Nati uguali per mano del Creatore. A 250 dalla nascita degli Stati Uniti.

di Valerio Bernardi
Gli Stati Uniti d’America oggi festeggeranno (con importanti manifestazioni) il duecentocinquantesimo anniversario della Dichiarazione di Indipendenza. Si tratta di una celebrazione importante per la storia mondiale, perché, nel bene e nel male, gli USA sono stati, sino ad ora, la nazione che ha avuto una sorta di predominanza all’interno del mondo (almeno da dopo il 1945) e che, tornando alle sue origini, ha sancito la nascita del moderno stato liberal-democratico.
Quello che ci possiamo chiedere da evangelici, rispetto a questo avvenimento, è quanto di quello che è successo nella storia degli USA sia legato anche a fattori di tipo religioso e quanto il protestantesimo (in tutte le sue componenti) sia stato determinante per la formazione di uno stato che è diventato un modello sociopolitico anche per altri Stati.
La risposta che possiamo dare è che l’apporto del mondo evangelico è stato importante, ma non nella dimensione che si vuole dare oggi. Ritengo che il protestantesimo abbia dato un contributo fondamentale alla formazione dello stato liberal-democratico, soprattutto grazie a tre principi che sono in parte presenti nella Dichiarazione di indipendenza e che, in parte, sono impliciti nel patto costituzionale che ogni cittadino americano accetta quando nasce suol suolo degli Stati Uniti. Gli estensori della Costituzione e della Dichiarazione di Indipendenza sono testi scritti da credenti anche se non sempre ortodossi e influenzati anche dalle correnti illuministiche e deiste, non sempre in linea con il pensiero evangelico. Le caratteristiche evangeliche sono diverse.
La prima riguarda le decisioni politiche sono prese dal popolo. L’idea viene fuori per la prima volta nel cosiddetto Compact del Mayflower. Quando i cosiddetti Padri Pellegrini (che erano dei protestanti calvinisti) approdarono a Cape Cod, sapendo che il governo inglese era lontano e che la Corona difficilmente avrebbe potuto agire con rapidità, decisero che si potevano autogovernare, in quanto uomini creati da Dio perché, come afferma il Vangelo, sopra Dio non c’è nessuno. Con questa affermazione hanno di fatto iniziato a concepire una nuova forma di governo che ha preso definitivamente forma dopo più di cento anni da quel momento. L’assemblearismo dei Padri Pellegrini, proveniente da un calvinismo radicale, ha quindi dato un grande contributo alla formazione del Nuovo Stato. Accanto a ciò il puritanesimo (estraneo alla mentalità italiana) comprendeva che bisognava ringraziare Dio per tutto ciò che si riceveva e dava l’idea a quegli uomini sbarcati a Cape Cod che, forse, Dio li aveva destinati ad uno scopo preciso e per questo lo ringraziavano di continuo. L’eccezionalità americana nasce proprio lì e l’idea di essere una nazione benedetta da Dio non ha mai lasciato la mentalità americana.
Un altro contributo fondamentale, a nostro parere, è quello dato dal battismo puritano che ha fatto sì che i Padri fondatori degli Stati, provenienti da un ambiente multiforme, riconoscessero che ci dovesse essere una separazione netta tra gli affari dello Stato e quelli delle chiese o comunità di credenti di qualunque tempo essi siano (Williams comprendeva anche i nativi americani). Il primo emendamento della Costituzione americana che ha permesso la nascita del primo stato in cui non ci fosse un gruppo religioso dominante è figlio di un altro pastore e politico: Roger Williams. Il fondatore della colonia del Rhode Island (nato proprio per il dissenso nei confronti dei calvinisti più stretti), è stato il propugnatore della libertà di culto e della separazione tra gli affari dello Stato e quelli delle Chiese. Come ha recentemente ricordato Miroslav Volf, Williams è un esempio di come un credente possa lavorare per il bene comune ed il fiorire della società, pur sapendo di vivere in un mondo plurale. Il melting pot americano che ha assorbito le tradizioni differenti e le ha trasformato in un patto costituzionale che dura, praticamente immutato, da 250 anni, è anche una delle ricchezze degli Stati Uniti. Pur essendoci una prevalenza culturale del mondo bianco, anglosassone e protestante (riassunto nell’acronimo WASP) gli Stati Uniti sono stati la prima compagine statale a non essere al servizio di una religione o a volerla controllare. Questo è una questione importante che in un mondo sempre più polarizzato va sempre sostenuto.
Gli Stati Uniti sono stati sempre una terra delle opportunità dove tutti hanno libertà. Queste idee sono state portate avanti invece dall’altra componente del protestantesimo evangelico americano: quello di tipo arminiano. Le Chiese di Cristo hanno visto il loro fondatore, Alecander Campbell, che viveva nei primi decenni della fondazione dello Stato, un difensore della libertà umana e della libera scelta che gli uomini possono fare, sempre sotto la volontà del Divino Artefice. Questo concetto venne ribadito in un famoso dibattito con il socialista umanista Robert Owen che, invece, sosteneva che gli uomini erano condizionati dal loro status naturale. La libertà, invece, ben ribadita tra i diritti inalienabili presentati nella Dichiarazione di Indipendenza, rimane uno dei punti cardine della cosiddetta american way of life.
Il contributo dei credenti ha permesso la nascita di un mondo perfetto negli USA? Assolutamente no. Gli USA non coincidono con l’attuazione della predicazione del Vangelo. Gli stessi Padri Pellegrini, Roger Williams e gli altri padri del protestantesimo americano ne erano ben consci. Lo stesso Stato nato nel 1776 aveva già al suo interno alcuni problemi che si sono poi trascinati negli anni, come quello della schiavitù, quello dell’uguaglianza formale e delle disuguaglianze sostanziali, quello di una violenza interna tra gli individui mai sopita ed una tendenza al bellicismo. Qualsiasi Stato, benché benedetto da Dio (come tante altre nazioni) rimane un’assemblea di peccatori (perdonati o no) con il loro intelletto e con i loro difetti.
Noi evangelici europei, quindi, dobbiamo apprezzare i contributi che gli Stati Uniti hanno dato al mondo ed alla struttura degli stati futuri (molte costituzioni europee sono state scritte guardando a quella americana), ma, proprio come i Padri Pellegrini, come Roger Williams ed altri, sappiamo che lo Stato non è neanche un dio in terra (tutti avevano seri dubbi sulla concezione hobbesiana dello Stato e non è un caso che il modello della Costituzione sia stata presa da pensatori come Locke o gli esponenti del common sense scozzese o gli illuministi francesi), ma è un luogo (una città come avrebbe detto Agostino) dove si deve cercare di vivere al meglio e dove apprezziamo che ci possa essere un’autentica e genuina testimonianza di fede. Siamo contenti che uno Stato fondato su alcuni principi anche evangelici abbia avuto una vita piuttosto lunga per le moderne istituzioni, ma, allo stesso tempo sappiamo che Dio è presente nella storia non in un particolare Stato, ma nel cuore degli uomini che cercano giustizia e perseguono il bene di tutta la comunità. Se questi valori continuano ad essere presenti allora noi possiamo chiedere la benedizione di Dio sulla nostra nazione come su tutte le altre nazioni e festeggiare la nascita di uno Stato, la cui costituzione ha sicuramente cambiato il mondo ed in cui alcuni credenti si sono impegnati al meglio, pur nei loro limiti umani.
Valerio Bernardi – DIRS GBU
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