se stai leggendo queste righe, vorrei farti una domanda che mi sono posto anche io: cosa stiamo aspettando? Spesso rimandiamo il pensiero di Dio a quando “avremo tempo” o a quando saremo “abbastanza bravi”. Ma la Festa GBU mi ha insegnato che il momento è adesso.

Dio non sta cercando la tua perfezione, ma la tua presenza. Ti sta chiamando a un rapporto reale e sincero perché sei prezioso ai Suoi occhi. Non lasciare che questo invito resti inascoltato; la croce è il luogo dove le nostre colpe incontrano la Sua grazia. Ti incoraggio a pensare ed accettare il dono che Dio ci dà perché ormai tutto è stato compiuto.

21 Maggio 2026
https://gbu.it/wordpress/wp-content/uploads/2026/05/Foto-di-Gruppo-scaled.jpg 1707 2560 Domenico Campo https://gbu.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/GBU_bandiera_RGB_logo_colore-300x172.png Domenico Campo2026-05-21 09:30:002026-05-21 06:35:58Tutto è compiuto: la Festa 2026
DiRS, Notizie

Sono Evangelici?

Sono evangelici?

di Stefano Molino[1]

Immagino che capiti a molti di voi, cristiani evangelici, di sentirsi rivolgere domande di questo tipo: “Scusa, ma tu che sei evangelico, cosa ne pensi di quella riunione di pastori evangelici che nello studio ovale hanno pregato per Trump e benedetto le sue guerre, paragonandolo a Cristo?” Oppure: “Ma il ministro della guerra Peter Hegseth, che benedice la guerra sbagliando anche la citazione, è evangelico?” Si sollecita una nostra opinione o presa di posizione, e che lo si voglia o no, il nostro nome di cristiani evangelici che raramente ha occupato spazi importanti sui titoli di giornale, da qualche mese a questa parte è salito alla ribalta portandoci una notorietà che è quantomeno imbarazzante.

Ovviamente la domanda posta non può avere una risposta univoca quale si aspetterebbero gli amici, i colleghi o conoscenti che ce la rivolgono: l’italiano medio è abituato a concepire il fenomeno chiesa come una struttura che ha a capo qualcuno che parla a nome di tutti, pertanto si aspetta che gli evangelici esprimano una voce comune per approvare o condannare l’operato dei pastori dello studio ovale.

Senza dubbio, sotto il nome di cristiani evangelici si annovera una galassia di comunità e di chiese talvolta anche molto diverse, per cui è impossibile rispondere all’unisono. Tuttavia è forse un po’ troppo facile sottrarsi alla domanda e affermare semplicemente che non riconosciamo i personaggi citati come facenti parte della nostra chiesa. È necessario dire qualcosa di più profondo, perché in fondo questo nome, o etichetta che abbiamo, avrà pure dei contenuti, altrimenti potremmo chiamarci diversamente. E dei contenuti non propriamente neutri visto che il nome ha la pretesa di essere espressione del vangelo. La domanda da porsi è dunque: perché certi episodi accadono da parte di persone che si presentano come cristiani evangelici? Perché questi riscuotono il plauso di alcune chiese evangeliche e l’indignazione di altre? In parole simili: perché ad alcuni evangelici piace Trump e la sua amministrazione?

Una prima risposta possibile consiste nel considerare che dietro il bellissimo nome di “vangelo”, cioè “buona notizia”, giace una molteplicità di significati, di valori, e di comportamenti. Indubbiamente c’è un nucleo chiaro, che potremmo definire come parola di grazia che Dio rivolge all’uomo, annunciandogli una salvezza gratuita, a prescindere dai suoi meriti e in virtù della morte in croce di Gesù. A questa offerta gratuita si deve una risposta grata che comporta l’osservanza gioiosa di una serie di insegnamenti. Come l’amore conseguente per gli altri uomini ugualmente amati da Dio e la loro eguaglianza; l’attenzione per i più deboli; la ricerca di un’etica rigorosa improntata ai comandamenti biblici che riguardano molte sfere della realtà…

Purtroppo, un errore frequente è quello di privilegiare alcune sfere a scapito di altre.

