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Viaggio in Slovenia

Ogni anno, in Slovenia, lo ZVEŠ (il GBU sloveno) organizza un festival in memoria di Primož Trubar, figura culturale molto importante nel paese perché dopo la sua conversione alla fede evangelica, proprio negli anni della Riforma, scrisse i primi libri in lingua slovena. E quest’anno il GBU (lo ZVES italiano) ha mandato in Slovenia una piccola “delegazione” di studenti, tutti provenienti dai gruppi del Veneto. Già in questo c’è motivo di lode a Dio, perché qualche anno fa non esisteva un solo gruppo GBU in tutta la regione, mentre oggi se ne contano ben tre!

Uno dei motivi principali del viaggio quindi era aiutare gli studenti sloveni nelle attività evangelistiche; durante il giorno avevamo conversazioni con gli studenti, cercavamo di fare nuovi contatti, e soprattutto invitavamo le persone agli eventi serali, durante i quali un artista commentava un dipinto dell’età della Riforma con interessanti risvolti spirituali. Non solo, essere lì è stato anche un modo per incoraggiare i pochi studenti che lavorano per il vangelo in Slovenia: a Lubiana c’è solo una staff e una studentessa, e fra tutte le università gli studenti sono circa cinque! Ci hanno sinceramente ringraziato per la nostra presenza, erano entusiasti che fossimo lì. Continua a leggere

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Attaccati alla Parola Sicura

Quando un anno fa ho saputo di essere entrata all’università di Pisa, non volevo assolutamente venirci. Adesso, un anno dopo, mi sono trovata gioiosa di accettare la proposta di essere coordinatrice GBU proprio in questa città.

È incredibile e meraviglioso come il Signore sia in grado di cambiare e modellare le situazioni, e il modo in cui noi le vediamo. Un anno fa avevo solamente una vaga idea di cosa fosse il GBU, sapevo che a Pisa stava ripartendo dopo un po’ di anni di silenzio, sapevo che c’era bisogno di persone che avessero il desiderio di condividere Gesù con gli studenti. Quando sono venuta (di malavoglia) in questa città, ho conosciuto il gruppo, e nel corso dell’anno ho conosciuto anche staff e collaboratori, e la loro fortissima passione per l’opera all’interno delle università. Era una passione contagiosa, molto bella vista dall’esterno, e piano piano il desiderio di collaborare in qualche modo in questo progetto iniziò a crescere in me.

Quando a settembre ho accettato la proposta di Zach (il mio staff GBU) di diventare coordinatrice, e mi sono iscritta alla Formazione Coordinatori, dentro di me avevo ancora dubbi e paure. Riuscirò a gestire bene il mio tempo? Riuscirò a essere una buona coordinatrice? Riuscirò a dedicarmi seriamente al GBU senza trascurare lo studio o altri impegni? Riuscirò a condividere il Vangelo con forza e senza timidezza? Domande che penso molti si pongano.

Ebbene, mai avrei immaginato di ricevere tanto in questi tre giorni. Oltre a ricevere le risposte a tutte le mie domande, sono stata riempita di forza, entusiasmo e motivazione per iniziare questo nuovo anno accademico. Non avevo mai studiato approfonditamente la lettera di Tito, e mai avrei pensato che questi tre capitoli potessero contenere tanto. La risposta alle mie domande è arrivata subito: se sono attaccata alla parola sicura, non solo il Signore cambierà me stessa, ma mi renderà anche in grado di esortare gli altri. Io non posso e non potrò mai essere perfetta, ma posso e devo essere attaccata alla parola sicura. Questo è quello che mi dà vita, questo è quello che mi forma e mi insegna ad affrontare ogni giorno dell’anno accademico. Quindi non voglio più preoccuparmi di quelle che potrebbero essere le mie sfide nell’essere coordinatrice: il Signore vuole solo un cuore disposto a servirLo, di tutto il resto si occuperà Lui!

