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Mission Week in Inghilterra

Maria Chiara (GBU Urbino), Liz (GBU Milano) e Deborah (GBU Roma) sono tre studentesse che hanno partecipato alla Mission Week tenutasi a Loughborough, in Inghilterra, dal 17 al 21 febbraio. La settimana evangelistica è stata organizzata dagli studenti di Christian Union, il GBU inglese. Maria Chiara, Liz e Deborah hanno collaborato con il gruppo locale nella settimana di evangelizzazione del campus universitario. 

Abbiamo fatto alle ragazze alcune domande sulla loro esperienza a Loughborough. Ecco cosa ci hanno detto.

RACCONTATECI DELLA MISSIONE WEEK. COME ERANO ORGANIZZATI GLI STUDENTI DI CU?

LIZ – La settimana di eventi è stata ben pubblicizzata tramite volantini, social media, gazebo, lecture shout-out (chiedere al professore di comunicare un’iniziativa di un club studentesco e dire a tutta la classe dell’evento che si svolgerà). Inoltre, gli studenti di CU erano anche ben visibili in giro per il campus perché indossavano la felpa con il logo di CU e il tema della settimana di eventi.

Gli studenti erano puntuali, seri e sempre i primi a prendere parte a tutte le attività, sia come presentatori che come servitori durante l’evento. Anche quando non erano gli oratori, si impegnavano attivamente, aiutando a promuovere l’iniziativa con banchetti evangelistici e altre forme di coinvolgimento. L’organizzazione della Mission Week era accurata, con una distribuzione delle responsabilità che non ricadeva mai solo su poche persone, ma su un gruppo ampio. Gesù era senza dubbio il protagonista principale, ma erano gli studenti a essere in prima linea nella condivisione del vangelo all’interno dell’università. Questo approccio colpiva profondamente gli amici invitati, che vedevano i loro compagni cristiani veramente impegnati e sinceri nel messaggio che condividevano.

MARIA CHIARA – Una cosa che mi ha colpito è stata il concetto dello “Student Led”. Gli studenti stessi erano i protagonisti di ogni attività e missione, senza la presenza costante dello Staff. La missione veniva portata avanti dai ragazzi, molti dei quali erano giovanissimi, ma con un cuore ardente per Gesù. Il contesto in cui ci trovavamo era un grande college, pieno di studenti, con spazi facilmente accessibili. Gli eventi evangelistici, come il lunch bar, si svolgevano in luoghi vicini a quelli frequentati dagli studenti, il che rendeva facile invitarli all’ultimo momento. La vicinanza degli spazi ha reso l’invito agli studenti ancora più naturale e immediato.

Un aspetto che ci ha particolarmente colpite è stata la preghiera di qualità che ha caratterizzato tutta la settimana del team di CU. Ogni mattina, i ragazzi si svegliavano presto e ci incontravamo alle 8 per dedicare un’ora alla preghiera, mettendo nelle mani di Dio la giornata, gli eventi e le persone che avremmo incontrato. È stato davvero incoraggiante poter condividere le richieste di preghiera, le sfide e gli incoraggiamenti e sentirci parte di un unico team, con lo stesso spirito, la stessa visione e lo stesso scopo: proclamare il vangelo. Vedere questi ragazzi così giovani pregare con tale costanza e dedizione, essere puntuali e alzarsi presto ogni mattina, è stato davvero bello. Successivamente, tutti andavano alle loro lezioni, pronti ad affrontare la giornata. 

COME ERANO ORGANIZZATI GLI EVENTI?

DEBORAH – Ogni evento aveva una struttura chiara e abbiamo notato delle peculiarità che permettevano di raggiungere gli studenti del campus:

        a. Ad ogni evento c’era del cibo gratuitamente e le persone che lo servivano erano gli studenti di CU. Abbiamo proprio assistito a come il cibo portava a un momento di aggregazione, condivisione, intimità…a pensarci, infatti, anche Gesù stesso si sedeva a tavola con i suoi discepoli e con le persone che evangelizzava.

        b. C’era un’atmosfera informale: disporsi in tavolini, condividere un pasto e scambiare idee rendevano l’atmosfera piacevole per tutti.

        c.  Nessuno usava il telefono durante gli eventi. In un’epoca in cui abbiamo sempre il telefono in mano, abbiamo notato come durante gli eventi gli studenti di CU tenevano il telefono in tasca per dare piena attenzione agli ospiti.

        d. Gli eventi proposti erano adatti agli studenti perché affrontavano temi rilevanti per loro. In questo senso, è stata importante anche la scelta dei relatori: è stato bellissimo per noi osservare come i relatori stessi fossero disponibili (anche fino a tarda sera) a passare del tempo con gli studenti non cristiani e rispondere alle loro domande, o sedersi per condividere un pasto con gli studenti. Inoltre, offrivano anche un altro tipo di interazione, meno diretta, perché era possibile fare domande anonime tramite un QR code. Oltre ai relatori, venivano coinvolte anche altre persone: ogni sera veniva intervistata una persona diversa con una storia diversa, compresi anche alcuni studenti di CU.

QUALCOS’ALTRO CHE VI HA COLPITO IN MODO SPECIALE?

