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A Revive le plenarie sono tenute in inglese, ma non ti preoccupare! C’è la possibilità di ascoltare la traduzione simultanea. Se vorresti aiutare con la traduzione o se sei curioso di sapere chi ti sussurra nelle orecchie, ti racconto semplicemente cosa serve e cosa succede nelle cabine di traduzione.

Una buona conoscenza di entrambe le lingue

Io, per esempio sono madrelingua inglese, ma proprio per questo non sono l’interprete ideale! Servono persone che parlano italiano come prima lingua e che se la cavano molto bene con l’inglese – anche in accenti diversi! Se questo sei tu, facci un pensierino!

La Bibbia in italiano

È difficile tradurre al volo brani citati dal palco, ci si può aiutare con il testo. Può sembrare scontato, ma spesso andando ai convegni all’estero si preferisce il powerbank alla Bibbia per poter chiudere la valigia! È vero che le app che abbiamo a disposizione sono fantastiche, ma è sempre meglio avere la Bibbia cartacea per evitare inconvenienti o problemi tecnici.

Gli appunti

Ai traduttori solitamente arriva una scaletta della plenaria e alcuni appunti da parte degli oratori e MC in anticipo, quindi sì, ci sono spoiler! Ma così chi farà la traduzione si può preparare, magari cercando alcuni termini chiave nel dizionario o segnandosi alcuni falsi amici; senza appunti anche ai migliori può capitare di tradurre “pretend” con “pretendere”, creando un po’ di confusione.

Must have

Cioccolatini. E una tazza piena di caffè o tè. Tradurre richiede energie e zuccheri! Ma pensa anche ai pocket coffee da regalare alle altre cabine, è un ottimo modo di fare amicizia con gli altri interpreti.
Un amico. Di solito nella cabina di traduzione si sta in due. È un lavoro intenso, ma farlo in compagnia e dividere i pezzi aiuta tanto. Può anche diventare molto divertente! A Revive 2019 io e il mio compagno di traduzione ci siamo divertiti un sacco a “doppiare” una scenetta con due ruoli.

In tutto ciò ci vuole tanta voglia di rendere Revive l’esperienza più bella possibile per gli altri. Per chi ha la possibilità, è una vera gioia aiutare i partecipanti a seguire gli interventi e a trarne beneficio.

 

   Aoife Beville laureata GBU

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Marzo è arrivato e per molti di noi sembra di vivere in un film già visto e rivisto, una specie di loop temporale dal quale non si riesce a uscire. Un anno fa tanti nel nostro paese erano impauriti, scettici, terrorizzati, senza speranza. Ma non avremmo mai detto che dopo un anno, tanti di questi sentimenti sarebbero ancora nei nostri cuori e nelle nostre menti. Il fatto è che, nonostante il tempo sia passato, per molti la situazione sembra non essere cambiata.
Gli studenti sono ancora in didattica a distanza e ormai di atenei se ne vedono solo quelli online, con qualche eccezione qua e là. Il brivido di varcare la porta dell’aula universitaria per la prima volta per molti è saltato, ancora per un altro semestre. Per altri invece, l’esperienza della discussione di laurea in remoto diventerà un ricordo dal sapore agrodolce, da raccontare in futuro.

Anche la vita quotidiana dei Gruppi Biblici Universitari è ormai cambiata. Incontri di studio biblico online, mille messaggi nelle chat, promozione sui social ed eventi online sono diventati all’ordine del giorno. Ma non lasciamoci ingannare. L’essenza rimane. Quel desiderio di condividere Gesù con i propri amici, l’impegno nella testimonianza del vangelo e la fratellanza che spinge alla crescita della propria fede e della fede degli altri è lì, per chiunque lo voglia vedere.

In tempi come questi, dove le sfide alla nostra fede si accumulano, ci stringiamo alla Parola e alla speranza che possiamo trovare solo in Gesù. È Lui che ci ha garantito che sarebbe rimasto insieme a noi fino alla fine, con o senza pandemia. Il mio invito per voi è quello di andare a leggere le notizie dei diversi gruppi. Vedrete che più che lamentele o ‘toni sconfitti’ ci sono tanti motivi di gioia e di speranza. Ci sono notizie di gruppi grandi e consolidati ma anche il racconto delle sfide di piccoli gruppi nati da poco, che raccontano con entusiasmo ogni piccola vittoria. Ci sono tanti motivi di lode. E ci sono richieste di preghiera, perché gli studenti ormai hanno capito che nella loro vita di fede non potranno andare molto oltre senza la preghiera e l’intercessione dei loro fratelli e sorelle.

Cos’è cambiato allora dall’ultimo notiziario? Se guardiamo alle circostanze, non molto. Ma se guardiamo a Colui che opera ogni opera buona in noi, che agisce quando nessuno lo può fare e che cambia la vita di studenti ogni giorno, allora c’è tanto da vedere. Vi invito allora a leggere le notizie, a lodare il Signore per la sua opera e a pregare per i gruppi, con la certezza che Gesù non si è fermato nel tempo, ma è all’opera e rende nuova ogni cosa.

 

Carol Rocha
(staff GBU)

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Da Scarperia al Centro d’Europa

Salve a tutti, sono Lorenzo Federico Primo Berti, abito a Scarperia un paese vicino Firenze e studio all’UniFI. Tramite questo Articolo desidero condividere con voi le impressioni che ho avuto la gioia di vivere a Revive Europe 2019-2020.

