Beirut e Parigi
,

Beirut e Parigi: restare aggrappati alle promesse di Dio

Nelle ultime settimane il mondo è sotto shock ancora una volta per gli attacchi ai cittadini di Beirut e Parigi. Abbiamo tremato davanti all’orrore della distruzione causata da poche persone con poche armi e pochi esplosivi.
Ovviamente in IFES siamo preoccupati per i nostri fratelli e sorelle in Cristo, studenti e staff, che vivono in quelle città. E siamo grati per le notizie da LIVF Libano e GBU Francia che ci informano che sono tutti sani e salvi.

Sebbene siamo profondamente riconoscenti per la sicurezza di questi amici, soffriamo con i tanti che soffrono davanti all’ignoto, il dolore di aver perso amici cari e famigliari, la confusione e la lotta per restare saldi. Eppure gioiamo perché persone IFES sia a Beirut sia a Parigi ci raccontano dell’immensa differenza che fa la consapevolezza della presenza di Dio:

P, uno studente di LIVF Libano, scrive: ‘Come cristiani, diamo valore a ogni singola vita e ci assicuriamo di non confondere il terrorismo con l’Islam. Cerchiamo di gestire la nostra frustrazione ricordandoci delle mani protettive di Dio. […] E preghiamo di essere dei buoni rappresentanti di pace e speranza per la nostra comunità.’

Elie, Segretario Generale di LIVF Libano, commenta: ‘Per quanto siamo in ansia, confidiamo nel Signore e nella sua fedeltà. L’instabilità della situazione politica e della sicurezza getta un’ombra cupa sulla situazione del Libano. Ma in mezzo a tutto ciò possiamo vedere anche le mani del Signore e la sua grazia nelle opportunità di raggiungere i rifugiati, gli studenti e altri con il vangelo […]’

Joyce, responsabile IFES InterAction a Parigi, aggiunge: ‘E’ indubbiamente molto triste sperimentare un’altra tragedia, considerato che sono passati soltanto 10 mesi dagli ultimi attacchi a Parigi. L’intera nazione continua a essere sotto shock e in lutto, ma forse Dio userà tutto questo per risvegliare il popolo francese dal suo sonno spirituale, sollecitandolo a chiedersi: “Ma qual è il vero senso della vita? Dove stiamo andando?”’

I GBU francesi sono ansiosi di continuare con le attività, convinti che ora più che mai devono essere pronti a rispondere a queste domande. […]
Alla luce di questi eventi, gli studenti GBU a Montpellier hanno cambiato il tema dei loro prossimi incontri per parlare degli attacchi. I nuovi argomenti includono: in che modo i cristiani dovrebbero reagire agli attacchi, se la vendetta è giusta, se ci sono limiti al perdono e l’atteggiamento nei confronti degli stranieri.

Vorrei concludere con una breve riflessione di Jamil, Segretario Regionale per la regione MENA (Medioriente e Nord Africa): ‘I recenti attacchi dimostrano che il terrore non ha limiti. Questo smaschera la nostra vulnerabilità, ma ci aiuta anche a essere coscienti dell’inferno che milioni di uomini e donne affrontano nella regione MENA. Gli eventi di Parigi non sono nient’altro che i detriti del tumulto nel mondo arabo-islamico e nessuno può misurare il pericolo o la durata di ciò che sta accadendo. Nella regione MENA continuiamo a nutrire la speranza in mezzo alla tempesta. A volte, nella mia incredulità, scopro che il Signore è andato avanti a noi, ha già aperto porte e trasformato cuori. Per esempio, abbiamo avuto due incontri a ottobre, uno in una località che non posso menzionare e un altro in Syria. A ognuno di questi eventi erano presenti circa 80 studenti. E’ un miracolo. Ci ricorda anche quanto Dio può fare con il poco che gli offriamo. E’ la speranza nelle sue promesse che ci spinge ad andare avanti.
Preghiamo che il Signore ci dia la forza e la perseveranza di essere sale e luce in un mondo devastato.

