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Vivere nel mondo di oggi può essere spaventoso! Ci sono così tante paure che si presentano in forme e intensità diverse, da quelle globali come le pandemie o le guerre, a quelle personali come il fallimento degli studi o delle relazioni. Possono essere razionali come forme di autoconservazione, o irrazionali e paralizzanti. Per quanto i media ci mostrino una tragedia dopo l’altra e i social network aumentino la pressione per diventare una versione irrealisticamente perfetta di noi stessi, l’importanza della salute mentale non è mai stata così discussa come oggi

Essere cristiani ed essere ansiosi?

Cercare di dare un senso a questo sviluppo apparentemente contraddittorio da soli, fa girare la giostra dei pensieri nella nostra testa, ma come cristiani si aggiunge un’altra difficoltà: l’aspettativa di essere totalmente in pace con qualsiasi cosa il mondo ci getti addosso, perché abbiamo questa grande promessa che un giorno il Signore ci accoglierà a braccia aperte nella nostra casa eterna; tutti i problemi e le sofferenze che stiamo vivendo ora non saranno più nemmeno un lontano ricordo, ma completamente dimenticati. Sebbene ognuna di queste affermazioni sia vera e motivo sufficiente per adorare, lodare e soprattutto ringraziare il Signore in ogni singolo giorno in questo mondo, non è la fine della storia.

Nella maggior parte dei casi questa verità sul nostro futuro ci riempie di un’incredibile speranza, ma se a volte non è così, può anche essere fonte di senso di colpa e di vergogna, entrambi sentimenti che nessuno ammette volentieri di avere e che quindi possono far pensare che siamo da soli ad affrontarli. Ma non lo siamo e questo è il primo e sicuramente tra i più importanti insegnamenti che ho tratto dalla Festa GBU di quest’anno, dedicata al tema dell’ansia

Formare comunità contro l’ansia

Più di 150 cristiani provenienti da tutta Italia e dal mondo sono venuti in questo piccolo centro congressi in mezzo al nulla, con ulivi e vigneti a perdita d’occhio, per trascorrere un fine settimana pieno di pioggia primaverile trafitta da raggi di sole, conversazioni ispirate, risate e musica. 

Anche se questo sembra il luogo perfetto per dimenticarsi dei pensieri e delle emozioni che si susseguono, era esattamente il posto giusto per non essere distratti, ma per imparare e condividere e costruire insieme una comunità in cui è sicuro fare domande ed essere vulnerabili. Sperimentarlo in prima persona ci aiuta a creare un ambiente simile anche nei nostri gruppi GBU locali, nei nostri gruppi di amici e all’università, per rendere più facile per le persone raggiungere e chiedere supporto.

Dio ci sostiene nella lotta

Nel corso dei quattro giorni abbiamo ascoltato tante testimonianze incoraggianti, in primo luogo dal nostro incredibile oratore ospite Daniele Recca, e come nella Bibbia Dio abbia sostenuto le persone in situazioni difficili. In 1.Re 19:1-18, leggiamo della lotta di Elia per vedere il piano di Dio mentre è in fuga per la sua vita e vediamo come il Signore provvede a fargli continuare la sua opera di profeta. 

Anche Gesù stesso ci assicura nel suo famoso sermone sul monte che Dio, come nostro Padre celeste, provvederà a tutto ciò di cui abbiamo bisogno quando cercheremo il suo regno e la sua giustizia invece di preoccuparci dei problemi che il domani potrebbe portare (Matteo 6:32-34). 

Contro l’ansia nella pratica

Sebbene la Bibbia offra molte parole incoraggianti ed esempi di persone che prosperano grazie alla potenza del Signore, per me i più utili in questo fine settimana sono stati gli estratti di alcune lettere dell’apostolo Paolo che offrono consigli più pratici su come affrontare l’ansia e le lotte emotive su base quotidiana. In particolare il seguente versetto: “Dio infatti non ci ha dato uno spirito di paura, ma di forza, di amore e di autocontrollo”. (2.Tim 1,7), che Daniele Recca ha citato in uno dei suoi interventi, mi è rimasto impresso anche dopo la Festa e continua a darmi forza per affrontare un mondo che spesso sembra venderci la paura. 

Possiamo concentrarci per rendere la nostra fede ancora più potente e resistente, come nell’esempio di Paolo che loda e ringrazia il Signore anche nelle più grandi difficoltà. 

