Tempo di lettura: 4 minuti
I salmoni sono dei pesci un po’ particolari.

Nascono nei fiumi, trascorrono la loro vita adulta nei mari e a un certo punto, quando arriva il momento di riprodursi, ritornano al fiume da cui sono arrivati. Riescono a riconoscere il fiume tramite cui sono giunti al mare grazie all’olfatto e alla cosiddetta memoria molecolare del profumo di casa. Così, guidati dal loro istinto olfattivo, iniziano a vagare per il mare o l’oceano cercando la foce del loro fiume. Una volta riconosciuta la via di casa, cominciano a nuotare contro corrente fino al punto esatto in cui sono stati deposti sotto forma di uova.

I salmoni, quindi, nuotano nella direzione opposta rispetto al flusso dell’acqua: ciò richiede una notevole energia, chiarezza di obiettivi e testardaggine rispetto alle ovvie avversità che un percorso simile richiede. Nel nostro essere cristiani siamo spesso come salmoni.

Ci sono tanti pesci nel mare, ma solo alcuni risalgono la corrente. Dio non ha fatto tutti i pesci uguali, così come non tutti gli esseri umani diventano cristiani. Quando siamo immersi nel mare della cultura dominante abbiamo molte possibilità di scelta e alternative. Quando un cristiano si trova immerso nella cultura dominante e nella tradizione, è facile che inizi a omologarsi agli altri: a nessuno piace essere al centro dell’attenzione perché nuota contro corrente.

Eppure, Gesù era il contro corrente per definizione.

Era un salmone anche lui. Fino a 30 anni è stato nel mare come gli altri. Poi è iniziato il suo ministero e ha cominciato a risalire la corrente, convincendo anche altri a fare come lui. Ha detto parole contro corrente riguardo Dio, il Suo carattere e il Suo Regno. Ha passato il suo tempo con persone che all’epoca erano discriminate e disprezzate. È stato un leader contro corrente rispetto alle aspettative dei suoi compatrioti giudei. È stato tutto ciò che nessuno si aspettava e ancora oggi, Gesù e le sue parole, suscitano scalpore. Il Vangelo suscita scalpore. La sua morte per noi sulla croce è contro culturale rispetto all’io che salva sé stesso di cui sentiamo tanto parlare dai pulpiti moderni.

I giovani laureati cristiani sono come pesci nell’oceano.

Dopo aver navigato in acque tranquille e controllate, per la maggior parte del tempo sotto gli occhi degli adulti prima (in famiglia) e degli amici poi (dalla fine delle superiori fino all’università), si trovano immersi in uno spazio vasto e sconosciuto, dai confini labili: il mondo del lavoro. Si trovano ad abbandonare le città e le chiese di appartenenza, le famiglie e tutto ciò che conoscevano per intraprendere nuovi percorsi di vita e di crescita, nuove difficoltà e nuove sfide.

Con queste premesse, non stupisce che anche secondo gli studiosi la transizione dalla condizione di studenti a quella di lavoratori è una delle più difficili e dolorose. Senza la giusta energia, chiarezza di obiettivi e testardaggine, è facile perdere la via di casa. E la nostra casa non è qui, ma nel Regno di colui che ci ha creati, è la Casa del Signore, dove desideriamo abitare ogni giorno della nostra vita.

Cross-current è un progetto pensato proprio per giovani laureati cristiani che vogliono vivere pienamente la loro fede anche sul lavoro.

Nato come la prosecuzione dei GBU (Gruppi Biblici Universitari), Cross-current permette a giovani cristiani, entrati da poco nel mondo del lavoro, di riflettere sugli scopi di Dio per il lavoro e per noi personalmente, basandosi su un solido approccio teologico unito alla preghiera e al mentoring peer-to-peer.

Il nostro primo weekend insieme a Bobbio Pellice è stato l’inizio di una bellissima avventura della durata di tre anni. Eravamo un gruppetto di circa dieci persone, sia in presenza sia su Zoom. Nel corso di questi 3 anni ci incontreremo altre 5 volte.

Ogni weekend insieme verte su un tema in particolare legato al lavoro e alla fede in Cristo. In particolare, a ottobre abbiamo visto come sia possibile redimere il lavoro vedendolo come servizio a Dio e agli altri, a partire dallo studio di Genesi 1 e 2. Abbiamo anche visto come Dio stesso si mette al lavoro e abbiamo tratto dalla Parola alcuni insegnamenti su come un cristiano dovrebbe comportarsi al lavoro.

Abbiamo potuto anche approfondire a coppie o in piccoli gruppi la condivisione delle nostre difficoltà e sfide, pregando gli uni per gli altri. Ovviamente non sono mancati momenti divertenti, sia nel tempo libero facendo una passeggiatina fino al bar più vicino per la scorta giornaliera di caffeina sia giocando e mangiando cioccolata il sabato sera.

