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Cosa ha condiviso Stefano Mariotti nelle sue predicazioni su 1 Pietro alla Festa GBU 2022? Il nostro oratore ha scritto una sintesi che è anche un’ottima panoramica su 1 Pietro, nella quale Stefano mette in risalto i contenuti principali della lettera.

“Fuori-sede”* eletti nel mondo: oggi come allora

Potremmo definire 1 Pietro, un corso intensivo di come vivere il Vangelo, nelle opportunità e nelle crisi della vita quotidiana. Pietro scrive a dei credenti ordinari come noi, che vivono in tempi simili ai nostri, in quanto la nostra società occidentale post-cristiana non è dissimile da quella dei suoi lettori nel primo secolo. Così assieme a loro, possiamo imparare cosa significa abbracciare, essere trasformati e vivere il Vangelo, in una cultura progressivamente sempre più intollerante al messaggio di Cristo e dei suoi assoluti. Pietro vuole equipaggiarci ad affrontare la realtà che seguire Gesù e ubbidire alla sua Parola ci espone all’essere diversi, incompresi, rifiutati, ridicolizzati; ci espone alla sofferenza. Per sfuggire a questa sofferenza, la tentazione è quella di chiudersi al mondo, o di compromettersi nel mondo. Pietro invece ci sfida a radicarci in Cristo, sperimentando il suo amore, gioia e speranza, per testimoniare al mondo il suo amore, la sua gioia e speranza.

*”Fuori sede” era il titolo della Festa GBU 2022 (ndr)

Esiliati ma non isolati

Come traduce la Luzzi, Pietro indirizza la sua lettera (1:1) agli: “eletti che vivono come forestieri nella dispersione”, letteralmente agli: stranieri eletti della diaspora. Più avanti li definirà in 2:11-12 “stranieri e pellegrini”, gente di passaggio ed esiliati; e concluderà la lettera con i saluti dalla “chiesa che è in Babilonia” (5:13). Così identifica deliberatamente i suoi lettori con il popolo di Dio dell’Antico Patto, che soffre lontano dalla Terra Promessa, che spera nelle promesse redentive di Dio, ma che annuncia la Parola di Dio vivendola responsabilmente nella città e nella nazione che lo “ospita” (2:13-15). Quindi il quadro che Pietro dipinge ai nostri occhi, non è quello un solitario studente fuori-sede, ma piuttosto quello di una “confraternita”. Ci parla di un popolo, di una famiglia, di una chiesa che cresce in Cristo, imparando ad amarsi e sostenersi gli uni gli altri in Cristo. È insieme che rimaniamo fermi nelle difficoltà, gioiosi nella speranza e appassionati nella testimonianza. A maggior ragione, Pietro mostra ai suoi lettori di allora, che non sono solo “stranieri”, e quelli di oggi non sono solo “fuori-sede” – ma sono stranieri: eletti, scelti, messi a parte, dalla famiglia della Trinità, per uno scopo! Così come Dio ha ratificato l’Antico Patto nel sangue dell’agnello (1:19), salvando per grazia il suo popolo dalla schiavitù, per poi donargli la sua legge missionale; la nostra salvezza si fonda sull’essere cosparsi del sangue di Cristo nel Nuovo Patto (1:2), in modo che la nostra ubbidienza e santificazione, hanno come scopo missionale la sua gloria tra le nazioni!

La nostra speranza: Cristo Gesù

È in questo contesto che Pietro ci mostra come vivere come fuori-sede eletti in un mondo ostile (1:4-20), perché la nostra speranza è radicata in Cristo e nella sua opera 1:13, 21. È solo quando Cristo è tutto quello che ci resta, che ci rendiamo conto della realtà della fede: fede nel Cristo che davvero è tutto quello di cui abbiamo bisogno! È allora che sperimentiamo la gioia della salvezza nel mezzo delle svariate prove. Quindi è vero: siamo fuori-sede, in una cultura che, come ai tempi di Pietro, trova offensiva tanto la centralità della salvezza del Vangelo di Cristo, quanto l’esclusività della persona e dell’opera di Cristo. Ma è proprio in questo contesto, che Pietro ci espone una chiara apologia della sofferenza cristiana per il nome di Cristo, fondata sulla sofferenza redentiva di Gesù, facendoci vedere la sofferenza come un’opportunità per il Vangelo per il popolo di Cristo!

