Umanità, società ed intelligenza artificiale – Parte I

Alcune riflessioni sull’ultima enciclica papale – Parte I
di Valerio Bernardi
Nota: I due contributi che qui pubblichiamo sono parte di una riflessione autonoma, ma complementare, fatta dai due autori, sull’enciclica papale Magnifica Humanitas. Fanno parte degli articoli che servono ad “avvicinarci” al Convegno di Studi GBU di questo prossimo dicembre.
Leggi la Parte II cliccando QUI
Qualche mese fa, Papa Leone XIV ha pubblicato la sua prima enciclica, intitolata Magnifica Humanitas. La maggior parte dei media (ma anche dei commentatori specializzati) ha parlato di uno scritto papale dedicato all’Intelligenza Artificiale, una delle maggiori questioni che oggi si discutono in svariati campi (anche quello teologico).
In realtà l’enciclica è uno scritto complesso e si confronta con la contemporaneità, riprendendo la falsariga della Rerum Novarum scritta da Leone XIII all’inizio del XX secolo. La riflessione, quindi, prima di avere un capitolo specificatamente dedicato all’IA, parla dell’impegno sociale della Chiesa e del suo insegnamento su di essa.
Lo scritto inizia con delle citazioni bibliche che rivestono una notevole importanza. Sono riportati e interpretati due episodi tratti dall’Antico Testamento che si possono applicare all’uso della tecnica. L’esempio negativo è quello della Torre di Babele. Babele rappresenta il punto cui può arrivare l’orgoglio umano quando non guarda a Dio e non si affida a lui, ma, addirittura, lo sfida. La capacità umana viene in questo caso mal posta ed è frutto dell’orgoglio nelle proprie capacità. Il secondo esempio preso è quello di Neemia e la ricostruzione delle mura di Gerusalemme. In questo caso, pur nei limiti di una potenza ridotta, la tecnica viene usata nel modo appropriato, sotto la guida del divino e per il bene dell’umanità.
L’enciclica continua con la disamina di una serie di testi attribuiti al cosiddetto Magistero della Chiesa che vanno dalla Patristica ai documenti più recenti. La citazione di Papa Francesco e delle sue encicliche è costante e serve, insieme all’analisi della Rerum Novarum, a tracciare un profilo dell’impegno sociale della Chiesa. Per Leone XIV è essenziale tracciare un parallelo tra l’inizio del XX e del XXI secolo. Mentre la Rerum Novarum si confrontava con la seconda rivoluzione industriale e con gli effetti dell’inizio delle lotte operaie, questo scritto si confronta con il mondo post-industriale della rivoluzione informatica e come anch’esso possa generare ingiustizie sociali. L’atteggiamento della Chiesa, agli inizi del XX secolo, fu quello di trovare una terza via tra capitalismo e proposta socialista.
Un altro concetto che viene fuori è quello della sussidiarietà e della solidarietà. La Chiesa Cattolica dall’inizio del XX secolo ha portato avanti una politica solidale verso le classi subalterne che, al tempo stesso, non provocasse una lotta di classe, ma una riconciliazione dialogata con le classi dirigenti che avrebbe portato ad un’eventuale conciliazione e ad una società del benessere.
Accanto alle numerose citazioni delle encicliche di Francesco e di Leone XIII vi è un ritorno al pensiero di Giovanni Paolo II. Le numerose citazioni derivano dall’interesse che Wojtyła aveva mostrato per il mondo del lavoro, culminato nell’enciclica Laborem Exercens, che ha fondato una vera e propria teologia del lavoro, sfatando il “mito” cattolico del lavoro visto come maledizione dell’uomo che derivava dalla lettura medievale che il cattolicesimo aveva dato per secoli.
È chiaro che Leone XIV, come negli ultimi decenni della Chiesa, ha a cuore la questione della giustizia sociale, che resta centrale per la dottrina sociale della Chiesa, soprattutto nel periodo del capitalismo globalizzato, in cui il sistema liberale rischia, proprio nel campo delle nuove tecnologie, di affrontare diversi problemi di gestione del capitale.
Il discorso sull’IA si inserisce in questa cornice sociopolitica. È chiaro, quindi, che per il Papa il problema dell’hybris umana, rappresentata dalla torre di Babele, può essere amplificato dall’uso dei programmi di IA.
La questione, quindi, per il pontefice, è sempre di tipo umano. Leone XIV, individua una serie di problematiche importanti, ed anche una serie di problemi che possono portare, come può spesso accadere, ad un cattivo uso di quello che è uno strumento tecnologico che non può essere affiancato alla persona umana.
Sembra, quindi, nel capitolo dedicato all’IA, che il Papa cerchi di affermare che i programmi di IA non sono quello che noi oggi definiamo agency (ovvero enti che hanno una loro individualità ed intelligenza), ma semplicemente mezzi che, in quanto tali, possono essere utilizzati in maniera positiva o negativa. I rischi derivano dalla privatizzazione dei mezzi e dal fatto che già adesso i programmi di IA sono utilizzati per scopi che vanno contro il bene dell’umanità (l’allusione alla guerra), è chiaro. La Chiesa cattolica, quindi, in questo intervento (che è ufficiale in quanto scritto dal Pontefice) si pone rispetto all’IA in una via di mezzo, tra chi sostiene che l’IA sia un male e chi ritiene che, invece, possa essere un beneficio per l’umanità.
Secondo il principio di solidarietà, bisogna che non ci siano abusi. La riflessione sull’IA, quindi, partendo da spunti teologici (quelli rinvenienti dal testo biblico e quelli del Magistero della Chiesa), è soprattutto di tipo etico-sociale e lascia aperte alcune altre questioni, come quella antropologica (forse risolta un po’ velocemente, non discutendo né di transumanismo, né approfonditamente del concetto di agency) e quelle sul rapporto tra macchine ed essere umano.