Quando reagiamo alle situazioni di paura, possiamo pregare che ciò ci aiuti a esercitare l’autocontrollo e a gestire le nostre emozioni in modo costruttivo, in modo che la nostra reazione sia deliberata e non impulsiva.

Ma soprattutto possiamo seguire l’esempio di Gesù e guardare oltre noi stessi servendo, curando e amando coloro che ci circondano, il che non è una negazione della paura, ma una risposta ad essa, che riflette una fiducia che supera le circostanze immediate, una fiducia totale che il Signore ci salverà e ci porterà al sicuro nel suo regno celeste (2.Tim 4,18).

Lena Zuspann (GBU Torino)

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Sì è conclusa da appena due giorni la Festa GBU 2024. Che giorni speciali!

Tra gli ottimi sermoni, gli istruttivi seminari, i momenti di preghiera e di studio biblico, sono stati ancora una volta le storie degli studenti a emozionarmi. 

Storie di conversione, di amicizia, di condivisione e comunione, di evangelizzazione. Storie di benedizioni e di sfide, persino di persecuzione in certi casi…

Ma ogni racconto testimoniava di come, in varie città italiane, il nome di Gesù viene oggi proclamato nelle università! A volte con tanti studenti organizzati e preparati, altre con una studentessa solitaria che condivide (forse anche timidamente) la sua fede in Gesù con la sua compagna di corso. ‭”Che importa? Comunque sia (…) Cristo è annunciato”, parafrasando l’apostolo Paolo.

Questo fanno i gruppi biblici universitari. Questo fanno i nostri studenti. Testimoniano del vangelo. E il Signore, per la sua grazia, ci sta benedicendo.

Il GBU infatti cresce! 

Quest’anno alla Festa eravamo circa 160 partecipanti da 27 nazioni del mondo, con un numero di studenti intorno ai 100 iscritti. È stato un record, e di questo siamo grati al Signore. Ma con i numeri, ciò che più conta è che cresca il numero di ragazzi che nelle università viene raggiunto dal messaggio del vangelo, attraverso giovani studenti cristiani valorosi e coraggiosi. 

Forse loro non si definirebbero così, troppo concentrati sui loro limiti e le loro insicurezze, ma tali sono! Sono la luce del mondo!

E mi rivolgo ora a voi ragazzi, siete la luce di Cristo nell’università.

Noi Staff vogliamo sostenervi con la chiamata che abbiamo ricevuto dal Signore, quella di servirvi, incoraggiarvi e prepararvi. E vogliamo, insieme a chi leggerà questo notiziario, sostenervi con le nostre preghiere, sapendo che il Signore opera e opererà in voi, e attraverso di voi, in altri studenti. Per la gloria di Cristo, per la salvezza delle anime. 

Andiamo avanti, fiduciosi.

A Cristo Gesù tutta la gloria

Domenico Campo (Staff GBU Sicilia)

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Emanuele Berti ci racconta la sua esperienza con la “Settimana di Eventi” che il gruppo GBU Firenze ha organizzato dall’11 al 14 marzo.

PREPARAZIONE 

La preparazione della settimana, per me, è stata un processo tanto stimolante quanto formativo. Ha avuto inizio alcuni mesi fa e si è rivelata una sfida continua. La scelta del tema e il suo sviluppo sono stati particolarmente complessi. Ogni volta mi trovavo a dubitare del risultato, e incontravo difficoltà nel capire quale fosse un approccio adatto per coinvolgere gli studenti. Inizialmente, ho esplorato concetti come la vittoria e la sconfitta, e il significato della vita, focalizzandomi sulla realtà degli studenti universitari. 

Successivamente, sotto la guida del Signore, ho orientato il tema verso l’insoddisfazione. In collaborazione con gli altri coordinatori e lo staff, abbiamo cercato modi per affrontare questo argomento con gli studenti. Abbiamo optato però un approccio diretto con gli studenti attraverso delle domande, che utilizziamo spesso con il Gbu per avviare la discussione. Abbiamo inoltre utilizzato un cartellone, che sintetizzava il concetto di insoddisfazione attraverso due frasi chiave: 

  1. “Gli esseri umani sono spesso insoddisfatti non perché desiderano troppo, ma piuttosto perché desiderano troppo poco.” Di C.S. Lewis
  2.  “Chi beve dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete.” Giovanni 4:14

Mi sono reso conto in questa preparazione di quanto rivisitare e rielaborare costantemente le idee sia un processo impegnativo e faticoso, ma ne ho compreso l’essenzialità e quanto sia necessario; non solo per preparare una settimana evangelistica! 

