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La sessione estiva è uno dei momenti più temuti dagli studenti universitari, il caldo e la pila infinita di libri da studiare non sono la migliore delle accoppiate!

Io mi trovo ad affrontare la mia ultima sessione estiva e, sarà la stanchezza accumulata in questi anni, ma ho pensato spesso di non avere la voglia o di non potercela fare.

Ogni volta che questi pensieri sfiorano la mia mente, cerco di allontanarli, ricordandomi di alcune lezioni che ho imparato in questi anni di università e che vorrei condividere con voi:

Studiare con entusiasmo è un modo per mostrare a Dio la nostra gratitudine.

“In ogni cosa rendete grazie a Dio”, così scrive l’apostolo Paolo ai Colossesi.

A volte lo dimentichiamo, ma avere la possibilità di studiare non è scontato.  

Se ogni mattina (anche dopo aver scrollato le stories di Instagram in cui tutti sembrano già in vacanza) ringraziamo Dio per questa possibilità, il nostro punto di vista cambia.

Gesù è il miglior compagno di studio.

Lui ha già studiato tutte le materie, non ci distrae chiacchierando, è pronto a sostenerci quando ci sentiamo giù, gioisce sempre delle nostre vittorie e, cosa ancora più straordinaria, ci accompagna fin dentro l’aula d’esame!

“Tu non temere, perché io sono con te.” Isaia 41:10.

A volte pensiamo che a Gesù non importino le nostre sfide quotidiane, ma non è così!

Lui è accanto a noi nelle piccole e nelle grandi cose. 

E sa bene che per noi studenti la sessione di esami è un grande ostacolo da superare, sa che la paura di fallire spesso ci blocca, per questo promette di custodire le nostre menti con la Sua pace, che supera ogni intelligenza (persino quella del professore!). 

Va un po’ meglio?

Spero di sì, ma non è finita qui…

C’è un’ultima lezione che ho imparato in questi anni, forse la più importante di tutti, ma anche la più difficile da tenere a mente: 

Il nostro valore non dipende dalla media dei nostri voti.

Almeno una volta durante il nostro percorso universitario abbiamo pensato di non essere abbastanza, perché un esame non è andato come ci aspettavamo o meritavamo. 

Ma Dio è sempre pronto a ricordarci che il nostro valore non dipende da un numero, ma da chi siamo in Lui.

Spero che, consapevoli di tutto ciò, possiamo affrontare questa sessione con la giusta carica. 

Diamo il massimo ma ricordiamo che, a prescindere dai nostri risultati, Dio ci dice:

 “Tu sei prezioso ai miei occhi, sei stimato e io ti amo.”  (Isaia 43:4)

Buono studio ragazzi e ci vediamo al Summer Camp!

PS: E poi quanto è bello sapere di poter sostenerci l’un l’altro in preghiera?

Miryam Giorgianni

(GBU Messina)

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Cosa ha condiviso Stefano Mariotti nelle sue predicazioni su 1 Pietro alla Festa GBU 2022? Il nostro oratore ha scritto una sintesi che è anche un’ottima panoramica su 1 Pietro, nella quale Stefano mette in risalto i contenuti principali della lettera.

“Fuori-sede”* eletti nel mondo: oggi come allora

Potremmo definire 1 Pietro, un corso intensivo di come vivere il Vangelo, nelle opportunità e nelle crisi della vita quotidiana. Pietro scrive a dei credenti ordinari come noi, che vivono in tempi simili ai nostri, in quanto la nostra società occidentale post-cristiana non è dissimile da quella dei suoi lettori nel primo secolo. Così assieme a loro, possiamo imparare cosa significa abbracciare, essere trasformati e vivere il Vangelo, in una cultura progressivamente sempre più intollerante al messaggio di Cristo e dei suoi assoluti. Pietro vuole equipaggiarci ad affrontare la realtà che seguire Gesù e ubbidire alla sua Parola ci espone all’essere diversi, incompresi, rifiutati, ridicolizzati; ci espone alla sofferenza. Per sfuggire a questa sofferenza, la tentazione è quella di chiudersi al mondo, o di compromettersi nel mondo. Pietro invece ci sfida a radicarci in Cristo, sperimentando il suo amore, gioia e speranza, per testimoniare al mondo il suo amore, la sua gioia e speranza.

*”Fuori sede” era il titolo della Festa GBU 2022 (ndr)

