Questa mattina, alla notizia della dipartita di Jean Elliott il pensiero è corso a un piccolo manualetto che custodisco gelosamente, scritto e rivisto proprio da Jean (ma in parte pubblicato nella Rivista Certezze) dal titolo Come guidare uno studio biblico in gruppo. Era tra il materiale che approntammo come Comitato editoriale di Edizioni GBU nel momento del lancio della collana Intorno alla Bibbia, la collana che raccoglie gli studi induttivi relativi ai singoli libri della Bibbia (https://edizionigbu.it/categoria-libro/collane/intorno-alla-bibbia/).
Non so perché mi è venuto in mente quel manualetto. Forse perché, insieme a tanto altro materiale, fa parte di quelle cose che una casa editrice pensa prima o poi di adoperare; e questo fa aumentare il debito nei confronti degli autori di questo materiale.
In realtà, quel materiale, così ordinato e che trasuda interesse per i gruppi degli studenti e per la Bibbia, mi è servito per riappropriarmi della memoria di questa donnina di cui negli ultimi anni si erano perse le tracce, a causa della sua lunga e sofferta vecchiaia, illuminata però dalla solidarietà e dedizione di alcuni amici romani del GBU e della Chiesa Valdese di Piazza Cavour.
Prima di tratteggiare un piccolo schizzo biografico di Jean, nonché di rimandare alle simpatiche sue tracce con le quali Marcella Fanelli ha infarcito la sua Passeggiata nel XX secolo, vorrei condividere quelle che a me parevano le cifre spirituali di Jean.
Nel sodalizio con Marcella Jean rappresentava l’avanguardia e la retroguardia della grande visionaria del GBU, vale a dire Marcella.
Jean incarnava nel sodalizio il radicamento teologico, nella tradizione di All Souls, dell’evangelismo anglicano del suo amico John Stott. Quando avevi modo di parlare con Stott, la prima cosa che ti chiedeva è: come stanno Jean (e naturalmente Marcella). E l’interesse partiva da Stacey Wood, uno dei padri di IFES (International Fellowship of Evangelical Students) per finire a Lindsay Brown, dinamico Segretario Generale degli inizi del 2000 nonché animatore di Losanna III, e oltre.
Jean aveva la grande capacità di raccontare con sobrietà le vicende alterne e le avventure del GBU italiano.
Ma lei rappresentava anche il braccio operativo del sodalizio con Marcella; una fusione rara di praticità e acume teologico.
Quando alla fine del secondo millennio approdai alla corte di Jean e Marcella, in Via Borelli a Roma, incoraggiato da uno staff inglese di grande visione, mi sorpese l’attenzione che Jean dedicava all’immagine che il GBU dava all’esterno, soprattutto nei confronti del mondo cattolico. Ricordo che quando discutevamo della traduzione e pubblicazione del capolavoro di John Stott, La croce di Cristo, io mi infervoravo per l’humus evangelicale dell’opera e dell’autore mentre Jean mi raccomandava di ricordare sempre che il vangelo è un vangelo cristiano e chi i nostri interlocutori hanno bisogno di essere avvicinati al vangelo piuttosto che agli evangelici.
Mi colpì quella che a tutti gli effetti appariva come una preziosità quasi inutile. Al contrario, quell’enfasi segnò la mia vita e il mio servizio.
Jean era anche leale nei confronti di tutta la famiglia protestante; non che non fosse in grado di cogliere le esasperazioni di una teologia forse troppo aperta a istanze ermeneutiche che con superficialità definiremmo liberali. Piuttosto, lei aveva coraggio. Era ben consapevole della sua identità e questo lo sapevano bene nella Chiesa Valdese che scelse di frequentare insieme a Marcella perché ambiente più aperto all’iniziativa di due donne. Jean condivideva fermamente la visione del sogno di Marcella con cui la Fanelli conclude il suo racconto autobiografico (Il grande affresco, cap. 25 di Una Passeggiata nel XX secolo). Un cielo di comunione riappacificata tra le diverse anime del protestantesimo. Oggi forse questa visione potrebbe apparire utopica e perfino velleitaria. Ma c’era di mezzo la testimonianza nelle università, quella era la sua stella polare e quella interessava unicamente.
Concludendo i miei ricordi posso dire che lei non sfigurava e non ha mai sfigurato in quello che a volte sembrava il cono d’ombra della sua compagna di servizio più blasonata, Marcella Fanelli. Mi piace, in maniera un po’ irriverente, immaginarmele ora, riunite insieme, con la solita acribia a fare le pulci ai grandi dottori del cristianesimo evangelico del ‘900 che tanto hanno amato queste due donne, Marcella e Jean Elliott.
