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Di Elena Montaldo, coordinatrice GBU Torino

La parola “formazione”, per me che studio Scienze della Formazione Primaria, ha un valore particolare. 

Il suo significato non si riassume nella trasmissione sistematica di conoscenze. Indica, piuttosto, la volontà di rendere competenti, ovvero in grado di rielaborare ed applicare quelle stesse conoscenze in contesti di realtà. Ciò è possibile solo se esiste una rete sociale che fornisca, a chi viene formato, stimoli ai quali rispondere. 

La Formazione Coordinatori

La Formazione Coordinatori di quest’anno, per me, ha significato tutto questo, ma non solo. Non si è trattato soltanto di un contesto nel quale studenti da tutta Italia si sono riuniti per tre giorni a Firenze. Non solo abbiamo ascoltato insegnamenti, studiato insieme il testo biblico e partecipato a seminari di vario tipo. Qui non ho avuto solo la possibilità di condurre uno SBI e un incontro di preghiera o di pianificare eventi e incontri per il nuovo anno gbuino, o iniziare a presentare il GBU agli studenti universitari della città. 

Per la prima volta in qualità di coordinatrice, dopo anni di partecipazione al GBU, mi sono sentita parte insostituibile di un progetto che ha come motore l’Amore e come obiettivo la Vita delle persone. 

Il tema

Nella sua seconda lettera a Timoteo, Paolo parla come un padre che, poco prima di morire, si rivolge a suo figlio. Proprio lui che era stato autore di stragi, violenze e persecuzioni nei confronti dei cristiani, dopo aver conosciuto Gesù, si trova a scrivere da una prigione, abbandonato da tutti e condannato a morte a causa della sua fede in Lui. 

Una decisione assurda agli occhi di molti, ma non ai suoi che vedevano gioia scaturire dalla sua sofferenza. Con la sua vita, fino al suo ultimo respiro, Paolo aveva infatti portato tantissime persone a ricevere la salvezza che deriva dalla fede in Colui che per primo aveva dato la Sua vita ed era risorto per donargli Vita in eterno. 

Leggere e studiare le sue parole insieme ad altri ragazzi e ragazze che, come me, hanno ricevuto quella stessa notizia ed hanno scelto di credere e vivere questa stessa realtà, per me è stato come essere destinataria, insieme a Timoteo, di quella stessa lettera

Ricominciamo

In quei giorni noi coordinatori ci siamo confrontati con un esempio di fede che ha messo a nudo e poi tolto paure, insicurezze e preoccupazioni che chiunque, nel vivere fino in fondo un ideale che va controcorrente, si trova prima o poi a dover affrontare. Insieme abbiamo compreso il significato profondo del ministero che crediamo sia stato affidato a ciascuno di noi studenti cristiani all’interno del GBU. 

Mi sono resa conto di quanto coraggio e quanta forza possa richiedere mantenere piena coerenza verso una scelta di vita come questa. Allo stesso tempo ho capito ancora più in profondità quanto valga la pena viverla pienamente, perché sempre più persone conoscano l’Amore e la grazia che il Dio della Bibbia ha dimostrato, attraverso il sacrificio di Suo Figlio Gesù, per poter avere un rapporto personale con ciascuno di loro.

Ora siamo pronti per ricominciare, ciascuno nel luogo d’Italia nel quale vive. Questa volta però con la consapevolezza che ogni cosa che faremo nel nostro piccolo avrà come traguardo comune una gioia che scaturisce anche nella sofferenza.

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Di Gianluca Nuti, ex studente GBU e oratore al GBU Summer Camp 2022

L’estate sta finendo. Questo era il punto di partenza del Summer Camp 2022. Non proprio una prospettiva incoraggiante! Eppure, man mano che si avvicina l’autunno, è facile avvertire un senso di nostalgia, o addirittura di vaga delusione: dove sono le risate, le abbuffate, il relax tanto attesi durante l’anno? Com’è possibile che tutta la felicità che ho sperimentato sia svanita così in fretta? Forse una sessione estiva più lunga del previsto, forse un viaggio cancellato per problemi di Covid; sta di fatto che proprio il periodo dell’anno più solare e rilassante ci svela il carattere sfuggente della felicità. L’estate sta finendo, anche se sembra essere iniziata solo ieri.

La risposta che non ci aspetteremmo

Viene naturale chiedersi allora in cosa consista la felicità. E forse, addirittura, quale sia il senso della vita! Domande importanti per tutti, ma domande cruciali per chi studia all’università e si prepara a dire la sua nel mondo. Spesso, anche inconsapevolmente, rivolgiamo queste domande alle grandi menti di varie epoche. Le risposte che sentiremo da loro probabilmente plasmeranno la nostra vita. Chi vorrebbe perdersi un TED Talk di Alessandro Barbero o del grande (oggi compianto) Piero Angela sul senso della vita? 

Ma cosa succederebbe se il nostro conferenziere, una volta salito sul palco, ci dicesse che tutte le sue ricerche sull’argomento non lo hanno portato a niente? Cercare di capire qual è il senso della vita e come trovare la felicità è come cercare di afferrare il vento: un tentativo inutile. È molto probabile che sentiremmo il terreno tremare sotto ai nostri piedi…

Tutto è vanità

Questa sensazione di smarrimento è la stessa che proviamo quando l’Ecclesiaste, uno dei più grandi sapienti di Israele, dopo una vita trascorsa nel lusso, nei viaggi, nelle relazioni internazionali, nelle scoperte scientifiche e nella produzione letteraria ci comunica molto serenamente che, sotto il sole, tutto è vanità (Ecclesiaste 1:2). Sarebbe a dire, tutto ciò che l’occhio può osservare e la mente può concepire sfugge alla nostra comprensione come uno sbuffo di vento sfugge alla nostra presa. Ancora una volta, non proprio una prospettiva incoraggiante!