Esiliati ma non isolati

Come traduce la Luzzi, Pietro indirizza la sua lettera (1:1) agli: “eletti che vivono come forestieri nella dispersione”, letteralmente agli: stranieri eletti della diaspora. Più avanti li definirà in 2:11-12 “stranieri e pellegrini”, gente di passaggio ed esiliati; e concluderà la lettera con i saluti dalla “chiesa che è in Babilonia” (5:13). Così identifica deliberatamente i suoi lettori con il popolo di Dio dell’Antico Patto, che soffre lontano dalla Terra Promessa, che spera nelle promesse redentive di Dio, ma che annuncia la Parola di Dio vivendola responsabilmente nella città e nella nazione che lo “ospita” (2:13-15). Quindi il quadro che Pietro dipinge ai nostri occhi, non è quello un solitario studente fuori-sede, ma piuttosto quello di una “confraternita”. Ci parla di un popolo, di una famiglia, di una chiesa che cresce in Cristo, imparando ad amarsi e sostenersi gli uni gli altri in Cristo. È insieme che rimaniamo fermi nelle difficoltà, gioiosi nella speranza e appassionati nella testimonianza. A maggior ragione, Pietro mostra ai suoi lettori di allora, che non sono solo “stranieri”, e quelli di oggi non sono solo “fuori-sede” – ma sono stranieri: eletti, scelti, messi a parte, dalla famiglia della Trinità, per uno scopo! Così come Dio ha ratificato l’Antico Patto nel sangue dell’agnello (1:19), salvando per grazia il suo popolo dalla schiavitù, per poi donargli la sua legge missionale; la nostra salvezza si fonda sull’essere cosparsi del sangue di Cristo nel Nuovo Patto (1:2), in modo che la nostra ubbidienza e santificazione, hanno come scopo missionale la sua gloria tra le nazioni!

La nostra speranza: Cristo Gesù

È in questo contesto che Pietro ci mostra come vivere come fuori-sede eletti in un mondo ostile (1:4-20), perché la nostra speranza è radicata in Cristo e nella sua opera 1:13, 21. È solo quando Cristo è tutto quello che ci resta, che ci rendiamo conto della realtà della fede: fede nel Cristo che davvero è tutto quello di cui abbiamo bisogno! È allora che sperimentiamo la gioia della salvezza nel mezzo delle svariate prove. Quindi è vero: siamo fuori-sede, in una cultura che, come ai tempi di Pietro, trova offensiva tanto la centralità della salvezza del Vangelo di Cristo, quanto l’esclusività della persona e dell’opera di Cristo. Ma è proprio in questo contesto, che Pietro ci espone una chiara apologia della sofferenza cristiana per il nome di Cristo, fondata sulla sofferenza redentiva di Gesù, facendoci vedere la sofferenza come un’opportunità per il Vangelo per il popolo di Cristo!

Il valore della sofferenza

Dio ci lascia in questo mondo come fuori-sede eletti, perché il nostro mondo, le nostre famiglie e amici, le nostre università e comunità, hanno bisogno di vedere vissuto nella pratica il Vangelo di Cristo. Per questo Pietro ci dice di sostenerci gli uni gli altri. Perché in Cristo non dobbiamo sprecare questa sofferenza, in quanto Dio stesso è con noi e in essa: ci perfezionerà, ci renderà fermi, ci fortificherà stabilmente (5:10). Perché è nel sottometterci e nell’umiliarci affidandoci alla potente mano di Dio, che nella pratica annunciamo al mondo la giustizia della Legge di Dio, vivendo nel mondo: la cura che Dio ha per i suoi figli, la gioia del Vangelo che Cristo dona al suo popolo, la fiducia che lo Spirito crea nella sua chiesa.

Questa è la vera grazia di Dio

Così siamo dei fuori-sede eletti della diaspora. Siamo un popolo di forestieri e pellegrini sparsi nelle nostre università. Siamo parte integrante delle nostre chiese, che cercano il bene delle nostre grandi città e piccoli paesi d’Italia. Siamo degli ordinari peccatori salvati per grazia, che nelle nostre università, luoghi di lavoro, famiglie, amici e comunità, annunciano lo straordinario Vangelo di Cristo, vivendolo nel mezzo delle sfide e delle prove, per la potenza dello Spirito Santo. Questo è chi siamo in Cristo, questa è la vera grazia di Dio; in essa state saldi!

Stefano Mariotti

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Dopo due anni in cui, a causa della pandemia, la Festa GBU (Convegno Studentesco Nazionale) è stata organizzata online, quest’anno ci siamo potuti rivedere di persona. Da Trento a Messina, noi studenti universitari, laureati e staff abbiamo gioito, studiato e trascorso insieme alcuni giorni circondati dalle colline fiorentine a Poggio Ubertini. 

IL TEMA

Stefano Mariotti ci ha guidato e ha condiviso con noi alcune riflessioni sulla prima lettera di Pietro scritta “agli eletti che vivono come forestieri dispersi nel Ponto, nella Galazia, nella Cappadocia, nell’Asia e nella Bitinia” (1 Pietro 1: 1). Proprio da qui nasce il titolo della festa “Fuori sede”, espressione molto familiare a noi studenti. Inoltre, tra le diverse attività, ci sono stati alcuni seminari che ci hanno dato l’occasione di trattare temi come interagire con l’università, usare i social media per condividere il vangelo, organizzare eventi evangelistici e invitare un amico a leggere la Bibbia.

