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(Ri)Ascolta Andy Hamilton – Festa GBU 2018

Puoi (ri)ascoltare i messaggi che Andy Hamilton ha portato alla Festa GBU 2018 sul tema #maiunagioia.

Gioia smisurata [Giovanni 2:1-12]

Gioia completa [Giovanni 3:22-36]

Gioia radicata [Giovanni 15:1-17]

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#gioiacompleta

Il giorno della Festa era arrivato.

I preparativi per portare tutta la famiglia a Poggio e le aspettative di far godere marito e prole della speciale atmosfera che si respira alla Festa con il GBU di tutta Italia saltarono nel giro di poco. Mi ritrovavo da sola all’ultima ora a dover riorganizzare il viaggio, rimediando un posto in auto tra giovani studenti e amici che non vedevo da tempo. In testa avevo tanti pensieri: un figlio ammalato all’ultimo secondo, un litigio fresco con il marito, due cari amici con problemi familiari importanti, una problematica da risolvere nell’ambito dell’associazione GBU, un’assemblea da presentare. Non ero proprio nella gioia. Non ero proprio in vena né di chiacchiere né di rimettermi in gioco conoscendo nuovi studenti, né di avere carichi di responsabilità o discussioni impegnative. Eppure mi toccava.

Desideravo avere un incontro speciale con Dio, proprio come successe in passato da studentessa. Dissi il tutto in una preghiera veloce prima di salire in macchina. Signore, mi spoglio di tutti i bagagli emotivi e fisici e mi lascio guidare in questi giorni dalla tua grazia.

La prima cosa bella che allentò la tensione fu proprio il viaggio in macchina: la simpatia e la benevolenza che i miei due giovani compagni di viaggio mi mostrarono, mi aiutò molto a togliere il senso di inadeguatezza dovuto agli anni che avevo.

Seguirono altre piccole sorprese che mi toccarono nel profondo: i racconti di due ragazze che all’università hanno conosciuto il Signore tramite il GBU mi ricordarono di quanto importante fu per me aver incontrato proprio nel periodo universitario un gruppo di studenti che amavano il Signore e leggevano la Bibbia in un’aula. Grazie a loro, la mia vita cambiò radicalmente.

E che dire dell’incontro inaspettato con una ex-consigliera e socia storica sostenitrice del GBU? Era come fare un tuffo indietro nel tempo nella storia dell’associazione, percependo come qualcosa di vivo e prezioso l’impegno di Pileria e di tante altre persone che hanno creduto in questa missione, perché hanno ricevuto, proprio come me, dei grandi benefici dal GBU.

Dio mi ha fatto volutamente assistere al passaggio del testimone spirituale dell’associazione GBU insegnandomi allo stesso tempo che Lui è il sovrano della storia mia e della vita del GBU, che Lui sa condurre per il meglio le persone e la missione.

Ma la gioia più grande è stata quella di penetrare nel testo di Giovanni 3:22-36, comprendere pienamente ciò che successe ed essere stupita di come un testo così tanto letto mi stesse ancora comunicando qualcosa di personale. Da cosa dipende la mia gioia? Da ciò che gli altri dicono di me, dall’essere più o meno riconosciuta o apprezzata per quello che faccio o dico? Da quello che ho e soprattutto da quello che non ho? Se dipende da questo, è ovvio che la gioia è effimera, che va e viene. Ma la mia gioia può essere piena e completa, quando coltivo pienamente una relazione personale con Gesù. E così è stato per me, sperimentando appieno in questi due giorni che partendo da una situazione del tipo #maiunagioia, con Lui sono arrivata a #gioiacompleta.

Barbara Buccinnà
(Comitato Direttivo GBU)

Gesù da studente a studente
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#donopositivo 2018

Riproponiamo la sfida che nel 2017 ci ha permesso di chiudere il bilancio in positivo. La sfida era stata suggerita e lanciata la prima volta da studenti presenti alla Festa GBU 2017 quando durante l’assemblea dei soci hanno visto presentare un preventivo di spesa in rosso.

Noi la riproponiamo anche quest’anno per continuare raggiungere più università con il Vangelo!

Quest’anno abbiamo bisogno del vostro aiuto per raccogliere €6000!

Ci vuoi aiutare: Spargi la voce tra i tuoi amici. Presenta questa opportunità alla tua chiesa e ai tuoi genitori se sei ancora studente!

Per partecipare va a https://gbu.it/donopositivo/ (Qui troverai tutte le informazioni utili!)

