Il GBU italiano ricorda Jean Elliott (1929–2026)
di Davide Maglie, Francesco Schiano, Johan Soderkvist, Tim Adams, Maria Giulia Verga e Giacomo Carlo di Gaetano
Jean Elliott (1929–2026) è stata una delle figure fondamentali e pionieristiche dei Gruppi Biblici Universitari (GBU) in Italia. La sua dedizione e il suo ministero a fianco di Marcella Fanelli hanno strutturato la missione dell’Associazione, lasciando un impatto duraturo sulla testimonianza evangelica negli atenei italiani.
Le origini e la vocazione missionaria
Nata in Cina nel 1929 da genitori inglesi, Jean Elliott si è trasferita con la famiglia in Sud Africa, dove ha vissuto fino all’età di 18 anni prima di stabilirsi in Inghilterra. Durante gli studi universitari a Londra, dove ha conseguito la laurea in Botanica presso il The Royal Holloway College, è avvenuta la sua conversione spirituale.
Dopo aver avvertito la chiamata al servizio missionario, ha intrapreso studi teologici a Glasgow e ha insegnato per tre anni a Liverpool. La svolta decisiva per il panorama studentesco italiano è avvenuta nel 1958, anno in cui Jean si è trasferita a Firenze per collaborare stabilmente con Marcella Fanelli.
L’impegno nel GBU: i tre pilastri storici
Il ministero di Jean Elliott si è consolidato principalmente a Roma, dove si è trasferita insieme a Marcella nei pressi dell’Università “La Sapienza”. La sua opera ha guidato lo sviluppo di progetti chiave che definiscono l’identità dell’associazione ancora oggi:
- La Sala di Lettura di Roma (1962): Aperta su suggerimento di Stacey Woods (allora Segretario Generale dell’IFES), la Sala di Lettura GBU di Roma è nata come uno spazio accogliente per gli studenti universitari, configurandosi come un luogo di studio, dialogo culturale e annuncio del Vangelo. Jean ne ha assunto la cura diretta per molti anni.
- Le Edizioni GBU (1965): Insieme a Marcella Fanelli, Jean ha dato vita alla casa editrice Edizioni GBU, nata per supportare lo studio delle Scritture e la crescita intellettuale e spirituale del movimento evangelico in Italia.
- La rivista Certezze e il lavoro con i laureati: Durante gli anni ’70, in una riorganizzazione del lavoro del comitato nazionale, a Jean fu affidata anche la gestione della rivista teologica Certezze e il lancio delle prime reti e iniziative dedicate ai laureati, per aiutarli nella transizione verso il mondo del lavoro.
Jean Elliott ha ricoperto ruoli di massima responsabilità, tra cui quello di Segretaria Nazionale del GBU italiano. La sua visione univa strettamente l’annuncio della fede all’impegno culturale e accademico, un principio che oggi continua a vivere anche attraverso il Dipartimento di Ricerche e Studi (DiRS) del GBU.
Si è spenta la mattina del 3 settembre 2026 all’età di quasi 97 anni (li avrebbe compiuti il 25 novembre), lasciando una traccia indelebile nella memoria di generazioni di studenti universitari evangelici in Italia.
Il ruolo istituzionale e l’eredità
(Davide Maglie, Francesco Schiano e Johan Soderkvist, Presidente, Segretario Generale in carica e precedente – 2010-2025)
La realtà di oggi dipende da dinamiche imprevedibili, ma è profondamente legata alle scelte e alle strategie del passato. Jean, insieme a Marcella, ha rappresentato una vera e propria fucina di idee e progetti.
Probabilmente non avrebbero usato termini moderni come “visione” o “strategia”, eppure possedevano la dote principale di ogni vero leader: sapevano guardarsi intorno, valutare la realtà e intercettare ciò che mancava.
A questa rara sensibilità univano l’azione concreta, scendendo in prima linea per spronare gli altri e creare dal nulla risposte ai bisogni dell’epoca: la Sala di lettura a Roma, le Edizioni GBU e l’avventura de La Salsicaia nel 1966.
Certamente questo costante spingersi oltre e la determinazione nel cambiare le cose hanno generato anche tensioni e incomprensioni, in un contesto dove le risorse umane ed economiche erano estremamente scarse. Eppure, senza persone capaci di osservare il presente e osare per modificarlo, il mondo non cambierebbe mai in meglio.
Oggi, nel ricordare la sua figura, siamo profondamente consapevoli del ruolo cardine e pionieristico che Jean ha svolto per il GBU e per il panorama evangelico italiano. Con il cuore colmo di rispetto e commozione, eleviamo la nostra infinita gratitudine al Signore per aver guidato i passi di Jean in Italia, in quel lontano 1957, donandoci una testimonianza che continua a parlare al nostro presente.
Grazie Jean!
IFES ricorda Jean Elliott
(Tim Adams, Segretario Generale di IFES)
A nome di International Fellowship of Evangelical Students (IFES), scrivo per rendere grazie a Dio per la vita di Jean Elliott.