LIZ – A proposito della preghiera, anche prima degli eventi si spendeva del tempo per pregare e la giornata si concludeva sempre in preghiera.  Nel gruppo c’era una reale consapevolezza della potenza della preghiera, tutti sentivano il bisogno di pregare per i loro amici prima di invitarli. Gli studenti di CU avevano capito che gli eventi della settimana evangelistica non erano solamente un’occasione per stare insieme, ma l’obiettivo era soprattutto invitare i loro amici non cristiani, affinché potessero ascoltare La Buona Notizia. Avevano il desiderio ardente di vederli salvati.

DEBORAH – La dimostrazione della cura e dell’amore per la persona, perché un non cristiano interessato a Gesù e al testo biblico, o anche un nuovo credente, non veniva mai lasciato a sé stesso.  C’era una presa di posizione da parte degli studenti, un’intenzionalità nelle conversazioni, e un’audacia che deriva dalla pura certezza della Buona Notizia che stavano condividendo. C’era un impegno a non lasciare indietro nessuno, a rispondere alle domande, anche le più scomode, e camminare insieme. Sono rimasta in contatto con i ragazzi conosciuti lì (e che hanno ormai un posto nel mio cuore!) e so per esempio che il lunedì successivo alla settimana di eventi si sono presentate una ventina di persone! Gli studenti, inoltre, portano queste persone nelle loro chiese, invitandole e spesso offrendo loro un passaggio in macchina (un buon incentivo!), e offrendo poi il pranzo in chiesa, in alcuni casi. Gli studenti di CU si preoccupano personalmente che questi nuovi studenti siano inseriti in una chiesa.

LIZ – Un’altra cosa che mi porto a casa da questa esperienza in Inghilterra è senza dubbio una visione più chiara di cosa rappresenti il GBU. Non si tratta di un semplice club culturale o sociale dedicato allo studio del testo biblico, ma di una missione evangelistica che si impegna attivamente a condividere il messaggio di Gesù da studente a studente. È stato davvero interessante osservare come il focus principale fosse sul vangelo, che veniva predicato in vari modi, e come l’evento fosse seguito da studi biblici.

QUESTA ESPERIENZA HA TRASFORMATO IL VOSTRO APPROCCIO EVANGELISTICO? COSA VORRESTE VEDERE NEI VOSTRI GRUPPI GBU E QUI IN ITALIA?

MARIA CHIARA – Quando siamo tornati, personalmente mi sono sentita molto incoraggiata e motivata a portare questa stessa passione nel mio contesto universitario. Ho cercato subito di trasmettere agli altri membri del gruppo di Urbino l’importanza di avere uno scopo comune nella missione, innamorandosi nuovamente del vangelo e proclamandolo non solo attraverso studi biblici, ma anche curando le persone che partecipano ai nostri incontri. Abbiamo deciso di mantenere lo stesso spirito, organizzando momenti di preghiera, formazione sull’evangelizzazione e incontri di équipe, per restare uniti come gruppo di credenti.

Siamo così incoraggiate da voler organizzare una settimana simile in Italia. Abbiamo già programmato un incontro di preghiera e iniziato a pregare, ma siamo consapevoli che il Signore ha il controllo su ogni cosa. Sono estremamente grata per questa esperienza, che mi ha rafforzato nel mio ruolo di coordinatrice nel GBU e mi ha permesso di tornare a casa con un nuovo spirito. Mi ha aiutato a guardare la mia città con occhi nuovi, apprezzando le sue bellezze e non focalizzandomi solo sulle difficoltà. È stato incredibile vedere tanti studenti più giovani di me proclamare il vangelo con passione ai loro amici non credenti. Credo fermamente che il Signore desideri fare cose meravigliose attraverso il GBU in Italia, specialmente attraverso gli studenti.

DEBORAH – Da quando sono tornata ho una forte audacia nel condividere il Vangelo, perché se ho la certezza che Gesù ha salvato me allora so che vuole salvare tanti altri studenti. Nel condividere il vangelo ho anche imparato che si tratta di un messaggio semplice: Dio non cerca una teologia perfetta, ma un cuore arreso. Spesso pensiamo che per evangelizzare (cioè parlare di Gesù) serva costruire dibattiti filosofici e teologici articolati, quando invece dobbiamo solo mostrare che Gesù ama le persone di un tipo di amore che l’uomo cerca per tutta la sua vita, ma che al tempo stesso continuerà a non trovare mai su questa terra restando deluso, vuoto e rotto.

All’interno del GBU a Roma, in particolare all’università della Sapienza, stiamo provando diverse strategie, cercando di aumentare le interazioni che abbiamo con gli studenti, frequentando più spesso gli spazi universitari. Abbiamo preso la buona abitudine di avere conversazioni ogni settimana: andiamo in giro per il campus con un cartellone in cui c’è scritta una domanda che secondo noi potrebbe essere rilevante per gli studenti, ci impegniamo ad ascoltare la loro risposta e a concludere parlando di Gesù e del vangelo. 

4 Aprile 2025
https://gbu.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/04/WhatsApp-Image-2025-02-17-at-16.44.57.jpeg 2048 1536 Domenico Campo https://gbu.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/GBU_bandiera_RGB_logo_colore-300x172.png Domenico Campo2025-04-04 11:48:252025-04-04 14:10:55Mission Week in Inghilterra
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