Tanta fatica, nessun profitto

Ma per l’Ecclesiaste non può essere diversamente, in un mondo in cui nonostante tutti i faticosi e travagliati sforzi dell’essere umano, “non c’è niente di nuovo sotto il sole” (Ecclesiaste 1:9). Tutta la fatica che l’uomo sostiene in questo mondo, tutte le ore passate sui libri e i soldi spesi in master di specializzazione, alla fine ci lasciano in mano poco più che un vapore. La carriera? Solo altre fatiche una dopo l’altra, senza un vero punto d’arrivo. La soddisfazione per i propri traguardi? Temporanea e insufficiente, sempre orientata a un risultato ancora successivo, magari migliore, forse più soddisfacente.

L’iperattivismo, la goal-orientation, la spinta verso il progresso tecnologico: tanto movimento, nessun cambiamento. Tutti i nostri progetti e programmi sono esposti al fallimento per il minimo imprevisto (Ecclesiaste 3:1-15) e ogni ricerca del piacere si risolve nell’attesa del piacere successivo (Ecclesiaste 2:1-11). In tutto questo, le nostre mani sono ancora vuote, strette a pugno per cercare di afferrare quel vapore, quella vanità che è il vero senso della vita in questo mondo. E la fatica? Quella sì, rimane. Tanta fatica, nessun profitto.

Il problema dell’uomo

A questo punto, l’unica vera scoperta del nostro sapiente, l’Ecclesiaste, è una non-scoperta: gli esseri umani non possono trovare la saggezza, perché irrimediabilmente peccatori, intrappolati fra le braccia di Follia (Ecclesiaste 7:23-29). Ogni nostra ricerca è destinata ad andare alla deriva, perché noi stessi siamo alla deriva. Ecclesiaste stesso non è un’eccezione, e per questo tutta la sua ricerca porta a un nulla di fatto. 

Il problema di ogni uomo è il problema di ogni studente e di ogni ricercatore: la ricerca di senso nella creatura invece che in Dio. Trovare felicità nelle cose buone della vita invece che nel Dio buono che le ha create. Per questo ancora oggi vale la pena ascoltare i “podcast” dell’Ecclesiaste, per questo ogni studente dovrebbe accorrere alla sua conferenza, riportata parola per parola nella Bibbia: perché quel problema è anche il nostro! Tutti noi cerchiamo senso e felicità nella creazione invece che nel Creatore. Tutti noi, cioè, siamo folli mentre pensiamo di essere saggi.

Tanta fatica, una grande ricompensa

Ma questa non è tutta la storia. L’estate non sta finendo! Dio, proprio quel Dio che abbiamo dimenticato, non ha dimenticato noi. È ancora possibile tornare a Lui prima dell’ultimo giorno; l’ultimo giorno delle nostre vite, ma anche l’ultimo giorno di un mondo stanco e prossimo alla sua fine (Ecclesiaste 12:1-10). “Ricòrdati del tuo Creatore nei giorni della tua giovinezza” è la chiamata che l’Ecclesiaste rivolge con forza a tutti noi e che ha rivolto anche agli studenti del GBU durante il Summer Camp 2022. La chiamata a ritrovare la strada di casa, verso il Dio che ci ha progettati e formati, e nelle cui mani viviamo le nostre vite, anche senza rendercene conto.E la fatica? La fatica rimane, la vanità è ancora qui, ma per poco. Gesù, la Parola creatrice, dal suo trono sopra il sole dice: “Io faccio nuove tutte le cose” (Apocalisse 21:5). In ultima analisi, la chiamata dell’Ecclesiaste è la chiamata a trovare in Gesù la nostra felicità. Perché solo grazie a lui il nostro più grande problema, il peccato, è stato risolto. E perché solo in Cristo anche la più piccola fatica avrà una grande ricompensa.

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Dopo ben 5 anni passati nel GBU da studentessa, ciò che posso fare ora è partecipare agli eventi in qualità di volontaria. Quest’estate ho partecipato al Summer Camp GBU tenutosi a Mondragone, in provincia di Caserta. È stata una settimana ricca di benedizioni! Ho potuto rafforzare amicizie e stringerne delle nuove. Infatti, quando posso ascoltare le storie di altri ragazzi traggo sempre grande incoraggiamento nel vedere come Dio agisce nelle vite altrui. E così è stato anche quest’anno al Summer Camp GBU. Valore aggiunto alle chiacchierate, il meraviglioso cielo stellato di Mondragone, il rumore delle onde, il riflesso della luna sull’acqua. Le migliori chiacchierate si svolgevano infatti in tarda serata, in spiaggia. La struttura in cui alloggiavamo distava solo pochi metri dal mare. 

Che dire poi dell’appuntamento fisso post cena con Davide e la sua chitarra che ci intratteneva cantando i migliori pezzi della musica italiana. Nulla togliendo al talento incontrastato degli Open Mike, gruppo musicale(?) formatosi durante il campeggio e vincitore della serata Open Mic, durante la quale chiunque (e sottolineo il CHIUNQUE) poteva dar voce al proprio talento, presunto o effettivo che fosse. Questo tipo di serate, a scatola chiusa, mi sorprendono e divertono sempre.  