DUE INCORAGGIAMENTI DA 1 PIETRO

Durante gli studi mi è piaciuto molto quando ci dividevamo in gruppetti. Leggevamo alcuni versetti, condividevamo le nostre osservazioni e iniziavamo a riflettere sul loro significato con l’aiuto di qualche domanda guida. Successivamente, ci riunivamo tutti insieme e Stefano approfondiva alcuni temi in modo più specifico. Nel primo capitolo della sua lettera, l’apostolo Pietro parla di due argomenti importanti: gioia e sofferenza. Personalmente mi ha fatto riflettere tanto quando Stefano ci chiedeva in che cosa gioiamo, e in particolare quando diceva che a volte facciamo dipendere la nostra gioia da una circostanza, da un evento o spesso da una persona; di conseguenza il nostro umore dipenderà da come andranno le cose. Ho subito pensato al versetto di Filippesi 4:4 “Rallegratevi sempre nel Signore. Ripeto: rallegratevi”. È stato importante per me ricordare di basare la nostra gioia in Dio perché Lui è il nostro porto sicuro ed è fedele.

Un altro incoraggiamento che ho avuto è stato quando l’apostolo Pietro sostiene che le sofferenze che i destinatari del suo scritto attraversano, sono necessarie e che non ci si dovrebbe stupire; infatti dice: “Carissimi, non vi stupite per l’incendio che divampa in mezzo a voi per provarvi, come se vi accadesse qualcosa di strano. Anzi, rallegratevi in quanto partecipate alle sofferenze di Cristo, perché anche al momento della rivelazione della sua gloria possiate rallegrarvi ed esultare” (1 Pietro 4: 12-13). Attraverso queste parole e pensando a come Dio ci sostiene anche durante le difficoltà, sono stata spronata poiché Lui è la nostra “pietra angolare” (1 Pietro 2: 6), essenziale e necessaria per la nostra vita. A volte le difficoltà ci servono per crescere e far crescere, come condivideva Stefano, la nostra speranza in Cristo.

INSIEME PER CONDIVIDERE GESÙ

La Festa GBU, inoltre, è stata importante perché è stata un’occasione per continuare a coltivare le amicizie che sono nate e che continuano a nascere nel GBU. Costruire relazioni su cui si può contare è davvero prezioso, il fatto di parlare con gli altri studenti e Staff condividendo le attività svolte nel proprio gruppo GBU locale nei mesi passati, gli eventi organizzati e quelli che si avranno a breve, le idee, ma anche le difficoltà che si incontrano… Sono veri e propri incoraggiamenti per continuare a portare Gesù nelle università. Quando penso al Gbu come gruppo formato al suo interno da tanti studenti e amici con lo stesso obiettivo, mi infonde coraggio.

In conclusione, posso dire con certezza che quel fine settimana è stato un tempo benedetto, le aspettative sono state grandemente superate in quanto Dio si è servito di tante persone per sostenerci, per dimostrarci ancora una volta l’amore che ha per noi, per quanto gli siamo preziosi e per quanto ha a cuore la nostra vita. Siamo stati incoraggiati ancora una volta ad essere una luce nelle nostre facoltà e parlare di Gesù ai nostri amici e colleghi universitari.

Giada Coppola
(Coordinatrice GBU Parma)

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“Insisti in ogni occasione favorevole e sfavorevole!” (2 Tim 4:2) 

Con queste parole, Paolo esorta Timoteo a predicare la Parola in ogni momento, che sia buono o cattivo. E se ci pensiamo bene, il momento in cui Timoteo lesse queste parole non era dei migliori: Paolo era in prigione, abbandonato da molti e vicino alla morte (4:6-10). Inoltre, erano tempi difficili, come scriveva Paolo (3:1): all’epoca, come oggi, molti erano amanti del piacere anziché di Dio (3:5-6). Eppure qual è l’esortazione?

Predica la Parola, proclama il vangelo, condividi Gesù in ogni occasione, a prescindere dalle circostanze!

Mi chiedo quanto spesso, pensando che non sia il momento migliore, ci tiriamo indietro dal condividere Gesù. “Ah, adesso non è il caso, mi sento uno straccio, come faccio a condividere Gesù?”. “Ma dai, certamente adesso non è il momento perché ancora non lo conosco molto bene, prima devo instaurare una vera amicizia”. Chiaro, vogliamo avere discernimento, sensibilità e guida dello Spirito Santo nel condividere il vangelo, ma, almeno nella mia esperienza personale, troppe volte mi sono trattenuto dal condividere Gesù perché pensavo che il momento non fosse favorevole.

Prova a pensare per un attimo al momento più favorevole che possa esserci: magari sei in pari con lo studio, fisicamente ti senti in forma, i tuoi compagni di corso sono molto aperti a parlare di Gesù e ti fanno domande riguardo alla tua fede. Beh, come non condividere Gesù in questa occasione favorevole? Adesso però pensa al momento più sfavorevole che possa esserci: l’esame non è andato un granché, quel fastidio allo stomaco si fa sentire e i tuoi compagni di corso sembrano apatici a tutto ciò che riguarda la spiritualità. Condividi Gesù anche in questa occasione sfavorevole!

Ma dove possiamo trovare la forza, lo slancio e l’impulso per farlo?

Paolo inizia la sua lettera proprio parlando di questo. Ricorda a Timoteo all’epoca e ad ognuno di noi oggi, che colui che ci ha rivolto questa chiamata è lo stesso che ci ha salvati dalla condanna eterna a causa del nostro peccato.

