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Mancano ormai solo 14 giorni dall’inizio del IV incontro mondiale del Movimento di Losanna, fondato con lo scopo di riflettere sulla missione dell’annuncio del Vangelo di Cristo al mondo 50 anni fa, su ispirazione di due dei maggiori esponenti dell’evangelismo mondiale dell’epoca: John Stott e Billy Graham. 

In questi 50 anni il mondo in cui viviamo è profondamente cambiato ed anche la situazione del mondo evangelico. Sebbene, nelle sue varie componenti, il mondo cristiano rimanga la prima religione professata, è anche vero che ci sono delle zone di crisi paradossalmente proprio nel mondo occidentale. Se quando, nel 2010, alcuni di noi parteciparono al terzo incontro che si tenne a Città del Capo, il cristianesimo evangelico occidentale sembrava in crisi in Europa, ma non negli Stati Uniti, oggi anche la più importante nazione evangelica del mondo sta vivendo il suo momento di ripensamenti soprattutto se si guardano ai numeri di coloro che assiduamente frequentano una comunità o si definiscono cristiani. Rispetto a 14 anni fa molti sono anche i cambiamenti sociali: siamo nel mezzo di una rivoluzione digitale che, se era minimamente presente a Città del Capo, diviene di fondamentale importanza per quanto sta accadendo oggi.

Per prepararsi a questo incontro che si terrà nella Corea del Sud a Seul-Incheon, come sempre sarà inteso a riflettere su queste differenti situazioni e a cui parteciperanno circa 5000 delegati in presenza con diverse persone che invece potranno seguire i lavori online (questa già una prima grande differenza), il Movimento ha pubblicato un corposo documento che si intitola State of the Great Commission Report (Rapporto sulla situazione del Grande Mandato). Questo testo serve essenzialmente come lavoro preparatorio, ma anche come base per quello che deve essere fatto. E’ un documento di più di 500 pagine, scritto da molti autori (l’elenco è piuttosto lungo), montato con una grafica accattivante e con diverse info-grafiche in cui si ribadiscono alcune delle emergenze del Grande Mandato di Gesù di fare discepoli. Su questo testo e su alcuni dei suoi aspetti torneremo negli articoli che dedicheremo a questo evento.

L’introduzione analizza, da un punto di vista teologico, il significato della missione cristiana e, come già accaduto nei precedenti congressi, si sottolinea come ormai il cristianesimo sia sempre più globale ed coinvolga, con successo, continenti che sino a qualche decennio erano marginali (Sud America, Africa Subsahariana, una parte del continente asiatico). La proposta globale appare essere quella da una parte di mostrare come la missione sia un qualcosa di complesso che implica diversi aspetti della vita umana oltre quello meramente spirituale, dall’altra quella di cercare una lettura adeguata del mondo contemporaneo che appare sempre più complesso e stratificato, nonostante la globalizzazione che avrebbe dovuto avere come sua conseguenza una maggiore omogeneizzazione. Proprio per questo il documento presenta sia capitoli tematici che cercano di leggere il mondo nella sua complessità, sia capitolo divisi per aree geografiche, dove si individuano i maggiori problemi per la missione in una determinata regione del mondo. Vi è quindi attenzione sia alle tematiche globali che ai problemi che possono essere diversi a seconda del luogo in cui si vive e si agisce per la missione.

Il Congresso durerà un’intera settimana, dal 22 al 28 settembre; come per Città del Capo anche in questo caso, per sottolineare la centralità del testo biblico, ci saranno meditazioni e studi sul libro degli Atti che saranno fatti quotidianamente. L’organizzazione appare complessa ed ognuno dei delegati ha dovuto scegliere degli affinity groups in cui si affronteranno le tematiche ed i problemi che riguardano il mondo contemporaneo e dei gruppi di interesse dove si cerca di affrontare varie tecniche per “modernizzare” il discorso missionario (molto spazio è dato al mondo digitale ed alla cura del creato, due argomenti piuttosto caldi ed in cui il mondo evangelico non ha ancora saputo affrontare in modo adeguato). 

Due nuovi target interessanti sono poi i giovani e gli anziani. Il Movimento si rende conto che, negli ultimi anni, il processo di secolarizzazione ha colpito sempre più le fasce giovanili che soprattutto in Occidente vanno sempre meno in chiesa e si identificano sempre meno con il cristianesimo, coinvolgendo in questo tutte le sue varie componenti (cattolico, anglicano, evangelico, protestante storico). Gli anziani o il diventare tali (cosa che coinvolge in parte ormai anche il sottoscritto) è una nuova chiave della vita in Occidente (ma non solo, si pensi anche ad alcuni paesi dell’Estremo Oriente) e bisogna rapportarsi ad essa proprio se la missione, oltre che fermarsi al mero annuncio del Vangelo deve anche tenere conto dell’ambiente sociale in cui si sviluppa.

Come sempre la Delegazione italiana sarà relativamente piccola, composta, a quanto pare da 27 persone, abbastanza rappresentativa del variegato mondo evangelico, ma mai abbastanza. Sebbene ci siano dei criteri di selezione (40% per cento di donne, 40% di persone non a tempo pieno, una forte presenza di giovani leader sotto i 40 anni) non sempre è chiaro come siamo stati scelti. C’è chi ha fatto domanda autonomamente, chi è stato invitato, chi è stato recuperato all’ultimo momento. Sta di fatto che sarà una delegazione variegata, che non si conosce ancora del tutto tra di sé e che speriamo possa avere un congresso proficuo che possa dare dei frutti in seguito a beneficio di tutto il mondo evangelico italiano. Una novità, rispetto alle altre volte, è che saranno presenti anche dei volontari oltre che dei delegati, che coadiuveranno alla buona riuscita dell’evento.

