Condividere Gesù a tutti gli studenti

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di Valentina Ferraris, Staff GBU Torino

«18 E Gesù, avvicinatosi, parlò loro, dicendo: «Ogni potere mi è stato dato in cielo e sulla terra. 19 Andate dunque e fate miei discepoli tutti i popoli battezzandoli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, 20 insegnando loro a osservare tutte quante le cose che vi ho comandate. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine dell’età presente».

Matteo 28: 18-20. Un passo noto, che racchiude l’ultima esortazione lasciata da Gesù ai suoi discepoli prima di ascendere al cielo. Queste parole, tuttavia, non suonano solo come un invito: c’è di più. Gesù si assicura che gli uomini che avevano vissuto al suo fianco durante quegli ultimi tre intensissimi anni di ministero si adoperino perché ciò che Egli ha iniziato abbia una sua prosecuzione. Il messaggio di Salvezza del Vangelo non poteva rimanere una gelosa acquisizione di un pugno di uomini: era urgente spargerlo tra tutti i popoli

Se ci immedesimiamo per un attimo nei discepoli di Gesù, sentiamo subito la grandiosità ma anche la follia di quel “grande mandato”: ormai rimasti in undici, con il pericolo di incorrere in gravose persecuzioni, avevano il compito di diffondere la luce del Vangelo non solo lì, nella loro terra, ma tra tutti i popoli. Una missione apparentemente impossibile. 

Spesso questo è il sentimento che coglie anche i nostri gruppi GBU. Tutti i giorni siamo immersi nel contesto universitario e riconosciamo il bisogno che i nostri colleghi e docenti hanno di Cristo. Dall’altra parte ci sentiamo come una piccola goccia in un oceano. Siamo così pochi e le anime perdute sono così tante. I nostri gruppi sono formati mediamente da una decina di persone credenti, ma gli studenti universitari in Italia sono circa 2 milioni. Come possiamo raggiungerli tutti

Questa è una delle domande a cui abbiamo provato a rispondere durante il weekend di Formazione per i coordinatori GBU, che si è tenuto a Rimini dal 26 al 29 settembre 2025. La nostra natura, infatti, ci spinge a desiderare di condividere Gesù con gli studenti che fanno parte della nostra cerchia di amici, perché vogliamo vederli salvati e consacrati a Cristo. Ma che ne è di tutti quegli studenti che non conosciamo e che hanno ugualmente un disperato bisogno di arrendersi al Vangelo? Il mandato di Matteo 28 ci costringe a puntare lo sguardo anche su questa folla di persone, tra le quali potremmo incontrare anime aperte al Vangelo o addirittura altri cristiani con cui collaborare per condividere Gesù da studente a studente. 

Qualche spunto utile per riflettere su questo tema ci viene suggerito proprio da uno di quegli uomini che nel I secolo contribuì alla nascita della Chiesa: Paolo da Tarso. Nel capitolo 19 degli Atti ci viene raccontato che durante il suo soggiorno a Efeso, Paolo ebbe la possibilità di incontrare e discepolare alcuni uomini che avevano creduto nel Vangelo di Gesù, ma non solo. Paolo predicò per due anni presso la scuola di Tiranno – una sorta di università dell’epoca – e l’impatto fu enorme: «Tutti coloro che abitavano nell’Asia, Giudei e Greci, udirono la Parola del Signore» (Atti 19: 10). 

Quali furono i segreti di un simile successo? Come fa notare Michael Green1, Paolo si trovava in una città brulicante di persone, crocevia tra Occidente e Vicino Oriente; scelse di predicare in un luogo pubblico, la scuola di Tiranno, e lo fece continuativamente per due anni; il suo coraggio non venne meno e la potenza di Dio si manifestò attraverso segni straordinari. 

Ecco che allora anche noi abbiamo provato a trarre alcune lezioni importanti per il GBU dalla vicenda di Paolo. Innanzitutto, ci sembra chiaro che è essenziale vivere nel contesto universitario: come Paolo trascorreva le sue giornate alla scuola di Tiranno, anche noi abbiamo necessità di farci conoscere nei nostri atenei per entrare in contatto con il maggior numero di studenti possibile. Questo si può fare a livello individuale o di gruppo frequentando regolarmente i luoghi di ritrovo degli studenti e perché no, magari organizzando proprio noi momenti ricreativi che raccolgano nuove persone e permettano di presentare il GBU: una serata giochi, una passeggiata al parco, un torneo sportivo. 

Conoscere il nostro contesto universitario ci consente anche di offrire servizi a supporto degli studenti: quante matricole spaesate all’inizio dell’anno accademico apprezzerebbero uno studente più esperto che le indirizzi? Quanti studenti avrebbero piacere di trovare una compagnia con cui condividere le gioie e i dolori delle ore passate sui libri in una biblioteca? Quanti studenti desidererebbero imparare meglio l’inglese (o l’italiano) e potrebbero fare uno scambio linguistico con i ragazzi madrelingua dei nostri GBU? Insomma, è prioritario creare nuove relazioni e le strade possono essere tante, cercando di intercettare gli interessi degli studenti.

In Atti 19 è però centrale la predicazione di Paolo, che egli portò avanti per due anni, in un ambiente laico, rivolgendosi proprio a degli studenti. Questo ci invita a muoverci affinché nelle nostre università penetri la proclamazione del Vangelo in vari modi. Si possono prevedere eventi da svolgere pubblicamente nelle sedi universitarie, come conferenze, discussioni su tematiche di attualità, settimane di eventi e conversazioni evangelistiche a tu per tu. Perché non sfruttare anche la Mostra della Bibbia posizionandola in un luogo di passaggio in facoltà? Queste iniziative ci daranno l’opportunità di confrontare il mondo accademico con serietà e consapevolezza, dimostrando che la nostra è una fede che pensa e che offre risposte ai grandi interrogativi del mondo post-moderno. Sì, perché come GBU crediamo che il Vangelo possa avere un impatto potente nella vita degli studenti italiani e per questo desideriamo incontrare i loro bisogni profondi. 

Forse alla luce di queste considerazioni il Grande Mandato di Matteo 28 ci lascia meno spiazzati. Non possiamo negare che sia difficile raggiungere le migliaia di studenti che popolano i nostri atenei e allo stesso tempo non sarebbe onesto non riconoscere la nostra debolezza davanti a Dio. Sempre durante il weekend di Formazione a Rimini, però, abbiamo tanto ragionato su 2 Corinzi 4:7 e abbiamo imparato che anche se noi siamo come semplici vasi di terra, Dio ha posto in noi un tesoro inestimabile. Di questo divennero ben presto consapevoli quegli undici uomini che si trovarono improvvisamente privati del loro Maestro: non passò molto tempo prima che la Potenza di Dio si manifestasse in loro tramite lo Spirito Santo e iniziassero quell’opera di predicazione che avrebbe permesso la straordinaria diffusione del Cristianesimo. Allora non perdiamoci d’animo, anzi, rimbocchiamoci le maniche e raggiungiamo tanti, anzi tutti gli studenti delle nostre università!

1M. Green, I trent’anni che cambiarono il mondo, Edizioni GBU, 2010.