L’OPERA È NELLE SUE MANI 

Abbiamo pianificato i giorni di evangelizzazione con la preghiera personale durante le mattine, e dedicando i pomeriggi all’evangelizzazione e all’interazione con gli studenti. Il primo giorno, ci siamo riuniti per un’analisi e studio del vangelo, esplorando il suo significato e come trasmetterlo agli studenti. L’entusiasmo e la gioia che ho provato durante il primo giorno di preparazione erano così intensi che il giorno successivo mi sono ritrovato a letto con febbre, nausea e mal di gola! Ho trascorso due giorni a letto. 

Inizialmente, ero dispiaciuto di non poter partecipare, ma poi ho provato grande gioia nel sapere che gli altri erano all’università, condividendo la Parola di Gesù con gli studenti. Ho realizzato che la Parola e il vangelo sono liberi, non sono imprigionati, e continuano a diffondersi, nonostante le nostre limitazioni

SIAMO FORTI SOLO NEL SIGNORE 

L’ultimo giorno, dopo molta preghiera, sono riuscito a trovare la forza di alzarmi dal letto e raggiungere l’università, unendomi agli altri. Nonostante fossi ancora ammalato, senza voce, con un po’ di febbre e stanchezza, ho sperimentato come il Signore operi proprio nella nostra debolezza. Il calore del sole e le conversazioni incoraggianti hanno risollevato il mio spirito. Per attirare persone, avevamo deciso di utilizzare una porticina e un pallone. All’inizio, non hanno suscitato molto interesse, ma una volta capito come sfruttarli, il Signore ha agito in modo straordinario. Abbiamo proposto un gioco in cui, in cambio di un premio (una caramella), le persone dovevano rispondere ad una domanda. Oltre al cartellone principale, ne abbiamo esposto un altro con lo schema dei due modi di vivere, rappresentato da sei immagini che illustrano il vangelo. È stato sorprendente notare che quasi tutte le persone, almeno una decina, hanno compreso da sole il significato del vangelo dopo che gli avevo chiesto di provare a capire cosa significassero le immagini. È stato un vero miracolo, e alcune persone hanno anche accettato di venire al Mark Drama

SODDISFATTI 

Questi giorni mi hanno fatto comprendere ancora di più che solo il Signore Gesù può veramente soddisfare. Possiamo trovare molte religioni, idee e fonti di divertimento, ma solo Gesù può riconciliarci con Dio. Lui è l’unico giusto, l’unico uomo senza peccato, l’unico in grado di riscattarci e donarci una soddisfazione eterna, una soddisfazione che non conosce fine. Lui è l’acqua che disseta… per sempre! Attraverso la sua misericordia, Dio accoglie ogni studente, che sia stato un bestemmiatore per tutta la vita, un arrogante o un ateo. Se si ravvedono e credono in Gesù, possono essere riconciliati e Dio li aspetta a braccia aperte, gioendo per la pecora smarrita che è stata ritrovata, per colui che era morto ed è tornato alla vita.

Emanuele Berti, studente GBU Firenze

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Di Aoife Beville, ricercatrice universitaria ed ex studentessa GBU

Ahoj!

Ahoj! – così dicono “ciao” in Slovacchia, dove sono stata ad inizio ottobre. Io sono Aoife (si legge Ifa), ho fatto tappe in diversi gruppi GBU: Cork (Irlanda), di dove sono originaria e dove sono stata co-coordinatrice del Christian Union (GBU) durante la triennale; Bologna, dove ho fatto due anni di InterAction, un programma di volontariato internazionale IFES dove affiancavo gli studenti del gruppo locale; Napoli, dove sono stata co-coordinatrice del gruppo durante la magistrale. Ora sono di nuovo a Napoli e sempre all’università, però dall’altro lato della cattedra! Faccio ricerca e insegno nell’ambito della linguistica inglese. Forse ti stai chiedendo ‘cosa c’entra la Slovacchia?’ Ottima domanda!