Il problema della missione e di come si debba portare avanti, di quali siano le sfide del presente e del futuro sono un argomento importante soprattutto in un mondo come quello di oggi che è alle soglie del secondo quarto del XXI secolo che appare travagliato ed in cui il messaggio di “tutto il Vangelo” (per usare un’espressione cara al Movimento di Losanna) dovrebbe portare ristoro non solo agli individui ma all’intera società, cercando di portare un messaggio positivo e propositivo per il vivere bene in questo mondo nella speranza del ritorno di Cristo. Speriamo che Losanna IV, che celebrerà i 50 anni di questo movimento possa mostrare come una realtà variegata e molteplice come l’evangelismo mondiale possa diventare unitario nella testimonianza e nella fedeltà, tenendo conto anche delle diverse prospettive presenti e centrando l’attenzione sul messaggio del Vangelo e del bisogno che c’è per questo periodo. Ritorneremo durante il viaggio e dopo a parlare di questo evento mondiale che ci vede sicuramente protagonisti come credenti, ma anche forse marginali come Nazione, cosa che ci dovrebbe anche far riflettere.

Valerio Bernardi – DIRS GBU

L’articolo Aspettando Losanna IV. Alcune riflessioni preliminari prima di partire per la Corea proviene da DiRS GBU.

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di Giacomo Carlo Di Gaetano

Vivere e confrontarsi con l’Islam

Bisogna decidere da dove partire. Il confronto con il “mondo islamico” (già questa sembrerebbe una scelta intepretativa – mondo islamico?) è una sorta di rompicapo.
Prima di tutto la cronaca che ci restituisce indizi molto eloquenti relativi a un conflitto senza quartieri tra il “mondo” cristiano e il “mondo” islamico (anche qui una interpretazione: che cosa significa “mondo” cristiano?).

In tutti i modi, la presenza strisciante del terrorismo, ormai non più declinato secondo le logiche delle organizzazioni globali modello spectre di 007, da Al Qaeda all’Isis, passando per lo stato islamico, ma un terrorismo che segue in maniera quesi ineluttabile i flussi migratori e il succedersi delle generazioni di immigrati che mal si integrano in Occidente (vedi rivolte in Gran Bretagna), ebbene questi indizi quasi ci impongono di partire da questioni di storia e di geo-politica.

Poi c’è l’aura un po’ esotica del tema; ma è prooprio una priorità impegnare la chiesa in interrogativi concernenti una fede che non sempre è a contatto con le chiese, in quanto spesso si rifugia in enclave etniche? Nei suoi confronti basterebbe una buona dose di politica da “riserva indiana” affinché tutti stiano buoni e noi si possa pensare al nostro mandato evangelistico che ha a che fare tradizionalmente con le estremità della terra (come se lì i musulmani non ci fossero) e più recentemente con una riconquista delle terre d’Europa, contro il secolarismo.

L’Islam lasciamolo o ai teorici del pluraismo religioso, predicatori astrusi di un mondo inesistente in cui tutte le strade porterebbero a Dio. Per niente proprio, vi risponderebbe un fedele musulmano e uno “cristiano”. Oppure lasciamolo a quei missionari-predicatori “arrabbiati” che, vedendo quello che gli altri non vedono, gridano al lupo al lupo dove il lupo sarebbe il rischio per tutti noi di diventare muslmani. Un po’ come l’apporccio identitario al cattolicesimo (ARC) per il quale rischiamo di diventare tutti cattolici e seguaci di Bergoglio … per la simpatia che suscita.

E poi c’è sempre la politica. Il tema dell’Islam può essere lasciato alla politica, sia essa di destra (prima gli italiani e attenzione alla sostituzione etnica e amenità del genere) sia essa di sinistra (multicolore è bello, è indice di una superiorità etnica e sociale).

Rinunciare al confronto con l’Islam o paralizzarsi a causa del rompicapo iniziale è un po’ come riscrivere il Grande Mandato di Gesù (Matteo 28) cancellando il passaggio da Samaria: mi sarete testimoni a Gerusalemme e poi alle estremità della terra. Ebrei (ma sfido a pensare alla testmonianza agli Ebrei in termini meno problematici di quella ai musulmani) e secolaristi, cioè quelli che ci assomigliano di meno e sono più distanti da noi quanto a regimi di credenze ben delineati.

Ma il mondo è una vasta distesa di chiaroscuri, di grigi. C’è un mondo che ci assomiglia pur essendo radicalmente diverso da noi. La categoria del “samaritano” nella Bibbia serve proprio a questo, a ricordarci che nella missione incontriamo dei nostri alter ego che ci obbligano a uno sforzo di penetrazione e di comprensione di che cosa crede l’altro (la donna samaritana) e di revisione della nostra identità (la parabola del buon samaritano).

L’Islam come una gigantesca Samaria onnipresente in tutto il mondo.