Un esempio potrebbe essere il peso particolare dato all’etica sessuale, in buona parte delle chiese che considerano la Bibbia parola di Dio ispirata e regola di fede. La relativizzazione della tradizionale polarità maschio/femmina, esplosa in una serie di identità di genere fluide, ha sicuramente lasciato perplessi molti cristiani evangelici. Di fronte a diversi eccessi che hanno visto l’approvazione di leggi atte a favorire il cambio di genere da parte di adolescenti, molti evangelici hanno salutato con gioia un Donald Trump che nel primo giorno del suo governo, nel gennaio 2025, affermava: “There are only two genders: male and female![2]” Potremmo aggiungere temi come l’aborto, la libertà religiosa e simili che alcuni evangelici hanno ritenuto essere trattati in modo inadeguato dalla sinistra americana. Se questo serve a spiegare la simpatia che alcuni hanno per Trump, in cui non vedono un santo e neppure un credente, ma un buono strumento per combattere cause giuste, questo approccio lascia un enorme problema aperto: cosa si fa di tutti gli altri valori del vangelo?

I toni sistematicamente aggressivi, le minacce di distruzione di intere civiltà, l’omicidio deliberato da parte della milizia anti-immigrazione dell’ICE, gli insulti a chiunque la pensi diversamente, devono fare prendere atto a chi vede in Trump un operatore di cause giuste, che queste sono nettamente minoritarie, e vanno a scapito del resto del messaggio evangelico. Come ha giustamente sostenuto Sergio Cortese “il Vangelo viene ridotto a un elenco di valori isolati, separati dallo stile di vita, dal linguaggio, dalla relazione con il povero, lo straniero e il nemico. È una fede frammentata, dove l’efficacia politica conta più della testimonianza.”[3] Potremmo quindi dire che, a nostro modo di vedere, gli evangelici a sostegno di Trump hanno selezionato un set molto limitato di valori evangelici in nome dei quali accettano atteggiamenti violenti e spregiudicati, perdendo il cuore del vangelo, che fa piuttosto dell’accettazione dello straniero, dell’escluso e del debole un punto fondamentale.

Una seconda risposta possibile riguarda l’interpretazione. Pare evidente che in diverse chiese evangeliche ci sia una problematica confusione tra regno di Dio e regno degli uomini. È una prerogativa di quel movimento che avanza negli Stati Uniti chiamato “nazionalismo cristiano” che pretende di imporre un’etica cristiana (o presunta tale) allo stato laico, e in questo intento è pronta a denunciare la democrazia, responsabile appunto di un pensiero non-cristiano, wok e simili.  Si può capire che alcuni cristiani siano affascinati dall’idea di vedere riflessi nelle legislazioni del proprio paese certi principi biblici, ma questo pone diversi problemi: ricordiamoci che sono stati proprio gli evangelici a favorire la laicità dello stato, essendo in passato una minoranza perseguitata! Viene da chiedersi dunque se nella mente dei citati evangelici trumpiani sia chiaro che la chiesa ha un suo mandato che consiste nell’annunciare un regno dei cieli che avanza sulla terra, che dà luce e testimonianza, ma che non coincide con nessun governo, con nessun esercito e con nessun magistrato.

Se la Bibbia legittima l’uso della spada del magistrato (Rm 13), lo fa non in senso assoluto per legittimare qualsiasi azione da parte di chi è al potere, ma solo in quanto “fa il bene dei cittadini” (v.4)[4]. Si presume che Paolo reputi che un certo ordine all’interno di uno stato ci debba essere, ma non legittima mai in sé l’esercizio della forza né lo fa derivare dalla volontà di Dio. Basti pensare, per citare altre voci all’interno del Nuovo Testamento, che il regno vigente al suo tempo era l’impero romano, e la rappresentazione fatta da un libro come l’Apocalisse di questo stesso impero non è propriamente elogiativa… Gesù ha ricordato che “il suo regno non è di questo mondo” (Gv 18:36); Paolo, parlando di armi come allegoria di una guerra spirituale, ha precisato che “il nostro combattimento non è contro carne e sangue” (Ef 6:12). Chiedere allo stato di usare armi o leggi coercitive per imporre presunti valori cristiani significa confondere il ruolo di testimoni con quello di incursori, tradendo il senso del regno e compromettendone la natura.