Buona notizia per l’università

L’anno scorso ad una conferenza IFES ho conosciuto Sara, staff VBH (GBU) in Slovacchia. Abbiamo cominciato a parlare dell’utilità di avere accademici cristiani coinvolti nel lavoro dei movimenti nazionali. Io credo che il vangelo sia la buona notizia per l’università e vorrei poter sostenere e servire gli studenti del GBU mentre svolgo il mio lavoro. Ho raccontato a Sara una mia ricerca sull’ironia come strategia persuasiva ne Le Lettere di Berlicche di C.S. Lewis. È uno studio linguistico e letterario che, per la natura del testo, tocca varie tematiche interessanti (apologetica, ateismo, etc.). Sara mi ha invitato a venire in Slovacchia a tenere delle lezioni all’università sull’argomento di questa ricerca.

“Il problema dell’argomentazione”

Aoife e Sara a pranzo a Prešov
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di Simona Squitieri, GBU Parma

Nel principio Dio creò. Se dovessi riassumere questo fine settimana di Formazione GBU, ecco, sarebbe così.  

Ma andiamo con ordine. Una sessantina di persone dal Trentino alla Sicilia, dopo aver superato viaggi più o meno lunghi, treni, bus, macchine, sono arrivate in Umbria, in una casetta con vista Lago Trasimeno, per partecipare alla Formazione Coordinatori GBU 2023. 

Nel principio 

Come l’acronimo GBU suggerisce (Gruppi Biblici Universitari), anche quest’anno abbiamo guardato alla Bibbia, per affrontare le sfide che quest’anno dovremmo affrontare. Sfide organizzative, sfide pratiche e teoriche, intellettuali e sociali, alle quali ci siamo preparati osservando, interpretando e applicando i primi tre capitoli della Parola di Dio. Partendo, quindi, proprio “dal principio”! 

Momenti di lode al Signore e preghiera ci hanno ristorati e accompagnati durante l’intenso  programma giornaliero, fatto di seminari, lettura e studio della Parola. Gli Staff si sono impegnati per fornirci gli strumenti per servire al meglio gli studenti dei nostri gruppi locali, ma soprattutto gli studenti ancora non raggiunti all’interno delle nostre università. Attraverso gli studi biblici, poi, abbiamo notato come nel principio Dio avesse pensato a tutto, senza trascurare nessun dettaglio, pianificando e disponendo ogni cosa in modo perfetto, compresi noi, discendenti di Adamo e prìncipi dal princìpio.  

Dio creò 

Queste due parole mettono in evidenza il rapporto che proprio noi siamo chiamati ad avere con Dio, prima ancora di prendere qualsiasi impegno con Lui e con gli altri: il rapporto di Creatore e creatura. È essenziale riconoscere Dio il Signore come creatore dell’universo e delle nostre vite; e che prima che tutto fosse, Lui era già.  

Ma le parole “Dio creò” mettono in luce anche la creatività di Dio. Tutto ciò che noi studiamo, dalla fisica all’arte, dalla letteratura alla medicina, ha la stessa origine creativa qui, in queste due piccole parole.  

Dopo aver creato, nel principio ogni cosa, la luce, le acque, gli astri luminosi, gli animali e le piante,  dopo la creazione dell’uomo a sua immagine, Dio vide tutto quello che aveva fatto, ed ecco, era  molto buono. 

Un piano perfetto per noi

Quindi, sono riuscita a comprendere che posto ho io in tutto questo? In tutto questo “buono”? Coordinatori di tutta Italia, abbiamo capito che posto abbiamo, insieme agli studenti e ai nostri gruppi locali? 

Adamo ed Eva vivevano alla presenza di Dio e avevano uno scopo, rubato e rovinato dal peccato.  

Ma nel principio Dio creò un piano perfetto per noi oggi: salvarci attraverso il suo figliolo Gesù e chiederci di condividere con gli altri questo Grande Creatore, che vuole tornare a riconciliarsi con noi attraverso Gesù. Di condividerlo da studente a studente. 

Pronti, via!

Delegazione italiana alla World Assembly
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di Marco Piovesan, studente GBU

«… voi, che prima non eravate un popolo, ma ora siete il popolo di Dio» (1Pietro 2:10a)

Avreste mai immaginato che in un solo regno potessero convivere 168 culture diverse? Ebbene, nel regno di Dio funziona così. Sì, a volte ripensiamo al fatto che in Cristo siamo stati chiamati da ogni popolo e nazione, ma spesso non riusciamo veramente a concepire l’entità di questa realtà. Con la World Assembly di IFES, invece, possiamo toccare con mano il significato autentico di essere un solo popolo, membra dell’unico corpo di Cristo.