Sentii parlare di questo evento da parte di alcuni amici cristiani a Firenze. Subito dopo qualche commento e descrizione mi entusiasmai talmente tanto che non attesi un minuto in più per iscrivermi al raduno studentesco.
Ero certo molto emozionato, ed un po’ impaurito dalla immane fiumana di giovani sconosciuti quando raggiunsi, tramite l’aereo e poi un passaggio in macchina, l’immenso Ex-Hangar (Messe) adibito a fiere e convegni di Karlsruhe in Germania. Ma lo spaesamento non si protrasse per molto, infatti nella hall fui subito accolto da molti amici e fratelli Italiani.

Una miniera d’oro…

È inutile dire che il Convegno è stato una miniera d’oro in quanto ad emozioni, incontri, nuove amicizie e scoperte.
Vi devo confessare che la prima sera, avvicinandomi al palco per l’inizio dell’evento, ho avuto, come molti altri mi hanno confermato, l’indimenticabile sensazione di essere presente nella Sala del Trono di Dio e assieme a tutti i miei fratelli, alla presenza dell’Agnello nella sua Gloria, Unico!

Il mio spirito e la mia anima sono rimaste tremendamente e profondamente colpite nel momento in cui, durante la lode, ho avuto il coraggio di girarmi e vedere quel “mare” di 3000 giovani Europei che lodavano il Salvatore in Spirito e Verità senza doversi vergognare, impiegando letteralmente tutta la loro voce.

Un tesoro trovato…

Questo è un tesoro che mi sono preziosamente portato a casa: essere cosciente della grande quantità di giovani testimoni, sparsi in tutto il continente Europeo che insieme a me, ogni singolo giorno sperano in un risveglio spirituale e che, impiegandosi per esso, con audacia (Boldness) proclamano il Vangelo della libertà.
Come ho accennato Revive è stato, e lo sarà di nuovo, un incredibile luogo di incontro e dialogo per molti giovani cristiani Europei… e non solo! Grazie alla conferenza ora conosco e sono in contatto con fratelli che abitano in Germania, in Svizzera, in Danimarca, sulle fredde Isole Faroe e persino in altri continenti!

È anche per voi!

Non posso che consigliarvi questa esperienza unica ed indimenticabile!
Se siete cristiani la considererete ”manna dal cielo”, se invece volete esplorare il Cristianesimo è un’ottima rampa di lancio, fidatevi di me!

In conclusione sono due i bagagli che mi hanno accompagnato lasciando Revive Europe:

  • Non sono l’unico, in quest’Europa secolare, a VIVERE e TESTIMONIARE per Cristo.
  • È lo SPIRITO che VIVE in noi e NON la nostra audacia, la fonte e la speranza della vittoria sulle tenebre.


Lorenzo Berti

 

Lorenzo è studente di storia e fa parte del GBU di Firenze.

 

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Mi piace l’autunno!

Mi piace perché, passata l’estate, è il periodo in cui si riparte a pieno ritmo con il lavoro. E lavorare con gli studenti universitari del GBU è bello!

Mi piace perché finalmente non c’è più quel caldo asfissiante, ma in Sicilia le giornate sono ancora belle, e si può godere di un piacevole sole.

Mi piace perché mi piacciono i suoi colori. Le foglie da verdi e rigogliose, si preparano a lasciare gli alberi facendosi gialle, arancioni, rosse…

Gialle… Arancioni… Rosse…

Pensandoci bene, quest’anno questi colori mi piacciono meno, molto meno. In questo autunno particolare, infatti, non sono solo le foglie ad essersi tinte dei colori dell’autunno.

Ma se è vero che per le foglie è la naturale colorazione che le prepara a seccarsi e a morire al suolo, speriamo che per le regioni d’Italia il processo sia inverso, e che tornino presto a essere verdi e rigogliose, come eravamo abituati a vederle nelle cartine geografiche o nei programmi meteo in TV.

Nel frattempo, i vari gruppi GBU hanno ripreso le loro attività in tutta Italia.

Gli studenti stanno vivendo sfide simili in tutte le regioni, e se è vero che alcuni gruppi riescono ancora a incontrarsi in presenza (alcuni gruppi nelle regioni gialle), per altri gli incontri si sono spostati tutti online (quasi tutti i gruppi delle regioni arancioni e rosse).

La difficoltà di relazionarsi con amici e colleghi certamente non facilita il lavoro del GBU, e certamente influisce negativamente sullo stato d’animo degli studenti. In tanti, inoltre, sono un po’ preoccupati perché al momento c’è molta incertezza sul loro percorso universitario. Alcuni vivono sfide ancora più gravi, come il rischio di non poter tornare a casa dalla famiglia, o ancora peggio, dover affrontare il fatto di avere una persona cara colpita dal covid.

Questo è l’autunno degli studenti GBU.

È un autunno dove sembra prevalere il grigio, oltre che il giallo, l’arancione e il rosso…

Eppure, basta leggere queste notizie dai vari gruppi GBU per scoprire che c’è molto di più dell’incertezza e della paura nei cuori di questi ragazzi. Ci sono creatività, fede, amore e passione per il vangelo!

Ti chiedo quindi di leggere con attenzione questo notiziario e di sostenere in preghiera gli studenti del GBU.

Leggerai di studenti che lottano, pregano e usano tutto il loro potenziale per “Condividere Gesù da studente a studente”, certi che la buona notizia della nascita, della morte e della resurrezione di Cristo sia potente da cambiare le vite dei loro amici e colleghi. Anche a distanza. Anche mentre si sentono incerti e spaesati. Anche se sono da soli dietro allo schermo di un pc o di uno smartphone.