Un terzo tentativo di risposta possibile riguarda la simpatia nutrita da diversi cristiani evangelici per il messianismo sionista, che ha visto nella nascita dello stato di Israele e nelle sue successive azioni una sorta di miracolo divino. Si tratta di un atteggiamento piuttosto vecchio, che sembra risalire già al XVII secolo (vedi il testo di Thomas Brightman, Shall they return to Jerusalm again, del 1615, puritano che 200 anni prima della nascita del sionismo auspica il ritorno letterale degli ebrei in Palestina come preludio per il ritorno di Cristo; e anche I.H. Murray, The Puritan Hope. Revival and Intepretation of Prophecy, Banner of Truth, 1971, in cui si fa risalire questa aspettativa addirittura all’epoca di Calvino, nel 1500 e in particolare all’epoca delle rivoluzioni inglesi, 1600).  Questa simpatia si è spesso tradotta in legittimazione di qualsiasi azione militare intrapresa da Israele, e in una confusione deliberata tra i termini di anti-sionismo e anti-semitismo, che vede accusare di questo crimine chiunque contesti l’operato della Gerusalemme terrestre.

Si tratta di un argomento molto ampio che travalica i limiti di questo breve articolo, ma ritengo si tratti anche qui di un problema di natura interpretativa. Secondo molti evangelici, anche se non tutti, soprattutto non tutti schierati a difesa delle politiche dei governi israeliani, la lettura della lettera di Paolo ai Galati è molto esplicita nell’affermare che il tempo della Gerusalemme terrena è ampiamente concluso e che non deve essere questa a orientare il pensiero di chi ha abbracciato Cristo (Gal 4: 25-26). Rincara la dose l’autore dell’epistola agli Ebrei considerando la Gerusalemme terrena come appartenente alle “cose scosse”, preparatorie per il regno che non può essere scosso. (Ebr 12: 27-28). Ciò non significa affatto negare a Israele il diritto ad esistere, o denigrarlo in quanto realtà passata, ma esclude ogni argomentazione teologica a sostegno della politica dei suoi governi che si traducono in disprezzo della popolazione palestinese; esclude inoltre un appoggio incondizionato a politiche che con l’attuale governo Netanyahu hanno sfiorato il genocidio e istituito leggi discriminatorie (vedi legge 18/07/2018 o legge del 29/3/2026).  La presente guerra sferrata contro l’Iran ha sicuramente risvolti oscuri, sicuramente legati al ruolo dell’Iran nel sostegno ai proxy anti–israeliani, probabilmente legati a minacce personali e trame segrete che soggiacciono alle dichiarazioni officiali. Si adagia tuttavia su un consenso preparato teologicamente che tradisce il senso del nuovo testamento.