Il valore della sofferenza

Dio ci lascia in questo mondo come fuori-sede eletti, perché il nostro mondo, le nostre famiglie e amici, le nostre università e comunità, hanno bisogno di vedere vissuto nella pratica il Vangelo di Cristo. Per questo Pietro ci dice di sostenerci gli uni gli altri. Perché in Cristo non dobbiamo sprecare questa sofferenza, in quanto Dio stesso è con noi e in essa: ci perfezionerà, ci renderà fermi, ci fortificherà stabilmente (5:10). Perché è nel sottometterci e nell’umiliarci affidandoci alla potente mano di Dio, che nella pratica annunciamo al mondo la giustizia della Legge di Dio, vivendo nel mondo: la cura che Dio ha per i suoi figli, la gioia del Vangelo che Cristo dona al suo popolo, la fiducia che lo Spirito crea nella sua chiesa.

Questa è la vera grazia di Dio

Così siamo dei fuori-sede eletti della diaspora. Siamo un popolo di forestieri e pellegrini sparsi nelle nostre università. Siamo parte integrante delle nostre chiese, che cercano il bene delle nostre grandi città e piccoli paesi d’Italia. Siamo degli ordinari peccatori salvati per grazia, che nelle nostre università, luoghi di lavoro, famiglie, amici e comunità, annunciano lo straordinario Vangelo di Cristo, vivendolo nel mezzo delle sfide e delle prove, per la potenza dello Spirito Santo. Questo è chi siamo in Cristo, questa è la vera grazia di Dio; in essa state saldi!

Stefano Mariotti

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Dopo due anni in cui, a causa della pandemia, la Festa GBU (Convegno Studentesco Nazionale) è stata organizzata online, quest’anno ci siamo potuti rivedere di persona. Da Trento a Messina, noi studenti universitari, laureati e staff abbiamo gioito, studiato e trascorso insieme alcuni giorni circondati dalle colline fiorentine a Poggio Ubertini. 

IL TEMA

Stefano Mariotti ci ha guidato e ha condiviso con noi alcune riflessioni sulla prima lettera di Pietro scritta “agli eletti che vivono come forestieri dispersi nel Ponto, nella Galazia, nella Cappadocia, nell’Asia e nella Bitinia” (1 Pietro 1: 1). Proprio da qui nasce il titolo della festa “Fuori sede”, espressione molto familiare a noi studenti. Inoltre, tra le diverse attività, ci sono stati alcuni seminari che ci hanno dato l’occasione di trattare temi come interagire con l’università, usare i social media per condividere il vangelo, organizzare eventi evangelistici e invitare un amico a leggere la Bibbia.

DUE INCORAGGIAMENTI DA 1 PIETRO

Durante gli studi mi è piaciuto molto quando ci dividevamo in gruppetti. Leggevamo alcuni versetti, condividevamo le nostre osservazioni e iniziavamo a riflettere sul loro significato con l’aiuto di qualche domanda guida. Successivamente, ci riunivamo tutti insieme e Stefano approfondiva alcuni temi in modo più specifico. Nel primo capitolo della sua lettera, l’apostolo Pietro parla di due argomenti importanti: gioia e sofferenza. Personalmente mi ha fatto riflettere tanto quando Stefano ci chiedeva in che cosa gioiamo, e in particolare quando diceva che a volte facciamo dipendere la nostra gioia da una circostanza, da un evento o spesso da una persona; di conseguenza il nostro umore dipenderà da come andranno le cose. Ho subito pensato al versetto di Filippesi 4:4 “Rallegratevi sempre nel Signore. Ripeto: rallegratevi”. È stato importante per me ricordare di basare la nostra gioia in Dio perché Lui è il nostro porto sicuro ed è fedele.