Cross-current ci ha permesso di non sentirci gli unici salmoni del mare, aiutandoci a creare relazioni profonde con ragazzi e ragazze che vivono le nostre stesse sfide, in modo da avere la giusta energia e il giusto incoraggiamento per risalire la corrente. Il weekend a Bobbio è stata un’occasione di rimettere in chiaro chi è Dio e come Lui realmente è, basandosi in primis sulla Sua natura e sulla Sua Parola, fornendo così una prospettiva biblica e positiva del lavoro. Ci ha ricordato quali sono i nostri obiettivi principali come cristiani: amare Dio con tutto il nostro cuore e tutta la nostra anima, con tutta la nostra mente e con tutte le nostre forze (Deuteronomio 6:5) e amare gli altri come noi stessi (Levitico 19:18).

Il primo weekend di Cross-current Italia ci ha anche fornito strumenti pratici da mettere in atto tutti i giorni per vedere la potenza di Dio e la Sua gloria realizzarsi anche nei nostri posti di lavoro. Insomma, ci ha dato la giusta determinazione e testardaggine per riuscire ad arrivare alla fine della corsa.

Infine, ma sicuramente non ultimo per importanza, Cross-current ha fornito a tutti noi degli spunti per amare veramente i nostri colleghi, i nostri responsabili e il nostro lavoro, proclamando la salvezza per grazia nel sangue di Gesù tramite una testimonianza realistica e coerente portata avanti giorno dopo giorno.

Cross-current Italia, quindi, pur essendo appena cominciato, si è già dimostrato come la risposta a una preghiera che non avrei mai saputo esternare a Dio… perché la verità è che dopo la laurea non sapevo nemmeno io di cosa avrei avuto bisogno!

Tutto ciò che sapevo era che volevo seguire Cristo anche lavorando e Cross-current aveva un profumo di Casa, proprio come la foce dei fiumi per i salmoni. È stato un grande incoraggiamento per me e sono certa che anche i miei compagni cross-currentisti la pensino allo stesso modo!

Alessandra Rositani
(laureata GBU Torino)

 

Tempo di lettura: 4 minuti

Anche quest’anno, nonostante la pandemia, non abbiamo voluto rinunciare al prezioso weekend di Formazione GBU nel quale giovani studenti disposti a servire Dio nel contesto universitario si riuniscono per ricaricarsi spiritualmente e iniziare insieme il nuovo anno. È un’occasione di crescita spirituale e formazione sia per “nuove leve” sia per studenti “più rodati”.

Vediamo infatti qui di seguito riportate le testimonianze di due studenti: Federico Beccati, alle prime esperienze nel mondo GBU nonché nuovo coordinatore a Torino, e Alice Novaria, coordinatrice già testata e affezionata ormai da anni a questa missione.

Federico scrive:

Grazie a Dio ho avuto la possibilità di partecipare quest’anno, per la prima volta, alla Formazione GBU. È stato bello e incoraggiante vedere coetanei universitari di altre città italiane pronti e disponibili a servire Dio anche nel contesto dei nostri atenei. Grazie ai coordinatori più esperti ho avuto la possibilità di ottenere consigli pratici e spirituali per iniziare questa esperienza secondo la volontà di Dio.

Inizialmente ero titubante su come io, con la mia inesperienza, potessi essere d’aiuto nella visione del GBU, cioè quella di “condividere Gesù da studente a studente”.

Invece Dio ha risposto ai miei dubbi sin dal primo giorno con lo studio del libro di Aggeo, un testo meraviglioso che tratta la devastazione in cui viveva il popolo di Israele dopo il ritorno a Gerusalemme dall’esilio, ma in cui Dio dà una speranza: “Io sono con voi, dice l’Eterno” (Aggeo 1:13) e Aggeo profetizza la gloria del Signore con la venuta di Gesù Cristo. Grazie allo studio di questo libro ho compreso appieno come ogni cosa deve essere affidata nelle mani di Dio e come noi coordinatori siamo chiamati, nel nostro compito, ad avere come unico obiettivo quello di glorificarLo e far conoscere agli altri il Suo Vangelo.

Come ho ripetuto spesso nei giorni successivi alla Formazione, non ho mai ricevuto così tanti input di crescita spirituale come in quel fine settimana. Grazie ai seminari sull’evangelizzazione, tra cui cito quello riguardo a “Condividere il Vangelo leggendo la Bibbia con un amico”, ho trovato la spinta per combattere la timidezza e accettare quel compito di evangelizzazione lasciato da Gesù dopo la Sua risurrezione.

Inoltre abbiamo visto come noi coordinatori siamo chiamati a essere dei leader, non secondo il mondo, bensì secondo Gesù Cristo. Essere un leader è quindi essere un servo che si sacrifica per gli altri, che ha una vita radicata nella Parola e che è di incoraggiamento e di crescita per gli altri membri del gruppo.

Anche se le restrizioni imposte dal Covid hanno ridotto le nostre interazioni, è stato bello incoraggiarci a vicenda per questo nuovo inizio delle attività, pieno di incertezze. Grazie ai momenti di preghiera, ci siamo sostenuti e continueremo a sostenerci a vicenda in quest’anno accademico; infatti, durante questo weekend abbiamo condiviso gli uni con gli altri preoccupazioni, incoraggiamenti e soggetti di preghiera che hanno rafforzato il legame che si era formato tra tutti i membri.