Ci sarebbero sicuramente altri elementi da prendere in considerazione. Una domanda che rimane aperta, tra le è altre, è quella che riguarda la profonda trasformazione avvenuta in molte chiese evangeliche e che ha a che fare con le diverse tradizioni teologiche presenti all’interno dell’evangelismo americano. In genere sotto accusa è il fondamentalismo di inizio ‘900 (Paolo Naso, Dio benedica l’America. Il fondamentalismo cristiano dai creazionisti a Donald Trump, Claudiana, 2026. Non abbiamo letto il testo ma gli estratti e il titolo ci sembrano andare in questa direzione). Quel fondamentalismo era una reazione teologica al modernismo della teologia liberale che si espresse in raffinate difese apologetiche, tutte condensate nella pubblicazione dei famosi Fundamentals. Quel fondamentalismo si evolse successivamente con l’affermarsi di una teologia fortemente spiritualista, che spingeva ad una “fuga dal mondo” per concentrarsi sulla salvezza e la moralità personale, nonostante il Mondo in fiamme (dal titolo del libro di Billy Graham che sicuramente ne era l’anima più rappresentativa). Un evangelismo tutto votato all’evangelizzazione per preparare i nati di nuovo al rapimento che avrebbe preceduto il ritorno di Cristo affinché nessuno fosse lasciato dietro (Left Behind). Un evangelismo dunque che sebbene maggioritario nell’alveo della parte conservatrice dell’elettorato americano era a tratti addirittura a–politico. Tanto era forte l’accento spiritualista che dagli anni ’60 in poi si sentì il bisogno da parte di altri settori dell’evangelismo di richiamare l’attenzione sull’impegno nel mondo, e nella politica, giungendo a forme di distinguo dal fondamentalismo. Si consolidò la distinzione tra “fondamentalismo” ed “evangelicalismo” (vedi la rivista Studi di Teologia, Nuova Serie, 1990/2, n. 4, Fondamentalisti ed evangelici). È a questo punto che assunsero un’importanza funzionale a un nuovo impegno in tutte le “sfere” della società correnti teologiche che si rivelavano anche apparentemente efficaci nel contrasto alla crescita dell’agenda woke. Una di queste correnti è stata soprattutto il neocalvinismo olandese (il pensiero di A. Kuyper soprattutto, l’autore della famosa frase: “There is not a square inch in the whole domain of our human existence over which Christ, who is Sovereign over all, does not cry, Mine!”[5])

Queste correnti teologiche, e il neocalvinismo soprattutto nelle versioni popolari, ha fornito una delle piattaforme per quello a cui si assiste oggi: un’invasione del mondo e della politica con tendenze teologiche quali il dominionismo e simili. Sembra quasi che chi si è concentrato solo sulla dimensione privata della fede, divenga facile preda di chi prospetta di tradurre in agenda culturale, sociale e politica le istanze del combattimento spirituale, senza mediazione alcuna… Ma è una risposta incompleta. Si tratta nel nostro caso di un rapido abbozzo di tendenze storiche, sociali e teologiche che andrebbero sicuramente approfondite.

Quale risposta dare quindi a chi chiede se i personaggi menzionati, spesso molto discussi e lontani dal reale mondo evangelico, siano o meno evangelici?

Direi che è una domanda da rivolgere ai personaggi stessi, ricordando loro profeticamente che il vangelo in cui ci identifichiamo è ben lontano dalle loro pratiche. Paolo ci esorta a non recepire un altro vangelo (Gal 1:8). Con simili atteggiamenti si identificano come evangelici altri…

Di Stefano Molino segnaliamo il suo libro:

Camminare sull’acqua. Una fede solida in un mondo liquido, Edizioni GBU, 2024.

—————————————————————

[1] Stefano Molino insegna Lingua e Cultura francese in un Liceo di Lucca. L’articolo, che è stato integrato da alcune note di Giacomo Carlo Di Gaetano, è il frutto di uno scambio di opinioni tra tutti i collaboratori del DiRS–GBU. Esso non esprime una posizione ufficiale né tanto meno è la voce del GBU, missione interessata piuttosto alla condivisione del Vangelo da studente a studente ma, come nella tradizione del Dipartimento, vuole fornire materiale per continuare a riflettere e misurare la rilevanza del messaggio cristiano all’interno del mondo contemporaneo (duplice ascolto!).

[2]      Ci sono solo due generi: maschio e femmina!

[3] (https://www.lavocedelmeridione.com/2026/01/28/intervento-2/)

[4]      Utile a questo riguardo l’aricolo: https://ift.tt/OPj617K

[5] Non c’è un solo centimetro quadrato della nostra esistenza terrena sul quale Cristo, che è il Sovrano assoluto, non affermi: “è mio”.

L’articolo Sono Evangelici? proviene da DiRS GBU.

source https://dirs.gbu.it/sono-evangelici/

27 Aprile 2026
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Settimana di Preghiera 2026: Grazie!

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14 Marzo 2026
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Giorno 5: Condividere la fede con creatività

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13 Marzo 2026
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Giorno 4: Gestione del tempo

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12 Marzo 2026
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Giorno 3: Scelte di vita

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Giorno 2: Studenti internazionali

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10 Marzo 2026
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Giorno 1: Ansia e crisi geopolitica

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9 Marzo 2026
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