Perché Gesù è la vera luce!

Io sono la luce del mondo; chi mi segue non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita.
(Giovanni 8:12)

E la luce, si dice, è l’insieme di tutti i colori: Il giallo, l’arancione, il rosso…

Domenico Campo
(staff GBU)

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I salmoni sono dei pesci un po’ particolari.

Nascono nei fiumi, trascorrono la loro vita adulta nei mari e a un certo punto, quando arriva il momento di riprodursi, ritornano al fiume da cui sono arrivati. Riescono a riconoscere il fiume tramite cui sono giunti al mare grazie all’olfatto e alla cosiddetta memoria molecolare del profumo di casa. Così, guidati dal loro istinto olfattivo, iniziano a vagare per il mare o l’oceano cercando la foce del loro fiume. Una volta riconosciuta la via di casa, cominciano a nuotare contro corrente fino al punto esatto in cui sono stati deposti sotto forma di uova.

I salmoni, quindi, nuotano nella direzione opposta rispetto al flusso dell’acqua: ciò richiede una notevole energia, chiarezza di obiettivi e testardaggine rispetto alle ovvie avversità che un percorso simile richiede. Nel nostro essere cristiani siamo spesso come salmoni.

Ci sono tanti pesci nel mare, ma solo alcuni risalgono la corrente. Dio non ha fatto tutti i pesci uguali, così come non tutti gli esseri umani diventano cristiani. Quando siamo immersi nel mare della cultura dominante abbiamo molte possibilità di scelta e alternative. Quando un cristiano si trova immerso nella cultura dominante e nella tradizione, è facile che inizi a omologarsi agli altri: a nessuno piace essere al centro dell’attenzione perché nuota contro corrente.

Eppure, Gesù era il contro corrente per definizione.

Era un salmone anche lui. Fino a 30 anni è stato nel mare come gli altri. Poi è iniziato il suo ministero e ha cominciato a risalire la corrente, convincendo anche altri a fare come lui. Ha detto parole contro corrente riguardo Dio, il Suo carattere e il Suo Regno. Ha passato il suo tempo con persone che all’epoca erano discriminate e disprezzate. È stato un leader contro corrente rispetto alle aspettative dei suoi compatrioti giudei. È stato tutto ciò che nessuno si aspettava e ancora oggi, Gesù e le sue parole, suscitano scalpore. Il Vangelo suscita scalpore. La sua morte per noi sulla croce è contro culturale rispetto all’io che salva sé stesso di cui sentiamo tanto parlare dai pulpiti moderni.

I giovani laureati cristiani sono come pesci nell’oceano.

Dopo aver navigato in acque tranquille e controllate, per la maggior parte del tempo sotto gli occhi degli adulti prima (in famiglia) e degli amici poi (dalla fine delle superiori fino all’università), si trovano immersi in uno spazio vasto e sconosciuto, dai confini labili: il mondo del lavoro. Si trovano ad abbandonare le città e le chiese di appartenenza, le famiglie e tutto ciò che conoscevano per intraprendere nuovi percorsi di vita e di crescita, nuove difficoltà e nuove sfide.

Con queste premesse, non stupisce che anche secondo gli studiosi la transizione dalla condizione di studenti a quella di lavoratori è una delle più difficili e dolorose. Senza la giusta energia, chiarezza di obiettivi e testardaggine, è facile perdere la via di casa. E la nostra casa non è qui, ma nel Regno di colui che ci ha creati, è la Casa del Signore, dove desideriamo abitare ogni giorno della nostra vita.

Cross-current è un progetto pensato proprio per giovani laureati cristiani che vogliono vivere pienamente la loro fede anche sul lavoro.

Nato come la prosecuzione dei GBU (Gruppi Biblici Universitari), Cross-current permette a giovani cristiani, entrati da poco nel mondo del lavoro, di riflettere sugli scopi di Dio per il lavoro e per noi personalmente, basandosi su un solido approccio teologico unito alla preghiera e al mentoring peer-to-peer.

Il nostro primo weekend insieme a Bobbio Pellice è stato l’inizio di una bellissima avventura della durata di tre anni. Eravamo un gruppetto di circa dieci persone, sia in presenza sia su Zoom. Nel corso di questi 3 anni ci incontreremo altre 5 volte.

Ogni weekend insieme verte su un tema in particolare legato al lavoro e alla fede in Cristo. In particolare, a ottobre abbiamo visto come sia possibile redimere il lavoro vedendolo come servizio a Dio e agli altri, a partire dallo studio di Genesi 1 e 2. Abbiamo anche visto come Dio stesso si mette al lavoro e abbiamo tratto dalla Parola alcuni insegnamenti su come un cristiano dovrebbe comportarsi al lavoro.

Abbiamo potuto anche approfondire a coppie o in piccoli gruppi la condivisione delle nostre difficoltà e sfide, pregando gli uni per gli altri. Ovviamente non sono mancati momenti divertenti, sia nel tempo libero facendo una passeggiatina fino al bar più vicino per la scorta giornaliera di caffeina sia giocando e mangiando cioccolata il sabato sera.