Fu C. Stacey Woods, il primo Segretario Generale di IFES, che nel 1957 incoraggiò Jean a recarsi in Italia per unirsi a Marcella Fanelli e contribuire a dare vita a un ministero studentesco evangelico lì. Appena due anni dopo, nel 1959, il GBU Italia divenne uno dei primi movimenti nazionali ad aderire alla comunità globale di IFES.
Per decenni Jean si è dedicata alla formazione della prossima generazione di leader attraverso la preghiera, lo studio della Bibbia e un fedele discepolato. Lindsay Brown, che è stato segretario generale di IFES dal 1991 al 2005, ricorda di aver incontrato Jean nel 1978, quando si trovava in visita a Roma con un gruppo di studenti del Galles. Ricorda la calorosa accoglienza di Jean e Marcella e di aver pregato con loro. Alla notizia della scomparsa di Jean, Lindsay ha dichiarato:
«Che donna dedita e forte era! Insieme a Marcella Fanelli, ha gettato le basi sia per il GBU sia per la casa editrice in Italia. Dubito che entrambi esisterebbero oggi senza la loro costanza e determinazione. Jean era una donna di grande carattere e qualità. Sebbene non si sia mai sposata né abbia avuto figli propri, lascia dietro di sé molti figli nella fede».
Ci uniamo ai molti che rendono grazie a Dio per la vita di Jean, caratterizzata da una lunga ubbidienza a Cristo.
Un ricordo personale
(Maria Giulia Verga, Presidente dell’Associazione Amici della Sala di Lettura GBU)
Quando l’ho conosciuta, negli anni Novanta, ricordo che passava ogni mattina alla Sala di Lettura per assicurarsi che gli studenti ci fossero e che tutto procedesse bene; ricordo la sua capacità come staff GBU nel coordinare e guidare le attività, la sua capacità di insegnare a noi studenti e di condurre uno studio biblico andando proprio al cuore del messaggio, riuscendo a stimolare domande profonde e riflessioni importanti in chi partecipava agli incontri che si tenevano alla Sala di Lettura; ricordo la sua disponibilità totale nell’ascoltare domande, dubbi e nel provare a condurre chi le poneva verso una risposta che venisse dalla verità delle Scritture.
Ricordo anche la grande generosità dimostrata negli anni verso tanti studenti stranieri o fuorisede, ai quali è stato offerto da parte di Jean un sostegno, non solo spirituale, personalmente e attraverso la Sala di Lettura.
Anche quando il passare degli anni e il progredire dei suoi disturbi di salute le hanno impedito di partecipare di persona, ha continuato a sostenere l’Associazione degli Amici della Sala di Lettura con il suo incoraggiamento costante per ciascuno di noi e il pensiero sempre rivolto agli studenti, perché questo le importava: che potessero arrivare a conoscere il Signore attraverso la testimonianza del GBU. La sua vita è stata e rimarrà d’esempio per tutti noi che abbiamo avuto il privilegio di far parte della sua vita.
In memoria
(di Giacomo Carlo Di Gaetano, Edizioni GBU)
Questa mattina (Giovedì 3 Settembre 2026), alla notizia della dipartita di Jean Elliott il pensiero è corso a un piccolo manualetto che custodisco gelosamente, scritto e rivisto proprio da Jean (ma in parte pubblicato nella Rivista Certezze) dal titolo Come guidare uno studio biblico in gruppo. Era tra il materiale che approntammo come Comitato editoriale di Edizioni GBU nel momento del lancio della collana Intorno alla Bibbia, la collana che raccoglie gli studi induttivi relativi ai singoli libri della Bibbia (https://edizionigbu.it/categoria-libro/collane/intorno-alla-bibbia/).
Non so perché mi è venuto in mente quel manualetto. Forse perché, insieme a tanto altro materiale, fa parte di quelle cose che una casa editrice pensa prima o poi di adoperare; e questo fa aumentare il debito nei confronti degli autori di questo materiale.
In realtà, quel materiale, così ordinato e che trasuda interesse per i gruppi degli studenti e per la Bibbia, mi è servito per riappropriarmi della memoria di questa donnina di cui negli ultimi anni si erano perse le tracce, a causa della sua lunga e sofferta vecchiaia, illuminata però dalla solidarietà e dedizione di alcuni amici romani del GBU e della Chiesa Valdese di
Piazza Cavour.
Prima di tratteggiare un piccolo schizzo biografico di Jean, nonché di rimandare alle simpatiche sue tracce con le quali Marcella Fanelli ha infarcito la sua Passeggiata nel XX secolo, vorrei condividere quelle che a me parevano le cifre spirituali di Jean. Nel sodalizio con Marcella Jean rappresentava l’avanguardia e la retroguardia della grande visionaria del GBU, vale a dire Marcella.