Un altro incoraggiamento che ho avuto è stato quando l’apostolo Pietro sostiene che le sofferenze che i destinatari del suo scritto attraversano, sono necessarie e che non ci si dovrebbe stupire; infatti dice: “Carissimi, non vi stupite per l’incendio che divampa in mezzo a voi per provarvi, come se vi accadesse qualcosa di strano. Anzi, rallegratevi in quanto partecipate alle sofferenze di Cristo, perché anche al momento della rivelazione della sua gloria possiate rallegrarvi ed esultare” (1 Pietro 4: 12-13). Attraverso queste parole e pensando a come Dio ci sostiene anche durante le difficoltà, sono stata spronata poiché Lui è la nostra “pietra angolare” (1 Pietro 2: 6), essenziale e necessaria per la nostra vita. A volte le difficoltà ci servono per crescere e far crescere, come condivideva Stefano, la nostra speranza in Cristo.

INSIEME PER CONDIVIDERE GESÙ

La Festa GBU, inoltre, è stata importante perché è stata un’occasione per continuare a coltivare le amicizie che sono nate e che continuano a nascere nel GBU. Costruire relazioni su cui si può contare è davvero prezioso, il fatto di parlare con gli altri studenti e Staff condividendo le attività svolte nel proprio gruppo GBU locale nei mesi passati, gli eventi organizzati e quelli che si avranno a breve, le idee, ma anche le difficoltà che si incontrano… Sono veri e propri incoraggiamenti per continuare a portare Gesù nelle università. Quando penso al Gbu come gruppo formato al suo interno da tanti studenti e amici con lo stesso obiettivo, mi infonde coraggio.

In conclusione, posso dire con certezza che quel fine settimana è stato un tempo benedetto, le aspettative sono state grandemente superate in quanto Dio si è servito di tante persone per sostenerci, per dimostrarci ancora una volta l’amore che ha per noi, per quanto gli siamo preziosi e per quanto ha a cuore la nostra vita. Siamo stati incoraggiati ancora una volta ad essere una luce nelle nostre facoltà e parlare di Gesù ai nostri amici e colleghi universitari.

Giada Coppola
(Coordinatrice GBU Parma)

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Esistono pochi contesti simili all’università, dal punto di vista spirituale. Ogni giorno siamo assaliti dalla presupposizione che tutti i beni più alti siano raggiungibili se, come esseri umani, ci impegniamo abbastanza per ottenerli. Nelle facoltà di oggi, c’è poco spazio per il mondo spirituale; al massimo, esso viene relegato alla sfera privata, personale, che non ha nulla a che fare con la vita comune o con il progetto universitario. Nelle nostre aule, dunque, la sfera socio-fisica e la sfera spirituale sono completamente separate, staccate.

Sia all’ateo aggressivo che al tipico studente disinteressato, la persona che vuole affidarsi completamente a Gesù sembrerà strana, un po’ troppo strana, forse anche un po’ pazza.  Accademicamente, la fede è spesso vista come una debolezza, una mancanza, un qualcosa che impedisce la sapienza, che trattiene la mente umana dal suo massimo potenziale. Come può qualcuno appartenere a Gesù e contemporaneamente nuotare in queste acque universitarie? È facile per uno studente credente sentirsi come un pesce fuor d’acqua, sentirsi proprio fuori sede.

Ma questa esperienza non è per nulla esclusiva dell’università moderna.

Sin dall’inizio del cristianesimo, i credenti sono stati considerati “fuori” dalla loro società – sin dall’inizio è stato chiaro al mondo che c’è qualcosa di diverso in questi “cristiani”, che la loro adunanza non era uguale a quella dei loro vicini, della maggior parte della loro società. Per questo la chiesa in quei primi anni soffrì fortemente per mano di quelli che gli stavano intorno. Così grave era il problema, che alla prima generazione di credenti, l’apostolo Pietro scrisse una lettera chiamandoli “stranieri e pellegrini” su questa terra – incoraggiandoli a non arrendersi, ma a resistere, ad andare avanti, anche a gioire in mezzo delle loro sofferenze, a motivo delle grandi benedizioni che avevano ricevuto da Dio. Sarà questa lettera il nostro punto di partenza per la tanto attesa FESTA GBU!

Cosa vuol dire oggi essere straniero e pellegrino?