Durante la settimana abbiamo anche fatto due gite. La prima a Gaeta, dove dopo una giornata di mare siamo andati a mangiare la Tiella, piatto tipico a base di polpo. Nella seconda gita abbiamo potuto godere del fascino di Napoli, grazie anche al contributo volontario come guida del mitico Antonio.

MA …NON C’E’ DAVVERO NULLA DI NUOVO 

Partecipando quest’anno al Summer Camp GBU mi sono scontrata con la dura realtà che la mia generazione GBU è ormai trapassata; ed ecco nuove leve al fronte! Non c’è davvero nulla di nuovo sotto il sole… ci si immatricola, si studia (chi più chi meno) si organizzano eventi GBU, ci si laurea (si spera) e tutto si ripete da capo con altri studenti desiderosi di servire Dio all’università con le stesse sfide, le stesse difficoltà, le stesse gioie… ciò che si è fatto è quel che si farà; non c’è nulla di nuovo sotto il sole…  

LA DURA REALTÀ

Come probabilmente si è intuito dalle numerose citazioni, tema del Summer Camp è stata la ricerca letteralmente sperimentale sul senso della vita intrapresa dall’Ecclesiaste, uomo sapiente, dalle invidiabili possibilità economiche. Ho due certezze: se l’Ecclesiaste fosse un tesista della facoltà di lettere e filosofia sicuramente sarebbe fuori corso e con lontane possibilità di laurearsi. Infatti, il libro sentenzia più e più volte senza lasciare nessuna apertura al dibattito: tutto è vanità, è un correre dietro al vento. L’ecclesiaste ha ragione. Lo studio, al pari del lavoro non è altro che occupazione penosa, che Dio ha data ai figli degli uomini perché si affatichino. 

LA VERA GIOIA

Ciò che più mi ha colpito è la chiave di lettura con cui poi abbiamo analizzato tutto il libro: il proposito di Dio risiede proprio nel fatto che l’uomo, non potendo trovare più alcuna soddisfazione dopo l’Eden all’infuori di Dio stesso, possa tornare a Lui. E quindi non c’è studio, carriera, progetto che possa colmare quella ricerca di senso a cui l’uomo tende. È stato per me molto incoraggiante al Summer Camp vedere come Dio abbia agito per salvarci dall’insensatezza di questa vita terrena per darci una speranza celeste, gloriosa ed eterna. Quale più grande benedizione vedere giovani studenti arrendersi a questa verità e abbracciare o riscoprire il messaggio del vangelo! Per la ripresa di settembre la mia speranza è che tutti noi possiamo sperimentare la vera gioia, la vera soddisfazione e che qualche amico “ecclesiaste” all’università possa incontrare Gesù nella propria vita.

Alice Novaria

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La sessione estiva è uno dei momenti più temuti dagli studenti universitari, il caldo e la pila infinita di libri da studiare non sono la migliore delle accoppiate!

Io mi trovo ad affrontare la mia ultima sessione estiva e, sarà la stanchezza accumulata in questi anni, ma ho pensato spesso di non avere la voglia o di non potercela fare.

Ogni volta che questi pensieri sfiorano la mia mente, cerco di allontanarli, ricordandomi di alcune lezioni che ho imparato in questi anni di università e che vorrei condividere con voi:

Studiare con entusiasmo è un modo per mostrare a Dio la nostra gratitudine.

“In ogni cosa rendete grazie a Dio”, così scrive l’apostolo Paolo ai Colossesi.

A volte lo dimentichiamo, ma avere la possibilità di studiare non è scontato.  

Se ogni mattina (anche dopo aver scrollato le stories di Instagram in cui tutti sembrano già in vacanza) ringraziamo Dio per questa possibilità, il nostro punto di vista cambia.

Gesù è il miglior compagno di studio.

Lui ha già studiato tutte le materie, non ci distrae chiacchierando, è pronto a sostenerci quando ci sentiamo giù, gioisce sempre delle nostre vittorie e, cosa ancora più straordinaria, ci accompagna fin dentro l’aula d’esame!

“Tu non temere, perché io sono con te.” Isaia 41:10.

A volte pensiamo che a Gesù non importino le nostre sfide quotidiane, ma non è così!

Lui è accanto a noi nelle piccole e nelle grandi cose. 

E sa bene che per noi studenti la sessione di esami è un grande ostacolo da superare, sa che la paura di fallire spesso ci blocca, per questo promette di custodire le nostre menti con la Sua pace, che supera ogni intelligenza (persino quella del professore!). 

Va un po’ meglio?

Spero di sì, ma non è finita qui…

C’è un’ultima lezione che ho imparato in questi anni, forse la più importante di tutti, ma anche la più difficile da tenere a mente: 

Il nostro valore non dipende dalla media dei nostri voti.

Almeno una volta durante il nostro percorso universitario abbiamo pensato di non essere abbastanza, perché un esame non è andato come ci aspettavamo o meritavamo. 

Ma Dio è sempre pronto a ricordarci che il nostro valore non dipende da un numero, ma da chi siamo in Lui.

Spero che, consapevoli di tutto ciò, possiamo affrontare questa sessione con la giusta carica. 

Diamo il massimo ma ricordiamo che, a prescindere dai nostri risultati, Dio ci dice:

 “Tu sei prezioso ai miei occhi, sei stimato e io ti amo.”  (Isaia 43:4)

Buono studio ragazzi e ci vediamo al Summer Camp!

PS: E poi quanto è bello sapere di poter sostenerci l’un l’altro in preghiera?