E quindi eccomi qui, in una città di cui un anno fa vedevo solo il grigiore e per cui adesso invece provo tanta gioia e ho un grande desiderio nel cuore: condividere Gesù da studente a studente!

Blanka Baracetti 
(GBU Pisa)

Dr Denis Mukwege by PINAULT/VOA [Public domain], via Wikimedia Commons
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L’ultima parola: riflettere il carattere di Dio (Dr Denis Mukwege)

Il dottor Denis Mukwege è un medico che si occupa delle vittime di stupro. E’ un ginecologo di ottima reputazione, che potrebbe vivere in Occidente. Ma ha scelto di lavorare in una delle zone più tormentate della Repubblica Democratica del Congo. In una regione fatta a pezzi dalla guerra e da anni di orribili violenze sessuali, quest’uomo si prende cura di migliaia di donne, molte delle quali sono state vittime di violenti stupri di gruppo. La sua competenza nel campo medico è quella di salvare vite ed è un coraggioso sostenitore dell’uguaglianza di genere nel paese.

Questo fratello della Repubblica Democratica del Congo è un laureato del movimento IFES [n.d.t. GBU] del Burundi, dove ha fatto parte dei suoi studi medici. E’ stato insignito del premio Sakharov dall’Unione Europea nel 2013 ed era nella lista dei premi Nobel nel 2016 [n.d.t. premio che ha vinto quest’anno]. E’ un modello per me dell’impegno cristiano nella società. Porta in maniera disinteressata il carattere di Dio a queste persone affrante.

Anche noi siamo chiamati ad avere un impatto nel nostro mondo per la gloria di Cristo. Di fronte all’opposizione e ai devastanti effetti del peccato, ci potremmo sentire impotenti. Cosa possiamo fare? Da un lato, questo è vero, noi non possiamo cambiare il mondo che ci circonda. Ma Dio può. E ci chiama a essere i suoi agenti nella trasformazione. Ci chiama a essere sale e luce nelle nostre società affrante.

Infatti siamo opera sua, essendo stati creati in Cristo Gesù per fare le opere buone, che Dio ha precedentemente preparate affinché le pratichiamo. Ef. 2:10 NRV

In un ministero come IFES, siamo comunità del popolo di Dio e Lui vuole lavorare attraverso di noi per ridurre alcune delle conseguenze del peccato in questo mondo. Voglio incoraggiare a vederci come strumenti di trasformazione nelle mani di Dio nelle università, nelle famiglie, nella società, nella chiesa.
Dovremmo ricordare il grande disegno della creazione di Dio. Dall’inizio, siamo stati mandati da lui per avere influenza sulla sua creazione. A causa del nostro peccato, l’esecuzione di ciò diventa più difficile. Ma lasciamo che questo mandato biblico ci rinnovi e lavoriamo attraverso il potere dello Spirito Santo per avere un impatto buono e positivo nel nostro mondo affranto. Dio ci ha fatto a sua immagine. Vuole che la sua gloria sia conosciuta e celebrata. Ci ha dato un meraviglioso dono di grazia per cambiare questo mondo fratturato.

E così, noi cerchiamo di avere un impatto sulla società, ma non soltanto per vederne la trasformazione sociale, sebbene questo è uno degli aspetti. Infatti facciamo campagne per la giustizia perché vogliamo vedere più della giustizia di Dio riflessa nella società. Ci pronunciamo a favore dei diritti delle persone perché vogliamo riflesso di più il carattere di Dio nelle nostre comunità. Quando l’essere affranti porta a un livello di povertà che riduce la dignità di coloro che sono fatti a immagine di Dio, siamo profondamente colpiti e siamo sfidati a migliorare le condizioni della gente. Non combattiamo per la ricchezza, ma per la dignità delle persone create a immagine di Dio e per l’onore del Dio che celebriamo. C’è una motivazione spirituale per il nostro impegno e per tutto quello che facciamo per riflettere sempre più il carattere di Dio.