Cross-current ci ha permesso di non sentirci gli unici salmoni del mare, aiutandoci a creare relazioni profonde con ragazzi e ragazze che vivono le nostre stesse sfide, in modo da avere la giusta energia e il giusto incoraggiamento per risalire la corrente. Il weekend a Bobbio è stata un’occasione di rimettere in chiaro chi è Dio e come Lui realmente è, basandosi in primis sulla Sua natura e sulla Sua Parola, fornendo così una prospettiva biblica e positiva del lavoro. Ci ha ricordato quali sono i nostri obiettivi principali come cristiani: amare Dio con tutto il nostro cuore e tutta la nostra anima, con tutta la nostra mente e con tutte le nostre forze (Deuteronomio 6:5) e amare gli altri come noi stessi (Levitico 19:18).

Il primo weekend di Cross-current Italia ci ha anche fornito strumenti pratici da mettere in atto tutti i giorni per vedere la potenza di Dio e la Sua gloria realizzarsi anche nei nostri posti di lavoro. Insomma, ci ha dato la giusta determinazione e testardaggine per riuscire ad arrivare alla fine della corsa.

Infine, ma sicuramente non ultimo per importanza, Cross-current ha fornito a tutti noi degli spunti per amare veramente i nostri colleghi, i nostri responsabili e il nostro lavoro, proclamando la salvezza per grazia nel sangue di Gesù tramite una testimonianza realistica e coerente portata avanti giorno dopo giorno.

Cross-current Italia, quindi, pur essendo appena cominciato, si è già dimostrato come la risposta a una preghiera che non avrei mai saputo esternare a Dio… perché la verità è che dopo la laurea non sapevo nemmeno io di cosa avrei avuto bisogno!

Tutto ciò che sapevo era che volevo seguire Cristo anche lavorando e Cross-current aveva un profumo di Casa, proprio come la foce dei fiumi per i salmoni. È stato un grande incoraggiamento per me e sono certa che anche i miei compagni cross-currentisti la pensino allo stesso modo!

Alessandra Rositani
(laureata GBU Torino)

 

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Anche quest’anno, nonostante la pandemia, non abbiamo voluto rinunciare al prezioso weekend di Formazione GBU nel quale giovani studenti disposti a servire Dio nel contesto universitario si riuniscono per ricaricarsi spiritualmente e iniziare insieme il nuovo anno. È un’occasione di crescita spirituale e formazione sia per “nuove leve” sia per studenti “più rodati”.

Vediamo infatti qui di seguito riportate le testimonianze di due studenti: Federico Beccati, alle prime esperienze nel mondo GBU nonché nuovo coordinatore a Torino, e Alice Novaria, coordinatrice già testata e affezionata ormai da anni a questa missione.

Federico scrive:

Grazie a Dio ho avuto la possibilità di partecipare quest’anno, per la prima volta, alla Formazione GBU. È stato bello e incoraggiante vedere coetanei universitari di altre città italiane pronti e disponibili a servire Dio anche nel contesto dei nostri atenei. Grazie ai coordinatori più esperti ho avuto la possibilità di ottenere consigli pratici e spirituali per iniziare questa esperienza secondo la volontà di Dio.

Inizialmente ero titubante su come io, con la mia inesperienza, potessi essere d’aiuto nella visione del GBU, cioè quella di “condividere Gesù da studente a studente”.

Invece Dio ha risposto ai miei dubbi sin dal primo giorno con lo studio del libro di Aggeo, un testo meraviglioso che tratta la devastazione in cui viveva il popolo di Israele dopo il ritorno a Gerusalemme dall’esilio, ma in cui Dio dà una speranza: “Io sono con voi, dice l’Eterno” (Aggeo 1:13) e Aggeo profetizza la gloria del Signore con la venuta di Gesù Cristo. Grazie allo studio di questo libro ho compreso appieno come ogni cosa deve essere affidata nelle mani di Dio e come noi coordinatori siamo chiamati, nel nostro compito, ad avere come unico obiettivo quello di glorificarLo e far conoscere agli altri il Suo Vangelo.

Come ho ripetuto spesso nei giorni successivi alla Formazione, non ho mai ricevuto così tanti input di crescita spirituale come in quel fine settimana. Grazie ai seminari sull’evangelizzazione, tra cui cito quello riguardo a “Condividere il Vangelo leggendo la Bibbia con un amico”, ho trovato la spinta per combattere la timidezza e accettare quel compito di evangelizzazione lasciato da Gesù dopo la Sua risurrezione.

Inoltre abbiamo visto come noi coordinatori siamo chiamati a essere dei leader, non secondo il mondo, bensì secondo Gesù Cristo. Essere un leader è quindi essere un servo che si sacrifica per gli altri, che ha una vita radicata nella Parola e che è di incoraggiamento e di crescita per gli altri membri del gruppo.

Anche se le restrizioni imposte dal Covid hanno ridotto le nostre interazioni, è stato bello incoraggiarci a vicenda per questo nuovo inizio delle attività, pieno di incertezze. Grazie ai momenti di preghiera, ci siamo sostenuti e continueremo a sostenerci a vicenda in quest’anno accademico; infatti, durante questo weekend abbiamo condiviso gli uni con gli altri preoccupazioni, incoraggiamenti e soggetti di preghiera che hanno rafforzato il legame che si era formato tra tutti i membri.

Concludo ringraziando lo Staff del GBU che ha reso possibile la Formazione e li ringrazio personalmente perché questa opportunità che mi è stata data sta mostrando cosa Dio ha in progetto per la mia vita e conferma il versetto che dice:

“Io sono l’Eterno, il tuo Dio, che ti insegna per il tuo bene, che ti guida per la via che devi seguire.”
(Isaia 48:17)

Alice scrive:

Quest’anno Dio ha risposto grandemente al mio desiderio di concludere un lungo percorso universitario con ciò che più per me è importante: condividere il messaggio del vangelo.