Miryam Giorgianni

(GBU Messina)

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Cosa ha condiviso Stefano Mariotti nelle sue predicazioni su 1 Pietro alla Festa GBU 2022? Il nostro oratore ha scritto una sintesi che è anche un’ottima panoramica su 1 Pietro, nella quale Stefano mette in risalto i contenuti principali della lettera.

“Fuori-sede”* eletti nel mondo: oggi come allora

Potremmo definire 1 Pietro, un corso intensivo di come vivere il Vangelo, nelle opportunità e nelle crisi della vita quotidiana. Pietro scrive a dei credenti ordinari come noi, che vivono in tempi simili ai nostri, in quanto la nostra società occidentale post-cristiana non è dissimile da quella dei suoi lettori nel primo secolo. Così assieme a loro, possiamo imparare cosa significa abbracciare, essere trasformati e vivere il Vangelo, in una cultura progressivamente sempre più intollerante al messaggio di Cristo e dei suoi assoluti. Pietro vuole equipaggiarci ad affrontare la realtà che seguire Gesù e ubbidire alla sua Parola ci espone all’essere diversi, incompresi, rifiutati, ridicolizzati; ci espone alla sofferenza. Per sfuggire a questa sofferenza, la tentazione è quella di chiudersi al mondo, o di compromettersi nel mondo. Pietro invece ci sfida a radicarci in Cristo, sperimentando il suo amore, gioia e speranza, per testimoniare al mondo il suo amore, la sua gioia e speranza.

*”Fuori sede” era il titolo della Festa GBU 2022 (ndr)

Esiliati ma non isolati

Come traduce la Luzzi, Pietro indirizza la sua lettera (1:1) agli: “eletti che vivono come forestieri nella dispersione”, letteralmente agli: stranieri eletti della diaspora. Più avanti li definirà in 2:11-12 “stranieri e pellegrini”, gente di passaggio ed esiliati; e concluderà la lettera con i saluti dalla “chiesa che è in Babilonia” (5:13). Così identifica deliberatamente i suoi lettori con il popolo di Dio dell’Antico Patto, che soffre lontano dalla Terra Promessa, che spera nelle promesse redentive di Dio, ma che annuncia la Parola di Dio vivendola responsabilmente nella città e nella nazione che lo “ospita” (2:13-15). Quindi il quadro che Pietro dipinge ai nostri occhi, non è quello un solitario studente fuori-sede, ma piuttosto quello di una “confraternita”. Ci parla di un popolo, di una famiglia, di una chiesa che cresce in Cristo, imparando ad amarsi e sostenersi gli uni gli altri in Cristo. È insieme che rimaniamo fermi nelle difficoltà, gioiosi nella speranza e appassionati nella testimonianza. A maggior ragione, Pietro mostra ai suoi lettori di allora, che non sono solo “stranieri”, e quelli di oggi non sono solo “fuori-sede” – ma sono stranieri: eletti, scelti, messi a parte, dalla famiglia della Trinità, per uno scopo! Così come Dio ha ratificato l’Antico Patto nel sangue dell’agnello (1:19), salvando per grazia il suo popolo dalla schiavitù, per poi donargli la sua legge missionale; la nostra salvezza si fonda sull’essere cosparsi del sangue di Cristo nel Nuovo Patto (1:2), in modo che la nostra ubbidienza e santificazione, hanno come scopo missionale la sua gloria tra le nazioni!

La nostra speranza: Cristo Gesù

È in questo contesto che Pietro ci mostra come vivere come fuori-sede eletti in un mondo ostile (1:4-20), perché la nostra speranza è radicata in Cristo e nella sua opera 1:13, 21. È solo quando Cristo è tutto quello che ci resta, che ci rendiamo conto della realtà della fede: fede nel Cristo che davvero è tutto quello di cui abbiamo bisogno! È allora che sperimentiamo la gioia della salvezza nel mezzo delle svariate prove. Quindi è vero: siamo fuori-sede, in una cultura che, come ai tempi di Pietro, trova offensiva tanto la centralità della salvezza del Vangelo di Cristo, quanto l’esclusività della persona e dell’opera di Cristo. Ma è proprio in questo contesto, che Pietro ci espone una chiara apologia della sofferenza cristiana per il nome di Cristo, fondata sulla sofferenza redentiva di Gesù, facendoci vedere la sofferenza come un’opportunità per il Vangelo per il popolo di Cristo!

Il valore della sofferenza

Dio ci lascia in questo mondo come fuori-sede eletti, perché il nostro mondo, le nostre famiglie e amici, le nostre università e comunità, hanno bisogno di vedere vissuto nella pratica il Vangelo di Cristo. Per questo Pietro ci dice di sostenerci gli uni gli altri. Perché in Cristo non dobbiamo sprecare questa sofferenza, in quanto Dio stesso è con noi e in essa: ci perfezionerà, ci renderà fermi, ci fortificherà stabilmente (5:10). Perché è nel sottometterci e nell’umiliarci affidandoci alla potente mano di Dio, che nella pratica annunciamo al mondo la giustizia della Legge di Dio, vivendo nel mondo: la cura che Dio ha per i suoi figli, la gioia del Vangelo che Cristo dona al suo popolo, la fiducia che lo Spirito crea nella sua chiesa.

