Seguaci fino in fondo?

La mia prima “Festa GBU” è capitata, come spesso accade, tra mille impegni ed esami. Ma sono contenta di aver preso quei tre giorni, in cui ho potuto condividere la mia fede in Gesù con altri studenti come me, affetti dalla voglia di conoscere più da vicino la volontà del Signore.

Ero molto incuriosita dal tema proposto, “Seguimi”, e al tempo stesso dall’oratore del convegno, Danny Pasquale, che avevo già conosciuto a un campo estivo qualche anno fa.
Come coordinatrice GBU non vedevo l’ora di conoscere gli altri gruppi GBU di tutta Italia.

Non sapevo proprio cosa aspettarmi, però… lo studio biblico, e poi? La risposta non ha tardato ad arrivare, infatti sono subito stata coinvolta come aiutante presentatrice durante la prima sera, insieme a Giovanni Donato, il mio staff locale, che mi ha convinto a guidare insieme a lui la serata di presentazione. Inizialmente ero un po’ riluttante all’idea e mi chiedevo se ci fosse qualcun altro che potesse sostituirmi. Ma, alla fine del week-end, ho capito che parte della Festa sono gli studenti stessi, che si mettono al servizio per la buona riuscita del convegno, collaborando con gli staff nelle diverse attività. È stato bello servire, diventando parte integrante del convegno.

Preghiera per i coordinatori GBU

Ammetto che per me non è mai stato facile condividere la fede con persone non credenti, forse per paura di essere giudicata; spesso, davanti a situazioni particolari, mi blocco. Quindi quel “Seguimi” è stato per me come un richiamo, necessario per ricordarmi con chi ho a che fare e per chi sto “lavorando”. Come Danny ci ha ricordato, se abbiamo scelto Cristo dobbiamo essere pronti a seguirlo, a ogni costo, non una sola volta ma ogni giorno, scegliendo di avere fede e di amare come Gesù ha fatto con noi, donandoci la vita eterna. Ma per fare questo dobbiamo mettere da parte e far morire ogni giorno il nostro Io.

Un’altra riflessione che mi ha colpito, a proposito della nostra natura, è che non possiamo negare quello che siamo: seguaci del Dio vivente. Come è stato per la chiesa di Tessalonica: “Infatti da voi la parola del Signore ha echeggiato non soltanto nella Macedonia e nell’Acacia, ma anzi la fama della fede che avete in Dio si è sparsa in ogni luogo” (Tessalonicesi 1:8), così anche la nostra fede risplenderà per la gloria di Cristo. Se siamo quindi consapevoli di ciò, non dovremmo aver paura di presentarci al mondo così come siamo, perché ciò che facciamo è per il Signore.

Anche se quest’anno il nostro gruppo GBU non è riuscito a organizzare grandi eventi evangelistici nell’università, l’esempio dei Tessalonicesi mi ha incoraggiato a non mollare e a continuare. Dobbiamo portare la testimonianza di Gesù a quei ragazzi che ci frequentano abitualmente ma che non credono in lui o che provengono da altre religioni.

Fino a che punto siamo pronti a testimoniare per Gesù quello che ha fatto per noi? Siamo pronti a prendere la nostra croce per seguirlo? Se prima avrei potuto trovare scuse vane per tacere la verità di Gesù in mezzo ai miei colleghi universitari, adesso non posso che essere onorata di poter servire per l’opera del Signore, anche a costo di essere considerata deviante per questa società.

Ringrazio quindi il Signore perché ho potuto partecipare al convegno che mi ha aiutato a ricaricare le “pile spirituali” per continuare la sua testimonianza.

 

Monica Calucci
(GBU Siena)

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Un nuovo ministero studentesco in Groenlandia

Sara e Filip, due studenti alla fine dei loro studi di specialistica, si stanno preparando per un grande cambiamento. Dopo la laurea, fra pochi mesi, si trasferiranno dalla Danimarca in Groenlandia per avviare un ministero studentesco pionieristico. Hanno visitato il Paese la prima volta un paio di anni fa, durante un breve viaggio con KFS, il movimento IFES in Danimarca. Si sono chiesti se Dio li stava chiamando ad andare proprio lì.

“Sentivo il cuore che mi martellava per la Groenlandia e per le persone di quel posto”, dice Sara.

Sostenuti da KFS Danimarca, Sara e Filip ora si stanno per trasferire a Nuuk, la capitale, che tra l’altro ospita l’unica università in tutta la nazione. Gli studenti proveniente dalle altre città devono viaggiare in barca o aereo per arrivare all’università. Vedono le proprie famiglie soltanto una o due volte l’anno. La nostalgia di casa è uno dei problemi sociali più grandi per i giovani. Inoltre, gli studenti devono studiare in danese, che è la loro seconda lingua, quindi l’università può essere un periodo della vita ricco di sfide.

Il clima spirituale è anch’esso una sfida. Le credenze tradizionali sono incentrate sugli spiriti maligni e quelli dei morti. Oggi il 98% degli abitanti della Groenlandia dice di essere credente, ma il 50% dice di continuare a praticare anche la religione tradizionale. Poche persone conoscono quello che dice la Bibbia o sanno come avere una relazione con Dio. Al momento IFES non ha nessun ministero studentesco o giovanile in questa nazione.

