Lode all’Ulisse postmoderno. Alcune note sull’Odissea di Nolan

di Valerio Bernardi

Sono stato a vedere l’Odissea di C. Nolan. Cerco di rispondere subito alle domande che tutti si pongono. Mi è piaciuto? Si, molto sia dal punto di vista cinematografico che per come è stata messa insieme la narrazione. Serve a conoscere uno dei maggiori classici dell’Occidente? No, ma non si va a cinema per apprendere i classici della letteratura mondiale e pensare che la narrazione sia filologicamente accurata (si potrebbero fare approfondite analisi su tale questione, ma non voglio fare il filologo), ma per godere dello spettacolo e di un’arte che è diversa da quella del poema epico da cui scaturisce la storia. Il film di Nolan è banale? Per niente, si tratta sicuramente di un film confezionato per avere successo di pubblico, ma la storia non è stata banalizzata, ha assunto una dimensione diversa, più adatta al mondo contemporaneo, non tradendo del tutto l’intento iniziale del poema, mantenendo alcune caratteristiche e cambiando altre e tenendo conto della letteratura che parla della guerra di Troia e azzardando anche una interessante ipotesi storiografica (ispirata dai testi di uno storico, non inventata dal regista).

Ho visto il film in una sala di un cinema australiano che era piena ed era silenziosa e che ci dà idea della dimensione del successo mondiale del film e dell’interesse che ha suscitato, parlando di un classico della letteratura mondiale con rispetto per i personaggi e che può essere compreso (cosa molto importante) anche da un pubblico non avvezzo alla lettura dell’esametro greco o alle particolarità del dialetto ionico classico, cui, talvolta, io sono stato costretto nel leggere il poema omerico.

Per comprendere la portata del film e per comprendere l’operazione fatta dal regista inglese bisogna citare una delle scene iniziali del film. Ci si ritrova ad Itaca nella corte di Ulisse e vi è la presenza di un aedo cieco (una chiara allusione al personaggio di Omero) che inizia a raccontare la storia della guerra di Troia. Questa storia, ovviamente, ogni volta che è narrata oralmente può leggermente cambiare a seconda delle circostanze in cui ci si trova. Il tentativo di creare un film-capolavoro è stato anche questo: cercare di partire dalla “storia” per trasformarla e raccontarla in maniera tale da catturare l’interesse del pubblico. Nel XXI secolo l’Odissea non può essere raccontata ad un pubblico come la si raccontava all’età di Pisistrato nell’Atene appena diventata una polis importante. Il silenzio del pubblico australiano e qualche applauso finale dimostrano il successo dell’operazione.

Cosa bisogna apprezzare del film? In primo luogo le scene: Nolan è un maestro nell’ambientare e nel ricostruire alcune scene. I panorami sono notevoli, la scelta dei luoghi appropriata, persino quella del Nord dell’Europa per la scena di Circe che, serve, come alcuni critici hanno fatto notare, a rendere ancora più universale il messaggio. I film come l’Odissea vanno visti probabilmente più di una volta, la prima per comprendere, la seconda per farsi incantare dal linguaggio cinematografico, dalle scelte della fotografia, dalla spettacolarità (artigianale, ma efficace). La seconda cosa da apprezzare è il ruolo dato alle donne che, nel secondo poema omerico, hanno sicuramente più rilevanza che nel primo ma che vivono comunque in una società patriarcale. Le donne di Nolan, in particolare la Penelope interpretata dalla Hathaway, hanno un ruolo importante e la moglie di Ulisse è praticamente una coprotagonista dell’opera. Il terzo aspetto è quello dello spessore interpretativo del personaggio principale: Ulisse. Mettendo da parte la valutazione sull’interpretazione di Matt Dillon, la scrittura di Nolan parte dall’idea che Ulisse sia un personaggio problematico, pieno di dubbi e rimorsi su quanto ha fatto e quanto sta facendo, anche se sicuro di voler tornare a casa. Questo rende Ulisse meno ironico e più cupo di quanto talvolta si possa evincere da una lettura (superficiale) dell’Odissea, ma si tiene fede ad una cifra più contemporanea del poema che vede il protagonista come un personaggio problematico. A mio parere Dillon non è riuscito appieno a rendere il personaggio anche se la lettura della sua interpretazione rimane chiara. Ultimo aspetto positivo è quello della presenza del divino. Al contrario di quanto successo con Troy qualche anno fa, gli dei sono presenti, non in maniera “forte” come nel poema originale, ma in maniera discreta. La figura di Atena che è importantissima nell’Odissea, nel film potrebbe sembrare secondaria, ma, in realtà la sua presenza serve a fare luce sui momenti decisivi della narrazione e sembra per certi versi essere anche una guida, soprattutto quando suggerisce come deve finire la storia. Il tentativo di sfidare gli dei e di andare contro il Fato rimane presente.

Non mancano ovviamente le perplessità: il punto più debole del film, da un punto di vista narrativo è quello dell’episodio di Polifemo. Pur comprendendo la “contrazione” di un’opera monumentale in tre ore, sicuramente aver “tagliato” il dialogo tra Ulisse e Polifemo è un problema non solo filologico. Un altro aspetto è quello del gioco sul tempo: da un regista come Nolan che vuole interpretare un’opera come il poema omerico mi sarei aspettato un andare su e giù sulla temporalità della storia, invece abbiamo un plot piuttosto lineare.

Cosa possiamo dire da evangelici di questo film che è un evento culturale globale e che sarà visto in breve tempo da milioni di persone in tutto il mondo? Intanto rievocare l’Odissea e dare attenzione a questo testo significa anche riflettere sull’Occidente, ricordando che la rappresentazione dei credenti non sempre tiene conto di una tradizione, quella greca, diversa da quella cristiana. Se Nolan avesse considerato solo questa mentalità il film sarebbe stato molto diverso. Invece l’universo che si è creato potremmo definirlo post-cristiano.

Sono evidenziati alcuni aspetti estranei al mondo omerico e che meritano di essere sottolineati. L’Ulisse di Nolan sembra che faccia un percorso di redenzione che si conclude (non rileviamo appieno qui) con un finale più tolkeniano che omerico e che prevede una sorta di espiazione. L’Ulisse originario non è assolutamente pacifista e non si pente dell’espediente trovato per sconfiggere i troiani. L’Ulisse cinematografico, invece, è continuamente preso da rimorsi e rivive la scena del “cavallo” come una sorta di incubo. In questo il personaggio di Ulisse risulta essere moderno proprio perché, in un certo senso, “cristianizzato”. Rimangono anche altri interessanti aspetti che derivano anche dalla grecità e dal mondo mediterraneo come il dovere sacro dell’ospitalità ricordato anche nei testi biblici più volte, sia nel Nuovo che nell’Antico Testamento. Tirando le somme, quindi, si tratta di un film assolutamente da vedere e che può portare a riflessioni profonde oltre che essere uno spettacolo di largo consumo, sintetizzando anche la contemporaneità dell’opera dove il post-moderno rimane nella complessità del personaggio che è un aspetto tipico della contemporaneità di quest’opera.

 

Valerio Bernardi – DIRS GBU

 

L’articolo Lode all’Ulisse postmoderno. Alcune note sull’Odissea di Nolan proviene da DiRS GBU.

source https://dirs.gbu.it/lode-allulisse-postmoderno-alcune-note-sullodissea-di-nolan/