Il contesto storico dell’elezione di Celestino V e della Perdonanza

di Francesco Raspanti
“Dal 23 al 30 agosto 2026, L’Aquila torna a essere la città del Perdono con la 732ª Perdonanza Celestiniana, la storica manifestazione civile e religiosa promossa, sostenuta e organizzata dal Comune dell’Aquila, dal Comitato Perdonanza e dall’Arcidiocesi dell’Aquila. Nata nel 1294, è riconosciuta dal 2019 come Patrimonio culturale immateriale dell’umanità dall’Unesco”[1].
È stata Istituita nel 1294 da Papa Celestino V con la Bolla del Perdono, concede l’indulgenza plenaria a chiunque visiti la Basilica di Santa Maria di Collemaggio pentito e confessato, per questo è stata spesso citata negli articoli sul recente giubileo. Vorrei tuttavia prendere un poco del tempo del gentile lettore per soffermarci non tanto sulla figura – affascinante e controversa per la sua caratura religiosa, spirituale e morale – dell’eremita eletto papa nel 1294, Pietro da Morrone, quanto sulla sua elezione.
Vorrei citare alcune parole di un bel libro di Gioacchino Volpe, il quale nel 1978 scriveva: “Aggiungi: il Sacro Collegio ha sempre più accentuate le sue tendenze autonomistiche, anche per la presenza nel Collegio di molti rampolli dell’aristocrazia romane e di molti prelati forestieri, facilmente disposti a farsi strumento di interessi principeschi e nazionali. Divisa è questa stessa oligarchia cardinalizia da antagonismi interni, che rendono nel ‘200 sempre più agitate le elezioni e sempre più lunghi i conclavi: quantunque i conclavi, cioè la clausura e l’isolamento dei Cardinali investiti delle funzioni elettive, sorgessero proprio per sanare lo scandalo di interminabili sedevacanze. Non erano solo gli antagonismi familiari e nazionali, ma anche atteggiamenti religiosi diversi. Anche in alto, si sente qualche soffio delle correnti ideali che agitano la famiglia cristiana! Vi sono, tra il ‘200 e il ‘300, uomini come il cardinale Latino degli Orsini, il cardinal Jacopo Colonna, il cardinale Napoleone Orsini, che mantengono relazioni strette con Giovanni da Parma, con Jacopone da Todi, con Angelo Clareno, iniziatore degli Spirituali, con Arnaldo da Villanova, famoso astrologo e sognatore di riforme ecclesiastiche. Era stato il cardinal Latino, per mettere fine ad un conclave che si trascinava da due anni per città diverse, a pronunciar un nome: Pier da Morrone, semplice e povero eremita della Maiella.”[2]
L’elezione del papa avvenne nel 1294, dopo due anni di indecisioni, si ricorda che la più lunga sedevancanza nella storia del papato avvenne poco prima, di circa un ventennio, nel periodo tra il 29 novembre 1268 al 1° settembre 1271, vale a dire tra la morte di Clemente IV e l’elezione di Gregorio X. Proprio da tale sedevanza venne la decisione dell’isolamento della riunione cardinalizia: fu stabilita nel 1274 dal Concilio di Lione II, con la costituzione apostolica Ubi Periculum proprio di papa Gregorio X: per impedire i ritardi, i tentativi di influenza esterna e le corruzioni che in diversi casi si erano verificati. I cardinali dovevano riunirsi in un’area chiusa e non avevano diritto a stanze singole. Nessun cardinale doveva farsi assistere da più di un servitore, a meno che non fosse infermo. Il cibo doveva essere somministrato attraverso una finestra e dopo tre giorni i cardinali avrebbero ricevuto una sola portata per pasto; dopo cinque giorni avrebbero avuto soltanto pane, vino e acqua. Durante il conclave inoltre nessun cardinale poteva ricevere alcuna rendita ecclesiastica. Tutte queste restrizioni erano volte a un’elezione che fosse celere in modo da non lasciare un periodo di sede vacante troppo lungo. Le regole rigide di papa Gregorio X furono in seguito sospese nel 1276 da papa Adriano V, ma papa Celestino V le ripristinò nel 1294, dal momento che per la sua elezione erano stati necessari ben due anni: infine papa Bonifacio VIII le inserì nel diritto canonico nel 1298.
Questo fu il contesto che portò all’elezione da parte degli undici cardinali elettori nel 1294 di Celestino V, che all’epoca aveva almeno 85 anni ed una fama di santità in vita per la sua opera instancabile di asceta ed eremita. Lui stabilì la “perdonanza” nel suo breve pontificato di 4 mesi (dal 29 agosto al 13 dicembre 1294), prima di rinunciare alla carica e di tornare alla sua vocazione eremitica. La storia della chiesa è ricca di episodi durante i quali “si sente qualche soffio delle correnti ideali che agitano la famiglia cristiana!”[3], giova a noi oggi in questa occasione ricordare oltre che la figura di Celestino V e della sua rinuncia al soglio pontificio (rinuncia sulla quale si aprirebbe un mondo di discussione) come si sia arrivati a questa elezione; undici (solamente undici) cardinali, bloccati da correnti politiche, economiche e famigliari contrapposte che spinti da mille ragioni si accordano per eleggere un anziano eremita. Il loro lascito, oggi, è il nostro ripensare al giubileo e al suo significato.
[1] Perdonanza-celestiana.it , https://ift.tt/570HUVm.
[2] G. Volpe, Il medio evo, Firenze Sansoni 1978, pp. 314- 315.
[3] G. Volpe, cit.
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