Concludo ringraziando lo Staff del GBU che ha reso possibile la Formazione e li ringrazio personalmente perché questa opportunità che mi è stata data sta mostrando cosa Dio ha in progetto per la mia vita e conferma il versetto che dice:

“Io sono l’Eterno, il tuo Dio, che ti insegna per il tuo bene, che ti guida per la via che devi seguire.”
(Isaia 48:17)

Alice scrive:

Quest’anno Dio ha risposto grandemente al mio desiderio di concludere un lungo percorso universitario con ciò che più per me è importante: condividere il messaggio del vangelo.

Il GBU è sempre stato un ottimo mezzo per far questo e Dio quest’anno ha riaperto per noi una strada a Urbino, città universitaria priva di qualsiasi testimonianza evangelica.

Infatti, dopo un paio di anni dove il GBU si è fermato per mancanza di “forza studenti”, siamo tornati e ciò mi riempie di gioia. Ho avuto così l’opportunità di partecipare, dopo anni, alla Formazione GBU. Questo weekend è stato un tuffo nel passato, ha suscitato in me molti ricordi e lo ammetto, anche un po’ di nostalgia. Sono stata sorpresa nel vedere un consistente “cambio generazionale” e alcuni amici di vecchia data.

Abbiamo studiato Aggeo, un libro che non ho mai approfondito personalmente. Penso che Dio ci abbia voluto equipaggiare così quest’anno, ricordandoci che LUI È E SARÀ CON NOI SEMPRE. Lo sarà anche quando saremo scoraggiati, anche quando tutti gli sforzi fatti sembreranno inutili o privi di senso perché l’opera è sua, non nostra.

Altro grande insegnamento che porto a casa e che mi ha colpito tanto è l’esempio di Aggeo e del suo “servizio nascosto”. Nonostante il libro che abbiamo studiato porti il suo nome, Aggeo sembra quasi essere una comparsa e non il vero protagonista della storia, come invece si potrebbe supporre. Aggeo riportò fedelmente il messaggio di Dio, non aggiunse e non tolse nulla alle Sue parole, fu solo uno strumento nelle Sue mani. L’insegnamento che ne deriva per me è quello di umiltà e fedeltà a Dio.

Questa è una riflessione scaturita da un semplice intervento durante una discussione biblica avvenuta durante il weekend. Lo voglio specificare perché credo che la Formazione GBU sia un tempo ricco di stimoli e che ogni momento possa essere potenzialmente determinante per la propria crescita spirituale. In tutte le Formazioni a cui ho partecipato ho riscontrato sempre grande voglia di condivisione e di scambio. Anche nei pochi momenti “liberi”, tra un seminario e l’altro o a fine serata è stato bello vedere come Gesù fosse il centro dei nostri  discorsi, la nostra priorità.

Sempre a questo riguardo, quello che pensavo sarebbe stato un limite di questa Formazione – stare sempre con la stessa persona in camera e a cena causa Covid – si è rivelato per me di grande benedizione: nella maggiore intimità delle conversazioni ci siamo incoraggiati a vicenda e abbiamo avuto l’occasione di stringere rapporti più forti. Dio ha guidato tutto anche in questo.

Mi è stato inoltre di grande utilità il seminario “Come preparare un intervento evangelistico” nel quale abbiamo avuto anche occasione di fare esercitazioni pratiche. E che dire della serata di preghiera, degli studi induttivi a gruppetti, dei focus di riflessione sul ruolo del coordinatore, dei “pranzi con”…

Penso che ora, così equipaggiati, non ci rimanga altro che rispondere con coraggio alla chiamata del nostro Signore:

“Mettetevi al lavoro! perché io sono con voi” (Aggeo 2:4)

 

Federico Beccati
(Coordinatore GBU Torino)

Alice Novaria
(Coordinatrice GBU Urbino)

Tempo di lettura: 2 minuti

È la terza volta che partecipo alla Festa GBU.

È sempre un’opportunità speciale di crescita spirituale e personale, oltre che un’occasione per ritrovare amici da tutta Italia.

Quando sono state aperte le iscrizioni qualche mese fa, non ho esitato a iscrivermi, e non ero il solo! Vari ragazzi del nostro gruppo di Torino si erano iscritti, anche perché ci saremmo dovuti occupare del famoso BAR! Eravamo eccitati all’idea e stavamo incoraggiando anche i nuovi membri del gruppo a venire con noi.

Purtroppo, però, a un certo punto è arrivata la mail che non avrei voluto ricevere…

Niente Festa per colpa del Coronavirus, tutto rimandato al 2021. È stato un dispiacere, ma la mail diceva anche che ci saremmo incontrati comunque online. Non avevo grandissime aspettative, ma è stato incoraggiante constatare che avremmo avuto modo di fare qualcosa nonostante le difficoltà del periodo.