Colin Chapman studioso anglosassone che ha speso la vita a insegnare materie islamiche tra l’Inghilterra e il Medio Oriente, nel suo famoso libro dedicato al rapporto tra la croce e la mezzaluna (IVP, 2007) suggerisce che il primo passo da fare nel confornto con l’Islam e “avvicnarsi al musulmano, come nostro prossimo”. Prima ancora di capire l’Islam, prima ancora di discutere con i musulmani, di affronatare i temi di fondo o presentare loro il vangelo, è fondamentale:

– incontrarli faccia a faccia
– apprezzare la cultura islamica
– avere consapevolezza dei nostri pregiudizi.

“Ciao come stai”! Questa fu la risposta che il professore di studi islamici diede a uno studente che, durante il corso sull’Islam, gli chiese proprio: come devo approcciarmi a un musulmano? Salutandolo con un caloroso “Ciao come stai?” Fu la risposta del professore! Avviciniamo degli esseri umani prima che dei portatori di credenze. E il cristianesimo è l’unica visione del mondo che chiede ai suoi seguaci di incontrare l’altro sull’unico piano possibile, quello della sua umanità, indipendentemente dalle sue convinzioni. Poi ci sono altre cose e tra di esse mi stupice come Chapman insista sull’assunzione dell’iniziativa, per esempio nell’area dell’ospitalità: invitarsi e andare da loro e molto meglio che invitare loro (sic!).

Un altro step in questo incontro tra esseri umani è naturalmente quello di comprendere dove è l’altro. Sembra che la curiosità, quanto meno come prima mossa, stia in capo ai cristiani. Il cristianesimo una fede curiosa? Si scopre allora che per i musumani la famiglia, l’onore, l’educazione e l’onnipresenza di Dio nella vita siano pilastri di qualsiasi configurazione geo-culturale, dalle Filippine, alla Turchia, dai Paesi del Golfo alle enclave islamiche nel nord Europa.

Infine ci sono i nostri atteggiamenti. Stiamo parlando di un ipotetico primo passo nel “vivere e confrontarsi con l’Islam”, come suggeritoci da Colin Chapman.
Prima però di accennarvi, è bene sottolineare che questa iniziativa (vai a casa loro, chiedigli delle feste del loro calendario, scopri i loro valori) è relativa allo scambio “umano” cioè tra esseri umani che si riconoscono come tali.
Un po’ complicato attuare questa curiosità nei pressi dei tunnel di Gaza, e sotto le attuali macerie della Striscia. Ma sarebbe quasi impossibile anche per un gay dichiarato approcciarsi a un evangelico o cattolico conservatore, per gli stessi rischi che corre.
Quando si discute di queste cose c’è sempre una riserva da avere presente, una riserva che concerne la possibilità o meno di incontrarsi sul piano più propriamente umano. Non è sempre scontato. E sembra di ascoltare quei secolaristi che ci sussurrano: è chiaro, pensateci un po? Che le religioni ci facciamo meno che umani?

In tutti i modi, ecco alcuni dei nostri pregiudizi sull’Islam, secondo Colin Chapman.

I musulmani perseguitano i cristiani!
L’Islam appare come una religione di violenza!
L’Islam vuole dominare il mondo
Se il cristianesimo è vero, all’ora l’Islam è falso
E’ impossibile convertire un musulmano e noi non dovremmo neanche provarci!
I musulmani sono ottusi e arroganti!

Sarà vero? Può darsi di sì; può darsi di no.

Per il momento, anche solo a livello iniziale, hai tanti buoni motivi per partecipare al

XVII Convegno studi GBU: Vivere e confrontarsi con l’Islam!

L’articolo La croce e la mezzaluna proviene da DiRS GBU.

source https://dirs.gbu.it/la-croce-e-la-mezzaluna/

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di Simon Cowell, Staff GBU Puglia

Uno dei miei passi biblici preferiti è Filippesi 1. La lettera ai filippesi è giustamente conosciuta come “la lettera della gioia”, per il grande feeling che c’è fra l’apostolo Paolo e questa piccola chiesa situata nell’antica città romana di Filippi. Appena fatti i saluti iniziali, Paolo scrive così:

 
Io ringrazio il mio Dio di tutto il ricordo che ho di voi; e sempre, in ogni mia preghiera per tutti voi, prego con gioia a motivo della vostra partecipazione al vangelo, dal primo giorno fino ad ora. E ho questa fiducia: che colui che ha cominciato in voi un’opera buona la condurrà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù.

Filippesi 1:3-6

Avete notato il motivo primario per questo profondo ringraziamento da parte dell’apostolo?  È la loro partecipazione al vangelo – questa buona opera cominciata in loro da Dio, per rendere i filippesi non solo ricevitori del vangelo, ma partecipanti attivi in esso. A volte consideriamo poco quanto meravigliosa sia questa frase. Paolo, un gigante della chiesa primitiva, il primo grande missionario della storia, uomo scelto da Dio per portare il vangelo ai gentili – lui considerava la collaborazione di questa chiesa, piccola ed insignificante, come una cosa preziosissima, motivo di vera gioia. Come mai?

La collaborazione nel vangelo

Paolo sapeva che l’opera del vangelo è troppo ampia, troppo vasta e troppo importante da essere lasciata solo ai “professionisti”, o agli “esperti” (anche a quelli capaci e bravi come gli apostoli!) Proclamare Gesù e la vita eterna in Lui è la missione primaria della chiesa, di tutta la chiesa, inclusa questa piccola comunità a Filippi. È questo un principio biblico fondamentale: ogni ministero cristiano è una collaborazione. Nel caso di Paolo e i filippesi, era Paolo ad attraversare il mediterraneo (più di una volta!) predicando Cristo e fondando chiese, ed erano i filippesi a contribuire in due modi importantissimi: il sostegno in preghiera, e il sostegno finanziario.

