Tre domande ad Alessandro Iovino su Giornalismo e Fede

1. Alessandro tu sei un giornalista: potresti in poche parole descrivere questa professione soprattutto a beneficio di chi è completamente estraneo a essa.

Un giornalista, di per sé, è una persona curiosa. Ecco come amo definirmi: un curioso. Questa deve essere la prima caratteristica di chi si affaccia a questa professione. E‘ come se fossimo, noi giornalisti, degli “esploratori”.
Devi interessarti e documentarti di fatti, persone e questioni molto complesse, e spesso così lontane dalla propria vita, dalle proprie conoscenze, per poi cercare di farsi una precisa idea e infine provare a raccontarla. Per quanto mi riguarda, lo considero un privilegio. Perché non mi annoio mai: visito posti sempre differenti tra loro. Un giorno mi capita di intervistare un premio Nobel e la settimana dopo un uomo le cui azioni non sono poi così nobili (e mi è capitato veramente). Un giornalista fa domande, a volte scomode. Pone quesiti, solleva questioni e cerca di stimolare le risposte dell’interlocutore. Dovrebbe astenersi dal giudicare, ma dare tutti gli strumenti necessari ai telespettatori che poi si faranno una propria idea sull’argomento. Una grande soddisfazione per un giornalista è quando il lettore o telespettatore pensa: “ … questa è la domanda che avrei fatto anche io!”.
E non voglio essere retorico: un giornalista non è mai veramente super partes. Inevitabilmente subisce, come mi è capitato, l’influenza, positiva o negativa, di chi intervista: a volte ha una sintonia, altre invece ha dei pregiudizi.
Dipende poi anche con quale scopo e per chi si compie l’intervista. Nella gran parte dei casi io sono un freelance, quindi libero di fare ciò che credo e penso. La libertà è la chiave per un’intervista di successo.

2. Hai intervistato molti personaggi politici italiani e stranieri e molti personaggi dello spettacolo: qual è l’intervista è il personaggio che ti ha lasciato maggiormente il segno.

Sono molto orgoglioso, prima di tutto, di aver intervistato molto esponenti del mondo evangelico internazionale, diversi tra loro: da Reinhard Bonnke a John Piper, e la lista è molto lunga.
Quella che con Bud Spencer è stata l’intervista più coinvolgete che ho compiuto tra quelli del mondo dello spettacolo: uomo umile, buono e di fede. Diventammo amici.
Fu un grande onore intervistare Rita Levi Montalcini, in occasione dei suoi 100 anni, così come Piero Angela, maestro di giornalismo divulgativo ed il prof. Antonino Zichichi.
L’intervista politica più importante che ho realizzato, è stata quella a John Aschroft, già procuratore Generale degli Stati Uniti: parlammo dell’11 settembre 2001 e di molte vicende di politica internazionale.
La mia prima intervista di “peso” fu quella a Giulio Andreotti. Mai conosciuto un uomo più acuto di lui.
Ho intervistato anche Licio Gelli, l’uomo più oscuro ed enigmatico delle storia recente.
Avevo poco più di 22 anni. Molti mi sconsigliavano di farlo. Fu una sfida non indifferente trovarmi di fronte un uomo così abile nel mistificare e tergiversare. Ma fu un lungo lavoro che poi culminò in un libro, che fu molto apprezzato anche dal Presidente delle Repubblica Sergio Mattarella che mi invio’ un messaggio olografo.
Infine, mai avrei immaginato nella mia vita di incontrare ed intervistare il Premio Nobel ed ex presidente sovietico Mikail Gorbachev: consegnare una Bibbia nelle sue mani, fu un grande onore spirituale.
E la realizzazione di un sogno.

3. Sei anche un giornalista cristiano: come coniughi la tua fede e la tua professione.

Non posso dire di aver fatto sempre bene.
Se mi guardo indietro, mi riconosco tanti errori. Sono anche un po’ spericolato: un giornalista deve però esserlo, altrimenti come avrei potuto intervistare ed avvicinare certi personaggi?
Non so se ci sono delle regole, onestamente, per poter coniugare al meglio la mia fede con la mia professione. Posso solo rivendicare di essere stato sempre me stesso, come quando intervistai don Gabriele Amorth, il famoso prete esorcista, poco prima della sua morte.
Non ci limitammo su nulla: posi con garbo ma con fermezza molte questioni spirituali e dottrinali, una dietro l’altra.
Lui non si risparmio’: venne fuori un confronto serrato ma stimolante. Concluse dicendo di essere stato felice di aver realizzato per la prima volta un’intervista con un giornalista di fede evangelica.
La sfida è continua, le insidie sono dietro l’angolo ogni volta che si fanno domande e ci si confronta. Non ho un segreto e non ho lezioni da dare. Ma solo tanto da imparare. Forse una sola cosa: in cuor mio, prego sempre prima di iniziare un’intervista: “Dio mio, guidami tu…. ”.

Alessandro Iovino è un giornalista pubblicista di Napoli; ha scritto 15 libri e ha vinto diversi premi letterari, e nel 2019 è stato insignito del “Firma Religions for Freedom Award”.
Dal 2011 al 2018 è stato assistente parlamentare presso il Senato della Repubblica.

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