Questa è la vera grazia di Dio

Così siamo dei fuori-sede eletti della diaspora. Siamo un popolo di forestieri e pellegrini sparsi nelle nostre università. Siamo parte integrante delle nostre chiese, che cercano il bene delle nostre grandi città e piccoli paesi d’Italia. Siamo degli ordinari peccatori salvati per grazia, che nelle nostre università, luoghi di lavoro, famiglie, amici e comunità, annunciano lo straordinario Vangelo di Cristo, vivendolo nel mezzo delle sfide e delle prove, per la potenza dello Spirito Santo. Questo è chi siamo in Cristo, questa è la vera grazia di Dio; in essa state saldi!

Stefano Mariotti

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Dopo due anni in cui, a causa della pandemia, la Festa GBU (Convegno Studentesco Nazionale) è stata organizzata online, quest’anno ci siamo potuti rivedere di persona. Da Trento a Messina, noi studenti universitari, laureati e staff abbiamo gioito, studiato e trascorso insieme alcuni giorni circondati dalle colline fiorentine a Poggio Ubertini. 

IL TEMA

Stefano Mariotti ci ha guidato e ha condiviso con noi alcune riflessioni sulla prima lettera di Pietro scritta “agli eletti che vivono come forestieri dispersi nel Ponto, nella Galazia, nella Cappadocia, nell’Asia e nella Bitinia” (1 Pietro 1: 1). Proprio da qui nasce il titolo della festa “Fuori sede”, espressione molto familiare a noi studenti. Inoltre, tra le diverse attività, ci sono stati alcuni seminari che ci hanno dato l’occasione di trattare temi come interagire con l’università, usare i social media per condividere il vangelo, organizzare eventi evangelistici e invitare un amico a leggere la Bibbia.

DUE INCORAGGIAMENTI DA 1 PIETRO

Durante gli studi mi è piaciuto molto quando ci dividevamo in gruppetti. Leggevamo alcuni versetti, condividevamo le nostre osservazioni e iniziavamo a riflettere sul loro significato con l’aiuto di qualche domanda guida. Successivamente, ci riunivamo tutti insieme e Stefano approfondiva alcuni temi in modo più specifico. Nel primo capitolo della sua lettera, l’apostolo Pietro parla di due argomenti importanti: gioia e sofferenza. Personalmente mi ha fatto riflettere tanto quando Stefano ci chiedeva in che cosa gioiamo, e in particolare quando diceva che a volte facciamo dipendere la nostra gioia da una circostanza, da un evento o spesso da una persona; di conseguenza il nostro umore dipenderà da come andranno le cose. Ho subito pensato al versetto di Filippesi 4:4 “Rallegratevi sempre nel Signore. Ripeto: rallegratevi”. È stato importante per me ricordare di basare la nostra gioia in Dio perché Lui è il nostro porto sicuro ed è fedele.

Un altro incoraggiamento che ho avuto è stato quando l’apostolo Pietro sostiene che le sofferenze che i destinatari del suo scritto attraversano, sono necessarie e che non ci si dovrebbe stupire; infatti dice: “Carissimi, non vi stupite per l’incendio che divampa in mezzo a voi per provarvi, come se vi accadesse qualcosa di strano. Anzi, rallegratevi in quanto partecipate alle sofferenze di Cristo, perché anche al momento della rivelazione della sua gloria possiate rallegrarvi ed esultare” (1 Pietro 4: 12-13). Attraverso queste parole e pensando a come Dio ci sostiene anche durante le difficoltà, sono stata spronata poiché Lui è la nostra “pietra angolare” (1 Pietro 2: 6), essenziale e necessaria per la nostra vita. A volte le difficoltà ci servono per crescere e far crescere, come condivideva Stefano, la nostra speranza in Cristo.

INSIEME PER CONDIVIDERE GESÙ

La Festa GBU, inoltre, è stata importante perché è stata un’occasione per continuare a coltivare le amicizie che sono nate e che continuano a nascere nel GBU. Costruire relazioni su cui si può contare è davvero prezioso, il fatto di parlare con gli altri studenti e Staff condividendo le attività svolte nel proprio gruppo GBU locale nei mesi passati, gli eventi organizzati e quelli che si avranno a breve, le idee, ma anche le difficoltà che si incontrano… Sono veri e propri incoraggiamenti per continuare a portare Gesù nelle università. Quando penso al Gbu come gruppo formato al suo interno da tanti studenti e amici con lo stesso obiettivo, mi infonde coraggio.

In conclusione, posso dire con certezza che quel fine settimana è stato un tempo benedetto, le aspettative sono state grandemente superate in quanto Dio si è servito di tante persone per sostenerci, per dimostrarci ancora una volta l’amore che ha per noi, per quanto gli siamo preziosi e per quanto ha a cuore la nostra vita. Siamo stati incoraggiati ancora una volta ad essere una luce nelle nostre facoltà e parlare di Gesù ai nostri amici e colleghi universitari.

Giada Coppola
(Coordinatrice GBU Parma)

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“Insisti in ogni occasione favorevole e sfavorevole!” (2 Tim 4:2) 

Con queste parole, Paolo esorta Timoteo a predicare la Parola in ogni momento, che sia buono o cattivo. E se ci pensiamo bene, il momento in cui Timoteo lesse queste parole non era dei migliori: Paolo era in prigione, abbandonato da molti e vicino alla morte (4:6-10). Inoltre, erano tempi difficili, come scriveva Paolo (3:1): all’epoca, come oggi, molti erano amanti del piacere anziché di Dio (3:5-6). Eppure qual è l’esortazione?

Predica la Parola, proclama il vangelo, condividi Gesù in ogni occasione, a prescindere dalle circostanze!