Che cosa implica per noi oggi, essere fuori sede? Questo sarà il tema principale di quest’anno. Avremo con noi due ospiti specialissimi: Stefano Mariotti, pastore della Chiesa la Piazza di Budrio (BO) che ci porterà delle meditazioni da 1 Pietro su questo tema, e Lindsay Brown, precedentemente segretario generale di IFES, il movimento globale del quale il GBU fa parte. Lindsay condividerà alcune sue riflessioni su oltre 40 anni di esperienza del ministero studentesco.

Oltre a questi momenti fantastici, la FESTA GBU rappresenta il momento principale dell’anno in cui studenti da tutta la nostra penisola possono riunirsi tutti insieme IN PRESENZA per 4 giorni di workshop, di preghiera e lode al Signore, di musica, di attività sportive, e tanto tempo insieme faccia a faccia – una gioia che ci manca ormai da quasi 3 anni! Saranno giorni indimenticabili, assolutamente da non perdere!

Ci vediamo lì! 

Simon Cowell
(Staff GBU Bari)

Tempo di lettura: 2 minutiStare INSIEME alla Festa GBU… che meraviglia! Studenti da tutta Italia (e non solo) riuniti in uno stesso posto con l’obiettivo di lodare Dio ed essere incoraggiati a continuare a portare avanti lo scopo per cui lavorano insieme durante l’anno, ossia condividere Gesù da studente a studente. Ed è proprio per questo che tutte le volte non vedo l’ora di andare.

Arrivata a Poggio quest’anno sentivo già l’aria di festa e sapevo che avrei passato tre giorni benedetti pieni di gioia, ma anche di sfide da cogliere. E così è stato. Pochi giorni, ma intensi, in cui la parola “insieme” non è stata soltanto il dono che Dio ci ha fatto riunendoci tutti lì, ma è diventata anche il tema dell’intero convegno, facendoci vedere il tutto in un’ottica ancora più bella. Insieme abbiamo partecipato a dei laboratori in cui abbiamo potuto scoprire di più di alcuni passi della Bibbia confrontandoci tra di noi. Insieme abbiamo avuto la possibilità di seguire dei seminari, che ci hanno presentato argomenti diversi tra loro. Spesso noi studenti arriviamo alla festa con tante domande: come posso presentare il vangelo ad un mio amico? Come posso organizzare un evento evangelistico nella mia università? Come posso affrontare le mie sfide da un punto di vista cristiano? Ecco, questo è il momento in cui alla festa si cerca di rispondere a domande del genere, non soffermandosi sulla teoria, ma avendo uno staff pronto a darci consigli pratici.

Non sono mancati inoltre momenti in cui stare insieme tra risate, giochi e divertimento nei vari programmi serali e, oltre a questo, sentire testimonianze dirette di chi sta vivendo delle esperienze nel GBU. E penso che quest’ultima sia una delle parti più belle perché ti fa vedere come Dio sta operando concretamente attraverso questo speciale strumento.

Abbiamo poi potuto riflettere, attraverso gli studi del predicatore Stefano Molino, su come i primi cristiani nel libro degli Atti pregavano, annunciavano il vangelo e prendevano decisioni rispetto a questioni complicate sempre insieme. È stato interessante vedere come il cristianesimo comincia insieme e come ancora oggi Dio ci spinge a continuare insieme. Abbiamo visto gli insegnamenti degli Atti proiettati nella nostra realtà GBU, in cui non è sempre tutto facile, a volte possiamo sentirci schiacciati dalla responsabilità di comunicare il vangelo, ma è molto incoraggiante il fatto che siamo chiamati a fare tutto questo insieme. Dio durante la Festa mi ha ricordato l’importanza della preghiera e penso che questa sia una sfida per tutti noi nei nostri vari gruppi GBU locali, in cui prima di fare qualsiasi cosa dovremmo trovare lo spazio per pregare ed impegnarci ad esserci tutti insieme, per condividere il peso e anche le gioie del nostro compito. Non possiamo fare niente senza metterci prima a pregare. Per questo durante il convegno ho trovato molto utile la stanza della preghiera, uno spazio in cui abbiamo ricevuto tanti spunti per pregare con e per gli altri. Grazie a tutto questo nei tre giorni alla Festa abbiamo potuto vivere un’esperienza insieme simile a quella degli apostoli, abbiamo ricevuto tanto e io ringrazio Dio per la possibilità che mi ha dato di esserci stata. Ma non è finito tutto lì. Come Gesù ha chiamato loro ad andare a predicare il vangelo, ancora oggi continua a chiamare noi lanciandoci la stessa sfida. Tocca a noi adesso coglierla e portarla avanti nella nostra vita quotidiana e nei nostri gruppi GBU.