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La guida al politecnico di Milano – un progetto finanziato dal GBU

L’anno scorso i gruppi GBU di Milano e di Firenze hanno presentato l’idea di una guida all’università per i nuovi studenti. L’idea è stata finanziata dal fondo per borse ai gruppi 2017/2018 ed è stata realizzata. Abbiamo fatto quattro domande al gruppo di Milano per capire da dove è nata l’idea e come è andata:

Quali bisogni sono stati individuati nell’università?

Il GBU al Politecnico di Milano esiste solo da marzo 2017 e non è ancora stato riconosciuto come associazione nell’università. Era quindi urgente la necessità di segnalare la nostra esistenza all’interno del campus e presentarci come un punto di riferimento per gli studenti interessati a confrontarsi in un contesto aperto e amichevole.
Avevamo anche il desiderio di fare qualcosa di simpatico, utile e gratuito per i nostri compagni, in un ateneo in cui i nuovi arrivati si sentono spaesati e dove anche i veterani spesso non conoscono tutti i dettagli.

Che soluzione è stata scelta?

Abbiamo quindi pensato a una guida al Politecnico: una raccolta di informazioni che non entrasse in competizione con le fonti ufficiali ma si proponesse come una raccolta informale di consigli di prima mano “da studente a studente”.
Sono state selezionate indicazioni su come raggiungere il Politecnico, dove mangiare, una mappa dei vari edifici, aule studio, campi da gioco, copisterie e altri punti di rilievo, oltre che una presentazione del GBU, le sue attività e i nostri contatti. Abbiamo tradotto tutto in inglese in modo da venire incontro ai numerosissimi studenti internazionali e aggiunto dieci simpatici consigli di vita pratica. Es. “Cucina il tuo pranzo, sei giorni di pasta con il tonno non valgono.” oppure “Studia giorno per giorno, datti un limite per le serie di Netflix.”

Qual è stato il risultato?

La guida, un pieghevole di 12 pagine, è stata stampata nel numero di 2500 copie e distribuita all’uscita delle stazioni del treno urbano più vicine al campus.

Diversi ragazzi italiani e stranieri si sono fermati a chiederci più informazioni o semplicemente perché lo facessimo e quattro ragazzi ci hanno scritto su Facebook per sapere i luoghi e gli orari degli incontri. In particolare un ragazzo cristiano francese ci ha conosciuto così ed è diventato un membro attivo e motivato del gruppo.
Molti studenti hanno reagito positivamente alla guida, affermando che fosse un’idea utile e graficamente ben realizzata; tantissime anche le reazioni stupite nel leggere la presentazione del GBU.

Cosa abbiamo imparato?

La distribuzione è stata un’esperienza utilissima, ci ha dato modo esporci all’interno del campus e di testimoniare con molti nostri compagni ma anche di collaborare tra di noi e con l’altro gruppo GBU di Milano (Bicocca). Alla fine ci siamo ritrovati stanchi ma entusiasti e increduli che 2500 studenti avessero potuto leggere del GBU.

Abbiamo imparato a migliorare nell’approccio con gli altri studenti e ad apprezzare i loro consigli su come sviluppare una guida migliore il prossimo anno. Per esempio, riguardo ai consigli per dove mangiare, avremmo potuto chiedere ai locali di segnalare una loro specialità imperdibile. Questo ci avrebbe permesso di presentarci anche alle attività vicine all’università e favorire la creazione di una rete di contatti per futuri eventi del GBU come aperitivi o conversazioni in inglese.

Abbiamo sperimentato il valore del lavoro di squadra e di un buon progetto creativo, ma soprattutto siamo grati al Signore di questa opportunità e siamo sicuri che continuerà a operare grandemente nell’università!

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La Bibbia in Mostra

Dal 27 al 29 marzo 2018 si è tenuto, nell’Università Magna Graecia di Catanzaro, l’evento “La Bibbia in Mostra”. Presso il Dipartimento di Medicina e Chirurgia Generale, si è svolta la mostra che offre una panoramica della Bibbia: il suo contenuto, l’affidabilità del testo dal punto di vista storico-scientifico, il prezioso messaggio di vita offerto da Gesù, lo sviluppo avvenuto tramite la stampa, ecc.
Molto semplice da allestire in quanto vengono utilizzati dei banner roll up, la Mostra può essere esposta in qualsiasi luogo, preferibilmente coperto.