La World Assembly è un evento che si tiene ogni quattro anni. Ha lo scopo di riunire delegazioni da tutti i movimenti nazionali che hanno il testimoniare Cristo all’università come ministero (per esempio il GBU in Italia) per prendere decisioni per la fellowship globale. L’aspetto burocratico, però, è poco più di un pretesto per vivere una settimana di condivisione ed edificazione tra fratelli e sorelle che condividono la stessa missione.

Quest’anno, l’appuntamento era fissato per i primi di agosto a Jakarta, in Indonesia. Partecipare a questo evento come studente del GBU è stato qualcosa di cui Dio si è servito in modo incredibile. Un articolo non potrebbe mai contenere tutta la ricchezza spirituale che Dio ha saputo provvedere, tuttavia non posso non condividere alcuni insegnamenti fondamentali.

Non siamo soli nello zelo

Come studenti del GBU, penso che diverse volte ci siamo ritrovati davanti agli occhi l’immensa missione di condividere Gesù agli studenti delle nostre università, Tuttavia, siamo stati scoraggiati dal vedere qualcosa che va oltre la nostra portata. Alla luce di questo scoraggiamento, troviamo una sorta di equilibrio in cui adagiarci.

Conoscere altri studenti e vedere lo zelo per Dio di cui sono ripieni ha cambiato completamente il mio modo di vedere queste difficoltà. Sì, anche loro vedono questa missione come qualcosa di immenso, ma hanno Dio al centro del loro cuore al punto che pensano ogni secondo come un’opportunità per parlare del vangelo.

Questo naturalmente richiede spesso di impegnare le proprie serate con eventi, studi biblici, riunioni organizzative e incontri a tu per tu, ma il desiderio di vedere Cristo glorificato supera il desiderio personale di avere tempo per se stessi. Insomma, ho visto in questi studenti la piena consapevolezza che vale la pena di sacrificarsi per Dio e che il vero modo di ragionare è quello di ragionare con una prospettiva eterna.

«Perciò, fratelli miei carissimi, state saldi, incrollabili, sempre abbondanti nell’opera del Signore, sapendo che la vostra fatica non è vana nel Signore.» (1Corinzi 15:58)

Non siamo soli nel servizio

Una battaglia che come studente ho vissuto negli ultimi due anni è stata quella di voler organizzare qualche evento all’università, ma di trovare sempre troppo poche persone nel gruppo GBU per poterlo realizzare.

Alla World Assembly una sera ho condiviso questa battaglia con le persone con cui ero seduto a tavola e la risposta che ho ricevuto è stata subito: “Invitaci, possiamo venire come aiuto dall’estero per partecipare e organizzare una settimana di eventi.” Sono stato spiazzato dalla semplicità di questa frase, ma mi ha fatto comprendere che essere un unico popolo in Cristo non significa solo salutarsi e raccontarsi belle esperienze una volta ogni quattro anni: possiamo usare questo immenso privilegio per lavorare in stretta collaborazione, venirci incontro nei bisogni reciproci e affaticarci insieme per veder avanzare il regno di Dio.

A questo punto mi sento caricato della responsabilità di fare un uso opportuno del dono così prezioso di avere veri collaboratori in Cristo con la stessa prospettiva.

Non siamo soli nelle sofferenze

Senza dubbio in ogni angolo della Terra si stanno affrontando sfide diverse, e la World Assembly è stata inevitabilmente un’occasione per ascoltare storie di lotte e sofferenze specifiche delle diverse nazioni. Abbiamo discusso di problemi di giustizia sociale, di salute mentale e di stress dato dal contesto universitario.

Penso, però, che quello che più deve far riflettere è la persecuzione (non solo psicologica) a cui tanti cristiani sono sottoposti. Ritrovarmi a mangiare a tavola con credenti che letteralmente ogni giorno espongono la loro vita alla morte per amore di Cristo, ha fatto nascere in me molte domande. L’unico modo in cui loro possono vivere è quello di incarnare il vangelo nelle loro vite con il loro comportamento, al punto che questo possa far nascere nelle persone attorno il desiderio di porre domande sulla fede cristiana.

Mi chiedo se, nel contesto italiano in cui siamo ben lontani dal rischiare la vita, ho lo stesso desiderio di impersonare Cristo in ogni ambito della mia vita. Sono veramente disposto allo stesso sacrificio per Dio a cui questi fratelli sono esposti ogni giorno? Anche per me, come per loro, «il vivere è Cristo e il morire guadagno» (Filippesi 1:21)?