“ Soltanto, dal punto a cui siamo arrivati, continuiamo a camminare per la stessa via”…INSIEME! (Filippesi 3:16)

Shanizee Scorsone
(GBU Milano)

Eventi

Condividere Gesù da studente a studente… INSIEME!

Atti 15:35 “… insegnando e portando, insieme a molti altri, il lieto messaggio della Parola del Signore”.

Avremo workshops, momenti di discussione, preghiera e lode, ma anche tempo libero per musica, attività sportive e socialnetworking!

Il convegno studentesco nazionale è aperto a tutti gli studenti universitari e agli studenti dell’ultimo anno delle superiori che stanno pensando di continuare gli studi all’università.

Stefano Molino (oratore)

Stefano Molino è nato in una famiglia non religiosa e si è avvicinato alla fede cristiana all’età di 17 anni in seguito a un corso di wind surf in Sardegna, tenuto da cristiani evangelici. Da quel momento ha cominciato ad avere una gran passione per lo studio della Scrittura e per l’evangelizzazione, accanto a quella per le lingue. Ha quindi studiato lingue e teologia e durante il periodo universitario è entrato in contatto con i GBU. Oggi lavora come insegnante di francese ed è pastore di una chiesa evangelica a Lucca, dove vive insieme a sua moglie Kekeli e ai suoi figli Gilles e Yannick. Non potendo, in seguito al carico lavorativo, familiare ed ecclesiastico, praticare tutti gli hobbies e le passioni che avrebbe (arrampicare, suonare, filmare, imparare altre lingue, leggere, ecc.) ripiega elaborando teorie secondo cui in cielo sarà possibile fare sport e musica, cinema e altre cose terrene (ma grazie a Dio in materia non ha mai scritto né predicato niente). E’ un convinto ambientalista e usa prevalentemente la bici come mezzo di trasporto.

Programma

Scarica qui il PROGRAMMA

Informazioni utili

Costo: €100
FINO AL 15 FEBBRAIO QUOTA SCONTATA: €80,00.

Sono disponibili un numero limitato di partecipazioni agevolate, chi ne vuole fare richiesta può contattare l’ufficio GBU.

Arrivo: ore 16.00-19.30 di venerdì 22 aprile (chi arriva dopo le 20.30 deve arrivare già cenato, la cucina sarà chiusa!)

Partenza: dalle ore 14.00 in poi di lunedì 25 aprile (per chi viaggia in treno, partenza da Montelupo ore 14:53, arrivo a FI Rifredi 15:16 – FI SMN 15:24)

Per informazioni contattare ufficio@gbu.it (per altri recapiti vai alla pagina contatto)

Se viaggi in treno, scarica qui gli orari del pulman da Firenze a Poggio.

E i Laureati possono partecipare?

[Sono considerati laureati, ai fini dell’iscrizione a questo evento, tutti coloro che hanno conseguito la laurea entro il 31/12/2015].
Le iscrizioni sono aperte solo ai laureati che hanno fatto parte di un gruppo GBU durante i loro studi oppure che sono in qualche modo impegnati con i GBU.

La partecipazione dei laureati alla Festa è consentita solo in veste di COLLABORATORI! Cerchiamo aiuto per la cucina, la sala da pranzo, le pulizie dei bagni, ecc.

I costi per i laureati sono gli stessi degli studenti.

I laureati devono contattare l’ufficio prima di procedere con l’iscrizione!!!

Iscrizioni

La caparra da versare contestualmente all’iscrizione è di € 30,00 non rimborsabili.
Intestazione: Associazione Gruppi Biblici Universitari
Causale: Caparra CSN_GBU 2015 (Nome e Cognome)
IBAN: IT32 D076 0102 8000 0005 2472 313
CCP: 52472313

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CHIUSURA ISCRIZIONI: 17 APRILE 2016