
di Pablo Martinez
(Matteo 1:18–25)
Tre frasi relative a tre nomi ci mostrano l’essenza del Natale. Sono la chiave per comprendere questa celebrazione e il motivo della sua intrinseca gioia:
- «La vergine sarà incinta e partorirà un figlio»: Maria (v. 23)
- «tu gli porrai nome Gesù» (v. 21)
- « al quale sarà posto nome Emmanuele» (v. 23)
1. Maria: un miracolo credibile
«La vergine sarà incinta e partorirà un figlio» (Matteo 1:23)
Il racconto del Natale inizia con un miracolo. C’è una dimensione soprannaturale di cui tener conto, in cui credere. Come per altri punti del vangelo, anche nel caso del Natale la fede è il primo passo per la sua comprensione.
La storia ha dell’incredibile. Una vergine che concepisce un figlio suscita una facile reazione di sarcasmo in molti. Come può una vergine rimanere incinta? Ridiamo e rifiutiamo, considerandolo «non credibile» tutto ciò che sfugge alla nostra comprensione. Dobbiamo razionalizzare il mistero. Il racconto fa sorgere sicuramente delle domande, ma sono secondarie e non necessarie per comprendere il testo. L’enfasi non è su ciò che è misterioso – una vergine che concepisce – ma su ciò che è glorioso: Gesù nasce per opera diretta dello Spirito divino, frase questa ripetuta due volte (v. 18 e v. 20). Il punto cruciale del racconto sta dunque nell’azione diretta dello Spirito Santo, non nella verginità di Maria.
Il problema sottostante. Ciò che è in gioco nel credere o nel rifiutare la nascita verginale di Gesù è dunque l’onnipotenza e la sovranità divine. Dio dà la vita dove, quando e come vuole. Per questo motivo è importante il concepimento soprannaturale di Gesù, tanto importante da far parte dei dogmi del Credo Apostolico. La domanda chiave non è «Come è stato possibile?», ma «C’è qualcosa di impossibile per Dio?» (Lc 1:37).
Una fede che non contempla dei misteri non è più fede. In effetti, nel testo c’è mistero, ma c’è molta più luce che mistero. Le persone trovano nell’spetto misterioso del soprannaturale una scusa per non credere, ma il mistero può anche essere uno stimolo alla fede. Una fede senza misteri cesserebbe di essere tale. La fede contiene elementi velati ed elementi rivelati. Concentrarsi su ciò che è velato, «i segreti» di Dio, ci impedisce di comprendere gli aspetti rivelati, la grande luce del vangelo.
Pertanto, il Natale inizia con una messa alla prova della nostra fede. Sono disposto a credere che nulla sia impossibile a Dio? Se è così, crederò nel miracolo del concepimento verginale di Gesù. Se falliamo qui, non crederemo nemmeno nel resto dei fatti soprannaturali della vita di Cristo, incluso la sua risurrezione. La vita di Gesù ruota costantemente intorno al miracoloso. Una fede senza miracoli ci porta a un Gesù meramente umano che ci lascia un vangelo umano, senza alcuna potenza.
2. Gesù: un Salvatore necessario
«tu gli porrai nome Gesù, perché è lui che salverà il suo popolo dai loro peccati» (Mt 1:21)
Il secondo nome, Gesù, ci rivela lo scopo del Natale: «la salvezza». Il Natale ci ricorda che abbiamo bisogno di un Salvatore. Qui sta il suo vero significato. La salvezza è l’asse intorno al quale ruota l’intera vita di Gesù, tanto che il suo nome significa Salvatore. Da cosa dovrebbe salvarci Gesù? Nel Vangelo di Luca questa salvezza viene illustrata. Zaccaria, «riempito di Spirito Santo, profetizzò, dicendo: … E tu, bambino, sarai chiamato profeta dell’Altissimo… per dare al suo popolo conoscenza della salvezza mediante il perdono dei loro peccati» (Lc 1:67, 76, 77).
