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Viaggio in Slovenia

Ogni anno, in Slovenia, lo ZVEŠ (il GBU sloveno) organizza un festival in memoria di Primož Trubar, figura culturale molto importante nel paese perché dopo la sua conversione alla fede evangelica, proprio negli anni della Riforma, scrisse i primi libri in lingua slovena. E quest’anno il GBU (lo ZVES italiano) ha mandato in Slovenia una piccola “delegazione” di studenti, tutti provenienti dai gruppi del Veneto. Già in questo c’è motivo di lode a Dio, perché qualche anno fa non esisteva un solo gruppo GBU in tutta la regione, mentre oggi se ne contano ben tre!

Uno dei motivi principali del viaggio quindi era aiutare gli studenti sloveni nelle attività evangelistiche; durante il giorno avevamo conversazioni con gli studenti, cercavamo di fare nuovi contatti, e soprattutto invitavamo le persone agli eventi serali, durante i quali un artista commentava un dipinto dell’età della Riforma con interessanti risvolti spirituali. Non solo, essere lì è stato anche un modo per incoraggiare i pochi studenti che lavorano per il vangelo in Slovenia: a Lubiana c’è solo una staff e una studentessa, e fra tutte le università gli studenti sono circa cinque! Ci hanno sinceramente ringraziato per la nostra presenza, erano entusiasti che fossimo lì.

Certamente, siamo entrati anche in contatto con una cultura molto diversa dalla nostra, nonostante la vicinanza geografica, e tendenzialmente abbiamo trovato studenti più introversi rispetto a quelli a cui siamo abituati, con i quali era più difficile iniziare delle conversazioni; questa differenza si è attenuata a Capodistria, dove la presenza italiana è più forte, e dove in effetti ci siamo sentiti più “a casa”. Diversi studenti con cui abbiamo parlato erano cattolici, anche se probabilmente la cultura è molto più laicizzata della nostra; e certamente non vanno dimenticate le minoranze ortodossa e musulmana, con cui però non abbiamo avuto modo di entrare in contatto. Una cosa che mi ha colpito è il segno profondo che le guerre civili degli anni ’90 hanno lasciato nella memoria collettiva, soprattutto nei più anziani il riferimento alla Jugoslavia è frequente; anche se gli studenti che abbiamo conosciuto sono cresciuti dopo la fine dei conflitti, è pur sempre un aspetto fondamentale del contesto culturale in cui essi si muovono.

Abbiamo poi avuto più occasioni per riunirci insieme, noi del gruppo italiano, per studiare Giovanni 12 e riflettere sul contenuto del nostro annuncio: Gesù, la luce che rivela Dio e che Dio ha mandato nel mondo per dare gloria a se stesso attraverso la morte e la risurrezione dell’eterno Figlio, pari a Dio ma pure sottomesso e ubbidiente alla sua volontà. Il vangelo ci ha ricordato che non c’è da stupirsi quando Gesù viene rifiutato, dato che lo fecero i suoi contemporanei e connazionali, ma anche che chi crede e vede la luce può farlo solo per la grazia di Dio.

È stata una grande esperienza per tutti, personalmente sono tornato a casa determinato a stringere più relazioni con gli studenti attorno a me, consapevole dell’immenso privilegio che ho a essere servo e amico dell’unico vero Dio.

Gianluca Nuti
(GBU Padova)

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