Per fare questo, dobbiamo resistere nel non rimanere bloccati nelle nostre bolle e ghetti. Occorre che facciamo coraggiosamente e orgogliosamente passi per andare nel mondo ed esplorare le maniere di permettere al carattere di Dio essere riflesso a tutti i costi – in spazi pubblici come la politica, sui nostri campus universitari, nelle comunità colpite duramente dalla guerra. Questi contesti possono, per la loro natura, essere difficili e pericolosi, ma possiamo essere incoraggiati e potenziati dal nostro grande Dio che ci dice: non temere. E’ il suo amore e la sua potenza che siamo chiamati a portare alle persone affrante che ci circondano.

Daniel Bourdanné

 

Questo articolo è stato tratto dal sito di International Fellowship of Evangelical Students (IFES). Tradotto e pubblicato con permesso. Puoi  leggere l’originale su https://en.ifesconexion.org/last-word-reflecting-gods-character-5b8a48b9da6 o avere altre informazioni visitando il sito ifesworld.org

Leggi anche:

https://it.wikipedia.org/wiki/Denis_Mukwege

Armenia, un viaggio curiosamente benedetto

Il viaggio si è concluso da non più di quindici giorni e i ricordi non possono che essere nitidi e intensi.

 

seconda serata GBU “error 404: satisfaction not found”

Dal 13 al 22 agosto in Yerevan, Armenia, ci aspettava il progetto Erasmus+ incentrato sull’Imprenditoria giovanile, e una serie di incontri evangelistici organizzati insieme al CICI (il gruppo GBU locale). Prima ancora di partire avevamo già incontrato la nostra prima sfida: eravamo senza il nostro staff di riferimento, Lorens, costretto a casa per un grave infortunio. Però l’amore per le anime era troppo forte per scoraggiarci o fermarci e, rimboccandoci le maniche, insieme abbiamo guidato il gruppo.

Il GBU per questo viaggio ha mandato Grazia, Daniel, Justin, Alessandro, Silvia e il sottoscritto. Posso affermare con sicurezza che la formazione di questo gruppo è stata divinamente guidata. A titolo esemplificativo: chi avrebbe mai pensato che avere due madrelingua spagnoli, Daniel e Grazia, sarebbe stato cruciale per condividere Gesù all’impiegata dell’ostello armeno dove risiedevamo? Dio fa queste cose curiose.

Come un corpo ognuno ha sopperito alle difficoltà e alle mancanze dell’altro, facendosi forza e mantenendosi in equilibrio fra mondo e santità. Uno dei motti principali di questo viaggio è stato l’essere greco con i greci. Abbiamo avuto a che fare con tre differenti culture: all’Erasmus+ partecipavano studenti armeni, georgiani ed estoni. La sfida è stata amare ognuno di essi nel profondo interpretando correttamente la loro cultura e il loro stile di vita. Gli addii dell’ultimo giorno testimoniano del grande amore che si è instaurato fra tutti i partecipanti e di come Dio ci abbia aiutato a interessarci genuinamente a ognuno di loro.

terza serata GBU: “are you ready for the game over?”

Una grande gioia l’abbiamo potuta osservare in G., uno dei ragazzi venuti dall’Italia, non facente parte del GBU, che alla fine dell’Erasmus, dopo aver speso parecchio tempo a parlare di Gesù con Alessandro, ha deciso di pregare insieme a noi quel Dio che tanto lo incuriosiva quanto respingeva.