Infatti, non ci ha salvati a motivo delle nostre opere, ma secondo il suo proposito e la grazia che ci è stata fatta in Cristo Gesù fin dall’eternità, e che è stata manifestata con l’apparizione del Salvatore nostro Cristo Gesù, il quale ha distrutto la morte e ha messo in luce la vita. (1:9-10)

Sulla base di questo, insistiamo nel condividere Gesù, che la situazione sia favorevole o sfavorevole.

Andrea Becciolini

(Staff GBU Firenze)

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Un paio di settimane fa Susanne Waldner, insegnante alla scuola biblica IBEI, ha condotto un webinar per i coordinatori del GBU. Qui di seguito un articolo che lei stessa ha realizzato partendo dalle riflessioni presentate agli studenti.

Avanti tutta!

“Avanti tutta!”. Questa espressione descrive una nave che viaggia con la massima potenza dei motori. Figurativamente intende qualcuno che si impegna con tutte le sue forze. Come cristiani spesso viviamo così il nostro servizio per Cristo. Attività evangelistiche, studi biblici, incontri a tu per tu e altro spesso ci richiedono tante energie.

Riflettici un attimo – per quale servizio specifico hai una passione forte, dove desideri andare “Avanti tutta!”?

Infatti, siamo impegnati per il Signore dei signori e la Bibbia stessa ci invita a servirlo con “gioia” (Salmo 100:2), ma anche con “zelo” (Romani 12:11). Non esiste nessuna causa più nobile e nessun Dio più degno a cui dedicare la nostra vita!

Per questo, spesso ci pare di non avere affatto il tempo per prenderci cura di noi. Oltretutto, ciò sembrerebbe anche egoistico. Meglio curarci degli impegni affidatici, non di noi stessi!

Con l’acqua alla gola 

Questa espressione ricorda una nave danneggiata durante una tempesta. Sta per affondare, i passeggeri rischiano di annegare. Simbolicamente si descrive così una persona in estrema difficoltà, arrivata al limite.

Viaggiare sempre col massimo impegno richiede tanta energia. A questo si aggiungono delle “tempeste”, pressioni come l’ansia prima di un grande evento o tensioni con i collaboratori. Per affrontarle servono altre risorse ancora – risorse che però si esauriscono. Finiamo così “con l’acqua alla gola”.

“L’unico essere senza limiti nell’universo è Dio. Ogni altra cosa e ogni altro essere è stato creato da Dio stesso con dei limiti. E non funziona mai, non porta mai a niente di buono, cercare di vivere e servire andando oltre a quei limiti.”[1]

Tutti noi abbiamo dei limiti[2]:

  • Delle volte stiamo svolgendo dei compiti che superano le nostre competenze, semplicemente perché “se no, non lo fa nessun altro”.
  • Abbiamo a disposizione 24 ore al giorno. Non di meno, ma neanche di più. Spesso, però, riempiamo questo tempo oltre limite.
  • A volte si esauriscono le nostre energie fisiche, mentali o emotive. Ci sentiamo stanchi, scoraggiati o fatichiamo a concentrarci.
  • In alcune sfide invece ci mancano la maturità e l’esperienza necessaria. Anche certe tentazioni ci portano al limite delle nostre forze.

In quali situazioni ti sei senti con “l’acqua alla gola”? Quali sono dei limiti che a volte non rispetti?

Il porto sicuro

Quanto appena detto sottolinea la necessità di entrare ogni tanto in qualche porto per fare rifornimento di provviste, riparare eventuali danni alla nave e ripartire. Abbiamo bisogno di fermarci regolarmente, curarci e ricaricarci, per poi ripartire con nuove forze. Infatti, la Bibbia stessa varie volte ci invita a riposare.

Compreso questo, però, abbiamo afferrato la verità solo parzialmente: significherebbe un riposo nel porto solo in vista di un viaggio ancora più veloce. L’enfasi rimarrebbe sul nostro impegno e attività. Ma Dio desidera comunicarci un’altra cosa!

Il comandamento sul sabato (Esodo 20:10-11) fa riferimento a Dio che riposa dopo la creazione del mondo. L’idea, quindi, non è quella dell’uomo che dopo tanta fatica si merita un attimo di respiro per poi ripartire immediatamente. Ma è un riposo regalato dalla grazia divina – perché Lui, non noi, ha già fatto tutto. Infatti, già i primi uomini potevano godersi un creato perfetto senza aver mai lavorato.

Tanti altri passi biblici ci invitano similmente a riposare prima di tutto nella consapevolezza che le cose dipendono dall’opera di Dio, non dalle nostre attività e dalle nostre forze limitate. Il creatore del mondo agisce ancora oggi. Questo è un porto sicuro, non dove arrivare con le ultime nostre forze, ma dal quale partire! 