Durante l’evento organizzato dal GBU Catanzaro, c’è stato un breve intervento pubblico svolto da Giovanni Donato che ha suscitato curiosità tra gli studenti. Sono state poste domande, esposti dubbi e perplessità, si è favorito il dialogo, il confronto e in alcuni è nato il desiderio di approfondire il messaggio della Bibbia e di partecipare agli incontri svolti dagli studenti del GBU locale. Sono state anche esposte Bibbie in svariate lingue e regalati dei Nuovi Testamenti.

Anche se le tempistiche iniziali per organizzare il tutto sono state abbastanza ristrette, siamo felici di poter essere stato il primo gruppo in Italia a usufruire di questa risorsa messa a disposizione dal GBU nazionale. Si può affermare che si è trattato di un evento che sicuramente ha offerto una certa visibilità, anche se suggeriamo di poter svolgere la Mostra per qualche altro giorno in più, magari accompagnata da dei sub-eventi (aperitivi, seminari, videoproiezioni, ecc.). Continua a leggere

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#maiunagioia

#maiunagioia

È questo l’hashtag del momento tra gli studenti liceali e universitari. L’hashtag è associato, ironicamente, a momenti di vita quotidiana in cui piccoli imprevisti o situazioni improbabili che si verificano provocano un po’ di frustrazione e nervosismo nel malcapitato studente. Seppur tutto questo viene affrontato con grande ironia, nasconde un reale e profondo disagio generazionale. “Crisi economica”, “disoccupazione giovanile”, “futuro incerto” sono espressioni quotidiane per gli studenti, espressioni in cui si riconoscono e si identificano.

Succede quindi che ci troviamo davanti alla generazione #maiunagioia, costituita da giovani senza scopi e obiettivi nella vita, che si lasciano perdere, che non lottano per nessuna cosa, che non si appassionano per ciò che ha un reale valore etico e morale, ma che discutono animatamente sull’ultimo episodio di “Games of Thrones” o sull’ultima scelta del tronista di “Uomini e Donne”. È una generazione inetta e apatica che ha perso la bussola, che non sa a chi rivolgersi e che non sa a chi affidarsi. È una generazione che non crede. Né in se stessa, né in nessun altro.

In questa descrizione amara, in cui certamente non rientrano tutti gli studenti di oggi, rientrano tuttavia un buon numero di studenti e giovani (e adulti) che frequentano le chiese evangeliche. Lo vediamo nei nostri gruppi GBU e, appunto, nelle nostre chiese. Com’è possibile che questo accada?

Gesù non promette di darci la sua gioia se osserviamo i suoi comandamenti? Non c’è gioia completa nel pensare che i nostri nomi sono scritti nel libro della vita? Non è pienamente consolatorio leggere le promesse di Dio e stare alla sua presenza? Lo Spirito Santo stesso che abita in noi non è chiamato il Consolatore? E quante altre domande come queste potremmo farci…

Eppure, di fatto, tanti cristiani vivono senza gioia. Perché accade ciò? Io direi a causa della mancanza di una vera e autentica relazione con Dio. Se questa relazione esiste, non è possibile non gioirne. Certo, non significa che non devono esserci dei momenti di sconforto. Questi possono venire, ma la tristezza non può essere il leitmotiv della vita di un cristiano.

La gioia che il mondo ci propina è una sensazione, legata ad attimi fuggitivi che durano il tempo di farci sobbalzare il cuore di gioia. La gioia che un cristiano dovrebbe provare, invece, non è un momento di felicità, un’emozione, anche se data da un episodio particolarmente bello e intenso vissuto in chiesa o al convegno GBU. La gioia è una condizione di vita, fondata non su un’esperienza, seppur straordinaria, ma sulla verità della Parola di Dio.

Proprio in quanto condizione di vita, non ci aspettiamo che un cristiano vada in giro sempre saltellando, ma ci aspettiamo che la sua vita sia colma di Cristo, della sua pace e della sua gioia, e che nella difficoltà che lo può far soffrire terribilmente, non verrà meno quella gioia data dal sacrificio di Gesù, dalla salvezza, dal fatto di avere l’onnipotente DIO come padre.

Molti studenti cristiani conoscono questa verità, ma non l’hanno realizzata in profondità, ed è così che la fede e la speranza in Dio diventano solo una stampella che riesce a farli andare avanti in questa vita triste, difficile e insoddisfacente. Questa è spesso la natura della fede che mostrano ai loro amici e colleghi, ed è anche per questo che questi amici e colleghi non si avvicinano a Cristo.