Oltre alla condivisione personale del vangelo ci sono stati anche due momenti di condivisione pubblica che hanno visto una grande partecipazione da parte degli studenti. I temi erano: la soddisfazione e la vita dopo la morte. Le serate erano strutturate in modo che prima del discorso evangelistico ci fossero dei gruppi di discussione, guidati da Daniel, Grazia e da Justin con la sua innata simpatia. Nell’ultima serata a disposizione, dopo la predicazione, abbiamo distribuito a tutti una copia del vangelo di Giovanni nella propria lingua madre. Il fatto curioso, e qui un’altra sfida, è stato che era praticamente irreperibile una copia del vangelo che non fosse in lingua locale. Allora Daniel e Silvia hanno avuto la brillante idea e iniziativa di stampare e rilegare quanti vangeli fossero necessari, potendo così concludere il nostro Erasmus+ lasciando ai partecipanti quanto più ci sia di prezioso al mondo.
Molti sono i nomi e le storie di persone che vorrei raccontarvi, ma la cosa più importante con cui vorrei lasciarvi è che Dio non si è risparmiato nel guidarci in questo viaggio curiosamente benedetto e ci ha portato esattamente dove e come voleva lui, dimostrandosi fedele.

Alcune impressioni dai compagni di viaggio:

Dio ha veramente utilizzato ogni nostra piccolezza e ogni nostra fragilità per poterci confrontare e parlare con tutti i ragazzi che abbiamo incontrato. Se c’è una cosa che ho capito con questo viaggio è stata che tu potrai essere anche il più grande dei predicatori ma non sarai mai tu a convertire le persone. Solo la potenza della Parola di Dio può toccare in profondità l’animo delle persone. (Alessandro)

Cercava di rispondermi in inglese ma non ci riusciva… ci provava in russo ma io non capivo… allora ha preso il cellulare, ha cominciato a scrivere per poi mostrarmi la schermata di Google Translator in italiano: “Mi piace molto come vivi la tua religione”. Il mio cuore si è illuminato: “Sai N., per me non è una religione ma un rapporto personale che vivo ogni giorno…” (Silvia)

Se dovessi riassumere il viaggio in una sola frase lo descriverei come un alternarsi di sfide e benedizioni, dove in più di un’occasione abbiamo visto chiaramente il Signore agire. (Daniel)

… Nonostante non sapessi bene quale era il mio ruolo nel progetto, Dio mi ha utilizzato in maniere che io non conoscevo, ma soprattutto ha incastonato in una maniera perfetta ogni membro del gruppo… (Grazia)

Questo tipo di evangelizzazione nella mia opinione era molto efficace e vera rispetto a quello che ormai siamo abituati a fare con altri eventi. (Justin)

 

Beniamino Barra
(GBU Milano Bicocca)

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(Ri)Ascolta Andy Hamilton – Festa GBU 2018

Puoi (ri)ascoltare i messaggi che Andy Hamilton ha portato alla Festa GBU 2018 sul tema #maiunagioia.

Gioia smisurata [Giovanni 2:1-12]

Gioia completa [Giovanni 3:22-36]

Gioia radicata [Giovanni 15:1-17]

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#gioiacompleta

Il giorno della Festa era arrivato.

I preparativi per portare tutta la famiglia a Poggio e le aspettative di far godere marito e prole della speciale atmosfera che si respira alla Festa con il GBU di tutta Italia saltarono nel giro di poco. Mi ritrovavo da sola all’ultima ora a dover riorganizzare il viaggio, rimediando un posto in auto tra giovani studenti e amici che non vedevo da tempo. In testa avevo tanti pensieri: un figlio ammalato all’ultimo secondo, un litigio fresco con il marito, due cari amici con problemi familiari importanti, una problematica da risolvere nell’ambito dell’associazione GBU, un’assemblea da presentare. Non ero proprio nella gioia. Non ero proprio in vena né di chiacchiere né di rimettermi in gioco conoscendo nuovi studenti, né di avere carichi di responsabilità o discussioni impegnative. Eppure mi toccava.

Desideravo avere un incontro speciale con Dio, proprio come successe in passato da studentessa. Dissi il tutto in una preghiera veloce prima di salire in macchina. Signore, mi spoglio di tutti i bagagli emotivi e fisici e mi lascio guidare in questi giorni dalla tua grazia.

La prima cosa bella che allentò la tensione fu proprio il viaggio in macchina: la simpatia e la benevolenza che i miei due giovani compagni di viaggio mi mostrarono, mi aiutò molto a togliere il senso di inadeguatezza dovuto agli anni che avevo.