Mi chiedo quanto spesso, pensando che non sia il momento migliore, ci tiriamo indietro dal condividere Gesù. “Ah, adesso non è il caso, mi sento uno straccio, come faccio a condividere Gesù?”. “Ma dai, certamente adesso non è il momento perché ancora non lo conosco molto bene, prima devo instaurare una vera amicizia”. Chiaro, vogliamo avere discernimento, sensibilità e guida dello Spirito Santo nel condividere il vangelo, ma, almeno nella mia esperienza personale, troppe volte mi sono trattenuto dal condividere Gesù perché pensavo che il momento non fosse favorevole.

Prova a pensare per un attimo al momento più favorevole che possa esserci: magari sei in pari con lo studio, fisicamente ti senti in forma, i tuoi compagni di corso sono molto aperti a parlare di Gesù e ti fanno domande riguardo alla tua fede. Beh, come non condividere Gesù in questa occasione favorevole? Adesso però pensa al momento più sfavorevole che possa esserci: l’esame non è andato un granché, quel fastidio allo stomaco si fa sentire e i tuoi compagni di corso sembrano apatici a tutto ciò che riguarda la spiritualità. Condividi Gesù anche in questa occasione sfavorevole!

Ma dove possiamo trovare la forza, lo slancio e l’impulso per farlo?

Paolo inizia la sua lettera proprio parlando di questo. Ricorda a Timoteo all’epoca e ad ognuno di noi oggi, che colui che ci ha rivolto questa chiamata è lo stesso che ci ha salvati dalla condanna eterna a causa del nostro peccato.

Infatti, non ci ha salvati a motivo delle nostre opere, ma secondo il suo proposito e la grazia che ci è stata fatta in Cristo Gesù fin dall’eternità, e che è stata manifestata con l’apparizione del Salvatore nostro Cristo Gesù, il quale ha distrutto la morte e ha messo in luce la vita. (1:9-10)

Sulla base di questo, insistiamo nel condividere Gesù, che la situazione sia favorevole o sfavorevole.

Andrea Becciolini

(Staff GBU Firenze)

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Un paio di settimane fa Susanne Waldner, insegnante alla scuola biblica IBEI, ha condotto un webinar per i coordinatori del GBU. Qui di seguito un articolo che lei stessa ha realizzato partendo dalle riflessioni presentate agli studenti.

Avanti tutta!

“Avanti tutta!”. Questa espressione descrive una nave che viaggia con la massima potenza dei motori. Figurativamente intende qualcuno che si impegna con tutte le sue forze. Come cristiani spesso viviamo così il nostro servizio per Cristo. Attività evangelistiche, studi biblici, incontri a tu per tu e altro spesso ci richiedono tante energie.

Riflettici un attimo – per quale servizio specifico hai una passione forte, dove desideri andare “Avanti tutta!”?

Infatti, siamo impegnati per il Signore dei signori e la Bibbia stessa ci invita a servirlo con “gioia” (Salmo 100:2), ma anche con “zelo” (Romani 12:11). Non esiste nessuna causa più nobile e nessun Dio più degno a cui dedicare la nostra vita!

Per questo, spesso ci pare di non avere affatto il tempo per prenderci cura di noi. Oltretutto, ciò sembrerebbe anche egoistico. Meglio curarci degli impegni affidatici, non di noi stessi!

Con l’acqua alla gola 

Questa espressione ricorda una nave danneggiata durante una tempesta. Sta per affondare, i passeggeri rischiano di annegare. Simbolicamente si descrive così una persona in estrema difficoltà, arrivata al limite.

Viaggiare sempre col massimo impegno richiede tanta energia. A questo si aggiungono delle “tempeste”, pressioni come l’ansia prima di un grande evento o tensioni con i collaboratori. Per affrontarle servono altre risorse ancora – risorse che però si esauriscono. Finiamo così “con l’acqua alla gola”.

“L’unico essere senza limiti nell’universo è Dio. Ogni altra cosa e ogni altro essere è stato creato da Dio stesso con dei limiti. E non funziona mai, non porta mai a niente di buono, cercare di vivere e servire andando oltre a quei limiti.”[1]

Tutti noi abbiamo dei limiti[2]:

  • Delle volte stiamo svolgendo dei compiti che superano le nostre competenze, semplicemente perché “se no, non lo fa nessun altro”.
  • Abbiamo a disposizione 24 ore al giorno. Non di meno, ma neanche di più. Spesso, però, riempiamo questo tempo oltre limite.
  • A volte si esauriscono le nostre energie fisiche, mentali o emotive. Ci sentiamo stanchi, scoraggiati o fatichiamo a concentrarci.
  • In alcune sfide invece ci mancano la maturità e l’esperienza necessaria. Anche certe tentazioni ci portano al limite delle nostre forze.

In quali situazioni ti sei senti con “l’acqua alla gola”? Quali sono dei limiti che a volte non rispetti?

Il porto sicuro

Quanto appena detto sottolinea la necessità di entrare ogni tanto in qualche porto per fare rifornimento di provviste, riparare eventuali danni alla nave e ripartire. Abbiamo bisogno di fermarci regolarmente, curarci e ricaricarci, per poi ripartire con nuove forze. Infatti, la Bibbia stessa varie volte ci invita a riposare.

Compreso questo, però, abbiamo afferrato la verità solo parzialmente: significherebbe un riposo nel porto solo in vista di un viaggio ancora più veloce. L’enfasi rimarrebbe sul nostro impegno e attività. Ma Dio desidera comunicarci un’altra cosa!