Penso alla potenza del messaggio del Vangelo e penso che se all’Università lo proclamassero studenti ripieni della stessa potenza, l’Università italiana sarebbe colpita come da uno tsunami. Credo sia fondamentale, quindi, che gli studenti realizzino la gioia profonda di appartenere a Cristo, la #veragioia. Credo che questo possa verificarsi se gli studenti inizieranno a ricercare un’intensa relazione con Cristo. Allora più che gli eventi che organizzano o le strategie evangelistiche, saranno gli studenti stessi ripieni di gioia, di zelo, di Spirito a fare la differenza, a proclamare con convinzione ed efficacia il messaggio del Vangelo.

Domenico Campo
(Staff GBU)

Se sei uno studente universitario, partecipa alla Festa GBU per un approfondimento su questo tema!

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Come sopravvivere a una conversazione difficile

Il messaggio di Gesù Cristo in una cultura complessa.

Questa è stata la premessa e il filo conduttore del XII Convegno Nazionale GBU che, come ogni anno, ha aperto le porte a insegnanti, famiglie e studenti universitari. Il professor Darrell Bock ha magistralmente e biblicamente acceso una luce sopra alcuni dei tanti quesiti che ogni persona si pone quando si confronta con il mondo.

Come posso parlare di Dio e della sua meravigliosa opera? Come esporre il messaggio di Gesù in una cultura così complessa? La domanda si fa particolarmente rilevante all’interno dell’Università.

Gli studenti infatti affrontano continuamente la paura di avere una conversazione difficile, con il proprio coinquilino, con i professori e con gli amici.

Il professor Bock ha ricordato che ogni giorno, come credenti, ci confrontiamo con il mondo circostante e non stiamo combattendo “un combattimento contro sangue e carne, ma contro principati, contro le potenze, contro i dominatori di questo mondo di tenebre” (Efesini 6:12); non dobbiamo quindi lottare con le persone che non la pensano come noi, attaccandole, ma odiare il peccato che le tiene strette e le avvolge.

“Come ero io prima di incontrare Gesù?” è questa la domanda da cui partire per affrontare ogni conversazione difficile. Ricordarci come eravamo prima di appartenere a Gesù abbatte ogni barriera di superiorità e apre le porte all’ascolto. “Ero come te, ma Dio mi ha portato a una condizione migliore”.

Ascoltare è un altro punto fondamentale per “sopravvivere” a una conversazione difficile; è importante cercare di capire la persona con cui stiamo parlando: Cosa le interessa? Perché? Che cosa c’è nel suo contesto che la indirizza a prendere determinate decisioni?

Ascoltare non significa essere d’accordo ma stringere un legame perché “alle persone non interessa che ti preoccupi della loro vita se non vedono che ti importa davvero di loro” quindi “ASCOLTA e SALVA per dopo”.

Il tono con cui affrontiamo una conversazione complicata è altresì importante, non ha un impatto solo il contenuto del nostro messaggio ma anche il modo in cui lo esponiamo. Portiamo le persone a riflettere sulla differenza che c’è tra il loro modo di parlare e il tono con cui noi parliamo di Dio, “rispondi al male con il bene” (Romani 12:21).

Questo è il modo giusto per INVITARE le persone, SFIDARLE a prendere in mano la Bibbia e a vivere anche loro il meraviglioso cambiamento che Dio ha operato in noi.

Grazie a questi consigli dalla parola di Dio ho capito come trasformare una conversazione difficile in una conversazione costruttiva, che possa farci crescere ma soprattutto che porti al cambiamento della persona con cui stiamo parlando.

Le persone sono il nostro VERO obiettivo e Dio ci ha mandato come ambasciatori per raggiungerle e per riportarle a lui, tenendo sempre nel nostro cuore che “Tutto questo viene da Dio che ci ha riconciliati con sé per mezzo di Cristo e ci ha affidato il ministero della riconciliazione” (2 Corinzi 5:18).

 

Francesca Polchi
(GBU Firenze)

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Cinque anni e due pesci

Il 9 novembre 2012 si è radunato a Firenze un piccolo gruppo di persone per iniziare la prima prova della prima produzione di The Mark Drama in Italia. Grazie all’appassionata direzione di Andrew Page, ideatore di questo unico e potente strumento per la proclamazione del vangelo di Gesù Cristo, la scena del battesimo, poi la chiamata dei primi discepoli, poi la liberazione dell’indemoniato hanno preso forma per la prima volta anche in lingua italiana. Passata una lunga ed estenuante giornata e mezza, l’angelo è uscito dal sepolcro per incontrare le donne che cercavano Gesù, dicendo che non era più là ed era risorto come aveva detto, e che la storia era giunta alla fine. La squadra era pronta a raccontare il Vangelo di Marco all’Italia!