Pochi giorni prima dell’inizio della festa, ho visto il programma e mi son dovuto ricredere perché non mi aspettavo fosse così ricco. Era quasi come il programma di un giorno alla vera Festa, ospite speciale compreso! Wow! Così ho avviato l’iscrizione e mi son ritrovato a scegliere quali seminari seguire: anche quest’anno c’erano varie opzioni piuttosto interessanti.

Poi è arrivato il 25 aprile, il gran giorno.

Ho partecipato a tutti gli eventi e ne sono stato davvero colpito: non mi aspettavo di vedere così tanti studenti collegati insieme! Il messaggio iniziale e i seminari mi hanno fatto riflettere sul mio futuro, mi hanno aiutato a rimettere a fuoco le priorità, mi hanno incoraggiato a progredire nella ricerca della volontà di Dio per la mia vita e mi hanno spinto a coltivare la vita di preghiera in modo da poter sperimentare la presenza e potenza di Dio in ogni situazione. Come ogni anno, mi ha arricchito il fatto di potermi confrontare con altri studenti che combattono battaglie simili alle mie, l’ho apprezzato molto.

È stato un privilegio anche poter assistere all’intervista a Lindsay Brown, una mente davvero brillante.

Ma i momenti che mi hanno colpito di più sono stati l’incontro di preghiera e il discorso conclusivo di Johan. Durante le preghiere si percepiva l’unità nello Spirito di tutti i partecipanti (circa 80) nonostante la distanza!

Invece Johan mi ha fatto commuovere quando parlato del periodo in cui nacque il GBU in Italia 70 anni fa e ci ha fatto vedere alcune foto storiche, oppure quando ha fatto vedere la foto della scorsa Festa GBU. Le prime mi hanno fatto sentire parte di un’opera e di un servizio per il Signore che va avanti da molto tempo; sono profondamente onorato di poter collaborare con il GBU e sono contento di vedere come Dio continui a benedire i nostri gruppi e a usarli come strumento per portare degli studenti a Lui. La seconda invece ha suscitato in me tanta nostalgia di quei bellissimi momenti!

Dopo la chiusura della videochiamata ho scoperto che non ero stato il solo di Torino a essersi commosso e che eravamo tutti entusiasti e desiderosi di poter avere altri incontri del genere in futuro.

Per me la Festa GBU online è stata una boccata d’aria fresca in questo periodo di reclusione in casa. Spero tanto di poter partecipare dal vivo alla Festa del prossimo anno!

 

Luca Montaldo
(coordinatore GBU Torino)

Emilio Grosso
Tempo di lettura: 2 minuti

Emilio Grosso è tornato alla casa del Padre. Come credenti sappiamo che chi si addormenta nel Signore ha chiuso gli occhi alla sofferenza e li ha aperti ad una dimensione eterna, riconciliata nell’amore di Dio. Ma la rottura del legame personale e umano produce sofferenza e questo lutto è reso particolarmente doloroso dalle limitazioni sociali e dalle norme in vigore che riducono la possibilità alla famiglia ristretta ed allargata di essere fisicamente vicine nel momento del commiato.

Emilio Grosso con la moglie Elaine

Emilio Grosso con la moglie Elaine

L’intero movimento GBU perde un testimone della seconda generazione, cioè uno di quegli studenti universitari che completò i suoi studi negli anni ‘60 e che mantenne nel corso della vita un forte legame affettivo e spirituale con esso, rivestendo ruoli di responsabilità di primo piano, sia incoraggiando la testimonianza degli studenti evangelici nelle università, sia come sostenitore del movimento nazionale che come socio fondatore, nel 1988, dell’Associazione “Amici della Sala di lettura GBU” di Roma, ma anche svolgendo un servizio tanto discreto quanto prezioso per le Edizioni GBU, sino alla fine dei suoi giorni.

E sino alla fine ha incoraggiato le nuove leve, lasciando ogni qualvolta gliene si offrisse l’opportunità, una testimonianza di quel suo iniziale coinvolgimento negli anni giovanili. La sua passione per il Vangelo, la sua generosità, il suo amore per lo studio e l’approfondimento del testo biblico, rimarranno una preziosa eredità e ci lasceranno la responsabilità di essere all’altezza del suo esempio. Ci stringiamo in queste ore ad Elaine, Claudia e Andrea: a chi ha perso un marito e padre devoto, a tutti i congiunti che avevano in Emilio un punto di riferimento come fratello, come zio, come nonno, di tutti loro possa il Signore consolare i cuori.

Ci stringiamo alla famiglia Grosso e a quanti stanno ricordando Emilio con amicizia, affetto fraterno e commozione. Emilio ha ora attraversato la realtà descritta dai versi dell’inno conosciuto in italiano col titolo “Resta con me Signore il di’ declina”:

Hold Thou Thy cross before my closing eyes;
Shine through the gloom and point me to the skies.

Heaven’s morning breaks, and earth’s vain shadows flee;
In life, in death, O Lord, abide with me.