Uniamoci in preghiera per un nuovo ministero studentesco in Groenlandia:

  • Ringrazia il Signore per come ha guidato Sara e Filip. Prega che li aiuti a prepararsi praticamente e spiritualmente per i cambiamenti che li aspettano.
  • Prega per buoni rapporti con le chiese locali a Nuuk e prega che i credenti del posto siano desiderosi di sostenere questo nuovo ministero.
  • Prega che Dio prepari i cuori degli studenti che Sara e Filip incontreranno. Prega che gli studenti in Groenlandia possano giungere a conoscere il Dio onnipotente della Bibbia come loro Padre.

(articolo apparso sulla newsletter IFES Prayerline)

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Viaggio di missione GBU in Grecia

Dall’11 al 16 Marzo scorso, un gruppo di studenti del GBU Italia è stato in Grecia, nella città di Salonicco (quella che ai tempi dell’apostolo Paolo veniva chiamata Tessalonica) per un’esperienza di missione. Questo viaggio è parte di un progetto più ampio che prevede un viaggio all’anno. Negli ultimi anni il GBU Italia è già stato a Malta, in Albania, in Montenegro e in Lettonia. Poter viaggiare, visitare posti diversi, conoscere altri studenti e poter dare loro una mano a mettere in piedi una settimana di eventi è sicuramente un’esperienza formativa. Qui di seguito potrai leggere le riflessioni di Cristina Nashed, una studentessa del GBU di Palermo.

Sono felice di essere stata parte della squadra che è partita per la Grecia lo scorso marzo. Consiglio a tutti un viaggio di questo tipo, perché questo genere di esperienze segnano la tua vita e ti fanno crescere. Nel bene e nel male. La Grecia è un paese occidentale e relativamente benestante, e l’appartamento in cui la nostra squadra ha alloggiato era fornito di tutti i confort, ma nel suo insieme l’esperienza mi ha comunque insegnato molto. Ho imparato a essere flessibile e ad adattarmi, ho vissuto 24 ore su 24 insieme a ragazzi che fino al giorno prima non conoscevo, mi sono stati messi dei volantini in mano e mi è stato chiesto di provare a chiacchierare con degli estranei, mi sono dovuta improvvisare aiuto cuoco e ho dovuto prendere delle decisioni che avrebbero condizionato l’intera squadra. Durante un’esperienza del genere non sei più tu al centro, ma gli altri. Continua a leggere

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L’Europa ha bisogno di conoscere Gesù!

Studenti del GBU Italia spronati dalla conferenza sull’evangelizzazione di IFES

Priscilla era una tra 1700 studenti. Lei e i suoi amici del GBU Italia si sono uniti ad altri studenti da 47 paesi. Questa era la conferenza studentesca europea sull’evangelizzazione, Presence, a Pasqua 2017. Dopo quasi due anni le abbiamo chiesto di riflettere sull’impatto a lungo termine della sua partecipazione a Presence. Ha condiviso le sue riflessioni:

La storia di Priscilla

“Mi aspettavo un’esperienza meravigliosa. Ma non qualcosa che avrebbe ispirato così tanto sia me sia il mio gruppo GBU di Milano.
È stato meraviglioso sperimentare un’unione con altri studenti mentre pregavamo insieme in lingue diverse. Ed è stato bellissimo vedere quando è grande IFES, renderci conto che siamo coinvolti con un progetto internazionale enorme.

Presence

Un momento particolare per me è stato ascoltare la testimonianza di un uomo l’ultima sera. Era cresciuto in una famiglia musulmana in Medio Oriente. Per il suo percorso di studi ha trascorso alcuni mesi in Francia come studente internazionale. Lì ha incontrato alcuni studenti cristiani e ha cominciato a leggere la Bibbia con loro. Solo tre settimane prima di lasciare la Francia, ha dato la sua vita a Cristo.

Quest’uomo adesso lavora con gli studenti IFES in Medio Oriente.

Dopo aver ascoltato la sua storia, ho sentito la convinzione di dover approfittare di più delle opportunità per raggiungere gli studenti internazionali. Siamo abituati a pregare per missionari in tutto il mondo, ma che cosa facciamo per le centinaia di persone internazionali intorno a noi? Hanno bisogno di conoscere Gesù! E possono essere una testimonianza potente nelle proprie comunità quando tornano a casa. Il tempo speso nel nostro paese, seppur breve, potrebbe essere sufficiente.

GBU Milano

Un cuore nuovo

I miei amici e io siamo tornati da Presence spiritualmente carichi, pieni di idee e con un nuovo cuore per gli studenti internazionali. Da allora abbiamo cominciato a fare studi biblici in inglese oltre che in italiano. Nella mia università ci sono tanti studenti internazionali da Cina, India, Pakistan, Sud America e altri paesi europei. Hanno tutti background religiosi diversi e, in generale, abbiamo scoperto che non conosco un granché del cristianesimo, ma sono più aperti a parlare di questioni spirituali dei nostri amici italiani. A volte le loro domande mi sorprendono; sono curiosi, parlare della nostra anima o del nostro peccato non è qualcosa di strano per loro.