Trovi l’articolo originale su ifesworld.org

 

Logo IFES
,

PROCLAMA in Europa si chiama FEUER

FEUER (fuoco, in tedesco). Rende bene l’idea della passione, la forza e la velocità con la quale FEUER sta portando avanti eventi di missione (settimane evangelistiche) in tutta Europa. Nella prima metà di quest’anno  ci sono stati eventi FEUER in più di 150 università in 30 Paesi europei. Anche se la maggior parte degli eventi sono stati in Inghilterra,  ce ne sono stati 3 in Albania, 2 in Danimarca, 10 in Norvegia, 2 in Serbia e Montenegro, 5 in Spagna, 2 in Ucraina e altri in Moldavia, Bielorussia, Bosnia, Olanda, Austria, Svezia e Svizzera.


EUS Serbia, Credo Sweden, CCX Ukraine

Marko dalla Serbia scrive, ‘Novi Sad è la seconda università più grande della Serbia. E’ molto secolare. Abbiamo tentato in tutti i modi di organizzare un dibattito all’università, ma la proposta non è stata accolta. Però non ci siamo scoraggiati. Abbiamo invece affittato lo spazio in uno dei bar più popolari al centro dell’università!

‘Il tema della settimana era “La Ricerca”. Lunedì c’è stato il dibattito con una Società Atea e sono venute circa 100 persone. Mercoledì e giovedì c’erano circa 70 studenti di cui il 40% non credenti. E’ stato incredibile vedere la stanza pieno per quattro sere di fila. Ventidue nuovi studenti hanno lasciato il loro contatto.’

[…]
La primavera scorsa, gli studenti di CCX Ucraina a Kharkiv hanno organizzato la loro prima settimana evangelistica nell’Università Centrale e hanno visto quanto Dio sia all’opera tra gli studenti! Nel corso della settimana circa 250 studenti hanno ascoltato il vangelo e 10 di loro hanno risposto alla chiamata di dedicare la loro vita al Signore.

Ora a Kharkiv stanno svolgendo la seconda settimana evangelistica (2-6 November). Il tema è «Cristianesimo senza Censura». Gli organizzatori scrivono con grande entusiasmo a proposito dell’autorizzazione di svolgere gli eventi in tre campus: ‘Potremo parlare agli studenti di Dio e invitarli con urgenza a seguire Cristo – e questo è un miracolo! E questa grande opera di Dio ha unito gli sforzi di 10 chiese e circa 60 persone in un’unica missione: la missione nell’università.

Pregate che il progetto porti frutto e le chiese di Kharkov accolgano gli studenti neo convertiti.’

In questi giorni c’è la conferenza annuale di FEUER, in Francia: 100 evangelisti da 36 Paesi europei ed euroasiatici si riuniranno dal 6 al 9 novembre e l’evento sarà seguito da settimane evangelistiche in Albania, Francia e Svizzera. Pregheresti per la formazione di questi giovani evangelisti e affinché le vite di molti non credenti siano toccate in questi giorni?

Dall’Italia partecipano Francesco Schiano (Staff Napoli) e Paul Chatfield (Staff Torino). Entrambi fanno parte del network PROCLAMA  del GBU italiano che condivide gli scopi e la visione di FEUER ma nel contesto italiano.

Continua la lettura sul sito IFES (Inglese-Francese-Spagnolo)

Un abaco
,

Come misurare il successo

Eccoci all’inizio di un nuovo anno accademico con l’onore, la responsabilità, la sfida e il piacere di “splendere come astri luminosi in mezzo a una generazione corrotta e perversa, tenendo alta la parola di vita”!

Che siate veterani, con una lunga lista di successi e insuccessi, o matricole, che provano quel misto di eccitazione e timore davanti alla possibilità di impegnarsi con il GBU, voglio chiedervi: “Come misurate il successo dei vostri sforzi evangelistici?” Come stabilite se lo sforzo profuso ha raggiunto il suo scopo, o se avete fallito, e quindi la prossima volta dovrete cambiare completamente metodo e approccio?