Invochiamo in queste ore il conforto e la presenza di Colui che “asciugherà ogni lacrima dai loro occhi e non ci sarà più la morte, né cordoglio, né grido, né dolore…” (Apocalisse 21,4)

 

Davide Maglie (Presidente GBU),
Johan Soderkvist (Segretario Generale GBU),
Maria Giulia Verga (Presidente Ass. Amici Sala di Lettura GBU)
e Giacomo Carlo Di Gaetano (Direttore Edizioni GBU)

Invitiamo chi volesse, di visitare la pagina http://www.inmemoriamemiliogrosso.it/ e lasciare traccia del proprio ricordo.

Passi per l'approccio induttivo alla lettura della bibbia
Tempo di lettura: < 1 minuto

TV accese tutto il giorno, un episodio dopo l’altro su netflix, whatsapp instagram, e perfino il buon vecchio facebook… tutto nella speranza che questo virus passi presto.

Si, qualche lezione online e magari un paio di ore di studio al giorno. Ma, in che altro modo usare il tempo visto che restiamo a casa? Potrebbe essere l’occasione buona per fare quello che hai lasciato un po’ da parte per mancanza di tempo.

E fra hobby e workout casalinghi, potrebbe esserci anche il tempo di indagare, di investigare il bestseller di tutti i tempi.

La buona notizia è che ciò è possibile, e… adesso hai il tempo per farlo!

Se non hai una bibbia cartacea, scarica una delle tante applicazioni gratuite ai link qui sotto e inizia a leggerla.

Come per ogni altro libro vogliamo capire cosa dice, cosa significa e cosa cambia, ovvero le implicazioni.

Abbiamo preparato un mini-corso di quattro puntate per spiegarti come leggere la bibbia con un approccio induttivo. Spiegheremo i passi dell’approccio induttivo che usiamo nel GBU e troverai dei video di 4-5 minuti in cui mostriamo ogni singolo passo applicandolo al vangelo secondo Giovanni.

Fissa un momento specifico della giornata, metti un promemoria e per 15 minuti al giorno, leggi e usa il metodo induttivo su un capitolo del vangelo di Giovanni insieme a noi o ancora meglio insieme a un amico.

Indaghiamo insieme il libro dei libri per conoscere meglio Gesù, l’unico che dona speranza certa.

Lutero e l'epidemia
Tempo di lettura: 3 minuti

Lutero e l'epidemia: La fede ai tempi del coronavirus

Acquistabile in e-book su Amazon!

C.S. Lewis nelle sue conferenze sulla sofferenza (The problem of pain – 1940; tr. it. Il problema della sofferenza – 1988) affermò che la sofferenza potrebbe essere considerata come una sorta di megafono con cui Dio cerca di parlare e a un mondo sordo ai suoi richiami.

Il regista Richard Attenborough, trasponendo cinematograficamente in Shadowlands (Viaggio in Inghilterra, 1983) un altro scritto dell’apologeta inglese Diario di un dolore (tr. it. 1990) in cui questi raccoglieva il suo calvario interiore per la morte della moglie Joy, metteva giustamente in contrapposizione la fulgida certezza della metafora riportata sopra con lo sconforto provato dallo scrittore dopo che quel megafono gli aveva strillato nelle orecchie, privandolo della moglie.

In quella vicenda la sofferenza era espressione di quello che i filosofi chiamano male naturale, il male come si manifesta nelle pieghe di una natura matrigna. È difficile (anche se non impossibile), in quei casi, pensare a un Dio che ti voglia parlare usando quel tipo di megafono.

La stessa condizione vivono sicuramente tutti coloro che nella pandemia che stiamo soffrendo stanno sperimentando il lutto e le separazioni (al 28 marzo, almeno in Italia, i morti sono ben 9134)!

Tuttavia la pandemia presenta un altro aspetto, non meno inquietante, del male naturale: esso è rappresentato dai miliardi di persone che, per evitare il contagio, sono costrette a vivere il distanziamento sociale; in pratica a recludersi e a immaginare il male che vaga nei dintorni della propria casa, cercando di intrufolarvisi ogni volta che si tocca una maniglia …

È pensando a questa massa enorme di donne e di uomini che è stato assemblato il libro che presentiamo dal titolo Lutero e la pandemia. La pandemia scopre la nostra fragilità di uomini minacciati da un elemento naturale che non si presenta, almeno non direttamente, con i contorni della tragedia diretta, improvvisa o deturpante come può essere un terremoto o un cancro. La scoperta della nostra fragilità avviene nel lento scorrere del tempo in quarantena, mentre i mezzi di comunicazione ci mettono al corrente dei numeri e delle notizie che rendono conto dell’ampliarsi del contagio e del restringersi dei nostri spazi vitali. In queste circostanze è possibile pensare alla sofferenza, a questo tipo di sofferenza, come a un messaggio che rintrona nelle nostre orecchie come se fosse trasmesso da un megafono, o da un altoparlante.

