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Pubblichiamo volentieri questo contributo di Daniele Mangiola su Assasination Classroom, un manga di successo soprattutto tra i più piccoli. Si tratta di un aspetto culturale che sempre più sta affascinando il mondo dei più giovani e le osservazioni qui fatte ci paiono di valore. Buona lettura!

V.B.

Assassination Classroom.

Sogni d’oro, mamma e papà.

Dell’etica, la vita e la scuola che gli anime raccontano di notte ai bambini

 

Capitolo primo

Se, contro ogni evidenza, Dio permetterà all’umanità di abitare questo o qualche altro pianeta tra cent’anni, sarà interessante vedere come si racconterà il tempo nostro.

Il nostro modo di maneggiare l’etica, per dirne una. Ci siamo tanto affaticati, affaccendati a decostruire, smantellare il concetto stesso di fondamento morale, e abbiamo anche creduto di avercela fatta. E ora ci barcameniamo tra il drammatico e il comico, tra un farsesco meditativo e compunto e un tragico giocoso e spensierato. Ma questi sono sproloqui inutili e pomposi.

Per tornare alle piccole cose, c’è l’universo dei manga e degli anime, che se qualcuno lo avesse giudicato negli scorsi decenni trionfante, dovrebbe trovare un vocabolo adatto a descriverne il successo e la diffusione attuali, ancora maggiori di prima.

Assassination Classroom nasce come manga dalla matita del fumettista giapponese Yusei Matsui attorno al 2012, poi, come è la sorte dei fumetti di successo, diventa un anime, una serie televisiva nel 2015, dal 2022 finalmente doppiata e trasmessa per il pubblico italiano.

La trama racconta di un essere mostruoso che un bel giorno fa esplodere la Luna distruggendo il 70% della sua struttura. Tutti i tentativi degli eserciti terrestri di sconfiggerlo e abbatterlo si rivelano inutili. Il mostro chiede di poter essere regolarmente assunto come insegnante della classe 3a della sezione E di una piccola scuola media di provincia, in Giappone, ovviamente. Il patto che propone ai governi della Terra è semplice: durante l’anno scolastico egli stesso addestrerà i suoi studenti ad ucciderlo. Se ci riusciranno, bene, altrimenti, alla fine dell’anno scolastico, egli distruggerà il pianeta Terra così come ha già fatto con la Luna.

Tutto questo, come è giusto che sia, è oggetto di trattative governative segretissime, soltanto i ragazzini della 3E sono a conoscenza del progetto.

Il fatto è che questa mostruosa specie di polpo indistruttibile e dalla velocità supersonica, a cui gli stessi studenti affibbiano il nome di Korosensei, si rivela un insegnante meraviglioso: disponibile oltre ogni immaginazione, empatico, efficacissimo nel valorizzare i talenti individuali, motivatore impareggiabile, simpatico, sempre sorridente oltreché, ça va sans dire, preparatissimo. E dunque tutti, spettatori compresi, si innamorano da subito di questo pericolosissimo essere.

E come si uccide con rispetto qualcuno che si ama e si ammira? Primo paradosso etico.

Il secondo paradosso è dato dal fatto che, come ci si potrebbe attendere se un giorno un tale mostro venisse ad insegnare in una scuola media delle nostre, i servizi segreti dei governi mondiali tentano di eliminarlo, inviando superprofessionisti dell’assassinio. L’obiettivo è salvare la Terra, l’umanità. Lodevolissimo. Eppure tutti questi spietati cecchini appaiono agli studenti, e a tutti noi spettatori che divoriamo le varie puntate, come dei biechi e malvagi assassini. E tutti gioiscono ogni volta che Korosensei neutralizza i vari tentativi di eliminarlo.

La prima stagione della serie gioca magistralmente su questo paradossale piano etico, smantellando dal di dentro ogni certezza morale residua del dodicenne che passa notti insonni a seguire rapito le puntate sullo smartphone: i genitori di là dormono più o meno tranquilli, sta solo guardando dei cartoni animati.