Prima di Presence ero interessata agli studenti internazionali, ma ero spaventata per via della barriera linguistica e non ero sicura dell’approccio da usare. Dopo Presence abbiamo deciso di non preoccuparci di queste cose. Il nostro inglese non è perfetto e i nostri studi biblici non sono sempre i migliori, ma la cosa importante è far sentire gli studenti internazionali accolti e amati.

GBU Milano

Abbiamo cominciato a organizzare un evento evangelistico ogni mese – solitamente feste a tema come gli anni ‘50, pizza, serata film, il sud Italia… stiamo imparando ad avere sempre qualcuno che possa tradurre tutto in inglese e cerchiamo di pensare a come gestire il cibo, i giochi, la musica e una presentazione del vangelo nel modo più efficace possibile. A volte siamo arrivati a essere addirittura 60 persone! Siamo andati in giro per la facoltà a incontrare gli studenti. Ora ci stiamo occupando di creare una piccola guida su come sopravvivere all’università qui, che include anche alcune informazioni sul GBU.

Un’avventura che vale la pena vivere

Incoraggerei i gruppi IFES che ancora non hanno intrapreso l’impegno verso gli studenti internazionali a lanciarsi in questa sfida perché ne vale davvero la pena. È una grande opportunità per scoprire altre culture e testare la propria fede. Pregate per le vostre università e lasciatevi sorprendere!

GBU Milano

E agli studenti IFES che stanno pensando di andare alla prossima conferenza europea per l’evangelizzazione, Revive, vorrei dire: ANDATE! Quando siamo tornati a casa ci siamo resi conto di quanto Presence ci avesse unito come gruppo. Ci ha resi una vera squadra con lo stesso obiettivo e la stessa visione, lo stesso amore per gli studenti. Presence è stata un’avventura e ci ha regalato storie che raccontiamo ancora oggi.”

Presentando REVIVE

L’impatto di Presence si è sentito per tutta la regione dell’Europa: gli studenti si sono innamorati più profondamente di Gesù e hanno colto la visione di condividerlo in facoltà. Molte settimane di missione hanno avuto luogo in nuove città, come risultato di Presence. Ma IFES Europa desidera ancora di più. Desidera vedere un risveglio, nei suoi studenti credenti, nelle sue università, nelle sue nazioni. Revive, la prossima conferenza europea sull’evangelizzazione, si svolgerà in Germania dal 27 dicembre 2019 al 1 gennaio 2020.

 

(articolo apparso su ifesconexion.org)

 

Sono ancora disponibili biglietti scontati per Revive per chi si iscrive allaFesta GBU! CLICCA QUI

Michael Green (20 agosto 1930 – 6 febbraio 2019)

Michael Green era un amico del GBU.

Lo incontrai per la prima volta nella primavera del 2011. Era uno dei due predicatori a una settimana di eventi organizzata dal GBU di Sheffield (UK); io mi trovavo lì insieme al mio amico Francesco per osservare e imparare. Aveva 80 anni suonati ma l’energia di un ventenne. Lo ricordo attivo durante le mattine mentre distribuiva volantini e chiacchierava con gli studenti in giro per il campus e diceva loro che si trattava di eventi fantastici ai quali avrebbero ascoltato qualcosa che avrebbe potuto cambiare la loro vita per sempre. Michael era anziano e predicava ogni sera, la mattina poteva anche riposare, ma lui preferiva stare lì in mezzo agli studenti, correndo su e giù per il campus, invitandone il più possibile. Diceva: “Non posso chiedere agli studenti di invitare i loro amici agli eventi se io per primo non invito nessuno”.

Sinceramente, mi chiedevo con quale criterio il gruppo GBU di Sheffield avesse scelto di invitare un oratore di 80 anni per degli eventi rivolti agli studenti universitari. Avrebbe funzionato? Sarebbe riuscito a comunicare in modo rilevante a delle persone più giovani di lui di 60 anni? Ricordo bene quegli eventi della sera: c’era della musica dal vivo, del cibo, un illusionista, alcune testimonianze e poi la predicazione di Michael. Tre cose mi colpirono in modo particolare della predicazione del dott. Green durante quelle sere (a parte il suo abbigliamento semplice, il suo senso dell’umorismo e il suo fortissimo accento inglese): la passione, la convinzione e l’umiltà. La sua passione era visibile a tutti, era come se ciò di cui parlava lo rendeva felice, entusiasta. È possibile delle volte dire cose belle e profonde riguardo Dio, ma senza entusiasmo: non era il suo caso. Era anche chiaramente convinto di ciò che predicava, sembrava che ogni parola che componeva il suo sermone fosse frutto di una forte convinzione personale che tutto ciò che la Bibbia afferma è verità. Che tragedia quando raccontiamo le meraviglie di Dio, ma non sembriamo esserne veramente convinti! Mi colpì anche l’umiltà di Michael Green quando predicava. Scoprii soltanto dopo quanto fosse ricco il suo curriculum e che fosse l’autore di più di 50 libri, eppure sul palco era semplicemente Michael. Il modo in cui parlava delle grandi cose di Dio era accessibile a tutti e il contenuto dei suoi messaggi era incentrato su Gesù e non su sé stesso. A volte è possibile dire cose fantastiche riguardo Dio ma senza umiltà… anche quello è un problema! Passione, convinzione e umiltà: quando queste tre qualità si incontrano, formano un mix potente per la gloria di Dio. Mi sembra che Michael Green queste qualità le avesse tutte e tre, quando predicava il messaggio del vangelo.