Seguirono altre piccole sorprese che mi toccarono nel profondo: i racconti di due ragazze che all’università hanno conosciuto il Signore tramite il GBU mi ricordarono di quanto importante fu per me aver incontrato proprio nel periodo universitario un gruppo di studenti che amavano il Signore e leggevano la Bibbia in un’aula. Grazie a loro, la mia vita cambiò radicalmente.

E che dire dell’incontro inaspettato con una ex-consigliera e socia storica sostenitrice del GBU? Era come fare un tuffo indietro nel tempo nella storia dell’associazione, percependo come qualcosa di vivo e prezioso l’impegno di Pileria e di tante altre persone che hanno creduto in questa missione, perché hanno ricevuto, proprio come me, dei grandi benefici dal GBU.

Dio mi ha fatto volutamente assistere al passaggio del testimone spirituale dell’associazione GBU insegnandomi allo stesso tempo che Lui è il sovrano della storia mia e della vita del GBU, che Lui sa condurre per il meglio le persone e la missione.

Ma la gioia più grande è stata quella di penetrare nel testo di Giovanni 3:22-36, comprendere pienamente ciò che successe ed essere stupita di come un testo così tanto letto mi stesse ancora comunicando qualcosa di personale. Da cosa dipende la mia gioia? Da ciò che gli altri dicono di me, dall’essere più o meno riconosciuta o apprezzata per quello che faccio o dico? Da quello che ho e soprattutto da quello che non ho? Se dipende da questo, è ovvio che la gioia è effimera, che va e viene. Ma la mia gioia può essere piena e completa, quando coltivo pienamente una relazione personale con Gesù. E così è stato per me, sperimentando appieno in questi due giorni che partendo da una situazione del tipo #maiunagioia, con Lui sono arrivata a #gioiacompleta.

Barbara Buccinnà
(Comitato Direttivo GBU)

Gesù da studente a studente
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#donopositivo 2018

Riproponiamo la sfida che nel 2017 ci ha permesso di chiudere il bilancio in positivo. La sfida era stata suggerita e lanciata la prima volta da studenti presenti alla Festa GBU 2017 quando durante l’assemblea dei soci hanno visto presentare un preventivo di spesa in rosso.

Noi la riproponiamo anche quest’anno per continuare raggiungere più università con il Vangelo!

Quest’anno abbiamo bisogno del vostro aiuto per raccogliere €6000!

Ci vuoi aiutare: Spargi la voce tra i tuoi amici. Presenta questa opportunità alla tua chiesa e ai tuoi genitori se sei ancora studente!

Per partecipare va a https://gbu.it/donopositivo/ (Qui troverai tutte le informazioni utili!)

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La Bibbia in Mostra

Dal 27 al 29 marzo 2018 si è tenuto, nell’Università Magna Graecia di Catanzaro, l’evento “La Bibbia in Mostra”. Presso il Dipartimento di Medicina e Chirurgia Generale, si è svolta la mostra che offre una panoramica della Bibbia: il suo contenuto, l’affidabilità del testo dal punto di vista storico-scientifico, il prezioso messaggio di vita offerto da Gesù, lo sviluppo avvenuto tramite la stampa, ecc.
Molto semplice da allestire in quanto vengono utilizzati dei banner roll up, la Mostra può essere esposta in qualsiasi luogo, preferibilmente coperto.

Durante l’evento organizzato dal GBU Catanzaro, c’è stato un breve intervento pubblico svolto da Giovanni Donato che ha suscitato curiosità tra gli studenti. Sono state poste domande, esposti dubbi e perplessità, si è favorito il dialogo, il confronto e in alcuni è nato il desiderio di approfondire il messaggio della Bibbia e di partecipare agli incontri svolti dagli studenti del GBU locale. Sono state anche esposte Bibbie in svariate lingue e regalati dei Nuovi Testamenti.