La mia risposta è sempre stata, consciamente o inconsciamente, contare il numero dei convertiti, o almeno quello delle persone colpite dal messaggio, o, quando proprio mi volevo aggrappare al risultato minimo accettabile, contare quanti erano stati “raggiunti”, quante persone erano state presenti all’evento, con quanti ero riuscito a parlare del Vangelo…

Forse si potrebbe proporre un gioco a punti: 3 per il convertito, 2 per l’interessato, 1 per il raggiunto.

Quante volte mi sono sentito frustrato perché il mio punteggio era troppo basso.

Ci sono sicuramente mille motivi per i quali un simile approccio all’evangelizzazione è sbagliato. Piuttosto che cercare di elencarli, vi invito a guardare al libro del profeta Giona, come abbiamo fatto recentemente a Napoli insieme ad alcuni membri del GBU di Potenza.

Leggete tutto il libro, bastano pochi minuti, e dopo che lo avete fatto chiedetevi: “Su chi si concentra l’opera di Dio?”

E’ sorprendente notare che in un libro in cui si parla della salvezza di più di 120000 persone, l’attenzione di Dio sembra essere concentrata soprattutto sull’individuo che era stato scelto per consegnare un messaggio.

A differenza degli altri libri profetici, il libro di Giona dedica pochissimo spazio al messaggio che il profeta era stato chiamato ad annunziare. I destinatari del messaggio sono anch’essi poco più che comparse. Giona, invece, viene chiamato, corretto, usato, ripreso e accompagnato da Dio nel corso di tutta la storia. E’ alla sua trasformazione (potremmo anche dire conversione), seppure incompleta, che l’intero libro è dedicato.

Dio non ha bisogno di noi per portare il Suo messaggio agli studenti delle nostre università, ma ci ha scelto perchè vuole compiere un’opera in noi.

Alla fine di ogni vostro sforzo evangelistico, quest’anno, provate a valutare ciò che avete imparato di Dio, e lasciate fiduciosamente il resto nelle Sue mani!

Francesco Schiano

(Staff GBU Napoli)

Profughi

Volevo ricevere una Bibbia ma avevo le mani sporche…

«Le Bibbie sono finite; non te ne posso dare più», disse con decisione Tommaso a un energumeno, profugo nigeriano, in uno dei tanti Centri di accoglienza della provincia di Trapani, in Sicilia. «Perché cinque minuti fa, quando ci hai visti a distribuirle te ne sei scappato via?»,

«Sono andato a lavarmi le mani di corsa perché desidero tanto avere una Bibbia ma non volevo prenderla con le mani sporche», risposte Vincent, scoppiando in lacrime!

Stefano era rimasto colpito dall’amore per la Bibbia che aveva visto nei Centri di accoglienza siciliani dove si era recato con gli altri giovani della sua comunità per aiutare Tommaso a distribuire vestiario e, appunto, Bibbie ai profughi dell’estate 2015, provenienti per lo più dalle nazioni sub-sahariane. Tornato a Chieti, nella sua città, aveva cominciato a fermare i profughi che incontrava per strada, a chiedere se avevano bisogno di qualcosa e se volevano una Bibbia. Quando incontrò Lacki, dalla Nigeria, e gli offrì un Nuovo Testamento in inglese, vide il volto del nigeriano illuminarsi. Lacki prese con gioia il regalo e cominciò a batterselo sul petto: «Dio è nella mia vita. È nel mio cuore», continuava a gridare con gioia. Due fratelli in fede si erano incontrati!

Questi sono solo due dei tanti aneddoti che si possono raccontare e che dimostrano che quando il popolo di Dio si muove, questa immane tragedia delle migrazioni attraverso il Mediterraneo e i Balcani può rivelare i segni e i semi della provvidenza divina che come sempre sta trasformando in bene quello che gli uomini pensano e fanno di malvagio. Perché le migrazioni hanno alla loro radice il peccato dell’uomo che ha sconvolto gli equilibri sociali e di sopravvivenza del pianeta.

Ho guidato una piccola missione di sostegno all’opera tra i profughi africani in Sicilia, composta dal gruppo giovani della mia chiesa insieme ad altri provenienti da altre comunità locali. Fra di noi c’erano diversi studenti universitari.