È proprio questo il messaggio del vangelo: la verità che Cristo, non noi, ha già fatto tutto, offre riposo e sicurezza. I cristiani a un certo punto della storia hanno cominciato a fermarsi e a incontrarsi la domenica, quindi il primo giorno della settimana ebraica, ricordando il sacrificio, ma anche la risurrezione di Cristo: hanno iniziato la settimana col riposo, partendo dal porto sicuro dell’opera già compiuta di Cristo.

Viaggiare a gonfie vele

Prendersi cura di sé, in senso biblico, significa ricordarsi che né la nostra salvezza, né il nostro servizio per Dio dipendono da noi: Cristo ha già provveduto per tutto e continua a operare in e attraverso di noi. Partendo da questo porto sicuro la nostra vita non è più una barca a remi da spingere avanti con le nostre forze, ma un veliero che deve solo spiegare le vele per essere spostato dal vento

Con questa consapevolezza possiamo proseguire il nostro viaggio a gonfie vele – svolgendo le nostre attività con gioia e zelo, ma anche riconoscendo e rispettando i nostri limiti: 

  • …imparando ad accontentarci di risultati imperfetti, laddove le nostre capacità sono insufficienti
  • …cancellando delle attività quando la nostra agenda è troppo piena
  • …regalandoci dei momenti di riposo fisico o mentale per ricaricare le nostre energie
  • …cercando un compagno di viaggio più maturo di noi stessi per ricevere incoraggiamento, accompagnamento e stimoli per crescere. 

Affida i tuoi limiti al Dio illimitato che arriva ai Suoi scopi e realizza i Suoi piani anche nella nostra limitatezza.

Nel giro della prossima settimana, prenditi un momento speciale nel “porto sicuro” con Dio, godendo semplicemente il fatto che le cose non dipendono da te, ma da Lui che ha già fatto tutto!

Susanne Waldner

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[1] Tripp, Paul 2020. Lead: 12 Gospel Principles for Leadership in the Church. Wheaton: Crossway, p. 72.

[2] Ibid. 73-86,

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Esistono pochi contesti simili all’università, dal punto di vista spirituale. Ogni giorno siamo assaliti dalla presupposizione che tutti i beni più alti siano raggiungibili se, come esseri umani, ci impegniamo abbastanza per ottenerli. Nelle facoltà di oggi, c’è poco spazio per il mondo spirituale; al massimo, esso viene relegato alla sfera privata, personale, che non ha nulla a che fare con la vita comune o con il progetto universitario. Nelle nostre aule, dunque, la sfera socio-fisica e la sfera spirituale sono completamente separate, staccate.

Sia all’ateo aggressivo che al tipico studente disinteressato, la persona che vuole affidarsi completamente a Gesù sembrerà strana, un po’ troppo strana, forse anche un po’ pazza.  Accademicamente, la fede è spesso vista come una debolezza, una mancanza, un qualcosa che impedisce la sapienza, che trattiene la mente umana dal suo massimo potenziale. Come può qualcuno appartenere a Gesù e contemporaneamente nuotare in queste acque universitarie? È facile per uno studente credente sentirsi come un pesce fuor d’acqua, sentirsi proprio fuori sede.

Ma questa esperienza non è per nulla esclusiva dell’università moderna.

Sin dall’inizio del cristianesimo, i credenti sono stati considerati “fuori” dalla loro società – sin dall’inizio è stato chiaro al mondo che c’è qualcosa di diverso in questi “cristiani”, che la loro adunanza non era uguale a quella dei loro vicini, della maggior parte della loro società. Per questo la chiesa in quei primi anni soffrì fortemente per mano di quelli che gli stavano intorno. Così grave era il problema, che alla prima generazione di credenti, l’apostolo Pietro scrisse una lettera chiamandoli “stranieri e pellegrini” su questa terra – incoraggiandoli a non arrendersi, ma a resistere, ad andare avanti, anche a gioire in mezzo delle loro sofferenze, a motivo delle grandi benedizioni che avevano ricevuto da Dio. Sarà questa lettera il nostro punto di partenza per la tanto attesa FESTA GBU!

Cosa vuol dire oggi essere straniero e pellegrino?

Che cosa implica per noi oggi, essere fuori sede? Questo sarà il tema principale di quest’anno. Avremo con noi due ospiti specialissimi: Stefano Mariotti, pastore della Chiesa la Piazza di Budrio (BO) che ci porterà delle meditazioni da 1 Pietro su questo tema, e Lindsay Brown, precedentemente segretario generale di IFES, il movimento globale del quale il GBU fa parte. Lindsay condividerà alcune sue riflessioni su oltre 40 anni di esperienza del ministero studentesco.

Oltre a questi momenti fantastici, la FESTA GBU rappresenta il momento principale dell’anno in cui studenti da tutta la nostra penisola possono riunirsi tutti insieme IN PRESENZA per 4 giorni di workshop, di preghiera e lode al Signore, di musica, di attività sportive, e tanto tempo insieme faccia a faccia – una gioia che ci manca ormai da quasi 3 anni! Saranno giorni indimenticabili, assolutamente da non perdere!

Ci vediamo lì! 