C’è, però, qualcosa di estremamente incredibile in questi esempi: Cristo è talmente prezioso che vale la pena di dare la nostra stessa vita pur di restare insieme a Lui.

Non siamo soli perché Dio è con noi

Certamente la World Assembly non solo è stata ricca di tutti questi insegnamenti di carattere generale, ma è stata anche un’occasione per riflettere dal punto di vista personale. A proposito di questo c’è un concetto che è stato ribadito tantissime volte e di cui non posso più fare a meno: prendere consapevolezza della presenza di Dio nella nostra vita.

Tantissime volte nella Bibbia compare la promessa di Dio “Io sarò con te”, ma spesso ci capita di non considerare questo nella quotidianità. Ho avuto modo di parlare con diverse persone che hanno servito in IFES per decenni. Un aspetto su cui ciascuno di loro insisteva dopo così tanti anni di ministero è che la relazione personale con Dio è la base di tutto quello che facciamo. Non possiamo pensare di servire Dio senza essere in comunione con Lui. Abbiamo bisogno di ricercare Lui e la Sua presenza: essere consapevoli che Lui è con noi può trasformare radicalmente il nostro modo di vivere per Lui.

«O uomo, egli ti ha fatto conoscere ciò che è bene; che altro richiede da te il SIGNORE, se non che tu pratichi la giustizia, che tu ami la misericordia e cammini umilmente con il tuo Dio?» (Michea 6:8)

La vita cristiana e anche il servizio cristiano sono un continuo camminare fianco a fianco con Dio.

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E’ con piacere che condividiamo questo documento che potrà rispondere ad un buon numero di domande che in modo del tutto logico e naturale, ciascuno di noi si pone, quando pensa al mondo GBU: come è organizzato? Chi ne fa parte? Quali sono gli obiettivi che si pone?

Il GBU in Italia è un movimento che ha mosso i suoi primi passi subito dopo la Seconda Guerra Mondiale, grazie allo slancio e su iniziativa di alcune giovani credenti che ritenevano prioritario raggiungere la generazione studentesca che sarebbe stata protagonista della ricostruzione, materiale e morale, del nostro Paese. Non era quindi una testimonianza solo spiritualistica ma si collocava sul versante del confronto anche culturale con il contesto in cui operava, con le domande che emergevano dalla società in cui si muovevano quelle prime generazioni pionieristiche della testimonianza evangelica nelle Università italiane.
Utilizzando un metodo di lavoro, ben descritto dal teologo e reverendo anglicano John Stott, quello del “duplice ascolto” che Giacomo Carlo Di Gaetano, direttore delle Edizioni GBU; in un suo articolo descrive così: “in questa espressione egli voleva indicare la necessità che i cristiani si ponessero nella condizione di un ascolto duplice nei confronti della Bibbia e nei confronti del mondo in cui vivono; questo al fine di far sì che la loro testimonianza fosse a un tempo biblicamente fondata e autenticamente rilevante per le donne e gli uomini di oggi.”

Certamente promuovere la conoscenza della Bibbia nella popolazione universitaria rimane un punto centrale dell’identità del movimento GBU. Ci aspettiamo che nei gruppi studenteschi presenti in varie università italiane (l’obiettivo ambizioso è arrivare ad avere un gruppo GBU in tutte le sedi universitarie del Paese) si lavori e rafforzi un rapporto “empatico” con le Scritture sacre, per arrivare ad una scoperta personale di Gesù di Nazareth. A questo obiettivo sono destinate le migliori energie dei responsabili, degli Staff, dei coordinatori e dei collaboratori a vario titolo di questo movimento. Direi che il Bilancio sociale risponde indirettamente anche a questa domanda: descrivendo le attività principali svolte, raccogliendo
testimonianze, da un lato, e dall’altro presentando dati, cifre e statistiche.

Auspico che questo documento sia letto e diffuso tra ex studenti ora laureati, tra i soci e naturalmente sostenitori di questo movimento che prova a restare giovane, anche se ha alle spalle più di 70 anni di storia.
E con la grazia e aiuto del Signore proveremo a portare avanti questo ministerio per consegnarlo alle prossime generazioni di credenti e studenti universitari.