Jean incarnava nel sodalizio il radicamento teologico, nella tradizione di All Souls, dell’evangelismo anglicano del suo amico John Stott. Quando avevi modo di parlare con Stott, la prima cosa che ti chiedeva è: come stanno Jean (e naturalmente Marcella). E l’interesse partiva da Stacey Wood, uno dei padri di IFES (International Fellowship of
Evangelical Students) per finire a Lindsay Brown, dinamico Segretario Generale degli inizi del 2000 nonché animatore di Losanna III, e oltre.
Jean aveva la grande capacità di raccontare con sobrietà le vicende alterne e le avventure del GBU italiano.
Ma lei rappresentava anche il braccio operativo del sodalizio con Marcella; una fusione rara di praticità e acume teologico.
Quando alla fine del secondo millennio approdai alla corte di Jean e Marcella, in Via Borelli a Roma, incoraggiato da uno staff inglese di grande visione, mi sorprese l’attenzione che Jean dedicava all’immagine che il GBU dava all’esterno, soprattutto nei confronti del mondo cattolico. Ricordo che quando discutevamo della traduzione e pubblicazione del
capolavoro di John Stott, La croce di Cristo, io mi infervoravo per l’humus evangelicale dell’opera e dell’autore mentre Jean mi raccomandava di ricordare sempre che il vangelo è un vangelo cristiano e chi i nostri interlocutori hanno bisogno di essere avvicinati al vangelo piuttosto che agli evangelici.
Mi colpì quella che a tutti gli effetti appariva come una preziosità quasi inutile. Al contrario, quell’enfasi segnò la mia vita e il mio servizio.
Jean era anche leale nei confronti di tutta la famiglia protestante; non che non fosse in grado di cogliere le esasperazioni di una teologia forse troppo aperta a istanze ermeneutiche che con superficialità definiremmo liberali. Piuttosto, lei aveva coraggio. Era ben consapevole della sua identità e questo lo sapevano bene nella Chiesa Valdese che scelse di frequentare
insieme a Marcella perché ambiente più aperto all’iniziativa di due donne. Jean condivideva fermamente la visione del sogno di Marcella con cui la Fanelli conclude il suo racconto autobiografico (Il grande affresco, cap. 25 di Una Passeggiata nel XX secolo). Un cielo di comunione riappacificata tra le diverse anime del protestantesimo. Oggi forse questa visione
potrebbe apparire utopica e perfino velleitaria. Ma c’era di mezzo la testimonianza nelle università, quella era la sua stella polare e quella interessava unicamente.
Concludendo i miei ricordi posso dire che lei non sfigurava e non ha mai sfigurato in quello che a volte sembrava il cono d’ombra della sua compagna di servizio più blasonata, Marcella Fanelli. Mi piace, in maniera un po’ irriverente, immaginarmele ora, riunite insieme, con la solita acribia a fare le pulci ai grandi dottori del cristianesimo evangelico del ‘900 che tanto hanno amato queste due donne, Marcella e Jean Elliott.
Qui giova riportare il simpatico racconto dell’incontro tra le due donne:
“l’incontro interessante per eccellenza fu quello con Jean Elliott. Anche quella volta ero carponi su un pavimento, ma avevo quasi finito i miei doveri e potemmo quindi andare nella mia camera a conversare. Jean era appena tornata dal Sud Africa, dove era stata a trovare i genitori, e durante il viaggio in mare il sole l’aveva così abbronzata che io la credetti di razza africana; poi, nei nostri incontri successivi, la notavo ogni volta più chiara di pelle, fino a che non mi fu altrettanto chiaro che era europea, e inglese. Nata in Cina, dove suo padre lavorava per una società di navigazione, e cresciuta a Città del Capo dove egli era stato trasferito, era venuta a Londra per frequentarvi l’università, e lì aveva incontrato i GBU e conosciuto la
Bibbia. Ciò aveva dato una svolta alla sua vita …” (Passeggiata, p. 566).
Molte volte, Jean e Marcella hanno lavorato in condizioni di estrema ristrettezza economica e finanziaria; spesso hanno cercato di animare la sensibilità e la liberalità dei cristiani evangelici d’Italia e non solo. Non era facile però convincere i vari ambienti denominazionali a dare fiducia e sostegno a un movimento evangelistico senza cercare di infiltrarlo per
determinarne orientamenti e sviluppi. Ma hanno perseverato e hanno consegnato alle nuove generazioni un servizio integro, fedele al vangelo e alla missione di condividere il vangelo da studente a studente e di servire una fede che pensa.
Li ricordo entrambe, in particolare Jean, nel 2005, al momento del varo del Convegno Studi GBU, ricevere il ringraziamento corale di tutti i partecipanti e benedire con entusiasmo questa nuova iniziativa.
Grazie Jean, finché il GBU avrà memoria, e l’avrà, non ti dimenticherà, come ci insegna la Bibbia (Eb. 13).
M. Fanelli, Una passeggiata lungo il XX secolo, Edizioni GBU, 2001.