In realtà, ci furono altre due caratteristiche della sua predicazione che notai quella settimana: l’amore per coloro che lo ascoltavano e la fede nell’opera dello Spirito Santo. Michael Green amava le persone a cui spiegava il vangelo.

Quando alla fine dei suoi messaggi invitava i suoi ascoltatori a prendere sul serio l’invito di Gesù a credere in lui e ricevere il perdono dei peccati, i suoi occhi brillavano, la sua voce cambiava e con naturalezza riusciva a parlare al cuore di ogni persona. E quando finiva, non andava a rifocillarsi o a riposare, ma scendeva dal palco e passeggiava in mezzo ai tavoli in cerca di qualcuno che voleva porgli delle domande (“cruising around the assembled multitude”, come era solito spiegarlo lui). È possibile predicare il vangelo con distacco e freddezza, senza amore per le persone che ci ascoltano, ma se vogliamo che la gente ci ascolti deve vedere l’amore nei nostri occhi.

Michael predicava anche con grande fede nell’opera sovrana dello Spirito di Dio. Si aspettava che il vangelo producesse dei frutti nel cuore dei suoi uditori e invitava tutti quanti a rispondere all’invito di Gesù. Diceva sempre che quando parliamo di Gesù le persone reagiranno in uno dei seguenti modi: 1, quelli a cui non importa nulla – Michael si appellava alla loro integrità intellettuale e li sfidava a leggere uno dei vangeli prima di rifiutare di credere in Gesù; 2, quelli che sono stati colpiti e vorrebbero scoprire di più – Michael li invitava a prendere parte ad un gruppo di studio biblico per capire di più su Gesù; e infine 3, quelli che, dopo aver ascoltato il messaggio del vangelo, sono pronti a riporre la propria fede in Gesù – Michael li invitava ad andare da lui per parlare e pregare insieme quella sera stessa, prima che il nemico potesse portare via quel seme di vita. Credo che sia possibile predicare il messaggio della croce con rassegnazione, come se mai nessuno risponderà all’invito rivolto. Michael Green mi ha insegnato che quando proclamo la salvezza in Gesù devo aspettarmi che la gente risponda, perché il vangelo è potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede (Romani 1:16).

Nel 2015 Michael Green venne in Italia come oratore al Convegno Studentesco Nazionale del GBU Italia (la Festa GBU).

Predicò tre volte sul tema che gli avevamo chiesto di trattare (l’attendibilità dei vangeli, l’unicità di Cristo e la risurrezione di Gesù), accettò di insegnare un seminario più pratico sul tema dell’evangelizzazione, si rese disponibile a guidare delle sessioni facoltative per chi fosse interessato ad approfondire alcune tematiche (subito dopo pranzo mentre tanti più giovani andavano a fare una pennichella), durante i pasti si sedeva in mezzo agli studenti per conoscerli, chiacchierare con loro e incoraggiarli ed era presente persino durante i programmi serali perché voleva vivere a pieno la conferenza insieme agli studenti.

Era felice di essere spremuto come un limone mentre era con noi (aveva 85 anni!). Che esempio per tutti noi! Ricordo una e-mail che mi scrisse alcuni giorni dopo la fine del convegno, nella quale ringraziava tutto lo staff GBU per averlo accolto splendidamente, lodava la qualità dell’organizzazione del convegno e mi chiedeva l’indirizzo e-mail di alcuni studenti con cui aveva chiacchierato durante il week end, per potersi tenere in contatto con loro e incoraggiarli nella loro fede. Normalmente sono gli studenti che inseguono gli oratori per potersi confrontare con loro, in questo caso era il contrario: Michael Green amava i giovani e voleva investire nella loro vita.

Ma Michael Green non era soltanto un evangelista, era anche un accademico e un teologo.

Ho detto poco fa che è stato autore di più di 50 libri, tra cui anche dei commentari biblici. Era un profondo conoscitore delle Scritture, uno di quelli che preferisce fare la propria lettura personale della Bibbia in lingua originale (ebraico e greco). Conosceva anche il latino, la moglie racconta che pochi giorni prima di morire, in ospedale, provava a chiacchierare con un infermiere italiano utilizzando proprio la lingua dei nostri avi! In genere non siamo abituati a vedere questi due estremi incontrarsi in un’unica persona: o sei un evangelista che ha a cuore i perduti e poco tempo per leggere, studiare e approfondire la propria conoscenza, o sei un accademico che passa tanto del proprio tempo dietro a una scrivania e poco tra la gente a condividere il vangelo. Michael Green ha tenuti insieme questi due estremi in un ministero lungo più di 70 anni. Il suo amico J. John, Reverend Canon della Chiesa Anglicana ha scritto di lui: “Leggendo il Nuovo Testamento, mi colpisce il fatto che l’apostolo Paolo era allo stesso tempo un grande studioso e un evangelista appassionato. Queste due doti raramente si trovano in un’unica persona: o sei uno studioso delle Scritture o sei un evangelista. Eppure, con questa combinazione di conoscenza e passione Michael Green rappresentava l’eccezione e quando vedevo lui non potevo non pensare al grande apostolo”.(1)

Michael Green verrà ricordato come una delle figure più influenti del mondo evangelico dell’ultimo secolo.

