La pietà popolare del cattolicesimo alle prese con superstizione, criminalità e politica

di Giacomo Carlo Di Gaetano
D. Menozzi, Il potere delle devozioni. Pietà popolare e uso politico dei culti in età contemporanea, Carocci, 2022
La riflessione di Menozzi potrebbe risultare non al passo con i tempi, in particolare con i tempi “vaticani” (è completamente inserita nel contesto del pontificato di Francesco). La sua indagine storica, infatti, non riesce a velare il tentativo di appoggiare la valorizzazione bergogliana della pietà popolare, nel mentre tenta di leggere questa pietà e la devozione che ne segue alla luce di un passato storico in cui si trovano “errori e deviazioni” tra le quali in primis la strumentalizzazione politica su cui si focalizza il libro. La strumentalizzazione, a giudizio dell’autore era già insita nella promozione vaticane di alcune forme strutturate di questa pietà: l’Immacolata Concezione, il culto di San Giuseppe, l’intronizzazione del Sacro Cuore, la nazionalizzazione di San Francesco e la diffusione di Fatima e del Cuore immacolato di Maria.
Tutte queste operazioni che l’autore descrive con perizia di documentazione storica sin dall’aspettativa che serpeggiava in alcune classi sociali e che poi è stata canalizzata nelle direttive centrali della Chiesa di Roma come per esempio nella promulgazione di un dogma avevano infatti un contraltare ideologico ben preciso che viene delineato nei cinque capitoli.
L’Immacolata Concezione di Maria doveva contrastare la modernità liberale (cap. 1) mentre il culto di San Giuseppe doveva aiutare la chiesa “aggredita” dalla rivoluzione industriale ma anche proletaria (cap. 2); il Sacro Cuore doveva essere al centro della vita delle famiglie nella speranza di ricostruire una società “cristiana” (cap 3), mentre la Madonna di fatima e il Cuore immacolato di Maria erano pensati e proposti come argine al comunismo (cap 5).
Infine c’era la tentazione nazionalistica, nel senso pre-unitario, che si annidava nel culto di San Francesco, “il più italiano dei santi”.
Al fianco di queste costellazioni storicamente documentabili che poi si traducono in vere e proprie tentazioni di utilizzazione politica della pietà popolare, sia da destra sia da sinistra, bisogna annoverare altri pericolosi virus che si possono insediare e si sono insediati: il riferimento, nell’introduzione è alla criminalità con le strumentalizzazioni mafiose di icone, simboli, processioni e pratiche religiose e, ancor prima, già nei secoli precedenti, il sempre presente pericolo della superstizione.
Torneremo a riflettere sul modo in cui le gerarchie della chiesa di Roma hanno pensato di mantenere insieme la spinta populistica e fagocitatrice delle masse di tutti i tempi, sempre alla ricerca di qualcosa che potesse placare una sete di spiritualità e, aggiungeremmo noi, di “verità”.
Dicevamo però che l’autore non nasconde l’appoggio alla ripresa della pietà popolare fatta da Papa Francesco quale “forza evangelizzatrice” volta a suscitare l’attenzione e a favorire l’azione nei confronti delle sofferenze e delle ferite di questo mondo; è a questa ripresa caritatevole che l’indagine storica sembra dare un contributo al fine di evitare la commistione politica delle origine.
Difficile dire quanto il tentativo purificatore di Bergoglio sia riuscito, se si considera il debordare della commistione che è andata molto oltre le madonne o le croci per influenzare ambienti anche lontani dal cattolicesimo, appartenenti ad altre confessioni cristiane e ancora oltre. Mi pare che di questo l’autore ne sia ben consapevole.
La pietà e la devozione popolare sono una costruzione ibrida che è stata analizzata molte volte nella storia, soprattutto dagli antropologi. Essa rivela un bisogno insito nel cuore dell’uomo, questo è evidente. Ma ci chiediamo se un tale bisogno viene riconosciuto come tale dalle guide di tutte le religioni e ad esso si risponde non solo assecondando (lex orandi lex credendi) magari operando qua e là degli aggiustamenti per le derive indicate nel titolo di questo piccolo contributo ma senza dare loro una vera risposta.
Gesù stesso si è trovato alle prese con forme di pietà e devozione che ha dovuto impattare a volte anche in maniera rude; per non parlare degli apostoli che si confrontavano non con una pietà giudaica del secondo tempio o delle comunità ascetiche di vario grado ma con la pietà pagana derivante da miti e condizioni di vita stregate dal magico e dall’occulto.
Il Cattolicesimo romano nell’ambito della cristianità ha avuto storicamente il merito di non ignorare l’istanza che proviene dal profondo dell’essere umano, l’istanza del sacro, come diceva un famoso studioso di religioni. Ma ha saputo rispondervi considerando i rischi che vengono segnalati, in particolare dal libro, vale a dire quello della strumentalizzazione politica?
In che modo questa pietà popolare, così intrisa di pezzi di cristianesimo ma anche di tanto altro può essere contata come una forza evangelizzatrice?
Nota: Le riflessioni contenute in questo articolo sono frutto dell’elaborazione dell’autore. Pur essendo in linea con le Basi di Fede del GBU, i contenuti rappresentano il pensiero del singolo redattore e non impegnano la posizione ufficiale dell’associazione.
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