Il comandamento sul sabato (Esodo 20:10-11) fa riferimento a Dio che riposa dopo la creazione del mondo. L’idea, quindi, non è quella dell’uomo che dopo tanta fatica si merita un attimo di respiro per poi ripartire immediatamente. Ma è un riposo regalato dalla grazia divina – perché Lui, non noi, ha già fatto tutto. Infatti, già i primi uomini potevano godersi un creato perfetto senza aver mai lavorato.

Tanti altri passi biblici ci invitano similmente a riposare prima di tutto nella consapevolezza che le cose dipendono dall’opera di Dio, non dalle nostre attività e dalle nostre forze limitate. Il creatore del mondo agisce ancora oggi. Questo è un porto sicuro, non dove arrivare con le ultime nostre forze, ma dal quale partire! 

È proprio questo il messaggio del vangelo: la verità che Cristo, non noi, ha già fatto tutto, offre riposo e sicurezza. I cristiani a un certo punto della storia hanno cominciato a fermarsi e a incontrarsi la domenica, quindi il primo giorno della settimana ebraica, ricordando il sacrificio, ma anche la risurrezione di Cristo: hanno iniziato la settimana col riposo, partendo dal porto sicuro dell’opera già compiuta di Cristo.

Viaggiare a gonfie vele

Prendersi cura di sé, in senso biblico, significa ricordarsi che né la nostra salvezza, né il nostro servizio per Dio dipendono da noi: Cristo ha già provveduto per tutto e continua a operare in e attraverso di noi. Partendo da questo porto sicuro la nostra vita non è più una barca a remi da spingere avanti con le nostre forze, ma un veliero che deve solo spiegare le vele per essere spostato dal vento

Con questa consapevolezza possiamo proseguire il nostro viaggio a gonfie vele – svolgendo le nostre attività con gioia e zelo, ma anche riconoscendo e rispettando i nostri limiti: 

  • …imparando ad accontentarci di risultati imperfetti, laddove le nostre capacità sono insufficienti
  • …cancellando delle attività quando la nostra agenda è troppo piena
  • …regalandoci dei momenti di riposo fisico o mentale per ricaricare le nostre energie
  • …cercando un compagno di viaggio più maturo di noi stessi per ricevere incoraggiamento, accompagnamento e stimoli per crescere. 

Affida i tuoi limiti al Dio illimitato che arriva ai Suoi scopi e realizza i Suoi piani anche nella nostra limitatezza.

Nel giro della prossima settimana, prenditi un momento speciale nel “porto sicuro” con Dio, godendo semplicemente il fatto che le cose non dipendono da te, ma da Lui che ha già fatto tutto!

Susanne Waldner

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[1] Tripp, Paul 2020. Lead: 12 Gospel Principles for Leadership in the Church. Wheaton: Crossway, p. 72.

[2] Ibid. 73-86,

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Esistono pochi contesti simili all’università, dal punto di vista spirituale. Ogni giorno siamo assaliti dalla presupposizione che tutti i beni più alti siano raggiungibili se, come esseri umani, ci impegniamo abbastanza per ottenerli. Nelle facoltà di oggi, c’è poco spazio per il mondo spirituale; al massimo, esso viene relegato alla sfera privata, personale, che non ha nulla a che fare con la vita comune o con il progetto universitario. Nelle nostre aule, dunque, la sfera socio-fisica e la sfera spirituale sono completamente separate, staccate.

Sia all’ateo aggressivo che al tipico studente disinteressato, la persona che vuole affidarsi completamente a Gesù sembrerà strana, un po’ troppo strana, forse anche un po’ pazza.  Accademicamente, la fede è spesso vista come una debolezza, una mancanza, un qualcosa che impedisce la sapienza, che trattiene la mente umana dal suo massimo potenziale. Come può qualcuno appartenere a Gesù e contemporaneamente nuotare in queste acque universitarie? È facile per uno studente credente sentirsi come un pesce fuor d’acqua, sentirsi proprio fuori sede.

Ma questa esperienza non è per nulla esclusiva dell’università moderna.

Sin dall’inizio del cristianesimo, i credenti sono stati considerati “fuori” dalla loro società – sin dall’inizio è stato chiaro al mondo che c’è qualcosa di diverso in questi “cristiani”, che la loro adunanza non era uguale a quella dei loro vicini, della maggior parte della loro società. Per questo la chiesa in quei primi anni soffrì fortemente per mano di quelli che gli stavano intorno. Così grave era il problema, che alla prima generazione di credenti, l’apostolo Pietro scrisse una lettera chiamandoli “stranieri e pellegrini” su questa terra – incoraggiandoli a non arrendersi, ma a resistere, ad andare avanti, anche a gioire in mezzo delle loro sofferenze, a motivo delle grandi benedizioni che avevano ricevuto da Dio. Sarà questa lettera il nostro punto di partenza per la tanto attesa FESTA GBU!

Cosa vuol dire oggi essere straniero e pellegrino?

Che cosa implica per noi oggi, essere fuori sede? Questo sarà il tema principale di quest’anno. Avremo con noi due ospiti specialissimi: Stefano Mariotti, pastore della Chiesa la Piazza di Budrio (BO) che ci porterà delle meditazioni da 1 Pietro su questo tema, e Lindsay Brown, precedentemente segretario generale di IFES, il movimento globale del quale il GBU fa parte. Lindsay condividerà alcune sue riflessioni su oltre 40 anni di esperienza del ministero studentesco.