Anche se le tempistiche iniziali per organizzare il tutto sono state abbastanza ristrette, siamo felici di poter essere stato il primo gruppo in Italia a usufruire di questa risorsa messa a disposizione dal GBU nazionale. Si può affermare che si è trattato di un evento che sicuramente ha offerto una certa visibilità, anche se suggeriamo di poter svolgere la Mostra per qualche altro giorno in più, magari accompagnata da dei sub-eventi (aperitivi, seminari, videoproiezioni, ecc.). Continua a leggere

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#maiunagioia

#maiunagioia

È questo l’hashtag del momento tra gli studenti liceali e universitari. L’hashtag è associato, ironicamente, a momenti di vita quotidiana in cui piccoli imprevisti o situazioni improbabili che si verificano provocano un po’ di frustrazione e nervosismo nel malcapitato studente. Seppur tutto questo viene affrontato con grande ironia, nasconde un reale e profondo disagio generazionale. “Crisi economica”, “disoccupazione giovanile”, “futuro incerto” sono espressioni quotidiane per gli studenti, espressioni in cui si riconoscono e si identificano.

Succede quindi che ci troviamo davanti alla generazione #maiunagioia, costituita da giovani senza scopi e obiettivi nella vita, che si lasciano perdere, che non lottano per nessuna cosa, che non si appassionano per ciò che ha un reale valore etico e morale, ma che discutono animatamente sull’ultimo episodio di “Games of Thrones” o sull’ultima scelta del tronista di “Uomini e Donne”. È una generazione inetta e apatica che ha perso la bussola, che non sa a chi rivolgersi e che non sa a chi affidarsi. È una generazione che non crede. Né in se stessa, né in nessun altro.

In questa descrizione amara, in cui certamente non rientrano tutti gli studenti di oggi, rientrano tuttavia un buon numero di studenti e giovani (e adulti) che frequentano le chiese evangeliche. Lo vediamo nei nostri gruppi GBU e, appunto, nelle nostre chiese. Com’è possibile che questo accada?

Gesù non promette di darci la sua gioia se osserviamo i suoi comandamenti? Non c’è gioia completa nel pensare che i nostri nomi sono scritti nel libro della vita? Non è pienamente consolatorio leggere le promesse di Dio e stare alla sua presenza? Lo Spirito Santo stesso che abita in noi non è chiamato il Consolatore? E quante altre domande come queste potremmo farci…

Eppure, di fatto, tanti cristiani vivono senza gioia. Perché accade ciò? Io direi a causa della mancanza di una vera e autentica relazione con Dio. Se questa relazione esiste, non è possibile non gioirne. Certo, non significa che non devono esserci dei momenti di sconforto. Questi possono venire, ma la tristezza non può essere il leitmotiv della vita di un cristiano.

La gioia che il mondo ci propina è una sensazione, legata ad attimi fuggitivi che durano il tempo di farci sobbalzare il cuore di gioia. La gioia che un cristiano dovrebbe provare, invece, non è un momento di felicità, un’emozione, anche se data da un episodio particolarmente bello e intenso vissuto in chiesa o al convegno GBU. La gioia è una condizione di vita, fondata non su un’esperienza, seppur straordinaria, ma sulla verità della Parola di Dio.

Proprio in quanto condizione di vita, non ci aspettiamo che un cristiano vada in giro sempre saltellando, ma ci aspettiamo che la sua vita sia colma di Cristo, della sua pace e della sua gioia, e che nella difficoltà che lo può far soffrire terribilmente, non verrà meno quella gioia data dal sacrificio di Gesù, dalla salvezza, dal fatto di avere l’onnipotente DIO come padre.

Molti studenti cristiani conoscono questa verità, ma non l’hanno realizzata in profondità, ed è così che la fede e la speranza in Dio diventano solo una stampella che riesce a farli andare avanti in questa vita triste, difficile e insoddisfacente. Questa è spesso la natura della fede che mostrano ai loro amici e colleghi, ed è anche per questo che questi amici e colleghi non si avvicinano a Cristo.