La seconda stagione lentamente scivola verso un contesto etico più convenzionale, a dimostrazione del fatto che, per quanto sia bravo in chiacchiere, l’essere umano non abbia saputo trovare, alla fine, un’alternativa veramente coerente a quella della morale tradizionale, in cui il bene e il male sono quello che sono, e il bene si identifica in qualche modo con cose vecchie e trite quali l’amore, la giustizia, la misericordia; che gira e rigira, non si sia trovata una narrazione veramente alternativa a quella che già avevamo.

 

Capitolo secondo

Dicevamo, dunque, che Korosensei è un insegnante meraviglioso.

La sezione E sta per “End”, la sezione in cui vengono relegati i falliti, gli incapaci, gli scarti del lavorìo di selezione quotidiana della scuola. Questo manipolo di rifiuti umani il polpo giallo alto due metri sceglie come propri allievi e questi gradatamente crescono in autostima e talenti fino a competere con gli studenti più capaci dell’istituto.

E mentre Korosensei rivela tutte le qualità che un insegnante dovrebbe manifestare, la scuola in quanto istituzione mostra tutti i suoi lati oscuri e fallimentari.

Korosensei non coltiva né promuove la propria autorità personale, il rispetto apriori, il rendimento tout court, non pratica una pedagogia sanzionatoria o correttiva, ma, nella migliore arte maieutica, permette a ciascuno di scoprire il proprio tesoro interiore.

E, mentre lo fa, l’istituzione scolastica lo ostacola, perché l’elevazione dei reietti mette in crisi il sistema classista su cui la scuola stessa si fonda: selezionare le future leadership mandando avanti i più adatti al comando, cioè anche i più allineati, è il patto di cobelligeranza tra scuola e società. Questo mostro pretenderebbe far saltare il banco prima ancora che la Terra intera. Lo scontro tra due modi di educare è esplicitamente rappresentato, senza possibilità di fraintendimenti.

Il ragazzino dodicenne che passa notti insonni guardando le puntate della serie assiste alla lotta tra pedagogia maieutica e pedagogia nera. Il giorno dopo, al suono della campanella, si aggira per corridoi e aule della propria scuola media e osserva sfilare davanti a sé i funzionari del sistema scolastico che pretendono di insegnargli e educarlo. Da quale parte li classifica? Come li giudica, a partire dalle nuove conoscenze che durante la notte si è fatto? Come vede il luogo nel quale trascorre la trentina di ore settimanali che gli sono state imposte, alla luce di quello che la notte gli sta raccontando?

Il fatto è che, giusta o sbagliata, eroica o cialtrona, la scuola non ha ancora realizzato quanto profondi e significativi stiano diventando le esperienze, le informazioni, gli input extrascolastici che raggiungono il bambino di questo scorcio del XXI secolo. Si illude e pretende, la scuola, di essere ancora, come in passato, usando i modi del passato, formatrice determinante della percezione del mondo del bambino, tramite fondamentale del suo accesso alla conoscenza o alla cultura.

È convinta ancora della sacralità del lavoro quotidiano, anche domestico. Non ha alcun sospetto che per fare una parafrasi di un componimento qualsiasi sia sufficiente chiederla a ChatGPT e ottenerla in una manciata di secondi. Con tutto lo sforzo di onestà del povero studente, di fronte alla prospettiva di quattro o cinque ore pomeridiane di studio matto e disperatissimo, come non cedere ad una tale tentazione? E qualche insegnante magari se ne accorge e pensa di ovviare aumentando la vigilanza e la coercizione pur di ottenere quanto tradizionalmente si otteneva. Come provare a tenere fuori di casa le zanzare installando un’inferriata…

Senza esagerare con le lodi, Assassination Classrom è un prodotto che riesce nella propria pretesa di offrirsi come trattato di pedagogia e di etica, rispettando fino in fondo lo stile fatto di leggerezza e dinamismo della tradizione anime. Adattissimo alla visione per adulti, come accade per molti dei lavori di animazione giapponese, per i quali, inspiegabilmente, si continua a perseverare col vecchio fraintendimento, che si tratti soltanto di roba per bambini.

 

Daniele Mangiola

L’articolo proviene da DiRS GBU.

source https://dirs.gbu.it/2676-2/

11 Aprile 2023
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