L’importanza della preghiera

Parlando del suo imprigionamento e dei suoi “rivali” nel vangelo, Paolo scrive ai filippesi: “so infatti che ciò tornerà a mia salvezza, mediante le vostre suppliche e l’assistenza dello Spirito di Gesù Cristo”. Anche se non erano presenti con lui fisicamente, nelle sue difficoltà esprimeva Paolo l’importanza delle loro preghiere – l’unica cosa menzionata oltre l’aiuto dello Spirito Santo!

Collaborare nel vangelo vuol dire pregare – intercedere con il Signore degli Eserciti, affinché faccia ciò che può fare solo Lui: trasformare i cuori e le menti per accettare Cristo Gesù e la vita eterna in lui solo.

L’importanza del donare

Sempre ai filippesi, Paolo parla più di una volta delle gioia che lui ha nella loro collaborazione finanziaria nel vangelo:

ho avuto una grande gioia nel Signore, perché finalmente avete rinnovato le vostre cure per me… nessuna chiesa mi fece parte di nulla per quanto concerne il dare e l’avere, se non voi soli

(4:10, 15)

Paolo ribadisce anche che questa collaborazione finanziaria non è una questione relativa al suo bisogno, e certamente non alla sua avarizia. Sottolinea invece i benefici per i filippesi, a motivo della loro generosità:


Non lo dico perché io ricerchi i doni; ricerco piuttosto il frutto che abbondi a vostro conto… Il mio Dio provvederà a ogni vostro bisogno, secondo la sua gloriosa ricchezza, in Cristo Gesù

(4:17, 19)

Tutto ciò per dire che donare a quelli che proclamano il vangelo non è né un sacrificio, né un investimento, ma un mezzo con cui Dio può benedirci. Nel donare cresciamo nei frutti spirituali; nel donare riceviamo dalla ricchezza divina. Non c’è da meravigliarsi che l’apostolo fosse pieno di gioia vedendo questi suoi cari fratelli mostrare pienamente l’opera dello Spirito Santo in loro!

Il GBU, il vangelo e te

La collaborazione nel vangelo, dunque, è uno dei motivi principali per il ringraziamento e per la gioia dell’apostolo Paolo. La missione del GBU è che la proclamazione del vangelo di Gesù Cristo continui anche oggi in ogni ateneo italiano – che possiamo in qualsiasi modo condividere Gesù da studente a studente. Ma come Paolo non poteva e non voleva svolgere questo progetto da solo, così è per noi del GBU.

Cerchiamo collaboratori! Cerchiamo persone che siano disposte a lottare in preghiera insieme a noi, che siano desiderosi anche loro di vedere Gesù proclamato e glorificato nelle facoltà italiane, e che vogliano sostenere questa opera con i loro beni materiali. Se tu non sei già un nostro collaboratore, o un nostro socio, o un nostro sostenitore, oggi è il giorno di entrare in questa bellissima collaborazione – per la salvezza delle anime individuali, per la crescita della chiesa italiana (e non solo!), e per la nostra edificazione reciproca. Per saperne di più, clicca il link sotto!

https://gbu.it/investi/come-donare/

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Vivere nel mondo di oggi può essere spaventoso! Ci sono così tante paure che si presentano in forme e intensità diverse, da quelle globali come le pandemie o le guerre, a quelle personali come il fallimento degli studi o delle relazioni. Possono essere razionali come forme di autoconservazione, o irrazionali e paralizzanti. Per quanto i media ci mostrino una tragedia dopo l’altra e i social network aumentino la pressione per diventare una versione irrealisticamente perfetta di noi stessi, l’importanza della salute mentale non è mai stata così discussa come oggi

Essere cristiani ed essere ansiosi?

Cercare di dare un senso a questo sviluppo apparentemente contraddittorio da soli, fa girare la giostra dei pensieri nella nostra testa, ma come cristiani si aggiunge un’altra difficoltà: l’aspettativa di essere totalmente in pace con qualsiasi cosa il mondo ci getti addosso, perché abbiamo questa grande promessa che un giorno il Signore ci accoglierà a braccia aperte nella nostra casa eterna; tutti i problemi e le sofferenze che stiamo vivendo ora non saranno più nemmeno un lontano ricordo, ma completamente dimenticati. Sebbene ognuna di queste affermazioni sia vera e motivo sufficiente per adorare, lodare e soprattutto ringraziare il Signore in ogni singolo giorno in questo mondo, non è la fine della storia.

Nella maggior parte dei casi questa verità sul nostro futuro ci riempie di un’incredibile speranza, ma se a volte non è così, può anche essere fonte di senso di colpa e di vergogna, entrambi sentimenti che nessuno ammette volentieri di avere e che quindi possono far pensare che siamo da soli ad affrontarli. Ma non lo siamo e questo è il primo e sicuramente tra i più importanti insegnamenti che ho tratto dalla Festa GBU di quest’anno, dedicata al tema dell’ansia

Formare comunità contro l’ansia

Più di 150 cristiani provenienti da tutta Italia e dal mondo sono venuti in questo piccolo centro congressi in mezzo al nulla, con ulivi e vigneti a perdita d’occhio, per trascorrere un fine settimana pieno di pioggia primaverile trafitta da raggi di sole, conversazioni ispirate, risate e musica. 