Abbiamo intitolato questa missione “Stranieri come noi”, prendendo spunto dal testo di Levitico 19:34, convinti che l’accoglienza senza se e senza ma sia un imperativo per i cristiani in Gesù Cristo che sono sottomessi alla Parola di Dio. Il nostro scopo era quello di distribuire vestiario nei Centri di accoglienza, offrire Bibbie, condividere il vangelo e ritrovare i nostri fratelli e le nostre sorelle in fede che ce l’hanno fatta ad attraversare il Mediterraneo.

La nostra esperienza è stata straordinaria. Ci siamo sentiti parte dell’azione che lo Spirito vuole che i cristiani di Occidente svolgano in questo momento. Sono tante le storie da raccontare. Possiamo testimoniare che Dio è all’opera e chiama i suoi figli ad agire, con urgenza. Tutto ciò produce nelle chiese stanche dell’Occidente un nuovo entusiasmo. L’esperienza di Stefano lo testimonia: tornato nella sua città ha iniziato, insieme ad altri, a cercare i profughi che sono disseminati in mezzo a noi, in Italia.

Dall’esperienza della missione abbiamo avuto conferma che l’accoglienza deve contenere almeno tre elementi:

  • Deve condividere il vangelo, con amore, comprensione e delicatezza;
  • Deve mostrare l’amore cristiano rispondendo ai bisogni di donne e uomini disperati offrendo loro ascolto e risposte concrete (vestiti, indicazioni, suggerimenti, etc.)
  • Deve ricercare la chiesa sofferente che si nasconde tra i profughi di qualsiasi nazione.

Nella nostra missione c’erano alcuni studenti universitari impegnati nel GBU. Mi sono posto spesso la domanda di come potrebbero incontrarsi questi due mondi: quello delle migrazioni e quello degli studenti.

Alcuni suggerimenti:

  • Ridurre lo spazio per il divertimento. Siamo in emergenza e bisogna piangere e soffrire con chi piange e soffre. Utilizzare le proprie vacanze per dare una mano, tornando nelle proprie chiese locali e mettendosi a disposizione.
  •  Ci sono ambiti di studio che richiedono periodi di tirocinio sul campo. Questo è il momento per studenti di pedagogia, psicologia, sociologia, medicina, etc. di fare esperienze sul campo.
  • Grande è il bisogno di persone che parlino altre lingue: dall’inglese al francese, alle lingue arabe, bengalesi, etc. Si sa che tra la popolazione studentesca è molto più alta la conoscenza di qualcuna di queste lingue.
  • C’è bisogno di gente che comprenda i quadri legislativi, che si interfacci con le prefetture con le associazioni e le istituzioni locali, studenti o laureati in legge, economia, servizi sociali, etc.

Credo che mai come in questo momento ci sia bisogno di sinergia e accordo tra le vocazioni secolari e quelle spirituali. Il centro di coordinamento di chi si mette a disposizione e l’azione nei confronti dei profughi deve essere assolutamente la propria chiesa locale.

Se anche gli studenti si mobilitano, allora faranno profonde esperienze.

Daniel, Sierra Leone, un passato da bambino soldato, tremendi traumi famigliari alle spalle (genitori uccisi), scampato al Mediterraneo, è uno di quei profughi che conosce il Signore, e la sua Parola. Alla fine di una mattinata passata a ripulire il litorale di una cittadina siciliana, insieme ad altri profughi e al nostro gruppo di volontari, quando eravamo tutti insieme in cerchio per cantare e lodare, eleva al Signore questa preghiera: «Signore grazie perché oggi ci hai dato la forza di compiere la tua opera e di renderci utili nella società».

Dio è all’opera, anche nelle tragedie.

Giacomo C. Di Gaetano (Staff GBU a Chieti)


Segnaliamo alcune risorse sull’emergenza profughi:

Se avete altre risorse o attività da segnalare, in particolare se sono iniziative studentesche, scriveteci!

 

I delegati GBU alla IFES World Assembly 2015
,

Il GBU alla IFES World Assembly 2015

Dal 22 al 30 luglio una delegazione GBU è presente all’assemblea mondiale della International Fellowship of Evangelical Students (IFES) di cui siamo membri dagli anni ’50.