Si è spento serenamente il 6 Febbraio 2019. Fino a due giorni prima di essere ricoverato in ospedale era ancora in mezzo agli studenti universitari per insegnare; anche mentre era ricoverato in ospedale, fino a quando è stato cosciente, ha continuato a parlare del Signore Gesù a medici e infermieri, invitandoli a diventare suoi seguaci. È morto con il piede sull’acceleratore del servizio cristiano, ha finito bene la sua corsa. Prima di morire ha chiesto che eventuali donazioni fatte al suo funerale venissero tutte girate a UCCF (il GBU Britannico), questo dimostra quanto avesse a cuore il ministero evangelistico tra gli studenti universitari. Lui stesso disse: “Non solo il campo delle università è uno dei terreni più fertili per il Cristianesimo oggi, ma molti di questi giovani uomini e donne sono destinati a ricoprire delle cariche importanti e diventare persone influenti nelle diverse carriere che perseguiranno. Il potenziale della loro influenza è incalcolabile”.(2)

Addio Michael Green, ma nel vero senso della parola: a-Dio, ci rivedremo quando saremo insieme alla presenza del nostro Dio e Salvatore Gesù Cristo, che tu hai servito fedelmente per così tanti anni. E grazie per tutto quello che hai dato a IFES e al GBU Italia.

Quanto a me, io sto per essere offerto in libazione, e il tempo della mia partenza è giunto. Ho combattuto il buon combattimento, ho finito la corsa, ho conservato la fede. Ormai mi è riservata la corona di giustizia che il Signore, il giusto giudice, mi assegnerà in quel giorno; e non solo a me, ma anche a tutti quelli che avranno amato la sua apparizione (2 Timoteo 4:6-8)

Giovanni Donato
(Staff GBU Siena)

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1) https://www.canonjjohn.com/blog/2019/02/146/a-fond-farewell-for-a-good-man
2) www.ifesworld.org, home page

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REVIVE Europe

Ho appena fatto una ricerca su internet.

Con 99 euro non ci paghi neppure un cenone di Capodanno in un ristorante semi serio. Eppure, con 99 euro, tra dodici mesi, potrai celebrare il Capodanno in modo alternativo quanto straordinario! Un week-end intero insieme ad alcune altre migliaia di giovani (studenti e laureati) provenienti da tutta Europa, radunati sotto lo stesso tetto per lodare Dio insieme e lasciarsi sfidare dalla Sua Parola.

Revive è un congresso promosso da IFES (International Fellowship of Evangelical Students) per studenti e laureati di età compresa tra i 18 e 30 anni, al quale si stima parteciperanno circa 5000 persone e avrà luogo a Karslrhue (Germania) dal 27 Dicembre 2019 al 1 Gennaio 2020. Bello, no?

Sarebbe stupendo se tanti italiani partecipassero a Revive l’anno prossimo, incluso te; per questa ragione vorrei provare a convincerti a iscriverti portando alla tua attenzione 5 ragioni per le quali non dovresti lasciarti sfuggire questa bellissima opportunità:

Dio desidera utilizzare Revive per incoraggiarti, fortificarti e sfidarti.

Se guardo indietro nella mia vita, alcuni tra i momenti in cui ho sentito con più chiarezza la voce di Dio era durante convegni, raduni, campi biblici… quando ci stacchiamo dalla nostra routine quotidiana e prendiamo del tempo per passarlo con Dio, lui non mancherà di parlarci, incoraggiarci, riprenderci, sfidarci. Forse Dio ti parlerà attraverso la predicazione della Sua Parola, o magari attraverso un workshop, una testimonianza, una conversazione a tavola o durante un momento di preghiera. Ciò che è certo, è che Dio desidera incoraggiarti, fortificarti e sfidarti, e lo farà se glielo permetti, anche durante Revive.

Il prezzo è troppo vantaggioso per lasciarsi sfuggire questa opportunità.

In questa prima fase della campagna iscrizioni, la cosa più straordinaria è proprio il prezzo. Sebbene il costo intero di Revive sia 199 Euro, per coloro che si iscriveranno entro il 31 Dicembre 2018 è riservato un prezzo quasi simbolico: soltanto 99 Euro! Per questa cifra Revive ti offre un intero week-end straordinario, ricco di insegnamento, nuove amicizie e lezioni che segneranno la tua vita. Dal 1 Gennaio (e fino al 30 Giugno) il costo del congresso salirà a 149 Euro, che comunque rimane un prezzo vantaggiosissimo in confronto con ciò che Revive ti darà! Perciò, cogli questa bella occasione e iscriviti entro il 31 Dicembre per assicurarti il miglior prezzo!

Celebrare il Signore insieme a tante persone provenienti da paesi diversi è straordinario.