Simon Cowell
(Staff GBU Bari)

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Credo che le settimane di eventi siano tra i mezzi più efficaci che il GBU abbia per proclamare il messaggio del vangelo tra gli studenti universitari. Che cos’è una settimana di eventi (o settimana evangelistica) e perché credo che sia così efficace?

Una settimana di eventi non è altro che una serie di eventi speciali che un gruppo GBU locale organizza in un periodo che può andare dai 3 giorni ai 5 giorni. Un programma fitto fitto, composto da attività evangelistiche ed eventi speciali tutti collegati tra loro da una tematica principale. 

Certo, mettere in piedi una settimana di eventi richiede uno sforzo organizzativo non indifferente per un piccolo gruppo di studenti, ma ne vale certamente la pena almeno per quattro motivi: 1) dà visibilità al gruppo GBU, 2) permette di raggiungere tanti studenti con il vangelo, 3) unisce e affiata i membri del gruppo, 4) offre una possibilità concreta per iniziare degli incontri di studio biblico con coloro che durante la settimana avranno mostrato interesse a saperne di più.

Proprio di recente il GBU Italia ha organizzato un webinar per studenti coordinatori, perché potessero conoscere il valore di questo tipo di attività e potessero ricevere formazione in merito all’organizzarne una. Il nostro desiderio è quello di vedere i gruppi GBU qui in Italia prendere la bella abitudine di organizzare una settimana di eventi l’anno, come già succede in tanti paesi europei. 

Il seminario incoraggiava gli studenti a riflettere su quattro aspetti molto pratici dell’organizzazione di una settimana di eventi:

1 – Pianificare alcune cose con largo anticipo

Si tratta di tutte quelle cose pratiche che non possono essere improvvisate all’ultimo minuto. Formare un gruppo di lavoro, scegliere le date più adatte, decidere un tema, definire un budget, ecc. Inoltre, con largo anticipo, è importante cominciare a parlarne al resto del gruppo perché tutti possano entusiasmarsi e prendere a cuore il lavoro, cominciare a parlarne alle chiese locali per poterle coinvolgere in qualche modo e infine, ma non per questo meno importante, cominciare a pregare regolarmente per le attività che stiamo programmando.

2 – La promozione

Possiamo anche organizzare un’ottima settimana di eventi, ma se nessuno sa che c’è, dubito che sarà un grande successo. Per questa ragione è fondamentale mettere in piedi una vera e propria campagna promozionale perché più studenti possibili ne vengano a conoscenza e possano parteciparvi. Bisogna pensare bene dove promuovere l’evento, quali canali social utilizzare, se stampare dei volantini, dei poster, dove distribuirli, chi li distribuirà, chi animerà i social media, post, storie, reels, ecc. Nell’era della comunicazione, comunicare bene è fondamentale per la buona riuscita di una settimana di eventi!

3 – Il programma

Prima di tutto bisogna definire quanti giorni durerà la “settimana” di eventi. Tre? Quattro? Cinque? Questo, ovviamente, dipenderà anche dalle risorse del gruppo (persone coinvolte, budget, locali adatti, ecc.). Una volta definita la durata, bisogna anche pensare a come riempire le giornate: il team potrebbe incontrarsi la mattina presto per fare colazione insieme e pregare, poi un gruppo potrebbe andare in facoltà e chiacchierare con gli studenti, all’ora di pranzo si può andare a mensa e fare volantinaggio, il pomeriggio si potrebbero organizzare degli eventi/lezioni in facoltà e la sera degli eventi più leggeri nei quali inserire dei messaggi evangelistici. Un gruppo più grande e ben organizzato può farcela a fare tutto questo, mentre un gruppo più piccolo può scegliere di fare soltanto alcune delle cose suggerite qui (es. volantinaggio a pranzo e gli eventi la sera…).

4 – Ciò che viene dopo una settimana evangelistica

Infine, incoraggiamo gli studenti a pensare bene a ciò che verrà dopo la settimana di eventi. Se Dio lo vorrà, ci saranno studenti che esprimeranno il desiderio di esplorare la fede cristiana. Sarebbe buono poter offrire un percorso di tre, quattro, cinque settimane per poter accogliere tali studenti e aiutarli nel loro percorso di fede. È più facile che una persona accetti di prendere parte ad un percorso definito (nel numero di incontri) che unirsi ad un gruppo in modo illimitato. Un buon modo per raccogliere le adesioni è tramite i fogli di feedback, utilizzati a tutti gli eventi per dare la possibilità a coloro che sono interessati di lasciare i propri dettagli al fine di essere ricontattati. La mia esperienza personale è quella di vedere sempre, dopo una settimana di eventi, degli studenti che accettano l’invito a scoprire di più su Gesù. È per questo che organizziamo le settimane di eventi, quindi è fondamentale pensare bene a cosa verrà dopo una settimana evangelistica. 

In conclusione…

Una settimana di eventi è un grande impegno per un gruppo locale, ma ne vale veramente la pena. Sarebbe bello se ogni gruppo GBU (e anche ogni chiesa locale, perché no?) provasse ad organizzare questo tipo di attività ogni anno. 