Siamo nella cittadina di Oaxpetec in Messico in un centro di conferenze e turismo insieme a più di 1000 delegati da 158 movimenti nazionali. Credo che solo alle Nazioni Unite si possa trovare una tale varietà di nazioni e qui l’atmosfera è sicuramente molto diversa :-). L’obiettivo è testimoniare di Gesù in ogni università del mondo. Testimoniare significa anche rispondere ai problemi degli studenti e alle sfide presenti nei singoli paesi. Si parla di testimonianza, ma anche di amore per il prossimo, cura del pianeta, giustizia sociale, ecc.

Culture diverse, modi di fare diversi, lingue diverse… una ricchezza incredibile. Puoi pranzare seduto con un nepalese, un koreano, un messicano e un nigeriano e mezz’ora dopo pregare in piccoli gruppi con un brasiliano, canadese, russo e ucraino.

L’assemblea mondiale avviene ogni 4 anni e serve per discutere e votare la direzione e le scelte strategiche di IFES, ma anche per confrontarci su tematiche che riguardano l’università nel mondo e la testimonianza di Gesù al suo interno.

Potete seguire in tempo reale su:

https://www.facebook.com/ifesworld

La parte studentesca della nostra delegazione, Carol e Luca, cercano di condividere qualcosa sulla pagina facebook:

https://www.facebook.com/carolinmexico2015

 

,

Una settimana in Montenegro

Paesaggio Montenegro

Tutti state aspettando di sapere di più riguardo al nostro viaggio di missione in Montenegro: con grande gioia vi dico che è stata un’ottima esperienza per tutti noi.
Siamo partiti dall’Italia con un team eterogeneo, composto da membri del GBU Siena (Giovanni e Kevin); Chieti-Pescara (Federico); Roma (Sefora e Fjorilda); Napoli, (Francesco) coscienti di rappresentare il GBU Italiano a Niksic, Montenegro.Gruppo in partenza per Montenegro
Se non sapete nulla del Montenegro, vi dico che è un paese bellissimo. Povero economicamente, ma la natura è stupenda e le persone accoglienti. La sua popolazione conta 631,490 abitanti e la religione ufficiale è quella ortodossa.
Danijel, l’unico staff GBU a tempo pieno, ci spiegava che nel Montenegro ci sono solo 200 credenti evangelici, 100 dei quali sono stranieri. Infatti, abbiamo avuto il privilegio di alloggiare nella accogliente casa di Stan e Viky, i pastori dell’unica chiesa evangelica a Niksic.
Il GBU in Montenegro si chiama EUS, composto solo da una studentessa, Jelena, la quale quest’estate riceverà una formazione da Intervarsity (GBU negli Stati Uniti) per diventare staff.
Il bello è che attorno a loro girano tanti studenti che hanno conosciuto tramite conversazioni in inglese organizzate da EUS e alcuni di loro partecipano agli studi biblici.
Ogni mattina ci incontravamo tutti insieme per una riflessione biblica e preghiera.
Poi ci spostavamo all’Università, dalle 10:00 alle 15:00, dove ci hanno permesso di avere un nostro stand “Italian Corner”, allestito con stuzzichini tipici, cartoline, bandiere e video dall’Italia. Ognuno di noi si era impegnato a portare qualcosa di caratteristico dalla propria città.
Nonostante fosse una settimana di esami, tanta gente è passata a conoscerci e a chiacchierare con noi; alcuni solo per mangiare e bere, altri per chiederci cosa stavamo facendo e altri per investigare più a fondo la fede cristiana biblica. Lo stand era un buon luogo per fare amicizia, invitare studenti agli eventi del pomeriggio ed evangelizzare a tu per tu.
Nei pomeriggi abbiamo avuto diverse attività: Evviva l’Italia, un quiz sull’Italia; film “La vita è bella”, “Il Postino”, Aperitivo Italiano, calcetto. Dopo ogni attività Giovanni e Francesco, a turno, hanno condiviso un messaggio evangelistico molto accurato collegando il tema dell’attività con il versetto di Giovanni 14:6 “Gesù disse: io sono la via, la verità e la vita…”
Gli studenti rimanevano a parlare dopo gli eventi e chi voleva poteva cenare con noi. La casa che ci ospitava era molto grande e sempre a disposizione per questo ministero.
Dio è sempre fedele ed esaudisce ogni nostra preghiera, come quella che avevamo di godere del frutto di questo nostro lavoro lì. Mercoledì una ragazza chiamata Emina, ha deciso di aprire il suo cuore a Gesù e accettarlo come personale Signore e Salvatore. Che gioia! Che festa nei cieli!
Siamo rientrati in Italia, portando con noi un quadro bellissimo dipinto dalla mano di Dio di tutto quello che avevamo vissuto…
Vi ringraziamo per averci tenuti in preghiera e vi chiediamo di continuare a pregare.
Se qualcuno volesse fare un anno InterAction, andare in Montenegro potrebbe essere un’ idea…