La salvezza di Gesù appare inscindibilmente legata al perdono. Non si trattava di un evento sociale come la liberazione politica dal giogo romano, o semplicemente una liberazione emotiva con la conseguente capacità di avere una vita felice. È molto più profondo: «Gesù salverà il suo popolo dai loro peccati (dai miei peccati)» (Mt 1:21). Per Gesù la salvezza non consisteva nello sradicare i grandi mali sociali del suo tempo: povertà, fame, discriminazione, violenza, etc., né consisteva nell’alleviare problemi personali. Tutto ciò sta sicuramente dentro al messaggio del vangelo, ma è un risultato, è il frutto della salvezza, non la sua essenza né il suo scopo. La salvezza di Gesù è un’esperienza personale e morale con implicazioni sociali ed emotive, ma non viceversa.
Il perdono dei peccati richiede una confessione. Oggi è di fondamentale importanza comprendere oggi questa necessità! La nostra società è cieca nei confronti della sua dimensione spirituale, è affetta da una sorta di anestesia morale, con conseguenze tragiche. L’idea di colpa e di peccato oggi è diventata obsoleta. Niente rappresenta un peccato; tutto dipende dalla sincerità con cui si fa qualcosa. L’indurimento della coscienza dei nostri contemporanei impedisce loro di vedere la profondità del peccato; ma questa cecità non li esonera dalla responsabilità che hanno al cospetto di Dio. Anche se non ne siamo consapevoli, tutti abbiamo bisogno di perdono e salvezza.
Il Natale è gioia e festa, ma il suo messaggio essenziale ci ricorda che c’è una questione fondamentale su cui meditare: la mia salvezza eterna. Di tutti i doni che possiamo ricevere in questi giorni, uno spicca per la sua importanza: il perdono dei miei peccati. Ciò che è in gioco è la riconciliazione con Dio e, di conseguenza, il mio destino eterno.
Questi sono i tre gradini della scala per il Cielo. Possiamo riassumere quanto detto finora con un’illustrazione. La scala per il Cielo ha tre gradini:
- la convinzione di peccato. Questa consapevolezza ci porta a vedere il
- bisogno del perdono un bisogno che può essere soddisfatto solo con
- uno sguardo di fede rivolto alla croce, dove Cristo muore per il peccato e per i miei peccati
Se i primi due gradini richiedono di guardare in basso nei nostri cuori, esprimendo ravvedimento, il terzo ci chiede di guardare in alto alla croce, con fede, confidando che Cristo è il Salvatore dei miei peccati. Gesù è venuto in questo mondo per rendere possibile questo terzo passo. La storia del Natale inizia in una mangiatoia ma finisce e culmina sulla croce. Il Natale non sarebbe completo se non si alzano gli occhi alla croce. Possiamo applicare al Natale il noto testo di Ebrei 12: celebriamolo [il Natale] «guardando a Gesù, colui che crea la fede e la rende perfetta…» (Eb 12:2).
In secondo luogo, il Natale ci ricorda l’amore di Dio
3. Emanuele: un Dio vicino
«gli sarà posto nome Emmanuele» (Mt 1:23)
Con questo terzo nome, Emanuele, che significa Dio con noi, raggiungiamo il culmine del Natale. Finora abbiamo visto come Dio stia offrendo a noi una salvezza necessaria, ora vediamo che Egli è anche con noi. Dio stesso è sceso in questo mondo, un grande mistero ma al tempo stesso una realtà straordinaria! Il canto di Zaccaria in Luca lo descrive meravigliosamente: «grazie ai sentimenti di misericordia del nostro Dio; per i quali l’Aurora ci visiterà dall’alto, per risplendere su quelli che giacciono in tenebre e in ombra di morte» (Lc 1:78–79).