Giovanni Donato
(Staff GBU Siena)

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Cross-current è un progetto pensato per i giovani laureati cristiani che vogliono vivere pienamente la loro fede nel contesto lavorativo. Attraverso un percorso di condivisione e formazione, Cross-Current equipaggia i giovani laureati, affinché siano efficaci ambasciatori di Cristo nel posto di lavoro. 

Nel mese di ottobre dello scorso anno, il gruppo Cross-Current Torino-Milano si è incontrato per completare gli obiettivi annuali. Segue il resoconto di Bogdan, laureato in ingegneria informatica ed ex studente del GBU Torino.

Nel weekend del 15-16 ottobre 2021 si è tenuto il secondo incontro in presenza del gruppo Cross-Current To-Mi. In quei giorni abbiamo concluso il secondo modulo del percorso di mentoring, che tratta le relazioni sul posto di lavoro.

Mentre il primo modulo trattava il lavoro dal punto di vista biblico, quindi in un certo senso gli insegnamenti visti andavano ad impattare solamente sul singolo, i temi trattati e studiati nel secondo modulo portano beneficio a tutti. Il tema delle relazioni è a mio parere di fondamentale importanza in ogni aspetto della nostra vita; ma a differenza delle amicizie, che ci scegliamo, i colleghi sono quelli che sono, e trascorrendo almeno otto ore delle nostre giornate con loro, è cruciale stabilire dei rapporti sani e solidi.

Ci sono due aspetti che mi sono piaciuti particolarmente di questo modulo. Il primo è stato quello di partire dalla Bibbia per intraprendere un percorso che ci aiuti a comprendere meglio le relazioni: come Dio le aveva intese in origine, come le scelte fatte dall’uomo le hanno cambiate e, se vogliamo, rovinate, e infine come possiamo e dobbiamo agire per mettere in pratica la volontà di Dio. Attraverso degli esempi, siamo riusciti a metabolizzare meglio gli aspetti teorici trattati nella prima parte. Tenendo presente che l’uomo, tutto sommato, è rimasto lo stesso nell’arco della storia e che la Bibbia è fondamentalmente una raccolta di storie umane e di Dio che entra a far parte di esse, lo studio è un passo fondamentale da fare prima di poter passare al secondo aspetto, che è forse quello più difficile, perché richiede di fermarsi un momento per riflettere su noi stessi, sulle relazioni che abbiamo sul lavoro e su cosa stiamo facendo per mantenere quelle buone e per migliorare quelle meno buone.

Tutto quello che ho detto finora sarebbe molto difficile da fare senza weekend come quello appena passato insieme: lo studio comunitario della Bibbia è fondamentale per una comprensione più completa dell’uomo e di Dio.

Incontri come questo sono sempre belli perché sono occasioni per trascorrere del tempo con persone che hanno lo stesso obiettivo e che ti possono capire e aiutare ad affrontare le sfide che incontriamo nelle nostre vite, oltre che per stringere nuove amicizie e rafforzare quelle esistenti.

Bogdan Marici
(laureato GBU Torino)

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Sono ormai 15 anni che collaboro con il GBU. In questi anni la nostra missione non è cambiata, ma il mondo intorno a noi sì. Comprendere questi cambiamenti ci è sempre utile per condividere il vangelo in modo efficace. Nel nostro caso, per raggiungere gli studenti di oggi.

Oggi l’università italiana cambia, ma non come organismo in sé, separato dal contesto in cui cresce e si sviluppa. Cambia in relazione a ciò che succede nel nostro paese, o, più ancora, in relazione ai venti del cambiamento che soffiano in Europa.

Circa tre anni fa sono stato invitato a prendere parte a un importante evento che si sarebbe dovuto tenere in Polonia nel 2020. Si tratta di un congresso di portata continentale che avrebbe riunito circa 1000 leader evangelici da tutta Europa. Il Movimento di Losanna, promotore e organizzatore di questo evento, esiste da quasi 50 anni per favorire l’avanzamento della missione della Chiesa nel mondo.

Ma il 2020, che è stato l’anno degli eventi cancellati, ha costretto gli organizzatori a posticipare l’evento al 2021. Infatti, forse un po’ ingenuamente (facile dirlo col senno del poi!), speravano che si sarebbe potuti tornare presto a organizzare dei grandi eventi in presenza, lusso che il coronavirus, a oggi, non ci sta ancora permettendo. Lausanne Europe 20/21, quindi, si è trasformato in un grande evento online (un altro!) che ha avuto luogo dal 17 al 20 Novembre e che ha riunito online più di mille leader da tutto il nostro continente per riflettere, pregare, imparare e progettare per l’avanzamento della missione di Cristo in Europa e fino alle estremità della terra.

Dopo il congresso globale di Città del Capo nel 2010 e il raduno di giovani leader a Jakarta nel 2016 (entrambi promossi dal Movimento di Losanna), ho avuto anche il privilegio di partecipare a questo evento, e di farlo in presenza. In che senso? Come si può prendere parte a un evento online in presenza? Beh, la risposta sta nel fatto che mi è stato chiesto dagli organizzatori di essere uno dei presentatori delle diverse sessioni, e questo richiedeva il ritrovarsi in presenza insieme a un ristretto gruppo di addetti ai lavori nella città di Southampton, nel Regno Unito, dal quale l’evento sarebbe stato “streammato”.