 

Fjorilda Kreku

(GBU Roma La Sapienza)

,

The Mark Drama a Roma

La mia avventura con THE MARK DRAMA è iniziata con un messaggio sul cellulare in cui mi veniva chiesto di recitare, e il ruolo al quale avevano pensato per me era quello di Gesù. Io preso dall’entusiasmo risposi subito di sì, forse anche con un po’ di incoscienza. Qualche giorno dopo mi arrivò il quantitativo enorme di battute da imparare per lo spettacolo. Li mi resi veramente conto, in parte, di quello che andavo a fare e del grande onore ed onere che avevo nell’interpretare Gesù. Ma il vero lavoro cominciò quando incontrai gli altri attori del drama. I due giorni di prove per lo spettacolo sono stati estremamente intensi, molto più di quanto avrei mai potuto immaginare. Sono state ore di felicità, risate, fatica, ansia e soddisfazioni. Tutto si è concluso con due serate di rappresentazione di THE MARK DRAMA. Forse le parole non riusciranno mai a descrivere quello che ognuno di noi ha provato in quei momenti. Ho avuto l’opportunità di conoscere persone bellissime e sono stato guidato da registi fantastici; ma la cosa più bella è stata poter conoscere così profondamente la figura di Gesù. È stato facile mettersi nei panni di un rivoluzionario come il figlio di Dio? No affatto, ma ringrazio Dio con tutto me stesso per aver messo in me quell’incoscienza iniziale che mi ha portato ad accettare questo ruolo. Mi ha cambiato e mi ha portato ad una conoscenza e consapevolezza davvero profonda di ogni parola e ogni azione di Gesù. Tornando indietro lo rifarei altre mille e mille volte, affrontando tutte le fatiche e le gioie di questa esperienza. Invito tutti coloro che ne hanno la possibilità, a prenderne parte o, quanto meno, ad andarlo a vedere.

Alessandro Amico
(GBU Roma Tre)

,

Notiziario GBU Primavera 2015

,

LOST! Se tutto va bene, siamo rovinati…

Dal 9 all’11 marzo abbiamo organizzato tre giorni di eventi dal titolo: “LOST, Se tutto va bene siamo rovinati”. Solo tre giorni? Purtroppo quest’anno non siamo riusciti a fare di più. Tuttavia il Dio che proclamiamo nelle università riesce sempre a sorprenderci, e anche quando non abbiamo grandi aspettative Egli ci incoraggia facendo “…smisuratamente al di là di quanto chiediamo o pensiamo” (Efesini 3:20). Ma andiamo con ordine!!!

Organizzare una settimana evangelistica esige progettazione, pianificazione, disponibilità da parte degli studenti… Il nostro Giovanni Donato (Staff Siena) è un campione nell’organizzare e spiegare come fare un buon lavoro. Ma prima di tutto bisogna dedicarsi ad una cosa fondamentale, semplice, potente, se si vuole vedere l’opera di Dio nelle università: LA PREGHIERA!