Il GBU è sempre stato un ottimo mezzo per far questo e Dio quest’anno ha riaperto per noi una strada a Urbino, città universitaria priva di qualsiasi testimonianza evangelica.

Infatti, dopo un paio di anni dove il GBU si è fermato per mancanza di “forza studenti”, siamo tornati e ciò mi riempie di gioia. Ho avuto così l’opportunità di partecipare, dopo anni, alla Formazione GBU. Questo weekend è stato un tuffo nel passato, ha suscitato in me molti ricordi e lo ammetto, anche un po’ di nostalgia. Sono stata sorpresa nel vedere un consistente “cambio generazionale” e alcuni amici di vecchia data.

Abbiamo studiato Aggeo, un libro che non ho mai approfondito personalmente. Penso che Dio ci abbia voluto equipaggiare così quest’anno, ricordandoci che LUI È E SARÀ CON NOI SEMPRE. Lo sarà anche quando saremo scoraggiati, anche quando tutti gli sforzi fatti sembreranno inutili o privi di senso perché l’opera è sua, non nostra.

Altro grande insegnamento che porto a casa e che mi ha colpito tanto è l’esempio di Aggeo e del suo “servizio nascosto”. Nonostante il libro che abbiamo studiato porti il suo nome, Aggeo sembra quasi essere una comparsa e non il vero protagonista della storia, come invece si potrebbe supporre. Aggeo riportò fedelmente il messaggio di Dio, non aggiunse e non tolse nulla alle Sue parole, fu solo uno strumento nelle Sue mani. L’insegnamento che ne deriva per me è quello di umiltà e fedeltà a Dio.

Questa è una riflessione scaturita da un semplice intervento durante una discussione biblica avvenuta durante il weekend. Lo voglio specificare perché credo che la Formazione GBU sia un tempo ricco di stimoli e che ogni momento possa essere potenzialmente determinante per la propria crescita spirituale. In tutte le Formazioni a cui ho partecipato ho riscontrato sempre grande voglia di condivisione e di scambio. Anche nei pochi momenti “liberi”, tra un seminario e l’altro o a fine serata è stato bello vedere come Gesù fosse il centro dei nostri  discorsi, la nostra priorità.

Sempre a questo riguardo, quello che pensavo sarebbe stato un limite di questa Formazione – stare sempre con la stessa persona in camera e a cena causa Covid – si è rivelato per me di grande benedizione: nella maggiore intimità delle conversazioni ci siamo incoraggiati a vicenda e abbiamo avuto l’occasione di stringere rapporti più forti. Dio ha guidato tutto anche in questo.

Mi è stato inoltre di grande utilità il seminario “Come preparare un intervento evangelistico” nel quale abbiamo avuto anche occasione di fare esercitazioni pratiche. E che dire della serata di preghiera, degli studi induttivi a gruppetti, dei focus di riflessione sul ruolo del coordinatore, dei “pranzi con”…

Penso che ora, così equipaggiati, non ci rimanga altro che rispondere con coraggio alla chiamata del nostro Signore:

“Mettetevi al lavoro! perché io sono con voi” (Aggeo 2:4)

 

Federico Beccati
(Coordinatore GBU Torino)

Alice Novaria
(Coordinatrice GBU Urbino)

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È la terza volta che partecipo alla Festa GBU.

È sempre un’opportunità speciale di crescita spirituale e personale, oltre che un’occasione per ritrovare amici da tutta Italia.

Quando sono state aperte le iscrizioni qualche mese fa, non ho esitato a iscrivermi, e non ero il solo! Vari ragazzi del nostro gruppo di Torino si erano iscritti, anche perché ci saremmo dovuti occupare del famoso BAR! Eravamo eccitati all’idea e stavamo incoraggiando anche i nuovi membri del gruppo a venire con noi.

Purtroppo, però, a un certo punto è arrivata la mail che non avrei voluto ricevere…

Niente Festa per colpa del Coronavirus, tutto rimandato al 2021. È stato un dispiacere, ma la mail diceva anche che ci saremmo incontrati comunque online. Non avevo grandissime aspettative, ma è stato incoraggiante constatare che avremmo avuto modo di fare qualcosa nonostante le difficoltà del periodo.

Pochi giorni prima dell’inizio della festa, ho visto il programma e mi son dovuto ricredere perché non mi aspettavo fosse così ricco. Era quasi come il programma di un giorno alla vera Festa, ospite speciale compreso! Wow! Così ho avviato l’iscrizione e mi son ritrovato a scegliere quali seminari seguire: anche quest’anno c’erano varie opzioni piuttosto interessanti.

Poi è arrivato il 25 aprile, il gran giorno.

Ho partecipato a tutti gli eventi e ne sono stato davvero colpito: non mi aspettavo di vedere così tanti studenti collegati insieme! Il messaggio iniziale e i seminari mi hanno fatto riflettere sul mio futuro, mi hanno aiutato a rimettere a fuoco le priorità, mi hanno incoraggiato a progredire nella ricerca della volontà di Dio per la mia vita e mi hanno spinto a coltivare la vita di preghiera in modo da poter sperimentare la presenza e potenza di Dio in ogni situazione. Come ogni anno, mi ha arricchito il fatto di potermi confrontare con altri studenti che combattono battaglie simili alle mie, l’ho apprezzato molto.