Gli input sono stati tanti, come ci si può aspettare da un evento di questa portata. Sul “palco” si sono susseguiti relatori diversi, che hanno portato alla nostra attenzione quelle che sono le sfide e le opportunità maggiori che la Chiesa Europea sta affrontando in questo momento e che affronterà nei prossimi decenni. Qui vorrei evidenziare tre sfide che ho trovato particolarmente rilevanti per noi che svolgiamo il nostro ministero cristiano tra gli studenti universitari:

L’Europa è sempre più internazionale e la chiesa deve rispondere a questa tendenza

Le nostre città stanno cambiando volto, tante persone da ogni parte del mondo vengono in Europa per cercare lavoro e un futuro decente. Se cambia la società, di riflesso cambia anche l’università e ne consegue che anche i nostri gruppi GBU si colorano di internazionalità. Il nostro gruppo qui a Siena (per fare un esempio) è per il 60% circa composto da studenti stranieri. Questo comporta nuove sfide, quali il doversi confrontare con culture e modi di fare diversi, svolgere gli incontri in lingua inglese, ecc. Non è sempre facile fare tutto ciò, ma è una delle sfide che siamo chiamati ad affrontare nella nuova Europa. E proviamo a fare del nostro meglio!

Dare spazio alla nuova generazione di leader

Luke Greenwood, uno dei tanti relatori, ci ha sfidati a tenere in considerazione e lasciare spazio alle prossime generazioni. Questo è sempre stato un punto forte del lavoro tra studenti, che vede i propri gruppi guidati da giovanissimi alle prime armi con il concetto di leadership. Il GBU Italia segue i propri studenti coordinatori, investe in loro, dà loro fiducia, li forma e li incoraggia nello svolgere il loro ruolo. Che privilegio poter affiancare ragazzi giovanissimi e vederli muovere i primi passi nel ministero cristiano e nella conduzione!

Dare voce a categorie di persone la cui voce è stata a lungo soppressa

Una mattina siamo stati incoraggiati (e ammoniti) ad ascoltare coloro la cui voce è stata soppressa dai cristiani europei. Tra queste, la voce delle donne che per troppo tempo è stata sovrastata da quella degli uomini. Il GBU Italia è attento a dare spazio alle donne, coinvolgendole in prima linea nel ministero tra studenti al pari degli studenti uomini (al momento, più della metà degli studenti coordinatori in Italia sono donne!). Che bello vedere studentesse fiorire e crescere, mentre mettono al servizio del vangelo i doni che Dio ha dato loro!

Che Dio benedica l’Europa, la Chiesa europea e il ministero evangelistico tra studenti universitari in un’Europa in continuo cambiamento.

Giovanni Donato
(Staff GBU Siena)

Tempo di lettura: 2 minuti

Tra poco leggerai le ultime notizie degli studenti dei GBU di tutta Italia. Probabilmente troverai motivi di lode già letti in altri notiziari, richieste di preghiera per cui hai pregato in passato per qualche gruppo, notizie di eventi da parte di un gruppo entusiasta che, però, per te, non sono proprio una novità. Spesso infatti si tratta di attività che sono già state fatte in altre città, da altri gruppi. Attività e richieste di preghiera che tu stesso hai fatto, se sei un ex gbuino, o che conosci perché proprio nell’ultimo notiziario che hai letto, un altro gruppo GBU aveva fatto o chiesto qualcosa di simile in qualche altra città.

Ma allora perché dovresti leggere questo notiziario? Che c’è di nuovo?

Se vai di fretta non leggerlo. Potresti non trovare niente di nuovo.
Ma se dedicherai qualche minuto di concentrazione alla lettura, se presterai attenzione, potrai riuscire a cogliere lo spirito con il quale gli studenti hanno scritto queste poche righe. Potrai trovare espressioni come “super carichi”, “finalmente”, “ripartiti” che con forza esprimono tutta la gioia degli studenti di tornare a incontrarsi dal vivo, a relazionarsi con altri studenti, a organizzare eventi creativi, studi biblici, incontri di preghiera. In sintesi a Condividere Gesù da studente a studente, come si è sempre fatto, anche durante la pandemia, ma con un nuovo entusiasmo.

E quest’entusiasmo ti travolgerà!

Allora capirai che sul GBU soffia ancora quell’entusiasmo sempre nuovo, tipico delle giovani, nuove generazioni di credenti, che si rinnova di anno in anno, ma in particolare in questo anno di ripartenza post covid (si spera).
Capirai che siamo sul pezzo, che siamo carichi, e ti sentirai coinvolto, desideroso di fare qualcosa, di pregare. Lo Spirito Santo ti guiderà, ti parlerà, e con la tua preghiera e il tuo sostegno potrai continuare (o cominciare) a essere parte di questa missione, la missione del GBU, quella di far conoscere il Signore Gesù nelle Università.

Domenico Campo
(Staff GBU Sicilia)