Ed è così che iniziavano le nostre giornate. Alle 08:30 ci incontravamo nel locale di una delle chiese di Siena che gentilmente ha ospitato tutti gli eventi della settimana. Uno studente diverso per ciascuna delle tre mattine ha condiviso con il resto del gruppo una meditazione. Poi pregavamo insieme chiedendo al Signore che potesse essere costantemente al nostro fianco per sostenerci nel servizio che stavamo rendendo a Lui. Dopo la preghiera facevamo colazione insieme e infine alle 10:00 gli studenti disponibili andavano in giro nelle varie facoltà per i questionari.

Abbiamo avuto delle ottime conversazioni con gli studenti senesi! Approcciarsi con degli sconosciuti e fare delle domande personali sulla fede e sulla vita può essere certamente difficile; e le difficoltà si presentano soprattutto nei primi secondi di conversazione. Superato l’imbarazzo iniziale e “buttata giù” qualche barriera, è davvero bello ed entusiasmante conversare e confrontarsi con gli studenti, e non sono stati rari i casi in cui abbiamo avuto delle conversazioni di più di trenta minuti, nei quali grazie a Dio siamo riusciti ad arrivare veramente a ciò che ci sta a cuore: annunciare il Vangelo.

Gli eventi serali sono stati un’Apericena, un Quiz a squadre e una serata di Thè e dolci internazionali. Tutti gli incontri iniziavano alle 20:30. La sera del primo incontro alle 20:45 c’erano solo due persone esterne al gruppo Gbu. Noi Gbuini stavamo già per arrenderci alla realtà dei fatti: la settimana avengelistica era stata meno pubblicizzata degli anni precedenti e gli eventi serali probabilmente non suscitavano molto l’interesse degli studenti. Mancavano serate “strategiche” come il Cineforum o l’Open Mic… Per quest’anno ci saremo dovuti accontentare! Ci sarebbe stata poca gente. Che peccato però… Ci eravamo comunque impegnati parecchio… Ma come dicevo Dio ci sorprende sempre! In puntuale ritardo come solo gli italiani sanno fare, gli studenti sono arrivati e, grazie a Dio, in tutte e tre le sere abbiamo registrato un buon numero di partecipanti, in media circa dieci studenti esterni al gruppo Gbu ogni sera. Non dei numeri entusiasmanti rispetto ad altri anni, ma siamo rimasti comunque piacevolmente colpiti dall’incoraggiamento che il Signore ci ha dato. E non solo per il numero di studenti in sé. Alcuni di loro non sono venuti solo per partecipare agli eventi, ma per ascoltare e riflettere sulle tematiche che in quelle tre sere avremmo affrontato. Infatti (in risposta alla frase “LOST, se tutto va bene siamo rovinati”) nelle tre serate avremmo riflettuto su una presuntuosa, potente e meravigliosa frase di Gesù: “Io sono la via, la verità e la vita” (Giovanni 14:6), affrontando ogni sera una di queste tre affermazioni. Siamo rimasti molto colpiti in particolare da una giovane coppia di studenti. Da qualche mese riflettevano insieme sulla fede e si ponevano domande su Dio. Ci hanno detto che, vista la locandina dei nostri eventi, hanno deciso subito di partecipare. Hanno detto di essere alla ricerca di Dio. Wow… Che grande Dio serviamo!!!

Al termine di ognuno dei tre interventi su “Io sono la via, la verità e la vita” abbiamo invitato gli studenti a partecipare ad un ciclo di tre studi sul Cristianesimo. Circa 8 di loro ci hanno detto che erano interessati a partecipare agli studi e ci hanno lasciato il loro contatto.

Nelle tre serate del ciclo di studi leggeremo la Bibbia cercando di capire cosa essa ci dice riguardo tre punti centrali della fede cristiana: Dio, l’uomo e la salvezza. Lunedì 16 abbiamo avuto il primo incontro su Dio.

Grazie per averci sostenuto in preghiera durante i tre giorni di eventi evangelistici!!! E’ bello poter contare su di voi. Vi chiediamo ancora preghiera affinché gli studenti che stanno partecipando al ciclo di studi possano CREDERE IN GESU’!

Vi terremo informati. Ci si vede alla festa

Domenico Campo
(GBU Siena)

 

,

Notiziario GBU Inverno 2015