Penso alla potenza del messaggio del Vangelo e penso che se all’Università lo proclamassero studenti ripieni della stessa potenza, l’Università italiana sarebbe colpita come da uno tsunami. Credo sia fondamentale, quindi, che gli studenti realizzino la gioia profonda di appartenere a Cristo, la #veragioia. Credo che questo possa verificarsi se gli studenti inizieranno a ricercare un’intensa relazione con Cristo. Allora più che gli eventi che organizzano o le strategie evangelistiche, saranno gli studenti stessi ripieni di gioia, di zelo, di Spirito a fare la differenza, a proclamare con convinzione ed efficacia il messaggio del Vangelo.

Domenico Campo
(Staff GBU)

Se sei uno studente universitario, partecipa alla Festa GBU per un approfondimento su questo tema!

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Come sopravvivere a una conversazione difficile

Il messaggio di Gesù Cristo in una cultura complessa.

Questa è stata la premessa e il filo conduttore del XII Convegno Nazionale GBU che, come ogni anno, ha aperto le porte a insegnanti, famiglie e studenti universitari. Il professor Darrell Bock ha magistralmente e biblicamente acceso una luce sopra alcuni dei tanti quesiti che ogni persona si pone quando si confronta con il mondo.

Come posso parlare di Dio e della sua meravigliosa opera? Come esporre il messaggio di Gesù in una cultura così complessa? La domanda si fa particolarmente rilevante all’interno dell’Università.

Gli studenti infatti affrontano continuamente la paura di avere una conversazione difficile, con il proprio coinquilino, con i professori e con gli amici.

Il professor Bock ha ricordato che ogni giorno, come credenti, ci confrontiamo con il mondo circostante e non stiamo combattendo “un combattimento contro sangue e carne, ma contro principati, contro le potenze, contro i dominatori di questo mondo di tenebre” (Efesini 6:12); non dobbiamo quindi lottare con le persone che non la pensano come noi, attaccandole, ma odiare il peccato che le tiene strette e le avvolge.

“Come ero io prima di incontrare Gesù?” è questa la domanda da cui partire per affrontare ogni conversazione difficile. Ricordarci come eravamo prima di appartenere a Gesù abbatte ogni barriera di superiorità e apre le porte all’ascolto. “Ero come te, ma Dio mi ha portato a una condizione migliore”.

Ascoltare è un altro punto fondamentale per “sopravvivere” a una conversazione difficile; è importante cercare di capire la persona con cui stiamo parlando: Cosa le interessa? Perché? Che cosa c’è nel suo contesto che la indirizza a prendere determinate decisioni?

Ascoltare non significa essere d’accordo ma stringere un legame perché “alle persone non interessa che ti preoccupi della loro vita se non vedono che ti importa davvero di loro” quindi “ASCOLTA e SALVA per dopo”.

Il tono con cui affrontiamo una conversazione complicata è altresì importante, non ha un impatto solo il contenuto del nostro messaggio ma anche il modo in cui lo esponiamo. Portiamo le persone a riflettere sulla differenza che c’è tra il loro modo di parlare e il tono con cui noi parliamo di Dio, “rispondi al male con il bene” (Romani 12:21).

Questo è il modo giusto per INVITARE le persone, SFIDARLE a prendere in mano la Bibbia e a vivere anche loro il meraviglioso cambiamento che Dio ha operato in noi.

Grazie a questi consigli dalla parola di Dio ho capito come trasformare una conversazione difficile in una conversazione costruttiva, che possa farci crescere ma soprattutto che porti al cambiamento della persona con cui stiamo parlando.

Le persone sono il nostro VERO obiettivo e Dio ci ha mandato come ambasciatori per raggiungerle e per riportarle a lui, tenendo sempre nel nostro cuore che “Tutto questo viene da Dio che ci ha riconciliati con sé per mezzo di Cristo e ci ha affidato il ministero della riconciliazione” (2 Corinzi 5:18).

 

Francesca Polchi
(GBU Firenze)