Da quest’inizio fino a oggi il progetto The Mark Drama è stato animato dalla buona notizia di Gesù Cristo, il Figlio di Dio. Nessuno racconta il grande messaggio di salvezza meglio degli scrittori della Bibbia e, ogni volta che abbiamo messo in scena le parole che Marco ha scritto, è stata una parola fresca e attuale per tutte le persone coinvolte, dagli attori al pubblico presente alle rappresentazioni.

La storia è uno specchio che assorbe l’entusiasmo agitato dell’attore e riflette, scena per scena, la presuntuosità del nostro peccato davanti al servo perfetto.

Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati, dice Gesù (Marco 2:17). Il racconto apre gli occhi, non soltanto quelli di chi professa la fede in Gesù ma anche quelli di chi non lo fa, portando alla luce il vero significato della sua identità come il Messia.

Cominciò a insegnare loro che era necessario che il Figlio dell’uomo soffrisse molte cose, fosse respinto dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, fosse ucciso e dopo tre giorni risuscitasse (Marco 8:31). La storia di Gesù ci coglie di sorpresa, anche in una nazione che crede di conoscerla. Il pubblico, pronto forse per un bel racconto dell’infanzia, si trova davanti alla chiamata essenziale di Cristo a ogni persona. Va’, vendi tutto ciò che hai e dàllo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; poi vieni e seguimi (Marco 10:21).

Con due pesci e cinque pani Gesù sfamò cinquemila persone, e il suo messaggio della croce offre l’unica vera speranza che c’è per la moltitudine di persone in Italia oggi. Poiché anche il Figlio dell’uomo non è venuto per essere servito, ma per servire e per dare la sua vita come prezzo di riscatto per molti (Marco 10:45).

Sono passati cinque anni e, nella bontà di Dio, una squadra si sta preparando per la diciannovesima produzione italiana di TMD. Ben più di duecento persone sono state attori, e migliaia di persone ormai hanno assistito a una rappresentazione del Vangelo di Marco. In questo quinto compleanno rendiamo grazie al Signore per questi anni, ma guardiamo anche al futuro. Lo sviluppo del progetto non serve a niente che abbia un vero valore se non all’estensione del regno che Gesù ha proclamato; lo scopo non è quello di fare teatro, ma di fare suoi discepoli. Pregate, allora, che questo seme continui a crescere e a dare frutto!

Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; ravvedetevi e credete al vangelo (Marco 1:15).

Chris Brown
(Direttore Nazionale TMD Italia)

The Mark Drama può essere messo in scena da gruppi studenteschi, da chiese evangeliche o da altri gruppi. Se sei interessato alla possibilità di realizzare una produzione, troverai più informazioni sul sito.

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Ne vale la pena?

Negli 11 anni di collaborazione con il GBU, mi sono tante volte chiesto come mai facessi ciò che stavo facendo e se ne valesse veramente la pena…

In altre parole, ha senso affaticarsi nella proclamazione del vangelo all’università? Esistono tanti ministeri importanti e strategici e io vorrei essere convinto di spendere le mie energie in qualcosa per cui valga realmente la pena affaticarsi.

Perciò, vorrei brevemente condividere tre motivi per cui continuo a credere che sia estremamente strategico essere presenti con il vangelo di Cristo proprio nelle università:

1. Lì dove il sapere si erge contro Dio, è necessario che il vangelo venga predicato

L’apostolo Paolo ci dice che la conoscenza gonfia (1 Corinzi 8:1), ed è vero! Lo vediamo in modo palese anche nelle università. Sempre più, nella mente di tante persone, soprattutto quelle che vantano maggiore istruzione, sembra esistere una chiara distinzione tra ciò che è razionale, appurabile, empiricamente dimostrabile e tutto ciò che riguarda la fede, Dio, la religione. In un contesto in cui l’orgoglio umano si erge contro il proprio Creatore, dobbiamo essere presenti per proclamare con umiltà e sicurezza il messaggio di Gesù di Nazareth, per la salvezza di quanti vorranno seguirlo. Continua a leggere