Anche se questo sembra il luogo perfetto per dimenticarsi dei pensieri e delle emozioni che si susseguono, era esattamente il posto giusto per non essere distratti, ma per imparare e condividere e costruire insieme una comunità in cui è sicuro fare domande ed essere vulnerabili. Sperimentarlo in prima persona ci aiuta a creare un ambiente simile anche nei nostri gruppi GBU locali, nei nostri gruppi di amici e all’università, per rendere più facile per le persone raggiungere e chiedere supporto.

Dio ci sostiene nella lotta

Nel corso dei quattro giorni abbiamo ascoltato tante testimonianze incoraggianti, in primo luogo dal nostro incredibile oratore ospite Daniele Recca, e come nella Bibbia Dio abbia sostenuto le persone in situazioni difficili. In 1.Re 19:1-18, leggiamo della lotta di Elia per vedere il piano di Dio mentre è in fuga per la sua vita e vediamo come il Signore provvede a fargli continuare la sua opera di profeta. 

Anche Gesù stesso ci assicura nel suo famoso sermone sul monte che Dio, come nostro Padre celeste, provvederà a tutto ciò di cui abbiamo bisogno quando cercheremo il suo regno e la sua giustizia invece di preoccuparci dei problemi che il domani potrebbe portare (Matteo 6:32-34). 

Contro l’ansia nella pratica

Sebbene la Bibbia offra molte parole incoraggianti ed esempi di persone che prosperano grazie alla potenza del Signore, per me i più utili in questo fine settimana sono stati gli estratti di alcune lettere dell’apostolo Paolo che offrono consigli più pratici su come affrontare l’ansia e le lotte emotive su base quotidiana. In particolare il seguente versetto: “Dio infatti non ci ha dato uno spirito di paura, ma di forza, di amore e di autocontrollo”. (2.Tim 1,7), che Daniele Recca ha citato in uno dei suoi interventi, mi è rimasto impresso anche dopo la Festa e continua a darmi forza per affrontare un mondo che spesso sembra venderci la paura. 

Possiamo concentrarci per rendere la nostra fede ancora più potente e resistente, come nell’esempio di Paolo che loda e ringrazia il Signore anche nelle più grandi difficoltà. 

Quando reagiamo alle situazioni di paura, possiamo pregare che ciò ci aiuti a esercitare l’autocontrollo e a gestire le nostre emozioni in modo costruttivo, in modo che la nostra reazione sia deliberata e non impulsiva.

Ma soprattutto possiamo seguire l’esempio di Gesù e guardare oltre noi stessi servendo, curando e amando coloro che ci circondano, il che non è una negazione della paura, ma una risposta ad essa, che riflette una fiducia che supera le circostanze immediate, una fiducia totale che il Signore ci salverà e ci porterà al sicuro nel suo regno celeste (2.Tim 4,18).

Lena Zuspann (GBU Torino)

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Sì è conclusa da appena due giorni la Festa GBU 2024. Che giorni speciali!

Tra gli ottimi sermoni, gli istruttivi seminari, i momenti di preghiera e di studio biblico, sono stati ancora una volta le storie degli studenti a emozionarmi. 

Storie di conversione, di amicizia, di condivisione e comunione, di evangelizzazione. Storie di benedizioni e di sfide, persino di persecuzione in certi casi…

Ma ogni racconto testimoniava di come, in varie città italiane, il nome di Gesù viene oggi proclamato nelle università! A volte con tanti studenti organizzati e preparati, altre con una studentessa solitaria che condivide (forse anche timidamente) la sua fede in Gesù con la sua compagna di corso. ‭”Che importa? Comunque sia (…) Cristo è annunciato”, parafrasando l’apostolo Paolo.

Questo fanno i gruppi biblici universitari. Questo fanno i nostri studenti. Testimoniano del vangelo. E il Signore, per la sua grazia, ci sta benedicendo.

Il GBU infatti cresce! 

Quest’anno alla Festa eravamo circa 160 partecipanti da 27 nazioni del mondo, con un numero di studenti intorno ai 100 iscritti. È stato un record, e di questo siamo grati al Signore. Ma con i numeri, ciò che più conta è che cresca il numero di ragazzi che nelle università viene raggiunto dal messaggio del vangelo, attraverso giovani studenti cristiani valorosi e coraggiosi. 

Forse loro non si definirebbero così, troppo concentrati sui loro limiti e le loro insicurezze, ma tali sono! Sono la luce del mondo!

E mi rivolgo ora a voi ragazzi, siete la luce di Cristo nell’università.

Noi Staff vogliamo sostenervi con la chiamata che abbiamo ricevuto dal Signore, quella di servirvi, incoraggiarvi e prepararvi. E vogliamo, insieme a chi leggerà questo notiziario, sostenervi con le nostre preghiere, sapendo che il Signore opera e opererà in voi, e attraverso di voi, in altri studenti. Per la gloria di Cristo, per la salvezza delle anime. 

Andiamo avanti, fiduciosi.

A Cristo Gesù tutta la gloria

Domenico Campo (Staff GBU Sicilia)

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Emanuele Berti ci racconta la sua esperienza con la “Settimana di Eventi” che il gruppo GBU Firenze ha organizzato dall’11 al 14 marzo.