Dio sta parlando? Per i credenti è facile intravedere i tratti di questo discorso; lo è un po’ meno per chi credente non è. Il nostro testo vuole provare a raccogliere in uno le certezze del credente e i dubbi del non credente, rintracciando tutti i registri con i quali è possibile mettersi all’ascolto del megafono di Dio.

Queto instant book esce nel mentre l’OMS calcola che al mondo siano più di 300.000 i contagi mentre i morti arrivano a 15.000. Alcuni elementi caratterizzano il testo. Il primo è rappresentato dalla composizione: è evidente che il lbro è composto da due parti. Nella prima il fulcro è rappresentato dalla traduzione della lettera di Lutero sul comportamento dei cristiani nell’epidemia che imperversava nella seconda metà degli anni ’20 in Germania e che aveva coinvolto anche Wittenberg (Se sia lecito fuggire da una pestilenza mortale). Il testo di Lutero è preceduto da un’introduzione che ricostruisce il contesto storico e da un commento al testo medesimo da parte di uno studente di teologia ciinese della zona di Wuhan.
Nella seconda parte, segnata dal sottotitolo “la fede ai tempi del coronavirus”, sono raccolti i contributi in parte pubblicati sul nostro blog del DiRS–GBU.

Il secondo elemento che caratterizza questo libro è il fattore temporale: tutti i contributi, soprattutto quelli della seconda parte, riportano la data in cui sono stati pubblicati. Scorrendoli si ottiene una sorta di time lapse dell’esperienza della pandemia che, mentre pubblichiamo, è ben lungi dal permetterci di vedere all’orizzonte la luce in fondo al tunnel.

Nel darlo alle stampe nutriamo la fiducia che, pur nell’alternanza di certezze e interrogativi, il testo possa contribuire a farci cogliere il messaggio che Qualcuno vuole forse comunicarci.

(Giacomo Carlo Di Gaetano)

L’articolo Dio sussurra nei nostri piaceri, parla nelle nostre coscienze ma grida nelle nostre sofferenze proviene da DiRS GBU.

source https://dirs.gbu.it/dio-sussurra-nei-nostri-piaceri-parla-nelle-nostre-coscienze-ma-grida-nelle-nostre-sofferenze/

Tempo di lettura: 2 minuti

9 marzo 2020: la vita degli italiani cambia con l’ultimo decreto ministeriale che ci impone di restare a casa per via dell’emergenza sanitaria Coronavirus.

Come staff GBU, ci siamo incontrati online per pregare insieme e discutere sul da farsi. A livello locale, gli studenti dei gruppi GBU ci hanno fornito un bellissimo esempio di come trovare metodi alternativi di proseguire la testimonianza nell’università. E come staff a livello nazionale, che cosa può fare il GBU?

Ci siamo attivati con diverse idee su più fronti, ma la risposta primaria è stata: pregare.

Sicuramente, in un momento senza precedenti come questo, la prima sensazione è quella di impotenza e, per molti, di ansia. Per chi crede in Dio, il primo istinto è proprio quello di rivolgersi a lui: il senso di dipendenza da Dio si riveste di nuovo significato.

Oltre a pregare individualmente, come chiese, come staff GBU, come gruppi locali… perché non pregare con tutti gli studenti a livello nazionale? E così sono partiti i lavori per organizzare il Raduno Nazionale di Preghiera, per la prima volta nella storia del GBU, il 19 marzo alle 18:00.

Come per tutte le cose nuove, un po’ di dubbi c’erano: funzionerà? Gli studenti parteciperanno? A livello tecnico sarà fattibile?

Penso di parlare a nome di tutto il GBU nel dire che l’evento ha superato alla grande le nostre aspettative.
Già quindici minuti prima dell’appuntamento c’erano diversi studenti che si stavano collegando; per ogni persona che si aggiungeva, l’emozione aumentava. A un certo punto dell’incontro siamo arrivati addirittura a 90 partecipanti.

Dopo un breve messaggio di sprone alla preghiera da parte di Domenico (staff GBU Sicilia), da Matteo 7:7-11, abbiamo avuto un momento di condivisione da parte di tutti i gruppi. Poter sentire le voci e vedere i volti di ognuno, piuttosto che soltanto leggere una loro mail con le notizie, è stato davvero speciale e ci ha dato un forte senso di unità malgrado la distanza. È stato molto incoraggiante sentire che quasi tutti i gruppi non hanno sospeso i loro incontri, ma li hanno semplicemente spostati su piattaforme virtuali. Lode a Dio per la tecnologia e per l’entusiasmo degli studenti nonostante le difficoltà!

Ci siamo poi divisi in 5 gruppi in base alle regioni, e abbiamo potuto ascoltare richieste più specifiche e personali, e soprattutto abbiamo pregato gli uni per gli altri e per il nostro Paese.

Concluso il collegamento, avevo un cuore pieno di gratitudine e di fiducia nel Signore che è l’unico ad avere l’assoluto controllo su tutto, malgrado le apparenze ai nostri occhi limitati.
Il primo pensiero è stato: quando avremo il prossimo incontro?