Oltre a questi momenti fantastici, la FESTA GBU rappresenta il momento principale dell’anno in cui studenti da tutta la nostra penisola possono riunirsi tutti insieme IN PRESENZA per 4 giorni di workshop, di preghiera e lode al Signore, di musica, di attività sportive, e tanto tempo insieme faccia a faccia – una gioia che ci manca ormai da quasi 3 anni! Saranno giorni indimenticabili, assolutamente da non perdere!

Ci vediamo lì! 

Simon Cowell
(Staff GBU Bari)

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Credo che le settimane di eventi siano tra i mezzi più efficaci che il GBU abbia per proclamare il messaggio del vangelo tra gli studenti universitari. Che cos’è una settimana di eventi (o settimana evangelistica) e perché credo che sia così efficace?

Una settimana di eventi non è altro che una serie di eventi speciali che un gruppo GBU locale organizza in un periodo che può andare dai 3 giorni ai 5 giorni. Un programma fitto fitto, composto da attività evangelistiche ed eventi speciali tutti collegati tra loro da una tematica principale. 

Certo, mettere in piedi una settimana di eventi richiede uno sforzo organizzativo non indifferente per un piccolo gruppo di studenti, ma ne vale certamente la pena almeno per quattro motivi: 1) dà visibilità al gruppo GBU, 2) permette di raggiungere tanti studenti con il vangelo, 3) unisce e affiata i membri del gruppo, 4) offre una possibilità concreta per iniziare degli incontri di studio biblico con coloro che durante la settimana avranno mostrato interesse a saperne di più.

Proprio di recente il GBU Italia ha organizzato un webinar per studenti coordinatori, perché potessero conoscere il valore di questo tipo di attività e potessero ricevere formazione in merito all’organizzarne una. Il nostro desiderio è quello di vedere i gruppi GBU qui in Italia prendere la bella abitudine di organizzare una settimana di eventi l’anno, come già succede in tanti paesi europei. 

Il seminario incoraggiava gli studenti a riflettere su quattro aspetti molto pratici dell’organizzazione di una settimana di eventi:

1 – Pianificare alcune cose con largo anticipo

Si tratta di tutte quelle cose pratiche che non possono essere improvvisate all’ultimo minuto. Formare un gruppo di lavoro, scegliere le date più adatte, decidere un tema, definire un budget, ecc. Inoltre, con largo anticipo, è importante cominciare a parlarne al resto del gruppo perché tutti possano entusiasmarsi e prendere a cuore il lavoro, cominciare a parlarne alle chiese locali per poterle coinvolgere in qualche modo e infine, ma non per questo meno importante, cominciare a pregare regolarmente per le attività che stiamo programmando.

2 – La promozione

Possiamo anche organizzare un’ottima settimana di eventi, ma se nessuno sa che c’è, dubito che sarà un grande successo. Per questa ragione è fondamentale mettere in piedi una vera e propria campagna promozionale perché più studenti possibili ne vengano a conoscenza e possano parteciparvi. Bisogna pensare bene dove promuovere l’evento, quali canali social utilizzare, se stampare dei volantini, dei poster, dove distribuirli, chi li distribuirà, chi animerà i social media, post, storie, reels, ecc. Nell’era della comunicazione, comunicare bene è fondamentale per la buona riuscita di una settimana di eventi!

3 – Il programma

Prima di tutto bisogna definire quanti giorni durerà la “settimana” di eventi. Tre? Quattro? Cinque? Questo, ovviamente, dipenderà anche dalle risorse del gruppo (persone coinvolte, budget, locali adatti, ecc.). Una volta definita la durata, bisogna anche pensare a come riempire le giornate: il team potrebbe incontrarsi la mattina presto per fare colazione insieme e pregare, poi un gruppo potrebbe andare in facoltà e chiacchierare con gli studenti, all’ora di pranzo si può andare a mensa e fare volantinaggio, il pomeriggio si potrebbero organizzare degli eventi/lezioni in facoltà e la sera degli eventi più leggeri nei quali inserire dei messaggi evangelistici. Un gruppo più grande e ben organizzato può farcela a fare tutto questo, mentre un gruppo più piccolo può scegliere di fare soltanto alcune delle cose suggerite qui (es. volantinaggio a pranzo e gli eventi la sera…).

4 – Ciò che viene dopo una settimana evangelistica

Infine, incoraggiamo gli studenti a pensare bene a ciò che verrà dopo la settimana di eventi. Se Dio lo vorrà, ci saranno studenti che esprimeranno il desiderio di esplorare la fede cristiana. Sarebbe buono poter offrire un percorso di tre, quattro, cinque settimane per poter accogliere tali studenti e aiutarli nel loro percorso di fede. È più facile che una persona accetti di prendere parte ad un percorso definito (nel numero di incontri) che unirsi ad un gruppo in modo illimitato. Un buon modo per raccogliere le adesioni è tramite i fogli di feedback, utilizzati a tutti gli eventi per dare la possibilità a coloro che sono interessati di lasciare i propri dettagli al fine di essere ricontattati. La mia esperienza personale è quella di vedere sempre, dopo una settimana di eventi, degli studenti che accettano l’invito a scoprire di più su Gesù. È per questo che organizziamo le settimane di eventi, quindi è fondamentale pensare bene a cosa verrà dopo una settimana evangelistica. 

In conclusione…

Una settimana di eventi è un grande impegno per un gruppo locale, ma ne vale veramente la pena. Sarebbe bello se ogni gruppo GBU (e anche ogni chiesa locale, perché no?) provasse ad organizzare questo tipo di attività ogni anno. 

Giovanni Donato
(Staff GBU Siena)