PREPARAZIONE 

La preparazione della settimana, per me, è stata un processo tanto stimolante quanto formativo. Ha avuto inizio alcuni mesi fa e si è rivelata una sfida continua. La scelta del tema e il suo sviluppo sono stati particolarmente complessi. Ogni volta mi trovavo a dubitare del risultato, e incontravo difficoltà nel capire quale fosse un approccio adatto per coinvolgere gli studenti. Inizialmente, ho esplorato concetti come la vittoria e la sconfitta, e il significato della vita, focalizzandomi sulla realtà degli studenti universitari. 

Successivamente, sotto la guida del Signore, ho orientato il tema verso l’insoddisfazione. In collaborazione con gli altri coordinatori e lo staff, abbiamo cercato modi per affrontare questo argomento con gli studenti. Abbiamo optato però un approccio diretto con gli studenti attraverso delle domande, che utilizziamo spesso con il Gbu per avviare la discussione. Abbiamo inoltre utilizzato un cartellone, che sintetizzava il concetto di insoddisfazione attraverso due frasi chiave: 

  1. “Gli esseri umani sono spesso insoddisfatti non perché desiderano troppo, ma piuttosto perché desiderano troppo poco.” Di C.S. Lewis
  2.  “Chi beve dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete.” Giovanni 4:14

Mi sono reso conto in questa preparazione di quanto rivisitare e rielaborare costantemente le idee sia un processo impegnativo e faticoso, ma ne ho compreso l’essenzialità e quanto sia necessario; non solo per preparare una settimana evangelistica! 

L’OPERA È NELLE SUE MANI 

Abbiamo pianificato i giorni di evangelizzazione con la preghiera personale durante le mattine, e dedicando i pomeriggi all’evangelizzazione e all’interazione con gli studenti. Il primo giorno, ci siamo riuniti per un’analisi e studio del vangelo, esplorando il suo significato e come trasmetterlo agli studenti. L’entusiasmo e la gioia che ho provato durante il primo giorno di preparazione erano così intensi che il giorno successivo mi sono ritrovato a letto con febbre, nausea e mal di gola! Ho trascorso due giorni a letto. 

Inizialmente, ero dispiaciuto di non poter partecipare, ma poi ho provato grande gioia nel sapere che gli altri erano all’università, condividendo la Parola di Gesù con gli studenti. Ho realizzato che la Parola e il vangelo sono liberi, non sono imprigionati, e continuano a diffondersi, nonostante le nostre limitazioni

SIAMO FORTI SOLO NEL SIGNORE 

L’ultimo giorno, dopo molta preghiera, sono riuscito a trovare la forza di alzarmi dal letto e raggiungere l’università, unendomi agli altri. Nonostante fossi ancora ammalato, senza voce, con un po’ di febbre e stanchezza, ho sperimentato come il Signore operi proprio nella nostra debolezza. Il calore del sole e le conversazioni incoraggianti hanno risollevato il mio spirito. Per attirare persone, avevamo deciso di utilizzare una porticina e un pallone. All’inizio, non hanno suscitato molto interesse, ma una volta capito come sfruttarli, il Signore ha agito in modo straordinario. Abbiamo proposto un gioco in cui, in cambio di un premio (una caramella), le persone dovevano rispondere ad una domanda. Oltre al cartellone principale, ne abbiamo esposto un altro con lo schema dei due modi di vivere, rappresentato da sei immagini che illustrano il vangelo. È stato sorprendente notare che quasi tutte le persone, almeno una decina, hanno compreso da sole il significato del vangelo dopo che gli avevo chiesto di provare a capire cosa significassero le immagini. È stato un vero miracolo, e alcune persone hanno anche accettato di venire al Mark Drama

SODDISFATTI 

Questi giorni mi hanno fatto comprendere ancora di più che solo il Signore Gesù può veramente soddisfare. Possiamo trovare molte religioni, idee e fonti di divertimento, ma solo Gesù può riconciliarci con Dio. Lui è l’unico giusto, l’unico uomo senza peccato, l’unico in grado di riscattarci e donarci una soddisfazione eterna, una soddisfazione che non conosce fine. Lui è l’acqua che disseta… per sempre! Attraverso la sua misericordia, Dio accoglie ogni studente, che sia stato un bestemmiatore per tutta la vita, un arrogante o un ateo. Se si ravvedono e credono in Gesù, possono essere riconciliati e Dio li aspetta a braccia aperte, gioendo per la pecora smarrita che è stata ritrovata, per colui che era morto ed è tornato alla vita.

Emanuele Berti, studente GBU Firenze

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Di Aoife Beville, ricercatrice universitaria ed ex studentessa GBU

Ahoj!

Ahoj! – così dicono “ciao” in Slovacchia, dove sono stata ad inizio ottobre. Io sono Aoife (si legge Ifa), ho fatto tappe in diversi gruppi GBU: Cork (Irlanda), di dove sono originaria e dove sono stata co-coordinatrice del Christian Union (GBU) durante la triennale; Bologna, dove ho fatto due anni di InterAction, un programma di volontariato internazionale IFES dove affiancavo gli studenti del gruppo locale; Napoli, dove sono stata co-coordinatrice del gruppo durante la magistrale. Ora sono di nuovo a Napoli e sempre all’università, però dall’altro lato della cattedra! Faccio ricerca e insegno nell’ambito della linguistica inglese. Forse ti stai chiedendo ‘cosa c’entra la Slovacchia?’ Ottima domanda!