Jean Elliott nacque in Cina, da genitori inglesi, nel 1929. In seguito la sua famiglia si sposta in Sud Africa, dove Jean vive insieme ai genitori, una sorella e un fratello, fino all’età di 18 anni, quando approda in Inghilterra. Consegue la laurea in Botanica al “The Royal Holloway College”, presso l’Università di Londra. Lì si converte e sente la chiamata a servire il Signore come missionaria. Dopo un corso di studi teologici in una scuola biblica a Glasgow, insegna per tre anni in un liceo di Liverpool e poi, nel 1958, si trasferisce in Italia, a Firenze, per collaborare, insieme a Marcella Fanelli, nell’attività dei Gruppi Biblici Universitari (GBU).
Le due amiche si trasferiscono a Roma, vivendo nei pressi dell’Università “La Sapienza”.
Fanno tanti viaggi in lungo e in largo per l’Italia per incoraggiare la nascita di Gruppi locali nelle varie Università italiane; tutta questa attività è raccontata con una grande messe di particolari e con umorismo anglosassone da Marcella Fanelli nei capp 20, 21 e 22 del libro già citato, Passeggiata nel XX secolo.
Qui giova riportare il simpatico racconto dell’incontro tra le due donne:
“l’incontro interessante per eccellenza fu quello con Jean Elliott. Anche quella volta ero carponi su un pavimento, ma avevo quasi finito i miei doveri e potemmo quindi andare nella mia camera a conversare. Jean era appena tornata dal Sud Africa, dove era stata a trovare i ge
nitori, e durante il viaggio in mare il sole l’aveva così abbronzata che io la credetti di razza africana; poi, nei nostri incontri successivi, la notavo ogni volta più chiara di pelle, fino a che non mi fu altrettanto chiaro che era europea, e inglese. Nata in Cina, dove suo padre lavorava per una società di navigazione, e cresciuta a Città del Capo dove egli era stato trasferito, era venuta a Londra per frequentarvi l’università, e lì aveva incontrato i GBU e conosciuto la Bibbia. Ciò aveva dato una svolta alla sua vita …” (Passeggiata, p. 566).
Oltre all’attività con gli studenti, che pian piano passerà di mano a Segretari Generali più giovani, Jean Elliott è co–responsabile di una visione ampliata del GBU, una visione in cui trovasse posto il lavoro editoriale, le Edizioni GBU, nate agli inizi degli anni ‘60 del ‘900 guarda caso con una prima pubblicazione/traduzione di un’opera classica di John Stott, Le Basi del cristianesimo (in realtà ci furono altre piccole pubblicazioni che precedettero le Basi)
E vi trovasse posto una focalizzazione spaziale relativa alla testimonianza universitaria a Roma: sempre negli anni ‘60, apriva i battenti a Roma la Sala di Lettura GBU.
In Via Alfonso Borelli, 7, la Sala di Lettura aveva ed ha tuttora lo scopo di fornire agli studenti universitari un posto raccolto e tranquillo dove studiare. Ma è anche uno strumento per mettere a loro disposizione edizioni della Bibbia e letteratura cristiana, oltre a uno spazio per confronti e incontri di approfondimento evangelistico.
Ci sono altre iniziative da ricordare, legandole al nome di Jean, alcune delle quali non ho sperimentato in prima persona ma delle quali abbondano racconti gloriosi da parte di vecchi studenti. Penso per esempio a “La Salsicaia” (1966), la località in Toscana dove sono stati tenuti campi di studio biblico per molti anni.

Molte volte, Jean e Marcella hanno lavorato in condizioni di estrema ristrettezza economica e finanziaria; spesso hanno cercato di animare la sensibilità e la liberalità dei cristiani evangelici d’Italia e non solo. Non era facile però convincere i vari ambienti denominazionali a dare fiducia e sostegno a un movimento evangelistico senza cercare di infiltrarlo per determinarne orientamenti e sviluppi.
Ma hanno perseverato e hanno consegnato alle nuove generazioni un servizio integro, fedele al vangelo e alla missione di condividere il vangelo da studente a studente e di servire una fede che pensa.
Li ricordo entrambe, in particolare Jean, nel 2005, al momento del varo del Convegno Studi GBU, ricevere il ringraziamento corale di tutti i partecipanti e benedire con entusiasmo questa nuova iniziativa.
Grazie Jean, finché il GBU avrà memoria, e l’avrà, non ti dimenticherà, come ci insegna la Bibbia (Eb. 13).
Giacomo Carlo Di Gaetano
Edizioni GBU
- Fanelli, Una passeggiata lungo il XX secolo, Edizioni GBU, 2001.
L’articolo Jean Elliott (1929-2026) proviene da DiRS GBU.