Lodare Dio insieme a tante altre persone è un’esperienza molto forte. Se poi quelle tante persone provengono da più di quaranta paesi Europei (e oltre), mi permetto di assicurarti del fatto che sarà un’esperienza indimenticabile. È in occasioni come questa che ci rendiamo realmente conto che la Chiesa di Cristo è molto più grande della nostra piccola realtà locale. Ascolterai le storie di fratelli e sorelle in Cristo che provengono da paesi dei quali non conosci proprio nulla, eppure affrontano le stesse sfide che affronti tu, leggono la stessa Bibbia che leggi tu e adorano lo stesso Dio che adori tu. A Revive potrai toccare con mano la ricchezza e la bellezza del popolo di Dio.

Conoscerai e farai amicizia con tante persone che altrimenti non conosceresti mai.

Non sto dicendo che se andrai a Revive incontrerai la compagna/il compagno della tua vita (anche se potrebbe sicuramente succedere : ), ma ti assicuro che a Revive avrai la possibilità di conoscere e stringere una forte amicizia con delle persone che altrimenti non conosceresti mai. Uscire dal proprio contesto, conoscere nuove culture, incontrare persone nuove fa sempre bene e allarga i nostri orizzonti.

Occasioni di questo tipo non capitano tutti i giorni.

Quando potrai prendere nuovamente parte a un evento così grande, insieme a migliaia di altri giovani provenienti da ogni paese del nostro continente? La verità è che forse si tratta di un’opportunità irripetibile e, in quanto tale, faresti bene a non lasciartela sfuggire. Il mio consiglio è di andare ora su www.reviveeurope.org per capire meglio cosa è Revive e magari compilare il modulo di iscrizione. Esiste anche un indirizzo e-mail al quale puoi scrivere in italiano per ricevere maggiori informazioni (), saremo ben felici di rispondere a ogni tua domanda.

Che dire, spero proprio di vederti a Revive tra esattamente 12 mesi!

Giovanni Donato
(Staff GBU Siena)

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Viaggio in Slovenia

Ogni anno, in Slovenia, lo ZVEŠ (il GBU sloveno) organizza un festival in memoria di Primož Trubar, figura culturale molto importante nel paese perché dopo la sua conversione alla fede evangelica, proprio negli anni della Riforma, scrisse i primi libri in lingua slovena. E quest’anno il GBU (lo ZVES italiano) ha mandato in Slovenia una piccola “delegazione” di studenti, tutti provenienti dai gruppi del Veneto. Già in questo c’è motivo di lode a Dio, perché qualche anno fa non esisteva un solo gruppo GBU in tutta la regione, mentre oggi se ne contano ben tre!

Uno dei motivi principali del viaggio quindi era aiutare gli studenti sloveni nelle attività evangelistiche; durante il giorno avevamo conversazioni con gli studenti, cercavamo di fare nuovi contatti, e soprattutto invitavamo le persone agli eventi serali, durante i quali un artista commentava un dipinto dell’età della Riforma con interessanti risvolti spirituali. Non solo, essere lì è stato anche un modo per incoraggiare i pochi studenti che lavorano per il vangelo in Slovenia: a Lubiana c’è solo una staff e una studentessa, e fra tutte le università gli studenti sono circa cinque! Ci hanno sinceramente ringraziato per la nostra presenza, erano entusiasti che fossimo lì. Continua a leggere

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Attaccati alla Parola Sicura

Quando un anno fa ho saputo di essere entrata all’università di Pisa, non volevo assolutamente venirci. Adesso, un anno dopo, mi sono trovata gioiosa di accettare la proposta di essere coordinatrice GBU proprio in questa città.

È incredibile e meraviglioso come il Signore sia in grado di cambiare e modellare le situazioni, e il modo in cui noi le vediamo. Un anno fa avevo solamente una vaga idea di cosa fosse il GBU, sapevo che a Pisa stava ripartendo dopo un po’ di anni di silenzio, sapevo che c’era bisogno di persone che avessero il desiderio di condividere Gesù con gli studenti. Quando sono venuta (di malavoglia) in questa città, ho conosciuto il gruppo, e nel corso dell’anno ho conosciuto anche staff e collaboratori, e la loro fortissima passione per l’opera all’interno delle università. Era una passione contagiosa, molto bella vista dall’esterno, e piano piano il desiderio di collaborare in qualche modo in questo progetto iniziò a crescere in me.

Quando a settembre ho accettato la proposta di Zach (il mio staff GBU) di diventare coordinatrice, e mi sono iscritta alla Formazione Coordinatori, dentro di me avevo ancora dubbi e paure. Riuscirò a gestire bene il mio tempo? Riuscirò a essere una buona coordinatrice? Riuscirò a dedicarmi seriamente al GBU senza trascurare lo studio o altri impegni? Riuscirò a condividere il Vangelo con forza e senza timidezza? Domande che penso molti si pongano.

Ebbene, mai avrei immaginato di ricevere tanto in questi tre giorni. Oltre a ricevere le risposte a tutte le mie domande, sono stata riempita di forza, entusiasmo e motivazione per iniziare questo nuovo anno accademico. Non avevo mai studiato approfonditamente la lettera di Tito, e mai avrei pensato che questi tre capitoli potessero contenere tanto. La risposta alle mie domande è arrivata subito: se sono attaccata alla parola sicura, non solo il Signore cambierà me stessa, ma mi renderà anche in grado di esortare gli altri. Io non posso e non potrò mai essere perfetta, ma posso e devo essere attaccata alla parola sicura. Questo è quello che mi dà vita, questo è quello che mi forma e mi insegna ad affrontare ogni giorno dell’anno accademico. Quindi non voglio più preoccuparmi di quelle che potrebbero essere le mie sfide nell’essere coordinatrice: il Signore vuole solo un cuore disposto a servirLo, di tutto il resto si occuperà Lui!