Gli ultimi due capitoli del testo ritornano sull’umanità. Il quarto capitolo propone una teologia del lavoro umano e della sua dignità, chiedendo essenzialmente di porre attenzione a tre aspetti. Il primo riguarda l’istruzione: per il Papa è fondamentale che la guida all’uso responsabile dell’IA passi attraverso le scuole che devono assumersi il compito di comprendere come guidare le generazioni più giovani all’interno di un cambiamento che è di tipo epocale. La seconda questione ha a che fare con il lavoro. Come la Rerum Novarum si concentrava sulla questione operaia agli inizi del XX secolo, così Magnifica Humanitas sottolinea la dignità del lavoro e cerca di esortare a prevenire i rischi che si avranno con l’avvento sempre più avanzato dei programmi di IA. Sulla base di una solida tradizione cattolica, quindi, si mette in evidenza come l’attività lavorativa abbia una sua dignità che deve continuare ad essere tutelata. La terza idea presente nel quarto capitolo è quella che ha a che fare con una teologia dell’amore. Per regolare la dignità umana del lavoro in una società sempre più dominata dalle multinazionali, ci si richiama al criterio di responsabilità (la prima volta presente chiaramente nell’enciclia). Si tratta di una teologia del lavoro non nuova (se non per l’importanza degli aspetti educativi), dove la fiducia nell’amore di Dio che si rispecchia nell’uomo (un’applicazione chiara del principio dell’analogia entis tomista) è abbastanza forte. Ovviamente rimane aperta la questione di come la bontà umana possa prevalere sul male.
Il capitolo finale dell’enciclica, invece, torna ad altri tipi di problemi che l’umanità sta affrontando in questo momento e cerca anche qui di applicare una teologia dell’amore. Penso che la sintesi migliore di questa parte finale, dedicata in parte alla questione bellica ed a quella ambientale, si risolva nella frase citata dal pontefice del Gandalf del Signore degli Anelli: “Non tocca a noi dominare tutte le maree del mondo; il nostro compito è di fare il possibile per la salvezza degli anni nei quali viviamo, sradicando il male dai campi che conosciamo, al fine di lasciare a coloro che verranno dopo terra sana e pulita da coltivare.” Si tratta di un’escatologia realista che cerca comunque nella speranza una possibile svolta anche per il futuro.
Cosa dire in generale del testo? Sicuramente la lettura cattolica dell’intelligenza artificiale e dei suoi aspetti da un punto di vista etico-sociale, ha i suoi pregi. In realtà non si discosta molto (se non per le motivazioni teologiche) dalle posizioni di alcuni filosofi italiani sull’argomento, da Luciano Floridi (noto negli ambienti anglosassoni e sicuramente di ispirazione per alcune riflessioni) e da Roberto De Caro, che è un pensatore di chiara ispirazione cattolica. L’inserimento della problematica all’interno della dottrina sociale della Chiesa fa parte di un tentativo di lettura del mondo contemporaneo, con cui le Chiese (tutte bisogna ammetterlo) hanno difficoltà a confrontarsi serenamente.
Come spesso accade nella concezione antropologica cattolica, manca un chiaro richiamo alla responsabilità individuale, piuttosto che a forme di convivenza che possono essere generate dalla solidarietà. L’uomo, però (non vogliamo discutere adesso il concetto di grazia comune in questo scritto), va visto sia come individuo che come comunità e in questo scritto talvolta manca la considerazione dell’individualità per uno sguardo molto volto alla società in generale.
Il richiamo ad una teologia del lavoro rimane interessante anche se non originale, perché si tratta di un solco che la dottrina cattolica ha iniziato con Leone XIII, passando per la Laborem Exercens ed arrivando all’attuale enciclica. Una teologia del lavoro che si agganci anche al concetto di doppia vocazione è estranea a questo tipo di teologia, ma la dignità del lavoro e la sua rivalutazione è importante.
La conclusione mariana, con il richiamo al Magnificat, è interessante, perché nuovamente la figura di Maria, più che oggetto di venerazione, viene vista come ideale dell’umanità, come ribadito nei documenti precedenti.
In conclusione, si tratta di un testo da leggere ed apprezzare, anche se mancano alcune questioni che, invece, sono presenti in documenti del mondo evangelico (o articoli come quelli da noi tradotti) e che rimangono aperte e, direi, senza risposte nell’enciclica.
A nostro parere, infatti, ci sarebbe bisogno di una riflessione sull’IA e sul suo apporto all’annuncio del Vangelo, cosa non centrale in questo testo, e su come la responsabilità umana, oltre che nell’applicazione del concetto di solidarietà, sia realmente coinvolta nello sviluppo di questa nuova tecnologia e su come si debba mantenere sempre attenzione per l’umano, nonostante il rischio di correre verso quello che viene definito transumanesimo.
Nota: I due contributi che qui pubblichiamo sono parte di una riflessione autonoma, ma complementare, fatta dai due autori, sull’enciclica papale Magnifica Humanitas. Fanno parte degli articoli che servono ad “avvicinarci” al Convegno di Studi GBU di questo prossimo dicembre. Pur essendo in linea con le Basi di Fede del GBU, i contenuti rappresentano il pensiero dei singoli redattori e non impegnano la posizione ufficiale dell’associazione.
Per saperne di più sui nostri autori QUI
L’articolo Umanità, società ed intelligenza artificiale – Parte I proviene da DiRS GBU.
source https://dirs.gbu.it/umanita-societa-ed-intelligenza-artificiale/