È stato un privilegio anche poter assistere all’intervista a Lindsay Brown, una mente davvero brillante.

Ma i momenti che mi hanno colpito di più sono stati l’incontro di preghiera e il discorso conclusivo di Johan. Durante le preghiere si percepiva l’unità nello Spirito di tutti i partecipanti (circa 80) nonostante la distanza!

Invece Johan mi ha fatto commuovere quando parlato del periodo in cui nacque il GBU in Italia 70 anni fa e ci ha fatto vedere alcune foto storiche, oppure quando ha fatto vedere la foto della scorsa Festa GBU. Le prime mi hanno fatto sentire parte di un’opera e di un servizio per il Signore che va avanti da molto tempo; sono profondamente onorato di poter collaborare con il GBU e sono contento di vedere come Dio continui a benedire i nostri gruppi e a usarli come strumento per portare degli studenti a Lui. La seconda invece ha suscitato in me tanta nostalgia di quei bellissimi momenti!

Dopo la chiusura della videochiamata ho scoperto che non ero stato il solo di Torino a essersi commosso e che eravamo tutti entusiasti e desiderosi di poter avere altri incontri del genere in futuro.

Per me la Festa GBU online è stata una boccata d’aria fresca in questo periodo di reclusione in casa. Spero tanto di poter partecipare dal vivo alla Festa del prossimo anno!

 

Luca Montaldo
(coordinatore GBU Torino)

Emilio Grosso
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Emilio Grosso è tornato alla casa del Padre. Come credenti sappiamo che chi si addormenta nel Signore ha chiuso gli occhi alla sofferenza e li ha aperti ad una dimensione eterna, riconciliata nell’amore di Dio. Ma la rottura del legame personale e umano produce sofferenza e questo lutto è reso particolarmente doloroso dalle limitazioni sociali e dalle norme in vigore che riducono la possibilità alla famiglia ristretta ed allargata di essere fisicamente vicine nel momento del commiato.

Emilio Grosso con la moglie Elaine

Emilio Grosso con la moglie Elaine

L’intero movimento GBU perde un testimone della seconda generazione, cioè uno di quegli studenti universitari che completò i suoi studi negli anni ‘60 e che mantenne nel corso della vita un forte legame affettivo e spirituale con esso, rivestendo ruoli di responsabilità di primo piano, sia incoraggiando la testimonianza degli studenti evangelici nelle università, sia come sostenitore del movimento nazionale che come socio fondatore, nel 1988, dell’Associazione “Amici della Sala di lettura GBU” di Roma, ma anche svolgendo un servizio tanto discreto quanto prezioso per le Edizioni GBU, sino alla fine dei suoi giorni.

E sino alla fine ha incoraggiato le nuove leve, lasciando ogni qualvolta gliene si offrisse l’opportunità, una testimonianza di quel suo iniziale coinvolgimento negli anni giovanili. La sua passione per il Vangelo, la sua generosità, il suo amore per lo studio e l’approfondimento del testo biblico, rimarranno una preziosa eredità e ci lasceranno la responsabilità di essere all’altezza del suo esempio. Ci stringiamo in queste ore ad Elaine, Claudia e Andrea: a chi ha perso un marito e padre devoto, a tutti i congiunti che avevano in Emilio un punto di riferimento come fratello, come zio, come nonno, di tutti loro possa il Signore consolare i cuori.

Ci stringiamo alla famiglia Grosso e a quanti stanno ricordando Emilio con amicizia, affetto fraterno e commozione. Emilio ha ora attraversato la realtà descritta dai versi dell’inno conosciuto in italiano col titolo “Resta con me Signore il di’ declina”:

Hold Thou Thy cross before my closing eyes;
Shine through the gloom and point me to the skies.

Heaven’s morning breaks, and earth’s vain shadows flee;
In life, in death, O Lord, abide with me.

Invochiamo in queste ore il conforto e la presenza di Colui che “asciugherà ogni lacrima dai loro occhi e non ci sarà più la morte, né cordoglio, né grido, né dolore…” (Apocalisse 21,4)

 

Davide Maglie (Presidente GBU),
Johan Soderkvist (Segretario Generale GBU),
Maria Giulia Verga (Presidente Ass. Amici Sala di Lettura GBU)
e Giacomo Carlo Di Gaetano (Direttore Edizioni GBU)

Invitiamo chi volesse, di visitare la pagina http://www.inmemoriamemiliogrosso.it/ e lasciare traccia del proprio ricordo.

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di Luca Basta

Gran parte della popolazione mondiale è alle strette per il rapido diffondersi della malattia respiratoria acuta da SARS-CoV-2 (o semplicemente COVID-19). In mezzo alle difficoltà e alla sofferenza che il contagio sta causando, questa domanda sorge naturale.

Dio ha creato i virus, come parte di una creazione buona e perfetta

I virus sono fondamentali per l’abbondanza e la diffusione della vita che vediamo sulla terra. Infatti, sappiamo bene che la vita di ogni complesso organismo multicellulare, dipende dalla convivenza con un’altra forma di vita molto semplice: i batteri. E questi devono essere costantemente presenti in una certo numero equilibrato e una diversità ottimale. Una funzione estremamente benefica dei virus è quella di mantenere la popolazione batterica sotto controllo. Senza l’azione di frammentazione e uccisione dei batteri da parte dei virus, che
avviene costantemente al giusto rate e nelle giuste condizioni, il nostro pianeta sarebbe un informe ammasso di batteri, che consumerebbero tutte le risorse essenziali per la vita (prima di morire essi stessi).