Buona notizia per l’università

L’anno scorso ad una conferenza IFES ho conosciuto Sara, staff VBH (GBU) in Slovacchia. Abbiamo cominciato a parlare dell’utilità di avere accademici cristiani coinvolti nel lavoro dei movimenti nazionali. Io credo che il vangelo sia la buona notizia per l’università e vorrei poter sostenere e servire gli studenti del GBU mentre svolgo il mio lavoro. Ho raccontato a Sara una mia ricerca sull’ironia come strategia persuasiva ne Le Lettere di Berlicche di C.S. Lewis. È uno studio linguistico e letterario che, per la natura del testo, tocca varie tematiche interessanti (apologetica, ateismo, etc.). Sara mi ha invitato a venire in Slovacchia a tenere delle lezioni all’università sull’argomento di questa ricerca.

“Il problema dell’argomentazione”

Aoife e Sara a pranzo a Prešov
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di Simona Squitieri, GBU Parma

Nel principio Dio creò. Se dovessi riassumere questo fine settimana di Formazione GBU, ecco, sarebbe così.  

Ma andiamo con ordine. Una sessantina di persone dal Trentino alla Sicilia, dopo aver superato viaggi più o meno lunghi, treni, bus, macchine, sono arrivate in Umbria, in una casetta con vista Lago Trasimeno, per partecipare alla Formazione Coordinatori GBU 2023. 

Nel principio 

Come l’acronimo GBU suggerisce (Gruppi Biblici Universitari), anche quest’anno abbiamo guardato alla Bibbia, per affrontare le sfide che quest’anno dovremmo affrontare. Sfide organizzative, sfide pratiche e teoriche, intellettuali e sociali, alle quali ci siamo preparati osservando, interpretando e applicando i primi tre capitoli della Parola di Dio. Partendo, quindi, proprio “dal principio”! 

Momenti di lode al Signore e preghiera ci hanno ristorati e accompagnati durante l’intenso  programma giornaliero, fatto di seminari, lettura e studio della Parola. Gli Staff si sono impegnati per fornirci gli strumenti per servire al meglio gli studenti dei nostri gruppi locali, ma soprattutto gli studenti ancora non raggiunti all’interno delle nostre università. Attraverso gli studi biblici, poi, abbiamo notato come nel principio Dio avesse pensato a tutto, senza trascurare nessun dettaglio, pianificando e disponendo ogni cosa in modo perfetto, compresi noi, discendenti di Adamo e prìncipi dal princìpio.  

Dio creò 

Queste due parole mettono in evidenza il rapporto che proprio noi siamo chiamati ad avere con Dio, prima ancora di prendere qualsiasi impegno con Lui e con gli altri: il rapporto di Creatore e creatura. È essenziale riconoscere Dio il Signore come creatore dell’universo e delle nostre vite; e che prima che tutto fosse, Lui era già.  

Ma le parole “Dio creò” mettono in luce anche la creatività di Dio. Tutto ciò che noi studiamo, dalla fisica all’arte, dalla letteratura alla medicina, ha la stessa origine creativa qui, in queste due piccole parole.  

Dopo aver creato, nel principio ogni cosa, la luce, le acque, gli astri luminosi, gli animali e le piante,  dopo la creazione dell’uomo a sua immagine, Dio vide tutto quello che aveva fatto, ed ecco, era  molto buono. 

Un piano perfetto per noi

Quindi, sono riuscita a comprendere che posto ho io in tutto questo? In tutto questo “buono”? Coordinatori di tutta Italia, abbiamo capito che posto abbiamo, insieme agli studenti e ai nostri gruppi locali? 

Adamo ed Eva vivevano alla presenza di Dio e avevano uno scopo, rubato e rovinato dal peccato.  

Ma nel principio Dio creò un piano perfetto per noi oggi: salvarci attraverso il suo figliolo Gesù e chiederci di condividere con gli altri questo Grande Creatore, che vuole tornare a riconciliarsi con noi attraverso Gesù. Di condividerlo da studente a studente. 

Pronti, via!

Delegazione italiana alla World Assembly
Tempo di lettura: 4 minuti

di Marco Piovesan, studente GBU

«… voi, che prima non eravate un popolo, ma ora siete il popolo di Dio» (1Pietro 2:10a)

Avreste mai immaginato che in un solo regno potessero convivere 168 culture diverse? Ebbene, nel regno di Dio funziona così. Sì, a volte ripensiamo al fatto che in Cristo siamo stati chiamati da ogni popolo e nazione, ma spesso non riusciamo veramente a concepire l’entità di questa realtà. Con la World Assembly di IFES, invece, possiamo toccare con mano il significato autentico di essere un solo popolo, membra dell’unico corpo di Cristo.

La World Assembly è un evento che si tiene ogni quattro anni. Ha lo scopo di riunire delegazioni da tutti i movimenti nazionali che hanno il testimoniare Cristo all’università come ministero (per esempio il GBU in Italia) per prendere decisioni per la fellowship globale. L’aspetto burocratico, però, è poco più di un pretesto per vivere una settimana di condivisione ed edificazione tra fratelli e sorelle che condividono la stessa missione.