E quindi eccomi qui, in una città di cui un anno fa vedevo solo il grigiore e per cui adesso invece provo tanta gioia e ho un grande desiderio nel cuore: condividere Gesù da studente a studente!

Blanka Baracetti 
(GBU Pisa)

Dr Denis Mukwege by PINAULT/VOA [Public domain], via Wikimedia Commons
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L’ultima parola: riflettere il carattere di Dio (Dr Denis Mukwege)

Il dottor Denis Mukwege è un medico che si occupa delle vittime di stupro. E’ un ginecologo di ottima reputazione, che potrebbe vivere in Occidente. Ma ha scelto di lavorare in una delle zone più tormentate della Repubblica Democratica del Congo. In una regione fatta a pezzi dalla guerra e da anni di orribili violenze sessuali, quest’uomo si prende cura di migliaia di donne, molte delle quali sono state vittime di violenti stupri di gruppo. La sua competenza nel campo medico è quella di salvare vite ed è un coraggioso sostenitore dell’uguaglianza di genere nel paese.

Questo fratello della Repubblica Democratica del Congo è un laureato del movimento IFES [n.d.t. GBU] del Burundi, dove ha fatto parte dei suoi studi medici. E’ stato insignito del premio Sakharov dall’Unione Europea nel 2013 ed era nella lista dei premi Nobel nel 2016 [n.d.t. premio che ha vinto quest’anno]. E’ un modello per me dell’impegno cristiano nella società. Porta in maniera disinteressata il carattere di Dio a queste persone affrante.

Anche noi siamo chiamati ad avere un impatto nel nostro mondo per la gloria di Cristo. Di fronte all’opposizione e ai devastanti effetti del peccato, ci potremmo sentire impotenti. Cosa possiamo fare? Da un lato, questo è vero, noi non possiamo cambiare il mondo che ci circonda. Ma Dio può. E ci chiama a essere i suoi agenti nella trasformazione. Ci chiama a essere sale e luce nelle nostre società affrante.

Infatti siamo opera sua, essendo stati creati in Cristo Gesù per fare le opere buone, che Dio ha precedentemente preparate affinché le pratichiamo. Ef. 2:10 NRV

In un ministero come IFES, siamo comunità del popolo di Dio e Lui vuole lavorare attraverso di noi per ridurre alcune delle conseguenze del peccato in questo mondo. Voglio incoraggiare a vederci come strumenti di trasformazione nelle mani di Dio nelle università, nelle famiglie, nella società, nella chiesa.
Dovremmo ricordare il grande disegno della creazione di Dio. Dall’inizio, siamo stati mandati da lui per avere influenza sulla sua creazione. A causa del nostro peccato, l’esecuzione di ciò diventa più difficile. Ma lasciamo che questo mandato biblico ci rinnovi e lavoriamo attraverso il potere dello Spirito Santo per avere un impatto buono e positivo nel nostro mondo affranto. Dio ci ha fatto a sua immagine. Vuole che la sua gloria sia conosciuta e celebrata. Ci ha dato un meraviglioso dono di grazia per cambiare questo mondo fratturato.

E così, noi cerchiamo di avere un impatto sulla società, ma non soltanto per vederne la trasformazione sociale, sebbene questo è uno degli aspetti. Infatti facciamo campagne per la giustizia perché vogliamo vedere più della giustizia di Dio riflessa nella società. Ci pronunciamo a favore dei diritti delle persone perché vogliamo riflesso di più il carattere di Dio nelle nostre comunità. Quando l’essere affranti porta a un livello di povertà che riduce la dignità di coloro che sono fatti a immagine di Dio, siamo profondamente colpiti e siamo sfidati a migliorare le condizioni della gente. Non combattiamo per la ricchezza, ma per la dignità delle persone create a immagine di Dio e per l’onore del Dio che celebriamo. C’è una motivazione spirituale per il nostro impegno e per tutto quello che facciamo per riflettere sempre più il carattere di Dio.

Per fare questo, dobbiamo resistere nel non rimanere bloccati nelle nostre bolle e ghetti. Occorre che facciamo coraggiosamente e orgogliosamente passi per andare nel mondo ed esplorare le maniere di permettere al carattere di Dio essere riflesso a tutti i costi – in spazi pubblici come la politica, sui nostri campus universitari, nelle comunità colpite duramente dalla guerra. Questi contesti possono, per la loro natura, essere difficili e pericolosi, ma possiamo essere incoraggiati e potenziati dal nostro grande Dio che ci dice: non temere. E’ il suo amore e la sua potenza che siamo chiamati a portare alle persone affrante che ci circondano.