Virus e batteri sono anche parte del ciclo dell’acqua, che molti ricordiamo dalle scuole elementari. L’avanzato livello di globalizzazione
dell’umanità sarebbe impossibile senza che il ciclo dell’acqua provvedesse abbondanti e costanti precipitazioni. Ma pioggia, nebbia, neve, grandine e nevischio, ogni tipo di precipitazione, richiede un microscopico “seed”, un centro di nucleazione, per formarsi. E nella maggior parte delle situazioni, i nuclei più importanti sono proprio virus e frammenti di batteri distrutti dai virus. Il vento porta questi nuclei in atmosfera, dove intorno ad essi si formano dei piccoli cristalli di ghiaccio. L’acqua liquida poi si aggrega nel cristallo, e questi cristalli diventano pioggia, neve, o altro. Anche granelli di polvere o fuliggine possono fungere da nuclei, ma virus e batteri ne permettono la formazione già ad una temperatura più alta. Dovendo contare solo sul particolato (senza virus) non avremmo sufficienti precipitazioni per
sostenere la nostra agricoltura e perciò la nostra civilizzazione.

Infine, virus e batteri sono fonte di carbonio, che è la sostanza alla base di ogni struttura organica, e quindi della vita sulla terra. Precipitando (come visto prima) virus e batteri si raccolgono sulla superficie degli oceani, per poi lentamente scendere nelle profondità marine. Mentre affondano, sono una fondamentale fonte di nutrienti sia per la vita nelle profondità oceaniche che  per la vita dei fondali acquatici (alghe, molluschi, artropodi, ecc..). Infine il movimento delle placche tettoniche sottomarine porta la maggior parte di questa sostanza carboniosa nella crosta e nel mantello terrestre, per tornare in atmosfera tramite violente eruzioni vulcaniche. Questo ciclo permette quindi sia la attuale diversità animale che il bilanciamento di anidride carbonica e metano in atmosfera, indispensabile per la vita.

Possiamo veramente lodare Dio per la bellezza della Sua creazione (SALMO 104:13 – “Egli [Dio] annaffia i monti dall’alto delle sue stanze; la terra è saziata con il frutto delle tue opere”) e comprendere perché Dio stesso la veda buona (GENESI 1:31 – “Dio vide tutto quello che aveva fatto, ed ecco, era molto buono”).

Virus e batteri letali sono una conseguenza della caduta dell’uomo, del peccato

Se solo avessimo sempre seguito le indicazioni di igiene e salute elencate nell’Antico Testamento, molto probabilmente non avremmo mai dovuto combattere contro virus come l’HIV, la SARS-1, il MERS, ed infine la SARS-CoV-2 (responsabile della COVID-19). Questi infatti sono tutti virus presenti solo negli animali, che hanno poi “saltato” dalla loro specie di origine all’uomo.
Questi salti sono molto più probabili in presenza di una densità di popolazione esagerata e/o la presenza di animali selvatici a stretto contatto con addensamenti di popolazione. Più siamo addensati, più aumenta lo stress sia dell’uomo che degli animali, e più aumentano le possibilità che un virus potenzialmente benigno possa mutare in un virus letale per l’uomo. Per prevenire una pandemia di questo genere dovremmo drasticamente cambiare il modo in cui gestiamo e commerciamo i nostri animali domestici, per minimizzare il loro stress, il loro
sovraffollamento e il contatto con addensamenti umani. Allo stesso tempo minimizzare lo stress e massimizzare la salute, il benessere fisico e l’igiene dell’uomo, specialmente tra i poveri, è estremamente importante. Dio ci ha originariamente posti nel giardino dell’Eden come curatori della Sua perfetta creazione, per averne cura e farla prosperare (GENESI 1-2), non per abusarne e sfruttarla all’estremo come stiamo facendo da secoli.

Un esempio di come l’uomo non abbia prestato attenzione al suo ruolo di curatore della natura lo ritroviamo nelle zanzare. Si stima che le zanzare nell’antichità occupassero solo il 10% della superficie terrestre, pulendola dai detriti organici (escrementi degli animali di piccola taglia) e provvedendo nutrimento per molte specie acquatiche di acqua dolce. Poi, l’addomesticamento e il conseguente sovraffollamento degli animali, insieme alla massiccia deforestazione, alla capillare irrigazione e al recente riscaldamento globale, hanno portato alla proliferazione delle zanzare, e delle relative malattie trasmissibili. Ora le zanzare occupano il 99% della superficie terrestre.

Inoltre, a causa del peccato dell’uomo, l’intera Creazione è stata maledetta (GENESI 3:17-19 – “il suolo sarà maledetto per causa tua; ne
mangerai il frutto con affanno tutti i giorni della tua vita. Esso ti produrrà spine e rovi, e tu mangerai l’erba dei campi; mangerai il pane con il sudore del tuo volto
”) e la morte e la rovina, la degradazione degli esseri viventi ha avuto inizio (ROMANI 5:12 “Perciò, come per mezzo di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo, e per mezzo del peccato la morte, e così la morte è passata su tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato”)[a]. Calvino scrive: “Prima della caduta il mondo era la migliore immagine possibile del delizioso divino favore paterno di Dio verso l’uomo. Ora, in ogni elemento, percepiamo la maledizione conseguente al peccato. […] Perciò, possiamo dedurre, che la corruzione deriva dal peccato.” E le osservazioni scientifiche a riguardo sono perfettamente consistenti con il concetto che molte infezioni sono il prodotto di cellule sane che si sono rotte e degradate.