Davide Maglie
Presidente Ass. Nazionale GBU

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Di Andrea Aresca

La limitatezza del tempo e le priorità

Essere consapevoli della limitatezza del nostro tempo è il punto di partenza per gestirlo in modo efficace. Mosè, dopo aver riflettuto sulla fragilità e la brevità della vita umana, chiese a Dio: “Insegnaci dunque a contare bene i nostri giorni, per acquistare un cuore saggio.” (Salmo 90:12). Comprendere che i nostri giorni sono contati (e non infiniti come quelli di Dio!) ci fornisce la saggezza necessaria per le scelte della vita.

Proprio perché il tempo è limitato, dobbiamo comprendere bene quali siano le priorità, le “palline da golf” (come nel video che abbiamo visto insieme) da inserire per prime nel nostro “barattolo”. Infatti, se iniziamo a riempire con le “piccole cose” la nostra vita, rischiamo di non avere più spazio per ciò che è veramente importante.

Sapere quello che è più importante non è sufficiente

A volte, definire quello che è prioritario in una determinata fase della nostra vita può non essere facile (vedremo alla fine una domanda che ci può aiutare in questo). La chiarezza su quali siano le nostre priorità, però, non è comunque sufficiente. Quante volte, infatti, facciamo fatica a trovare il tempo per quello che è più importante? E quante volte (parlo per esperienza…) anche quando avremmo il tempo, lo dedichiamo ad altro?

Questo è dovuto al fatto che le nostre azioni (e quindi anche come usiamo il nostro tempo!) sono determinate non solo dalle nostre intenzioni. Infatti tutti siamo continuamente influenzati nel nostro comportamento dagli stimoli del mondo esterno e dalla nostra condizione fisica, emotiva e spirituale. 

I fattori che influenzano l’uso del tempo.

Ci sono fattori che ci aiutano ad usare in modo efficace ed efficiente il nostro tempo, ed altri che ci ostacolano in questo. Abbiamo quindi bisogno di essere consapevoli di queste dinamiche personali e di adottare metodi e strumenti che ci aiutino a gestire il loro impatto (positivo o negativo) su di noi.

Alcuni di questi fattori sono, ad esempio:

  • l’attenzione (pensiamo anche solo all’impatto delle notifiche del nostro cellulare)
  • l’energia (è esperienza di tutti che siamo meno produttivi quando siamo più stanchi)
  • l’ambiente (il luogo e le persone con cui studiamo o lavoriamo possono essere fonte di distrazione).

Al di là delle nostre preferenze ed abitudini personali, è provato che la pianificazione del nostro tempo (ad esempio utilizzando uno strumento come la settimana ideale) ci aiuta a rimanere più focalizzati sulle attività importati ed anche a gestire efficacemente questi fattori.

La domanda più importante.

Come figli di Dio, siamo chiamati ad utilizzare al meglio il tempo che il Signore ci dona. Dobbiamo essere consapevoli, però, che non potremo mai fare tutto quello che “potremmo” fare, e che dovremo necessariamente scegliere cosa è davvero prioritario.

Per comprenderlo è molto utile pensare al futuro, al momento in cui la stagione della vita che stiamo vivendo (ad esempio, gli anni dell’università) avrà il suo termine e chiederci: “cosa rimarrà di questi anni?”.

Forse alcune cose che adesso ci preoccupano così tanto non le ricorderemo nemmeno. Forse alcune cose a cui adesso stiamo dedicando poco tempo avranno un impatto ben superiore di quello che pensiamo…

La cosa più importante.

E’ proprio al futuro e a quello che rimarrà a cui Gesù fece riferimento quando parlò con una donna sicuramente molto “produttiva”, ma che aveva trascurato quello che era veramente importante:

Marta, Marta, tu ti affanni e sei agitata per molte cose, ma una cosa sola è necessaria. Maria ha scelto la parte buona che non le sarà tolta.” (Lu 10:41).

Tra le tante cose da fare, passare del tempo con il Signore è sempre quella più importante, che ci potrà anche dare la saggezza e la forza per affrontare ogni altra.

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Quanto è facile perdere o sperperare un’eredità. Se scrivi le parole “eredita sperperata” su Google escono una serie di storie una più triste di un’altra:

“Donna eredita una fortuna, sperpera tutto e finisce a vivere in strada.” 

“Mio fratello ha sperperato i soldi di mia madre e adesso non vuole nemmeno contribuire alle spese funebri.” 

“Spendeva 92mila euro al mese. L’eredità sperperata di Lisa Marie Presley – figlia di Elvis.”