Daniel Bourdanné

 

Questo articolo è stato tratto dal sito di International Fellowship of Evangelical Students (IFES). Tradotto e pubblicato con permesso. Puoi  leggere l’originale su https://en.ifesconexion.org/last-word-reflecting-gods-character-5b8a48b9da6 o avere altre informazioni visitando il sito ifesworld.org

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https://it.wikipedia.org/wiki/Denis_Mukwege

Armenia, un viaggio curiosamente benedetto

Il viaggio si è concluso da non più di quindici giorni e i ricordi non possono che essere nitidi e intensi.

 

seconda serata GBU “error 404: satisfaction not found”

Dal 13 al 22 agosto in Yerevan, Armenia, ci aspettava il progetto Erasmus+ incentrato sull’Imprenditoria giovanile, e una serie di incontri evangelistici organizzati insieme al CICI (il gruppo GBU locale). Prima ancora di partire avevamo già incontrato la nostra prima sfida: eravamo senza il nostro staff di riferimento, Lorens, costretto a casa per un grave infortunio. Però l’amore per le anime era troppo forte per scoraggiarci o fermarci e, rimboccandoci le maniche, insieme abbiamo guidato il gruppo.

Il GBU per questo viaggio ha mandato Grazia, Daniel, Justin, Alessandro, Silvia e il sottoscritto. Posso affermare con sicurezza che la formazione di questo gruppo è stata divinamente guidata. A titolo esemplificativo: chi avrebbe mai pensato che avere due madrelingua spagnoli, Daniel e Grazia, sarebbe stato cruciale per condividere Gesù all’impiegata dell’ostello armeno dove risiedevamo? Dio fa queste cose curiose.

Come un corpo ognuno ha sopperito alle difficoltà e alle mancanze dell’altro, facendosi forza e mantenendosi in equilibrio fra mondo e santità. Uno dei motti principali di questo viaggio è stato l’essere greco con i greci. Abbiamo avuto a che fare con tre differenti culture: all’Erasmus+ partecipavano studenti armeni, georgiani ed estoni. La sfida è stata amare ognuno di essi nel profondo interpretando correttamente la loro cultura e il loro stile di vita. Gli addii dell’ultimo giorno testimoniano del grande amore che si è instaurato fra tutti i partecipanti e di come Dio ci abbia aiutato a interessarci genuinamente a ognuno di loro.

terza serata GBU: “are you ready for the game over?”

Una grande gioia l’abbiamo potuta osservare in G., uno dei ragazzi venuti dall’Italia, non facente parte del GBU, che alla fine dell’Erasmus, dopo aver speso parecchio tempo a parlare di Gesù con Alessandro, ha deciso di pregare insieme a noi quel Dio che tanto lo incuriosiva quanto respingeva.

Oltre alla condivisione personale del vangelo ci sono stati anche due momenti di condivisione pubblica che hanno visto una grande partecipazione da parte degli studenti. I temi erano: la soddisfazione e la vita dopo la morte. Le serate erano strutturate in modo che prima del discorso evangelistico ci fossero dei gruppi di discussione, guidati da Daniel, Grazia e da Justin con la sua innata simpatia. Nell’ultima serata a disposizione, dopo la predicazione, abbiamo distribuito a tutti una copia del vangelo di Giovanni nella propria lingua madre. Il fatto curioso, e qui un’altra sfida, è stato che era praticamente irreperibile una copia del vangelo che non fosse in lingua locale. Allora Daniel e Silvia hanno avuto la brillante idea e iniziativa di stampare e rilegare quanti vangeli fossero necessari, potendo così concludere il nostro Erasmus+ lasciando ai partecipanti quanto più ci sia di prezioso al mondo.
Molti sono i nomi e le storie di persone che vorrei raccontarvi, ma la cosa più importante con cui vorrei lasciarvi è che Dio non si è risparmiato nel guidarci in questo viaggio curiosamente benedetto e ci ha portato esattamente dove e come voleva lui, dimostrandosi fedele.

Alcune impressioni dai compagni di viaggio:

Dio ha veramente utilizzato ogni nostra piccolezza e ogni nostra fragilità per poterci confrontare e parlare con tutti i ragazzi che abbiamo incontrato. Se c’è una cosa che ho capito con questo viaggio è stata che tu potrai essere anche il più grande dei predicatori ma non sarai mai tu a convertire le persone. Solo la potenza della Parola di Dio può toccare in profondità l’animo delle persone. (Alessandro)

Cercava di rispondermi in inglese ma non ci riusciva… ci provava in russo ma io non capivo… allora ha preso il cellulare, ha cominciato a scrivere per poi mostrarmi la schermata di Google Translator in italiano: “Mi piace molto come vivi la tua religione”. Il mio cuore si è illuminato: “Sai N., per me non è una religione ma un rapporto personale che vivo ogni giorno…” (Silvia)

Se dovessi riassumere il viaggio in una sola frase lo descriverei come un alternarsi di sfide e benedizioni, dove in più di un’occasione abbiamo visto chiaramente il Signore agire. (Daniel)

… Nonostante non sapessi bene quale era il mio ruolo nel progetto, Dio mi ha utilizzato in maniere che io non conoscevo, ma soprattutto ha incastonato in una maniera perfetta ogni membro del gruppo… (Grazia)

Questo tipo di evangelizzazione nella mia opinione era molto efficace e vera rispetto a quello che ormai siamo abituati a fare con altri eventi. (Justin)

 

Beniamino Barra
(GBU Milano Bicocca)