Qui abbiamo un fatto unico ed eccezionale, che è esclusivo della fede cristiana: il Dio onnipotente, il creatore e Signore sovrano dell’universo, si è avvicinato per “visitarci”. Questa perfetta combinazione tra la grandezza di Dio e la Sua vicinanza – trascendenza e immanenza – non si trova in nessun’altra religione. Si consideri il valore chiave della preposizione “con”. Questa piccola parola definisce il messaggio del Natale e l’essenza del vangelo. Contiene la caratteristica più peculiare del cristianesimo rispetto a qualsiasi altra religione. Nelle religioni pagane il rapporto tra le divinità e gli esseri umani è definito da una preposizione molto diversa: “contro”. Gli dei sono contro gli uomini e devono essere compiuti tutti i tipi di sacrifici per placare la loro ira. Anche nel buddismo, così popolare oggi in Europa, il rapporto uomo–dio è meglio descritto con la preposizione “prima”. Budda è un dio calmo, ma distante, è prima (davanti) a me, ma non con me. L’immagine di Budda con le braccia incrociate, gli occhi chiusi, con un’espressione rigida sul volto e un sorriso ieratico trasmette l’idea di un dio freddo che, nel migliore dei casi, contempla gli esseri umani da lontano ed è impassibile.
È impressionante la differenza tra Gesù e Budda! Il Dio che è per noi e ci sta offrendo una salvezza così grande è anche con noi perché viene in questo mondo. Gesù ed Emanuele sono inseparabili e ci rivelano l’essenza del carattere di Dio, il suo amore. Infatti, Dio ha sempre voluto che il Suo rapporto con l’uomo fosse un rapporto d’amore e non d’imposizione. In qualsiasi relazione d’amore, il miglior dono è la presenza al fianco dell’amato. Pertanto, il Natale assomiglia, come profetizzò Zaccaria, a un’alba, l’alba di un giorno luminoso che culminerà quando «il Sole di giustizia» (Mal 4:2), Gesù Cristo, regnerà per sempre. Non sorprende che uno dei testi più noti della Bibbia inizi così: «Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito…» (Gv 3:16).
Pertanto, in terzo luogo, il Natale ci ricorda la vicinanza di Dio.
Conclusione: il Natale è una storia che cambia le nostre vite
Emanuele, il Dio che «si è fatto carne e ha abitato tra noi» cambia necessariamente la nostra prospettiva della vita. Ci apre gli occhi su uno scenario totalmente nuovo qui su questa terra e per l’aldilà. Anche nei momenti di tribolazione, quando ci chiediamo perplessi: “Dov’è Dio?”, anche allora possiamo alzare gli occhi della fede al cielo e affermare con piena fiducia: Gesù Cristo è qui al mio fianco e intercede per me (Rom 8:34; Eb 4:16). Sì, lo stesso Dio che era su questa terra ed è passato per ogni sorta di sofferenza umana (Eb 2:17–18; Eb 4:15), è per me e con me, qui e ora.
Dio è per noi e con noi. Puoi immaginare a un messaggio di incoraggiamento più grande? Qui sta la vera gioia del Natale, la vera motivazione della nostra celebrazione. Per questo motivo, quando i Magi d’Oriente videro la stella splendere nel cielo, segno della nascita di Gesù, «si rallegrarono con grande gioia» (Mt 2:10). Noi ci rallegriamo allo stesso modo e celebriamo il Natale, una storia che ha a che fare con potenza, l’amore e la vicinanza di Dio, la storia che ha cambiato le nostre vite.
Facciamo la stessa cosa perché a Natale ricordiamo e celebriamo la potenza, l’amore e la vicinanza di Dio.
Pablo Martínez è uno psichiatra che svolge la sua attività privata a Barcellona. Ha sviluppato un valido ministero di insegnante e conferenziere in molte nazioni europee affrontando temi che hanno a che fare con il rapporto tra fede e l’universo dell’interiorità umana. I suoi libri sono stati tradotti in ben 16 lingue. Insegna Teologia pastorale ed è Presidente onorario dei Gruppi Biblici Universitari (GBU – IFES) di Spagna.