Quest’anno, l’appuntamento era fissato per i primi di agosto a Jakarta, in Indonesia. Partecipare a questo evento come studente del GBU è stato qualcosa di cui Dio si è servito in modo incredibile. Un articolo non potrebbe mai contenere tutta la ricchezza spirituale che Dio ha saputo provvedere, tuttavia non posso non condividere alcuni insegnamenti fondamentali.

Non siamo soli nello zelo

Come studenti del GBU, penso che diverse volte ci siamo ritrovati davanti agli occhi l’immensa missione di condividere Gesù agli studenti delle nostre università, Tuttavia, siamo stati scoraggiati dal vedere qualcosa che va oltre la nostra portata. Alla luce di questo scoraggiamento, troviamo una sorta di equilibrio in cui adagiarci.

Conoscere altri studenti e vedere lo zelo per Dio di cui sono ripieni ha cambiato completamente il mio modo di vedere queste difficoltà. Sì, anche loro vedono questa missione come qualcosa di immenso, ma hanno Dio al centro del loro cuore al punto che pensano ogni secondo come un’opportunità per parlare del vangelo.

Questo naturalmente richiede spesso di impegnare le proprie serate con eventi, studi biblici, riunioni organizzative e incontri a tu per tu, ma il desiderio di vedere Cristo glorificato supera il desiderio personale di avere tempo per se stessi. Insomma, ho visto in questi studenti la piena consapevolezza che vale la pena di sacrificarsi per Dio e che il vero modo di ragionare è quello di ragionare con una prospettiva eterna.

«Perciò, fratelli miei carissimi, state saldi, incrollabili, sempre abbondanti nell’opera del Signore, sapendo che la vostra fatica non è vana nel Signore.» (1Corinzi 15:58)

Non siamo soli nel servizio

Una battaglia che come studente ho vissuto negli ultimi due anni è stata quella di voler organizzare qualche evento all’università, ma di trovare sempre troppo poche persone nel gruppo GBU per poterlo realizzare.

Alla World Assembly una sera ho condiviso questa battaglia con le persone con cui ero seduto a tavola e la risposta che ho ricevuto è stata subito: “Invitaci, possiamo venire come aiuto dall’estero per partecipare e organizzare una settimana di eventi.” Sono stato spiazzato dalla semplicità di questa frase, ma mi ha fatto comprendere che essere un unico popolo in Cristo non significa solo salutarsi e raccontarsi belle esperienze una volta ogni quattro anni: possiamo usare questo immenso privilegio per lavorare in stretta collaborazione, venirci incontro nei bisogni reciproci e affaticarci insieme per veder avanzare il regno di Dio.

A questo punto mi sento caricato della responsabilità di fare un uso opportuno del dono così prezioso di avere veri collaboratori in Cristo con la stessa prospettiva.

Non siamo soli nelle sofferenze

Senza dubbio in ogni angolo della Terra si stanno affrontando sfide diverse, e la World Assembly è stata inevitabilmente un’occasione per ascoltare storie di lotte e sofferenze specifiche delle diverse nazioni. Abbiamo discusso di problemi di giustizia sociale, di salute mentale e di stress dato dal contesto universitario.

Penso, però, che quello che più deve far riflettere è la persecuzione (non solo psicologica) a cui tanti cristiani sono sottoposti. Ritrovarmi a mangiare a tavola con credenti che letteralmente ogni giorno espongono la loro vita alla morte per amore di Cristo, ha fatto nascere in me molte domande. L’unico modo in cui loro possono vivere è quello di incarnare il vangelo nelle loro vite con il loro comportamento, al punto che questo possa far nascere nelle persone attorno il desiderio di porre domande sulla fede cristiana.

Mi chiedo se, nel contesto italiano in cui siamo ben lontani dal rischiare la vita, ho lo stesso desiderio di impersonare Cristo in ogni ambito della mia vita. Sono veramente disposto allo stesso sacrificio per Dio a cui questi fratelli sono esposti ogni giorno? Anche per me, come per loro, «il vivere è Cristo e il morire guadagno» (Filippesi 1:21)?

C’è, però, qualcosa di estremamente incredibile in questi esempi: Cristo è talmente prezioso che vale la pena di dare la nostra stessa vita pur di restare insieme a Lui.

Non siamo soli perché Dio è con noi

Certamente la World Assembly non solo è stata ricca di tutti questi insegnamenti di carattere generale, ma è stata anche un’occasione per riflettere dal punto di vista personale. A proposito di questo c’è un concetto che è stato ribadito tantissime volte e di cui non posso più fare a meno: prendere consapevolezza della presenza di Dio nella nostra vita.

Tantissime volte nella Bibbia compare la promessa di Dio “Io sarò con te”, ma spesso ci capita di non considerare questo nella quotidianità. Ho avuto modo di parlare con diverse persone che hanno servito in IFES per decenni. Un aspetto su cui ciascuno di loro insisteva dopo così tanti anni di ministero è che la relazione personale con Dio è la base di tutto quello che facciamo. Non possiamo pensare di servire Dio senza essere in comunione con Lui. Abbiamo bisogno di ricercare Lui e la Sua presenza: essere consapevoli che Lui è con noi può trasformare radicalmente il nostro modo di vivere per Lui.

«O uomo, egli ti ha fatto conoscere ciò che è bene; che altro richiede da te il SIGNORE, se non che tu pratichi la giustizia, che tu ami la misericordia e cammini umilmente con il tuo Dio?» (Michea 6:8)

La vita cristiana e anche il servizio cristiano sono un continuo camminare fianco a fianco con Dio.