Queste imperfezioni biologiche non sono un’evidenza contro l’esistenza di un Creatore, quanto piuttosto supportano l’affermazione biblica che il peccato dell’uomo abbia causato l’inizio della degradazione della Creazione.

Alcuni esempi sono i batteri Vibrio e Bacillus anthracis. I batteri Vibrio, alcuni dei quali responsabili del colera, producono molecole che interagiscono specificatamente con l’epitelio (la pelle) di pesci e calamari permettendo la bioluminescenza di cui hanno bisogno per cacciare e nutrirsi. Le proteine dei batteri Vibrio diventano fattori virulenti solo in ambienti per loro inappropriati come il corpo umano. L’antrace è un’infezione acuta causata dal batterio Bacillus anthracis. Tutti i ceppi virulenti del B. anthracis presentano due plasmidi[b]: uno, il pXO1, è
portatore del gene necessario alla produzione della tossina causa dell’antrace, l’altro, il pXO2, contiene i geni necessari per incapsulare il batterio e permettergli di entrare nell’organismo umano. Senza questi plasmidi il B. anthracis sarebbe inoffensivo e indistinguibile dagli altri ceppi non virulenti. La sequenza del plasmide pXO1 è stata pubblicata nel 1999 e si è rivelata essere circa 400 nucleotidi più corta della media dei geni di un cromosoma. Questo ed altri dettagli scoperti nel genoma sono consistenti con un danneggiamento a causa di una puntuale mutazione degradante, che ha reso un innocuo batterio un killer inarrestabile.

Anche la Natura sarà redenta in Cristo

Anche nel buio di questa triste realtà, però, brilla una speranza che non può essere sopraffatta neppure dal peccato né dalla morte. La Bibbia afferma che in Cristo, esattamente come noi, anche la Natura sarà redenta. Il suo carattere perfetto e buono sarà ripristinato. E resterà stabile in eterno, nelle mani del suo Creatore.

«Infatti, i nuovi cieli e la nuova terra che io
sto per creare
rimarranno stabili davanti a me», dice il SIGNORE
ISAIA 66:22


Note

[a] Alcune interpretazioni vedono la morte degli animali e delle piante fondamentale per il giusto equilibrio della Creazione, già prima della caduta, e questi passi si riferirebbero alla morte spirituale dell’uomo. Anche in questo caso, a mio parere, rimane consistente affermare che la degradazione dovuta alla corruzione dell’informazione genetica sia il risultato della corruzione conseguente al peccato, e non già parte di una buona e perfetta Creazione originale (Si veda in proposito H. Blocher, La creazione, l’inizio della Genesi, Edizioni GBU, 1984.

[b] I plasmidi sono piccoli filamenti circolari di DNA capaci di replicarsi in modo indipendente dal cromosoma principale del batterio. Essi sono estremamente utili: alcuni ceppi di Pseudomonas presentano plasmidi che producono geni necessari per il metabolismo del toluene e altre sostanze chimiche tossiche, favorendo in tal modo la bonifica di ambienti inquinati. Le specie di Rhizobia presentano plasmidi che permettono ai batteri di vivere in simbiosi con legumi come piselli e fagioli, provvedendo una tale abbondanza d azoto alle piante ospiti, che queste lo depositano nel suolo, a disposizione di altre specie vegetali, favorendone la crescita.

Riferimenti

K. Deyoung – The Coronavirus Is a Result of the Fall. https://www.thegospelcoalition.org/blogs/kevin-deyoung/the-coronavirus-is-a-result-of-the-fall/
H. Ross – Viruses and God’s Good Designs. https://reasons.org/explore/blogs/todays-new-reason-to-believe/read/todays-new-reason-to-believe/2020/03/30/viruses-and-god-s-good-designs?fbclid=IwAR2G5Tifuz0pm3NnVKpQ2kcm32xvysUoNi6Nj_Ck7JKz2SeqWuWNp8HhtlQ
F. Rana – Viruses and God’s Providence Revisited. https://reasons.org/explore/blogs/todays-new-reason-to-believe/read/tnrtb/2009/11/26/viruses-and-god’s-providence-revisited
B. Thomas – Where Did Flesh-eating Bacteria Come From? https://www.icr.org/article/where-did-flesh-eating-bacteria-come-from/
T.C. Wood – The Terror of Anthrax in a Degrading Creation. https://www.icr.org/article/312/
T.C. Winegard – The Mosquito: A Human History of Our Deadliest Predator. https://www.vox.com/the-highlight/2019/8/13/20754834/mosquitoes-blood-type-zika-dengue
C.S. Lewis – La mano nuda di Dio. Uno studio preliminare sui miracoli, Edizioni GBU, 1987.

Luca Basta è laureato in Fisica della Materia presso l’Università di Pisa. Ora sta completando il suo Perfezionamento (Dottorato di ricerca) in Nanoscienze presso la Scuola Normale Superiore; è anche uno dei coordinatori GBU di Pisa.

L’articolo Dio ha creato virus e batteri che possono rivelarsi letali per l’uomo? proviene da DiRS GBU.

source https://dirs.gbu.it/dio-ha-creato-virus-e-batteri-che-possono-rivelarsi-letali-per-luomo/