Le Edizioni GBU hanno pubblicato in italiano questi libri di Pablo Martinez:
Abba Padre. Teologia e psicologia della preghiera, 1998
La spina nella carne. Come trovare forza e speranza nella sofferenza, 2011
Inseguendo l’arcobaleno. Oltre il dolore, il lutto e le separazioni, 2014
Abbi cura di te stesso. Resistere e progredire nel servizio cristiano, 2020
L’unico conforto nella vita e nella morte. Credere e sperare nella pandemia (con J. Lamb e G.C. Di Gaetano), 2020
Gesù, vero Dio o squilibrato? Due psichiatri rileggono la personalità dell’uomo di Nazaret, 2022
Curare la fede, 15° Convegno di Studi Nazionale GBU, 2022 (Canale You Tube di Edizioni GBU)
Questo articolo è stato tratto dal blog (https://christian-thought.org) e tradotto con permesso
L’articolo Natale: la storia che cambia le vite proviene da DiRS GBU.
source https://dirs.gbu.it/natale-la-storia-che-cambia-le-vite/












Una critica metodologica che potrebbe essere mossa prima ancora di illustrare i dati che seguono potrebbe sorgere per un dubbio sollevato fin dall’inizio della pandemia, circa l’affidabilità del numero di morti certificati dalle agenzie preposte, se cioè si sia trattato davvero di decessi dovuti al Covid-19 oppure quei numeri siano stati intenzionalmente gonfiati, se non addirittura inventati di sana pianta. Forse ricorderemo la polemica se si trattasse di morti per Covid oppure di morti con Covid, se cioè si trattasse di persone decedute a causa del virus Sars-Cov-2 oppure di persone morte per tutt’altro motivo, ma che incidentalmente erano state infettate da quel virus. È utile allora avvalersi di una comparazione tra i dati ufficiali sui decessi da Covid-19 comunicati dal Ministero della Salute e quelli relativi al numero assoluto di morti documentato dall’agenzia EuroMOMO. Questi ultimi infatti sono analisi statistiche su quante persone siano morte in un determinato periodo, al di là della causa del loro decesso, sia esso dovuto a malattie di qualsiasi tipo oppure anche accidentale.
Dopo questa premessa metodologica è utile ricordare di che numeri stiamo parlando. Da febbraio 2020 ad oggi il virus Sars-Cov-2 ha colpito quasi 27 milioni di italiani
Continuando sul tema della campagna vaccinale, andiamo ora all’ultimo Grafico 3, ottenuto dai dati ufficiali diramati dal Ministero della Salute. Il grafico in alto (colore blu) mostra il numero di italiani risultati positivi al virus Sars-Cov-2 dall’inizio della pandemia a oggi, mentre quello sottostante (colore rosso) riporta il numero di morti giornalieri nello stesso arco temporale. Si nota un picco di decessi avvenuto con la 1a ondata iniziata nel febbraio 2020. Fu in risposta a quell’esplosione di morti da Covid-19 che il Governo italiano impose restrizioni alla libera circolazione per tutta la primavera 2020 (lockdown). A quella 1a ondata di decessi ha fatto seguito una 2a ondata dopo l’estate 2020 fino alla primavera del 2021. Questa è stata la fase che ha visto complessivamente il maggior numero di decessi per Covid-19, ma comunque, in rapporto, è stata più contenuta della precedente, se si considera il numero di positivi notevolmente maggiore che si verificò in quel periodo rispetto alla prima ondata (grafico blu). Si assiste poi a una 3a ondata di decessi a partire dalla seconda metà del 2021, che continua in modo irregolare per tutto il 2022. Anche in questa 3a fase c’è un considerevole numero di decessi, ma occorre notare che questi decessi si verificano in concomitanza col periodo in cui si registra il maggior numero di persone positive (nota la serie di picchi nel grafico blu, che raggiungono valori fino a più di 200.000 positivi al giorno).