 

Luisa Pasquale
(Ufficio Nazionale GBU)

 

(estratto dal messaggio di Domenico)

Se dunque voi, che siete malvagi, sapete dare doni buoni ai vostri figli, quanto più il Padre vostro, che è nei cieli, darà cose buone a quelli che gliele domandano.
(Matteo 7:11)

In questo momento, quali sono queste cose buone che vogliamo chiedere al nostro Padre?

  • Che Dio benedica la nostra nazione! Benediciamo il paese, i politici, i medici, gli infermierie tutti coloro che lavorano per il nostro bene. Amiamo il nostro prossimo attraverso la preghiera!
  • Che Dio benedica gli studenti del GBU, le loro famiglie e i loro studi.
  • Che Dio benedica le iniziative dei gruppi, affinché possiamo continuare a Condividere Gesù da studente a studente.
  • Che Dio possa convertire i nostri amici, che possa trasformare i loro cuori. Che il Signore possa usarsi di noi per parlare loro della speranza e della gioia che c’è nel seguire Cristo, certi della salvezza che abbiamo per mezzo di Lui.
Tempo di lettura: 2 minuti

Come il GBU affronta l’emergenza Coronavirus

 

Condividere Gesù da studente a studente.

Questo è il motto del GBU. L’obiettivo è raggiungere studenti universitari con il messaggio del vangelo, predicato e testimoniato da studenti che hanno creduto in Gesù come Signore e Salvatore.

A inizio anno accademico, gli studenti dei vari gruppi GBU in Italia hanno iniziato a pianificare attività ed eventi proprio per raggiungere questo obiettivo. Studenti universitari pieni di passione per Cristo hanno organizzato studi biblici, incontri di preghiera, serate a tema con un messaggio evangelistico, e tante altre iniziative. Tutto è stato fatto con impegno. Gli studenti hanno investito tempo ed energie, pieni di entusiasmo e zelo, con la gioia e l’urgenza di condividere il messaggio della salvezza in Cristo Gesù.

Il coronavirus sembra aver vanificato questi sforzi

Oggi l’Italia è bloccata, le università sono chiuse. Gli studenti sono a casa e le iniziative del GBU sono state tutte rinviate a data da destinarsi. Non possiamo nasconderci, è un po’ frustrante! Gli studenti usano questi eventi per predicare Cristo pubblicamente, ma anche per instaurare rapporti interpersonali e condividere il vangelo a tu per tu. Ora il virus ci allontana dalle persone e separa gli studenti del GBU dai loro amici, quegli amici che hanno bisogno di qualcuno che testimoni loro di Cristo. Eppure, fermarsi è assolutamente doveroso, oltre che obbligatorio. Gli studenti del GBU restano a casa, non solo nel rispetto del decreto ministeriale, ma nel rispetto di tutti gli studenti, dei professori, delle loro famiglie e, in generale, del nostro prossimo.

Tuttavia, ci siamo chiesti e ci stiamo chiedendo: «Ci fermiamo e basta? La nostra missione è stata messa in quarantena? O forse è ancora possibile Condividere Gesù da studente a studente ai tempi del coronavirus?»

Con determinazione e passione per Dio, gli studenti del GBU di tutta Italia stanno agendo con creatività per continuare a testimoniare Cristo e vivere la loro fede nell’università. E dato che le attività universitarie si sono spostate su software telematici e social media, anche gli studenti del GBU stanno usando queste risorse per avere un impatto sulla società studentesca, che oggi è più multimediale che mai! Da Messina a Torino, gli studenti stanno sviluppando tantissime iniziative: incontri di preghiera telematici, studi biblici in video conferenza, post evangelistici sui social, testimonianza a tu per tu con i coinquilini, e tante altre idee che proprio in queste ore stanno elaborando. Tutto questo affinché la testimonianza del vangelo nelle università non venga fermata.

D’altronde, anche questo è un modo per amare il nostro prossimo. I medici curano con prontezza e amore chi in questi giorni è nel bisogno. Con la stessa urgenza e lo stesso amore gli studenti del GBU vogliono continuare a condividere Gesù con i loro amici, colleghi e coinquilini, affinché altri scelgano di seguirlo. Ecco perché, in un clima nel quale gli studenti italiani rispondono alle direttive governative con paura o con atteggiamenti a volte sfacciatamente non curanti, gli studenti del GBU continuano a proclamare con coraggio la loro fede in Dio e la speranza che c’è in Cristo Gesù.

“Nel mondo avrete tribolazioni; ma fatevi coraggio, io ho vinto il mondo” [Gesù]
(Vangelo di Giovanni 16:33)

 

Domenico Campo
(staff GBU Sicilia)

Tempo di lettura: 3 minuti

Dal 27 dicembre al 1 gennaio si è svolta in Germania la conferenza europea REVIVE a cui hanno partecipato circa 3000 persone, inclusi un centinaio dall’Italia.

Condividiamo con voi una selezione di alcune testimonianze. Continua a leggere

Tempo di lettura: 4 minuti
Dio aveva stabilito il GBU anche per la mia vita.