Quest’anno alla Festa GBU abbiamo pensato all’eredità del discepolo di Cristo, di ciò che aspetta il credente nel futuro. Per chi vive oggi per fede in Cristo, il meglio sta per venire. Non è qui nel presente, è nel futuro; e il discepolo deve semplicemente alzare lo sguardo per contemplarlo. 

Abbiamo studiato 3 brani per meditare su questo futuro sicuro: 1 Pietro 1:3-5, Ebrei 12:1-3 e 2 Timoteo 4:1-5.

Le caratteristiche di questa eredità

Pietro ci ha esortati a gioire del fatto che siamo un popolo custodito per una eredità custodita, tutto grazie alla grande misericordia del Signore. Tre parole sono utilizzate per descrivere questa eredità: incorruttibile, senza macchia e inalterabile. 

Incorruttibile – Isaia descrive la nostra esistenza come coperta da un velo – un velo che copre la faccia di tutti i popoli (Isaia 25:6). La morte. Qualsiasi organismo che vive oggi in questo mondo è soggetto alla corruzione della morte che consuma e contamina ogni cosa. Tranne che l’eredità del credente. È incorruttibile!

Senza macchia – difetti, impurezza, oscurità. È perfetta in ogni senso, è la definizione della bellezza e non può mai essere contagiata dal nostro peccato. È senza macchia!

Inalterabile – è protetta dalla morte, e protetta dalla malvagità ed è anche protetta dal tempo. È un’eredità che non invecchia. Il tarlo, la tignola non possono distruggerla. La ruggine, il sole non avranno nessun effetto su di essa. È inalterabile!

Un’eredità custodita in cielo dal Signore per un popolo custodito dalla potenza di Dio – la potenza che ha creato il sole, le stelle, i buchi neri, l’Himalaya, la Fossa delle Marianne. La potenza che ha risorto Gesù dalla morte! Quella stessa potenza sta funzionando come uno scudo intorno agli eredi per portarli alla fine del loro cammino. Festeggiamo la certezza della nostra eredità!

Lo sguardo fisso sul campione!

L’autore della lettera agli Ebrei invece spiega che i figli di Dio sono un popolo che persevera fino alla fine fissando lo sguardo su Gesù. Corrono con perseveranza, convinti della possibilità di finire la gara, gettando ogni distrazione e distruggendo ogni peccato che vorrebbe ingannare l’erede. Perseverano con lo sguardo su Cristo, il modello, il mezzo e la medaglia della fede.

Il modello, l’esempio di come correre con perseveranza. Guardate il suo coraggio: non ha mollato. Osservate la sua convinzione, focalizzato sulla meta. Riflettete sulla sua sottomissione alla volontà del Padre, e notate la cronologia della fede: sofferenza ora, gioia nel futuro, croce prima, corona dopo.

Il mezzo, grazie alla sua corsa, grazie alla sua perseveranza, il credente oggi può correre nella gara della fede, sicuro che la strada non è più bloccata dal suo peccato. Può arrivare fino alla presenza del Padre, grazie a Gesù!

La medaglia è ciò che aspetta l’atleta della fede alla fine del suo percorso. Gesù stesso è il premio della fede, lui è l’eredità. Il credente non corre per vincere una medaglia d’oro, o una maglietta gialla, o lo scudetto, o la coppa del mondo. Il credente riceverà alla fine di questa gara, una cosa molto, ma molto più preziosa – Gesù stesso, incorruttibile, senza macchia e inalterabile! Noi vinciamo lui e lui vince noi!

Passare il testimone

Paolo con le sue ultime parole implora suo figlio nella fede, Timoteo, a passare alla prossima generazione il messaggio dell’eredità. L’erede sicuro della sua eredità, sicuro che arriverà alla fine della gara grazie alla potenza di Dio e grazie alla sua perseveranza, è chiamato a predicare la parola dell’eredità alla sua e alla prossima generazione. Ed è chiamato a farlo con urgenza, con pazienza e con sofferenza. 

Gli scoraggiamenti, le delusioni, le frustrazioni, gli ostacoli, gli attacchi e l’opposizione fanno parte della vita del credente. Vergogna nel presente, gloria nel futuro. La croce oggi, la corona in quel giorno. Sofferenza ora, eredità incorruttibile, senza macchia e inalterabile al ritorno di Cristo. Questa è la speranza viva del discepolo di Cristo! Dio ci porterà mediante la fede fino a quel giorno e quindi corriamo con perseveranza, occhi fissi sul premio, su Gesù, annunciando a tutti la Parola.