Questa è una delle considerazioni che nel corso di questi tre anni ho maturato sempre di più, e oggi, alla fine di questo percorso, ne sono pienamente convinto.

Tutto è iniziato quando alla fine del quinto anno di superiori mi trovai a dover scegliere cosa fare, indeciso se iniziare subito l’università o prendermi un anno di pausa, dove avrei potuto dedicare il mio tempo a Dio, godermi un po’ di relax e viaggiare, magari unirmi a qualche viaggio missionario.
Dopo tanta confusione scelsi di provare il test per infermieristica, deciso a iniziare subito l’università. Ricordo bene il giorno in cui seppi di aver superato il test; la gioia era forte ma allo stesso tempo un pensiero era sempre presente nella mia testa: è davvero la strada giusta?

Ritornando al GBU, già al quinto anno di superiori mio cugino me ne aveva parlato, ma ancora non avevo avuto occasione di testare personalmente che cosa fosse questo gruppo. Nell’attesa di iniziare i corsi mi resi disponibile a partecipare alla Settimana Evangelistica che i ragazzi avevano organizzato e feci così le mie prime amicizie ed esperienze nell’ambito universitario e con il gruppo GBU di Napoli.

Ero entusiasta: il desiderio di fare l’università si stava unendo con l’idea di poter servire come missionario. Compresi così che anche l’università poteva essere un luogo dove testimoniare della speranza che c’è in Gesù.

Sposai quindi ancor prima di entrare nella mia facoltà la missione del GBU: condividere Gesù da studente a studente.

Condividere Gesù da studente a studente

In questi tre anni ne sono successe tante e non sempre è stato facile scontrarsi con il mondo universitario: essere gioioso anche quando l’esame andava male; resistere all’ansia e rimettere tutto nelle mani di Dio; predicare la verità anche quando essa risulta scomoda.

In tutto questo però il gruppo del GBU è stato sempre un luogo di ristoro tra corsi, esami e tirocinio. Posso davvero testimoniare come fermarsi e spendere del tempo per leggere e meditare la parola di Dio mentre ero all’università ha sempre fatto del bene alla mia vita: mi ha fortificato e mi ha dato uno slancio per non avere paura di parlare della mia fede.

Un anno dopo diventai coordinatore del gruppo al Policlinico, ed è stato per me davvero un onore poter servire in questo. Essere parte del GBU mi ha costantemente arricchito, mi ha fatto comprendere la ricchezza della diversità, il valore dell’ascolto e la bellezza dell’immergersi nella parola di Dio allontanando ogni preconcetto o pregiudizio.

Essere nell’università però mi ha portato a vivere anche diversi conflitti. Tante volte mi sono trovato a scontrarmi con l’indifferenza degli studenti al messaggio del Vangelo, alla ridicolizzazione dei principi biblici, al rifiuto testardo a ogni forma di confronto e all’esaltazione dell’indipendenza e della sovranità dell’uomo su ogni principio morale.

Tante volte mi sono sentito piccolo: piccolo dinanzi alla conoscenza, dinanzi a tante domande non risposte, piccolo di fronte a storie difficili, alle ingiustizie e ai mali della vita. La parola di Dio però mi è sempre venuta in soccorso. A tal proposito volevo citare una semplice parabola che Gesù racconta ai suoi discepoli:

Egli propose loro un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un granello di senape che un uomo prende e semina nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi; ma, quand’è cresciuto, è maggiore degli ortaggi e diventa un albero; tanto che gli uccelli del cielo vengono a ripararsi tra i suoi rami».
(Matteo 13:31-‬32)

Gesù paragona il regno di Dio a qualcosa di molto ma molto piccolo, anche se un giorno si rivelerà come qualcosa di maestoso, ma soltanto a coloro che accolgono nella propria vita questo apparente piccolo seme.

Era proprio così: non dovevo preoccuparmi che ciò che avevo tra le mani sembrasse piccolo, ma dovevo essere fiero di ciò che poteva generare in un cuore pronto a riceverlo. Non aveva importanza se a un incontro ci fossero dieci persone o soltanto una, non importava se apparentemente una conversazione fosse stata scoraggiante e che il messaggio di Gesù sembrava “fuori moda”… Non dovevo guardare a ciò che sembrava, un piccolo seme, ma a ciò che poteva diventare: un albero maestoso, alto, forte e ricco di rami.

Al termine di questo breve ma intenso percorso non posso far altro che ringraziare Dio e tutto lo staff GBU, uomini e donne di Dio che con passione e dedizione si impegnano affinché sia sempre accesa una luce di speranza all’interno dell’università.

Questi anni universitari non sarebbero stati gli stessi senza il GBU, quindi se stai leggendo questa breve storia non perdere altro tempo e inizia a vivere l’università come il tuo campo di missione, condividi Gesù, cerca ragazzi con cui leggere la Bibbia e illumina la tua facoltà con la luce di Cristo.

Simone Dorato
(GBU di Napoli)